
Uno si chiama documento Politico per il Congresso della Federazione della Sinistra
l’altro Manifesto per Sinistra Ecologia e Libertà
Sono i due processi congressuali che si avviano in questi giorni a sinistra, i due pezzi di una sinistra divisa e cancellata dalla rappresentanza istituzionale nazionale ed europea
Tra i due processi c’è qualche tentativo di dialogo ma, da entrambe le parti ci si rassicura ognuno di essere “IL” progetto unitario e nuovo della sinistra
E ci si rassicura, come da tradizione della sinistra italiana, sottolineando le differenze del proprio progetto dall’altro
Sono andato a leggermeli entrambi proponendomi di costruire un confronto su similitudini e differenze.
Ho provato a trasformarmi in in un extraterrestre che tenta di capire (chissà perché tra le tante cose più interessanti sul pianeta terra da studiare) le cause delle ataviche divisioni a sinistra.
Oppure molto più prosaicamente mi sono immedesimato in un turista tedesco (magari che vota la Linke) in vacanza sulle coste adriatiche che, schiantato dalla noia delle italiche spiagge ferragostane, si è messo a tentare di capire come sta messa questa divisa sinistra italiana.
Innanzitutto i paragrafi:
SEL: Dopo il novecento; Riaprire la partita; Un altro mondo è possibile.
FDS: Il socialismo del XXI secolo; Le cause della crisi e la necessità del superamento del capitalismo
SEL: La pace è l’unica soluzione; La crisi finanziaria economica, ambientale una stessa crisi
FDS: Per la pace, per il disarmo; Beni comuni, ambiente, sovranità alimentare
SEL: L’europa tecnocratica e liberista si è indebolita e si è esposta agli attacchi. Chiediamo un nuovo europeismo.
FDS: Una costituente per l’Europa democratica.
SEL: La diseguaglianza spegne la speranza. Una prolungata disoccupazione di massa porta al divorzio tra capitalismo e democrazia.
FDS: Centralità del lavoro
SEL: Perchè l’italia torni ad alzare gli occhi. Salvare la Repubblica, costruire l’alternativa.
FDS: Difendere ed attuare la Costituzione, rinnovare la democrazia italiana
SEL: Il diritto “piegato” e l’illegalismo delle classi dirigenti; Per l’alternativa
FDS: Il caso italiano: una destra eversiva, la crisi della sinistra; Autonomia della sinistra e unità democratica
Ora proviamo con i temi fondanti
Chi siamo? Perché ci costituiamo?
FDS: Indichiamo come nostri riferimenti ideali e storici i momenti più alti della storia del movimento operaio italiano, comunista e socialista, l’antifascismo, i movimenti pacifista, ambientalista, altermondialista, femminista e dei diritti civili.
Ci uniamo per cominciare ad invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione che tanto danno hanno arrecato alla sinistra, alle lavoratrici e ai lavoratori, all’Italia; per dare senso e credibilità alla prospettiva del cambiamento.
SEL: I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società. Con il congresso di Sel nasce in Italia un soggetto politico nuovo. I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società.Nella sua prima esperienza di vita, dopo la sconfitta del 2008, Sel ha provato con tenacia ad unire le forze della sinistra, ma la frantumazione ha fatto prevalere logiche identitarie e conservazione di nicchie ideologiche. Bisogna spezzare l’incantesimo.
Crisi e giudizio sul sistema economico dominante
FDS: La crisi economica mondiale costituisce un drammatico passaggio di fase, paragonabile a quello che si aprì nel 1929. La crisi non ha carattere episodico o ciclico, ma è la conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario, che ha determinato l’allargamento del divario mondiale tra la produttività del lavoro e la capacità di consumo dei lavoratori, portando l’indebitamento privato e pubblico a livelli divenuti insostenibili.
Tornano a governare i mercati, le grandi banche e i fondi speculativi ricominciano a realizzare enormi profitti, mentre le istituzioni maggiormente responsabili del disastro neoliberista (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, OCSE e Banca Centrale Europea) sono all’opera per addossare ai ceti popolari il costo degli interventi adottati per salvare banche e imprese.
SEL: La crisi aperta nel 2008 con l’esplosione della bolla immobiliare americana è ancora in pieno sviluppo. La riacutizzazione del 2010, dovuta ai debiti sovrani europei (primo quello greco), è un episodio dello stesso evento mondiale. Siamo di fronte ad una crisi di sistema e non congiunturale. La fase comincia con la “rivoluzione conservatrice” degli anni ’80 (Reagan e Thatcher), cui tentò di dare una proiezione millenaristica il manifesto neocon “New american Century”. Trent’anni di bruciante accelerazione della globalizzazione hanno portato il capitale finanziario al comando. Il sistema ha sviluppato inediti caratteri predatori, ha enormemente aumentato la diseguaglianza, che nel caso specifico italiano è ai vertici dei paesi sviluppati, ha formato una superclasse che controlla gran parte della ricchezza del mondo e regge le sorti dell’umanità. L’ultima utopia che resiste è quella del “mercato autoregolato”. Nella realtà in campo ci sono i puri rapporti di forza.
Il lavoro
FDS: Porre alla base della nostra proposta la centralità del lavoro vuol dire schierarsi dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori nel conflitto con la proprietà; assumere il tema della rappresentanza politica delle lavoratrici e dei lavoratori, e impegnarsi quindi per radicare la federazione nei luoghi di lavoro; indicare politiche per la piena e buona occupazione e per la ricomposizione del mondo del lavoro, contro la frammentazione perseguita negli ultimi anni per dividerlo e indebolirlo. (…) Una legislazione del lavoro che contrasti la precarietà, sulla base del criterio per il quale il rapporto a tempo pieno e determinato è la forma ordinaria del rapporto di lavoro, e per questo abroghi le leggi che hanno consentito la precarizzazione del lavoro. Prevedere per legge un salario minimo per le lavoratrici e i lavoratori per i quali non vige il contratto nazionale, rapportato a quanto previsto dai contratti nazionali e tale da garantire un trattamento economico che assicuri a lui/lei un’esistenza dignitosa, e che contrasti il fenomeno del “lavoro povero”
SEL: Il degrado morale del paese nasce con la perdita di dignità e soggettività del lavoro. Affrontare la crisi italiana vuol dire dunque ridurre le diseguaglianze, distribuire giustizia, affermare il primato della legge; promuovere gli investimenti e l’innovazione, anche nei settori dell’impresa che oggi investe solo nella competizione al ribasso del costo del lavoro, seguendo la bussola della qualità. Bisogna restituire il primato al lavoro e al sapere, alla cultura e all’ambiente.I governi danno tutti per scontato che, con la crisi, anche in presenza di una significativa ripresa pluriennale, la disoccupazione sia inesorabilmente destinata ad aumentare. Dovunque, com’è ovvio, il colpo arriva prima sulle donne e sui giovani con contratto di lavoro flessibile, svelando d’un colpo la verità della “flessibilità”: non figlia della tecnica e della libertà, ma dell’assoggettamento del lavoro, fino al limite di un moderno schiavismo (che avvicina nella realtà giovani occidentali a migranti, realtà che viene coperta dalla sovrapproduzione di ideologie etnocentriche e razziste). Viene dato per naturale il fatto che tutto il surplus sarà destinato a profitto e rendita. Per questo l’alternativa si fonda anzitutto sulla centralità del lavoro: per un sistema economico, una società, un’etica pubblica fondata sul valore sociale del lavoro, sulla dignità e sui diritti di tutte e di tutti.
I valori della Costituzione
FDS: Nella legislatura in corso si è realizzato un salto di qualità, un attacco più grave e pericoloso, perché rivolto contro i fondamenti stessi della Costituzione, i suoi valori, i diritti democratici e sociali garantiti nella Prima parte. Si vuole colpire il fondamento stesso della Prima parte della Carta: l’equilibrio tra libertà di impresa, utilità sociale e diritti dei lavoratori. Lo stravolgimento dell’articolo 41, l’attacco al diritto di sciopero, la violazione del principio di progressività dell’imposizione fiscale, l’arbitro invece del giudice per decidere dei rapporti di lavoro, le ricorrenti aggressioni all’articolo 18 dello Statuto fanno parte dello stesso progetto: si vuole una Costituzione disegnata a misura del mercato e del profitto, non del lavoro, dei diritti della persona, dell’eguaglianza. E’ necessaria quindi la più ampia unità democratica per contrastare questa offensiva, per difendere la più grande conquista del popolo italiano, la Costituzione del 1948.
SEL: Gli stessi antagonisti che nel campo democratico si battono giustamente per il diritto eguale e la libertà d’informazione, hanno largamente smarrito la consapevolezza che esiste un nesso inscindibile tra l’articolo 21 e il 40 (diritto di sciopero) e il 41 (iniziativa privata e sua utilità sociale) della Costituzione, e il 18 dello Statuto dei lavoratori: un nesso inscindibile tra libertà e dignità del lavoro. Se si è contro la legge sulle intercettazioni e a favore dell’accordo di Pomigliano, socialismo e liberaldemocrazia perdono, insieme e irrimediabilmente, la posta intera. Il “riformismo” è diventata una strategia di puro adattamento, la corsa al centro una rinuncia all’autonomia politica e culturale. Così il lavoro si è dissociato dal grande tema della libertà producendo un arretramento della vita democratica dei grandi Stati e delle loro Carte fondamentali, prima di tutte la Costituzione italiana.
la destra italiana
FDS: Il centro destra italiano presenta il volto peggiore e più inquietante, senza paragoni in Europa, delle tendenze regressive del capitalismo contemporaneo. L’attacco alla Costituzione, la delegittimazione di ogni soggetto costituzionale che non sia il capo del governo (dal Parlamento alla Corte Costituzionale, dalla Magistratura fino alla stessa Presidenza della Repubblica), il disprezzo per la legalità, la tolleranza per la corruzione colpiscono al cuore i principi e la logica stessa della democrazia. Questi attacchi stanno incidendo sul senso comune degli italiani, creando consenso intorno a una concezione e a una prassi plebiscitarie e autoritarie della democrazia. Il controllo del sistema radiotelevisivo mina il diritto dei cittadini ad una informazione pluralista: si conferma il serio errore compiuto dai governi del centro sinistra nel non approvare la legge sul conflitto di interessi. Aldilà delle dichiarazioni di intenti, e della positiva azione della magistratura e delle forze dell’ordine, la presenza nel governo di esponenti indagati per collusione con la criminalità organizzata dimostra che non si vuole colpire a fondo il sistema mafioso, che ha la sua forza proprio nel rapporto con il potere politico e finanziario. Il risultato drammatico è che la mafia continua a esercitare il suo potere in vaste aree del Mezzogiorno, con una sospensione di fatto dello Stato di diritto e della stessa democrazia.
SEL: Il blocco formatosi intorno a Berlusconi ha operato una decostruzione della coscienza nazionale e della memoria storica, ha dato piena rappresentanza all’egoismo sociale, ha seppellito l’etica pubblica sotto la furbizia del privilegio e l’amoralità del potere. A metà della legislatura si vanno aprendo numerose crepe nella coalizione che sostiene il governo di destra. Ma è prevedibile che Berlusconi tenti di portare a fondo l’operazione, di dare forma costituzionale ad un regime che taglia le radici antifasciste della Repubblica, il fondamento nel lavoro, la separazione dei poteri. I valori costituzionali sono il cuore della mortale partita aperta. La destra lavora ad un nuovo equilibrio. Il nuovo equilibrio prevede: Presidenzialismo e Parlamentarismo minimo, sottomissione della magistratura, smontaggio delle istituzioni di garanzia (Corte costituzionale). Un sistema dell’informazione omologato, “ad una dimensione”, controllato dal Principe, e un radicale depotenziamento della cultura (scuola, università, ricerca, arti). Sistemi energetici centralizzati e duri (fonti non rinnovabili, grandi centrali, nucleare) si integrano perfettamente ad un modello di democrazia autoritaria.
Governo, centrosinistra, alternativa alle destre
FDS: (…) Quando poi la componente moderata della maggioranza diede vita al P.D., e il segretario di questo partito diede il colpo di grazia al governo proclamando la scelta di rompere l’alleanza, la reazione della parte prevalente della sinistra fu di accettare quella che fu definita una “separazione consensuale”. La crisi di governo fu aperta a destra, ma le responsabilità furono accollate alla sinistra. (…) La diversità tra la nostra piattaforma e il nostro progetto politico rispetto a quello di Sel non va negata e nemmeno sottovalutata. In particolare, riteniamo che la sinistra debba costituire un polo autonomo, e non una componente del centrosinistra. E non condividiamo una visione e una prassi lideristica e plebiscitaria della politica. (…) Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, per le ragioni sopra esposte, non riteniamo esistano le condizioni per un comune programma di governo e per la partecipazione al medesimo della Federazione. La diversità profonda di impostazione programmatica con il P.D. determinerebbe il rischio per la sinistra della subalternità, oppure di una continua conflittualità. Ciò non vuol dire naturalmente essere indifferenti rispetto allo schieramento che prevarrà in una competizione elettorale, che tutto lascia prevedere destinata a svolgersi con l’attuale legge elettorale maggioritaria. Il nostro giudizio sul carattere eversivo della destra italiana non lo consente.
SEL: “Sinistra, ecologia e libertà” nasce per rendere più credibile e incalzante l’opposizione al governo della destra, perché si possa subito aprire il cantiere dell’alternativa al berlusconismo, perché una nuova alleanza di progresso possa candidarsi credibilmente al governo del paese. L’operazione tentata con la formazione del Partito democratico è fallita. Il Pd non è né maggioritario, né autosufficiente. Il sistema non è bipartitico, e non c’è al momento una coalizione di centrosinistra guidata da una riconosciuta leadership, armata di un’idea alternativa alla destra e competitiva elettoralmente. Il tempo stringe: la legislatura scade nel 2013, ma potrebbe interrompersi in qualunque momento, perché vengono al pettine i nodi irrisolti nel centrodestra, o magari per iniziativa dello stesso Berlusconi. Il problema più urgente è quello della costituzione di una vasta coalizione, della nuova strutturazione di un campo democratico e di sinistra intorno ad un progetto per l’Italia, ad un programma alternativo alla destra e al suo blocco. Inseguire l’avversario sul suo terreno vuol dire consegnargli le chiavi di casa: il primato e l’egemonia, la maggioranza dei voti nelle urne e delle idee nella testa della gente.
Da questa sommaria analisi appare con chiarezza che, al netto delle differenze stilistiche e di alcune sottolineature (ad esempio il lavoro per la FDS e l’ambiente per SEL) non vi sono divaricazioni nette sull’analisi della situazione internazionale e nazionale e nemmeno sulle proposte.
La differenza più evidente è sul tema del rapporto con il centrosinistra dove la FDS dà per scontata la impossibilità di un accordo programmatico con il centrosinistra, mentre SEL considera centrale contribuire a costruire un nuovo centrosinistra.
Certo è un tema non da poco, ma in entrambi i casi trattato in modo sommario ed apodittico.
Innanzitutto mi permetto di far notare come non ci sia nessuno che sta supplicando la sinistra di entrare al governo, perché quella sinistra non è nemmeno in Parlamento. Per volontà popolare peraltro.
Peraltro al loro interno si esprimono posizioni diversificate su questo tema: una parte della FDS propone un accordo politico di legislatura (sostanziando di fatto un appoggio esterno al centrosinistra) mentre una parte di SEL ritiene pericoloso puntare tutto sulla vicenda di Vendola e delle primarie.
Ma il tema del governo e del centrosinistra è trattato (positivamente o negativamente) come una certezza sulla base di una situazione data che data non è.
SEL dà per scontato che non vi siano mutamenti negli scenari politici (ad esempio la nascita di un centro confindustriale che attirerebbe nella sua orbita il PD, escludendo un rapporto con la sinistra) la FDS glissa su cosa farebbe qualora una sua presenza in Parlamento potesse mai essere determinante alla nascita di un governo democratico dopo la caduta o la sconfitta di Berlusconi.
Ma in caso di elezioni a scadenza naturale o anticipate, le due componenti della sinistra sia per contribuire esclusivamente alla sconfitta delle destre, sia per costruire un governo alternativo alle destre, rischiano di non avere i numeri.
Vogliamo cominciare a porci il problema?
Vogliamo aprire porte e finestre al dialogo ed al confronto tra i due percorsi congressuali?
Vogliamo dire chiaro e netto che la precondizione necessaria per fare qualcuna delle tante cose che ci uniscono bisognerebbe unirsi anche a prescindere dalle poche cose che ci dividono?
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Gio, Set 2, 2010
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