I numeri della crisi ed il futuro del Veneto

Gio, Set 2, 2010

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altan-crisi-e-stabilita

Il report di agosto di Veneto Lavoro fa il punto sui due anni di crisi che hanno investito la nostra regione e la provincia di Treviso.

Ed è un quadro a dir poco drammatico.

Il Prodotto Interno Lordo per l’anno prossimo sarà inferiore (e di molto) perfino di quello del 2007: un balzo indietro di 4 anni per scendere a 117 mld.

Tra il 2008 e il 2009 abbiamo perso 42.000 posti di lavoro e fino a metà del 2010 ne abbiamo persi altri 24.000.

Nei due anni di crisi il saldo occupazionale tra i lavoratori dipendenti è stato nel primo anno -41,6% e nel secondo -24,3%.

La crisi ha avuto una dinamica impietosa falcidiando nel primo anno in prevalenza i maschi, il settore manifatturiero, i precari e gli stranieri, nel secondo anno di crisi sono cresciuti i licenziamenti tra chi aveva un contratto a tempo indeterminato, tra le donne, nei servizi e tra gli italiani.

Le due provincie più colpite come è noto sono state Treviso e Vicenza.

Questi numeri ci parlano di una crisi sistemica, larga e duratura.

Dietro questi numeri ci sono persone e famiglie che piombano nella incertezza, nella disperazione.

E la politica come risponde?

Con qualche slogan privo di contenuto (e di risorse) come “prima i veneti” mentre intanto i Veneti sono i primi solo nelle liste di mobilità e di pignoramento delle case.

Con tagli alle politiche sociali e del lavoro imposte da Tremonti alla nostra Regione nel silenzio assordante del leghisti.

Con il teatrino romano delle leggi per salvare Berlusconi dai processi.

Con il Ministero dello Sviluppo vacante da 4 mesi.

Con il circo di Gheddafi e le sue hostess convertite a pagamento.

Ci vorrebbe invece una politica di sviluppo che sostenga chi crea buona occupazione e non chi delocalizza dopo aver ottenuto generose risorse pubbliche.

Ci vorrebbero invece ricerca, istruzione e formazione per rispondere alle sfide dell’economia globale e non essere costretti a far concorrenza ai paesi più poveri.

Qualcuno vuole usare la crisi per farci tutti più soli e più poveri, invece da questa crisi si esce solo se il Veneto è capace di solidarietà e di guardare avanti.

Ma per farlo servirebbe una classe politica capace di immaginare e costruire il futuro.


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del Viagra per la sinistra!

Mer, Set 1, 2010

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viagra

Ma quando la smetterà la sinistra di discutere di leggi elettorali e  subaccordi di desistenza, di delirare di appoggi esterni “ma senza entrare  al governo eh”.

Come se qualcuno ci avesse già votato e ci avesse invitato ad occupare  ministeri!!!

La sinistra in questo paese è stata cancellata perché divisa ed impotente:  vogliamo mettercelo in testa?

Divisa per stare, astutamente, sotto le soglie di sbarramento alle politiche  ed alle europee.

Impotente perché, quando è stata parte di una coalizione che ha vinto le  elezioni, ha perso tempo a litigare e dividersi invece di concentrarsi ed unire le forze sulle cose concrete da fare per i lavoratori ed i ceti popolari.

Ora tutti a dire che, sì, bisogna contribuire a battere il Caimano (ed è già un passo avanti rispetto ai deliri di chi teorizzava che centrodestra e centrosinistra sono la stessa cosa, do you remember Bertinotti?), ma no, non possiamo discutere di programmi, di proposte, insomma delle questioni che interessano a chi subisce questa devastante crisi e che, guarda caso, dovrebbero essere quelli che ci votano.

Sembra che vogliamo solo un piccolo diritto di tribuna, qualche seggio parlamentare, non troppi però eh ché magari non diventiamo determinanti…

Che ne dite se diamo una dose extra di viagra a questa sinistra per uscire dall’impotenza?

Se vogliamo che la gente riprenda fiducia nella sinistra (e nei comunisti) bisogna ricominciare a dire come vogliamo cambiare questo Paese, cosa proponiamo per uscire dalla crisi, come vogliamo difendere i lavoratori ed i giovani condannati alla precarietà.

Basta piagnistei su Udc e sistemi elettorali!

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vecchi stronzi

Lun, Ago 30, 2010

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gheddafi Un vecchio e stronzo dittatore viene in italia.

Pretende una corte di “hostess” ad attenderlo che per 70 euro accorrono a  sentirlo parlare a vanvera di Islam.

Poi parla dei suoi affari con il Caimano ad un ricevimento a nostre spese da 800  invitati.

Consiglia all’Europa di adottare l’Islam come religione.

Fa shopping di aziende e banche italiane.

Vietato fare domande sulla sorte dei migranti che lui per contratto ferma per noi.

Che Paese siamo?

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UNA sinistra contro la precarietà

Ven, Ago 20, 2010

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flexibility

Se vogliamo uscire dagli  elettoralismi, dal politicismo e  dai tatticismi dovremmo  cominciare a discutere di  quale potrebbe essere la  proposta della sinistra contro  la precarietà.

Innanzitutto dovremmo fare  un po’ di chiarezza tra le varie  forme di atipicità.

Proporre di distinguere la  flessibilità dalla precarietà, ed  entrambe dall’inserimento lavorativo.

Infine fare un discorso a parte per il lavoro parasubordinato travestito da lavoro autonomo.

Troppo spesso infatti si confondo le cose, spesso volontariamente per fare confusione.

Ma quello che vivono i giovani (ma anche gli adulti espulsi dai cicli produttivi) sulla loro pelle è disagio vero, che diviene esistenziale.

Ci sono due componenti da affrontare principalmente: quello del salario e quello dei diritti.

Io credo infatti che dovremmo cominciare a ragionare da qui perchè non sono tra coloro che ritengono si possa oggi prendere in giro i precari promettendo che cancelleremo tutte le forme atipiche di contratto e che saremo in grado di garantire a tutti un lavoro stabile.

Ritengo indecente prendere in giro chi vive sulla propria pelle la precarietà.

Certo un sistema di sviluppo che si basi così tanto su flessibilità e precarietà è un sistema debole.

Ma le trasformazioni del lavoro e della società sono così vaste  profonde che sarebbe ridicolo pensare di risolvere il tema della precarietà indicando modelli di sviluppo del passato, che sono di altre ere geologiche nella velocità frenetica di trasformazione (regressiva) del sistema liberista.

Per questo credo che dovremmo essere capaci di affrontare questo tema a partire non dalle fattispecie contrattuali o da improbabili interventi di economia pubblica, ma dalle conseguenze reali sui lavoratori e sulle lavoratrici delle condizioni flessibili e precarie del mondo del lavoro di oggi.

Salario e diritti appunto.

Ci piacerebbe intanto che su retribuzione e diritti segnassimo due principi che sembrano di elementare buon senso, ma che  in una situazione così compromessa, suonano quasi rivoluzionari.

Il primo che il  lavoro flessibile in Italia non può costare al datore di lavoro meno del lavoro non flessibile.

Il secondo che i diritti del lavoratore prescindono dalla fattispecie contrattuale che gli viene applicata.

Pensateci: basterebbero questi due assunti generali, per travolgere il sistema della precarietà che è costruito sulla compressione dei salari e sulla riduzione dei diritti.

Proviamo a svolgere questi due concetti ed avviare un confronto vero con chi con noi dovrebbe costruire l’alternativa al berlusconismo?

Anche con chi nel centrosinistra ha introiettato acriticamente il pensiero unico neoliberista, ma non può non riconoscerne i fallimenti?

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una sinistra che vuole fare non semplicemente esistere

Gio, Ago 12, 2010

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flessibilità

Trovo veramente inutile la discussione se la FDS debba o meno stare in un futuro governo di centrosinistra.

Ma poi quale governo?

Quale centrosinistra?

Può succedere di tutto.

Si può votare in autunno, nella prossima primavera, come a scadenza naturale.

Potrebbe esserci una coalizione di centrosinistra, magari con a capo Vendola, come potrebbe esserci una specie di comitato di liberazione nazionale di tutti contro il Caimano.

Insomma, discutere adesso se la FDS debba o no partecipare ad un esecutivo ed a una colazione che non ci sono mi sembra degno di una pièce di Ionesco.

Perché non parliamo delle nostre proposte?

Io (e molti altri nella FDS) pensiamo che dovremmo dotarci di un profilo politico programmatico.

Che non è credibile che la Sinistra (io spero sempre infatti che SEL e FDS siano assieme alle elezioni) faccia parte di una coalizione solo per un accordo tecnico elettorale per rientrare in Parlamento.

Sarebbe ridicolo

La crisi pesantissima che stiamo vivendo la stanno pagando i lavoratori, i giovani condannati alla precarietà ed i ceti popolari e per questo la sinistra ha il dovere di avere delle proposte concrete per difenderli.

Non chiacchiere.

Insomma noi non vogliamo tornare in Parlamento per avere un po’ di visibilità e qualche soldo, ma perché vogliamo rappresentare nelle istituzioni il mondo dei lavoro e dei senza diritti e vogliamo lottare per loro.

E dovremo farlo sapendo che i nostri possibili alleati di coalizione (sperando si fermi al Pd) hanno una impostazione liberista e una sudditanza ai noti poteri forti che è anche una delle cause della crisi che vive il Paese come anche una delle cause delle sconfitte del centrosinistra.

Per questo io vorrei esternarvi un timore.

Se dopodomani dovessimo decidere di partecipare ad una coalizione democratica per cacciare il Caimano, oltre a dire che vogliamo una nuova legge elettorale (peraltro qualcuno dovrebbe cominciare a dire quale), e che vogliamo una legge sul conflitto di interessi (che avremmo dovuto fare da tanto tempo, ci ricorderà più di qualche elettore incazzato), siamo anche in grado di avanzare delle proposte sul lavoro e la crisi con le quali fare prima un confronto con la coalizione, poi farne la nostra campagna elettorale, infine impegnarci davvero dal Parlamento a conseguirle come risultato?

Non sono certo che siamo pronti.

Certo nei documenti congressuali della Federazione della Sinistra ci sono delle proposte interessanti, ed anche in quello di Sinistra Ecologia e Libertà.

Ma rischiano in gran parte di essere le nostre posizioni e proposte e la gente, secondo me, è un po’ stufa di una sinistra che enuncia principi ed atti di fede ma non porta a casa risultati concreti.

Siamo in grado, nella consapevolezza dei rapporti di forza esistenti nel Paese (come in Europa e nel mondo) di indicare delle soluzioni e delle proposte della sinistra per affrontare la crisi e difendere il mondo del lavoro?

Io penso insomma che per la Sinistra il lavoro dovrebbe diventare quello che il federalismo è stato ed è per la Lega.

Intorno al lavoro ed ai diritti dobbiamo saper costruire una nostra proposta che non sia solo l’elenco delle leggi infami da cancellare, ma magari anche un elenco di nuove proposte e diritti nuovi, di idee di libertà e di sviluppo per una società più giusta e solidale.

Vogliamo cominciare a ragionarci collettivamente?


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movimenti sinistri

Ven, Ago 6, 2010

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movimento

C’è vita a sinistra?

In veneto parrebbe che qualcosa si muova

In questa estate piuttosto movimentata dalle parti di Roma, qualcuno si muove anche nei territori.

In questi giorni sono molto impegnato ad incontrare compagne e compagni della sinistra del veneto che da Padova a Venezia, da Vicenza a Treviso, voglio darsi da fare per salvare la sinistra

Feste di Liberazione, della sinistra unita, della Fds, dei Comunisti italiani ospitano dibattiti sulla necessità di una sinistra unita per battere le destre e costruire l’alternativa.

Si comincia venerdiì 13 a Recoaro dove avrò modo di discuterne con il coordinatore regionale di SEL Dino Facchini e il consigliere regionale del Pd Fasoli.

Poi a fine agosto ci sarà la Festa di liberazione a Venezia, che aprirò con un dibattito assieme a Salvi ed al segretario regionale di Rifondazione, a settembre quella della Federazione della Sinistra a Marghera, poi ancora appuntamenti a Padova, Treviso, Este, Mira.

Sta crescendo una consapevolezza nuova della necessità di costruire una sinistra unita e forte per affrontare l’opposizione sociale alle destre nei nostri territori devastati dalla crisi, ma anche di essere pronti a possibili chiamate urgenti alle urne.

Circola anche, in bozza, un interessante “giuramento per l’unità” (perché di appelli ormai siamo tutti stanchi) di donne e uomini ovunque collocati a sinistra che intendono “attraversare” i congressi della sinistra in autunno con uno scopo non negoziabile: l’unità della sinistra.

Oggi Salvi, su il manifesto, parla finalmente di un accordo politico di legislatura tra la sinistra ed il Pd e non di un mero accordo tecnico elettorale.

Su questo segnalo sommessamente una cosa ben descritta da Sara Menafra sempre su il manifesto di oggi.

Se si andrà a votare con questa legge elettorale, come è molto probabile, diviene decisivo non sprecare un voto.

Alla Camera la soglia di sbarramento è del 2% per chi è in coalizione e del 4% per chi sta fuori. Al Senato dove si gioca la vera partita della possibile sconfitta del Caimano e del suo sodale Bossi la soglia e del 3% dentro la coalizione dell’8% fuori (e su base regionale per giunta)

Chi rimane sotto la soglia regala LETTERALMENTE seggi e vittoria al Caimano.

E’ chiaro?

lo dico ai miei della Federazione della Sinistra innanzitutto che è bene che comincino ad entrare nell’ordine delle idee che servirà una unità maggiore della FDS per non sprecare voti (in particolare al Senato) ma anche a SEL che non vorrei fosse ubriacata dai sondaggi contro i quali spesso poi si abbattono impietosamente le verità elettorali.

Ma lo dico anche a Grillo che con la sua discesa in campo fuori dagli schieramenti potrebbe essere il vero asso nella manica del Caimano.

Non spreco parole per i Rizzo e Ferrando perché loro se rivince il Caimano sono perfino contenti.

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QUOUSQUE TANDEM BOSSI?

Lun, Ago 2, 2010

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bossi

Per quanto ancora la Lega sarà fedele alleata e complice di  un Berlusconi ormai in caduta libera?

Non passa giorno che Berlusconi non proclami la saldezza  della alleanza con Bossi, ma sembrano francamente più  scongiuri che altro.

Per quanto ancora Bossi e la Lega potranno tenere in piedi il  Governo degli inquisiti, delle loggette e della cricca?

Un governo che invece di occuparsi della tragica crisi  economica che colpisce il nostro Paese ed il Veneto, si  occupa dei problemi processuali di Berlusconi.

Che continua a tagliare risorse alle regioni ed ai comuni,  anche a quelle con i conti a posto come il Veneto e i nostri  municipi.

Lo sappiamo fino a quando: fino al maggio dell’anno  prossimo quando dovrebbero esser votati tutti i decreti  delegati attuativi del federalismo.

Ma tutti sanno, Bossi e Tremonti per primi, che i soldi per  quel federalismo non ci sono (a meno di non continuare a proporre aria fritta senza cifre) perché bisognerebbe penalizzare pesantemente alcune regioni meridionali dove regnano sprechi ed il voto di scambio sull’assistenzialismo, cosa che un Berlusconi così debole non è comunque in grado di fare (sempre che ne abbia mai avuto veramente l’intenzione visti i voti che prende da quelle parti)

Quindi?

Alla Lega per quanto ancora conviene farsi trascinare nel burrone da un leader spento, che non può più garantire nulla, che almeno anagraficamente è comunque sulla via del tramonto?

Aspetteranno il maggio del 2011 o staccheranno la spina prima?

Non sarebbe poi male se intanto qualcuno a sinistra, e qui al nord in particolare, si svegliasse e cominciasse a riconquistare palmo a palmo, casa per casa, fabbrichetta per fabrichetta, tra la gente che vive questa crisi, uno straccio di credibilità con un programma semplice che dica  che la crisi non possono pagarla i lavoratori,  i giovani precari, i piccoli artigiani e commercianti, quelli, insomma, che in questi anni hanno spinto la locomotiva del nordest e che ora qualcuno dalle parti di Milano, Roma e Palermo vorrebbe lasciare a piedi.


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Liberare e federare la sinistra o suicidarla?

Gio, Lug 29, 2010

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Peccato che fossimo in pochi e che mancassero alcuni esterni alle quattro organizzazioni fondatrici, ma il dibattito sul documento congressuale della Federazione della Sinistra è stato interessante.

salvi okCesare Salvi, il portavoce nazionale (nella foto a sinistra in mezzo a due loschi figuri), ha aperto i lavori con una presentazione dettagliata del documento, diciamo parecchio dettagliata… è un professore universitario e si sente.

Ma Cesare è anche l’autore principale di questo documento e bisogna dire che si è speso molto per trovare i necessari punti di mediazione nel testo.

trotskySubito è intervenuto per fortuna Bellotti (nella foto a destra) per dire che siamo tutti venduti, che le nostre posizioni sono quelle di Delors, che siamo lontani dal conflitto e che moriremo tutti.

Lo ha seguito a ruota Masella, abbronzato e incazzato, ponendo un sacco di domande sul perché in tutto il resto d’europa la sinistra cresce e da noi no, ma purtroppo si è dimenticato di darci le risposte. Ed ha concluso confermando che moriremo tutti.

Tripodi dalla calabria chiede che sia chiaro il profilo meridionalista della FDS e chiede di parlare di più di programmi e proposte e meno di formule elettorali.

Fabio Amato ci racconta a atterrito di una festa della Federazione della Sinistra dove si parlava dell’esperienza della Repubblica popolare di Corea (del Nord ça va sans dire), e tutti in sala a chiedersi chi era il colpevole (qualcuno ha perfino indicato la Fgci del Veneto!!!), in realtà i colpevoli pare fossero i grassiani di Viareggio. Poi Fabio chiede si cominci a parlare con una voce sola e a innovare la politica.

Alfio Nicotra fedele alla linea parla del partito sociale, dell’opposizione sociale, delle cene sociali, delle feste sociali, dei diritti sociali. Molto sociale.

Pegolo, al solito, ci fa le pulci a tutti. Spiega che la colpa di tutti i mali della sinistra italiana è nella linea politica moderata della Cgil (eccerto invece vuoi mettere il conflitto sociale ed il radicamento della Fds!!!). Poi, tanto per non perdere l’abitudine, attacca Grassi sulle aperture a Vendola e a SEL e ci rassicura sul fatto che moriremo tutti.

Quello di Steri finalmente è il primo intervento che parla bene del nostro documento politico ed il primo che dimostra di aver letto quello di SEL ed invita, come da linea esserecomunistica, a valorizzare il processo unitario.

incazzatoPoi intervengo io (nella foto a sinistra) e gli spiego, dai dei flussi elettorali alla mano, che i voti che abbiamo perso non sono andati come loro credono nell’astensionismo ma al Pd e Di Pietro! Gli faccio il confronto tra il nostro documento e quello di Vendola per sottolineare le similitudini e pongo la questione della debolezza della nostra posizione sul Governo citando il passaggio secondo me sbagliato: “Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, per le ragioni sopra esposte, non riteniamo esistano le condizioni per un comune programma di governo e per la partecipazione al medesimo della Federazione. La diversità profonda di impostazione programmatica con il P.D. determinerebbe il rischio per la sinistra della subalternità, oppure di una continua conflittualità”

Bergonzi e Maunela Palermi intervengono dopo di me sostenendo l’importanza di avere una proposta di alleanza politica e non tecnica.

Eleonora Forenza attacca Patta e Grassi per le loro uscite su il Manifesto sull’unità a sinistra ed il tema della politica delle alleanze. Lei, dice, è una che non ci credeva alla Federazione, ma adesso che c’è non le garba che qualcuno prenda parola sui giornali senza concordare… Poi ci spiega, sul tema del rapporto con il centrosinistra, che siccome il capitalismo non è emendabile non è possibile nessun accordo programmatico con il csx. (cazzo non ci avevo pensato….)

essere comunistiClaudio Grassi (nella foto a sinistra)ha ripercorso il tema di dove sono finiti i nostri voti, ha sottolineato che i nostri elettori non ci votano perché ci dividiamo e perché non siamo credibili, non perché non siamo abbastanza radicali. Chiede, come da linea esserecomunistica, che si valorizzi il processo unitario e ammette che fare la campagna elettorale sul bipolarismo sarebbe una boiata pazzesca (cit. Secondo Tragico Fantozzi) e ribadisce che Vendola ha aperto uno spazio politico, che ci piaccia o no (brusii in sala)

Quindi Ferrero che si dice d’accordo su quasi tutto con Grassi, ma solo per sottolineare quello su cui non è d’accordo (come da tradizione comunista) ritiene che il centro della nostra linea politica e della nascita della FDS è la rottura del bipolarismo (quindi ci toccherà allearci con Casini che è l’unico nel panorama politico italiano a condividere questa nostra battaglia centrale per le sorti dell’umanità), ma dice anche che saremmo dei deficienti se ci mettessimo (tentassimo va’…) di traverso al sentimento che muove Vendola: quindi dobbiamo incalzarlo sulle lotte. Però per favore facciamo un Congresso della FDS per unirci e non per dividerci. A cosa si riferirà mai???

lavoro-societa_cgil-copiaPatta (nella foto a destra) denuncia l’incongruenza di costituire la FDS mentre si dice che si vogliono rafforzare il Prc ed il Pdci, mentre la FDS nei territori di fatto non esiste: qualcuno vuole solo un cartello elettorale. Ci ricorda che la nostra autonomia dipende dalla nostra capacita’ di proposta politica non dalla capacità di declamarla. La FDS deve essere il soggetto politico dell’unita’ a sinistra e porsi l’obbiettivo di una alternativa di governo alle destre. Non possiamo non esplicitare che noi, in caso di caduta del Caimano o di sua sconfitta elettorale, sosterremo la nascita di un governo democratico. Diciamo che questa ultima parte la urla tra i borbottii di alcuni noti.

Venier sottolinea l’incongruenza di dire “evviva il centrosinistra” e “mai al governo” e ricorda ad una platea distratta e ai dirigenti diffidenti, che l’idea era di aprire la FDS anche alla sinistra dispersa. Dove sono le tessere? Non faremo mica un congresso chiuso per quote verooooooo?

dilibertoDiliberto (nella foto a sinistra), redivivo anche se ancora zoppo, ci invita a metterci in connessione con le persone normali (quali noi, ammettiamolo, non siamo) che ci chiedono unità con SEL e di sostenere Vendola. Dice che lui lo voterebbe alle primarie (licenziamo l’ufficio stampa che nei giorni scorsi ti ha fatto dire il contrario Oliviero!), su questo brusii ddalla sala e interruzione della simpaticissimaForenza di cui sopra “ma nel tuo partito, protesta, mica tutti sono d’accordo!”. Oliviero sorridendo “ma noi siamo un partito democratico ed aperto”. Risate generali.

Alla fine votiamo che per fare documenti alternativi ci vogliono le firme del 5% dei membri del Consiglio nazionale. Proteste di Bellotti nell’indifferenza generale.

E attendiamo (poco fiduciosi) di conoscere le regole congressuali.

Vi risparmio vari interventi spassosi contro la centralità del lavoro, sul fatto che ora che siamo fuori dalle istituzioni possiamo finalmente andare davanti alle fabbriche ed altre amenità

Corro in stazione a prendere il treno, Roma come sempre bellissima solare e piena di belle turiste.

Fantastici i manifesti contro i padani che tappezzano la città (nella foto a destra)taci padano

Riusciranno i nostri eroi a liberare e federare la sinistra?

O vincerà Jim Jones? (nella foto sotto)

jonestown2

Ovviamente questa cronaca semiseria (ma c’è da decidere cosa è serio e cosa è involontariamente comico) rappresenta solo la mia opinione e spero che non faccia arrabbiare nessuno.

Altrettanto ovviamente, siccome questo blog è molto letto e molto anche a Roma, si accettano controsservazioni e controcronache.

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analisi comparativa dei documento congressuali della sinistra

Mar, Lug 27, 2010

19 Commenti

dialogo

Uno si chiama documento Politico per il Congresso della Federazione della Sinistra

l’altro Manifesto per Sinistra Ecologia e Libertà

Sono i due processi congressuali che si avviano in questi giorni a sinistra, i due pezzi di una sinistra divisa e cancellata dalla rappresentanza istituzionale nazionale ed europea

Tra i due processi c’è qualche tentativo di dialogo ma, da entrambe le parti ci si rassicura ognuno di essere “IL” progetto unitario e nuovo della sinistra

E ci si rassicura, come da tradizione della sinistra italiana, sottolineando le differenze del proprio progetto dall’altro

Sono andato a leggermeli entrambi proponendomi di costruire un confronto su similitudini e differenze.

Ho provato a trasformarmi in in un extraterrestre che tenta di capire (chissà perché tra le tante cose più interessanti sul pianeta terra da studiare) le cause delle ataviche divisioni a sinistra.

Oppure molto più prosaicamente mi sono immedesimato in un turista tedesco (magari che vota la Linke) in vacanza sulle coste adriatiche che, schiantato dalla noia delle italiche spiagge ferragostane, si è messo a tentare di capire come sta messa questa divisa sinistra italiana.

Innanzitutto i paragrafi:

SEL: Dopo il novecento; Riaprire la partita; Un altro mondo è possibile.

FDS: Il socialismo del XXI secolo; Le cause della crisi e la necessità del superamento del capitalismo

SEL: La pace è l’unica soluzione; La crisi finanziaria economica, ambientale una stessa crisi

FDS: Per la pace, per il disarmo; Beni comuni, ambiente, sovranità alimentare

SEL: L’europa tecnocratica e liberista si è indebolita e si è esposta agli attacchi. Chiediamo un nuovo europeismo.

FDS: Una costituente per l’Europa democratica.

SEL: La diseguaglianza spegne la speranza. Una prolungata disoccupazione di massa porta al divorzio tra capitalismo e democrazia.

FDS: Centralità del lavoro

SEL: Perchè l’italia torni ad alzare gli occhi. Salvare la Repubblica, costruire l’alternativa.

FDS: Difendere ed attuare la Costituzione, rinnovare la democrazia italiana

SEL: Il diritto “piegato” e l’illegalismo delle classi dirigenti; Per l’alternativa

FDS: Il caso italiano: una destra eversiva, la crisi della sinistra; Autonomia della sinistra e unità democratica

Ora proviamo con i temi fondanti

Chi siamo?  Perché ci costituiamo?

FDS: Indichiamo come nostri riferimenti ideali e storici i momenti più alti della storia del movimento operaio italiano, comunista e socialista, l’antifascismo, i movimenti pacifista, ambientalista, altermondialista, femminista e dei diritti civili.

Ci uniamo per cominciare ad invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione che tanto danno hanno arrecato alla sinistra, alle lavoratrici e ai lavoratori, all’Italia; per dare senso e credibilità alla prospettiva del cambiamento.

SEL: I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società. Con il congresso di Sel nasce in Italia un soggetto politico nuovo. I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società.Nella sua prima esperienza di vita, dopo la sconfitta del 2008, Sel ha provato con tenacia ad unire le forze della sinistra, ma la frantumazione ha fatto prevalere logiche identitarie e conservazione di nicchie ideologiche. Bisogna spezzare l’incantesimo.

Crisi e giudizio sul sistema economico dominante

FDS: La crisi economica mondiale costituisce un drammatico passaggio di fase, paragonabile a quello che si aprì nel 1929. La crisi non ha carattere episodico o ciclico, ma è la conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario, che ha determinato l’allargamento del divario mondiale tra la produttività del lavoro e la capacità di consumo dei lavoratori, portando l’indebitamento privato e pubblico a livelli divenuti insostenibili.

Tornano a governare i mercati, le grandi banche e i fondi speculativi ricominciano a realizzare enormi profitti, mentre le istituzioni maggiormente responsabili del disastro neoliberista (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, OCSE e Banca Centrale Europea) sono all’opera per addossare ai ceti popolari il costo degli interventi adottati per salvare banche e imprese.

SEL: La crisi aperta nel 2008 con l’esplosione della bolla immobiliare americana è ancora in pieno sviluppo. La riacutizzazione del 2010, dovuta ai debiti sovrani europei (primo quello greco), è un episodio dello stesso evento mondiale. Siamo di fronte ad una crisi di sistema e non congiunturale. La fase comincia con la “rivoluzione conservatrice” degli anni ’80 (Reagan e Thatcher), cui tentò di dare una proiezione millenaristica il manifesto neocon “New american Century”. Trent’anni di bruciante accelerazione della globalizzazione hanno portato il capitale finanziario al comando. Il sistema ha sviluppato inediti caratteri predatori, ha enormemente aumentato la diseguaglianza, che nel caso specifico italiano è ai vertici dei paesi sviluppati, ha formato una superclasse che controlla gran parte della ricchezza del mondo e regge le sorti dell’umanità. L’ultima utopia che resiste è quella del “mercato autoregolato”. Nella realtà in campo ci sono i puri rapporti di forza.

Il lavoro

FDS: Porre alla base della nostra proposta la centralità del lavoro vuol dire schierarsi dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori nel conflitto con la proprietà; assumere il tema della rappresentanza politica delle lavoratrici e dei lavoratori, e impegnarsi quindi per radicare la federazione nei luoghi di lavoro; indicare politiche per la piena e buona occupazione e per la  ricomposizione del mondo del lavoro, contro la frammentazione perseguita negli ultimi anni per dividerlo e indebolirlo. (…) Una legislazione del lavoro che contrasti la precarietà, sulla base del criterio per il quale il rapporto a tempo pieno e determinato è la forma ordinaria del rapporto di lavoro, e per questo abroghi le leggi che hanno consentito la precarizzazione del lavoro. Prevedere per legge un salario minimo per le lavoratrici e i lavoratori per i quali non vige il contratto nazionale, rapportato a quanto previsto dai contratti nazionali e tale da garantire un trattamento economico che assicuri a lui/lei un’esistenza dignitosa, e che contrasti il fenomeno del “lavoro povero”

SEL: Il degrado morale del paese nasce con la perdita di dignità e soggettività del lavoro. Affrontare la crisi italiana vuol dire dunque ridurre le diseguaglianze, distribuire giustizia, affermare il primato della legge; promuovere gli investimenti e l’innovazione, anche nei settori dell’impresa che oggi investe solo nella competizione al ribasso del costo del lavoro, seguendo la bussola della qualità. Bisogna restituire il primato al lavoro e al sapere, alla cultura e all’ambiente.I governi danno tutti per scontato che, con la crisi, anche in presenza di una significativa ripresa pluriennale, la disoccupazione sia inesorabilmente destinata ad aumentare. Dovunque, com’è ovvio, il colpo arriva prima sulle donne e sui giovani con contratto di lavoro flessibile, svelando d’un colpo la verità della “flessibilità”: non figlia della tecnica e della libertà, ma dell’assoggettamento del lavoro, fino al limite di un moderno schiavismo (che avvicina nella realtà giovani occidentali a migranti, realtà che viene coperta dalla sovrapproduzione di ideologie etnocentriche e razziste). Viene dato per naturale il fatto che tutto il surplus sarà destinato a profitto e rendita. Per questo l’alternativa si fonda anzitutto sulla centralità del lavoro: per un sistema economico, una società, un’etica pubblica fondata sul valore sociale del lavoro, sulla dignità e sui diritti di tutte e di tutti.

I valori della Costituzione

FDS: Nella legislatura in corso si è realizzato un salto di qualità, un attacco più grave e pericoloso, perché rivolto contro i fondamenti stessi della Costituzione, i suoi valori, i diritti democratici e sociali garantiti nella Prima parte. Si vuole colpire il fondamento stesso della Prima parte della Carta: l’equilibrio tra libertà di impresa, utilità sociale e diritti dei lavoratori. Lo stravolgimento dell’articolo 41, l’attacco al diritto di sciopero, la violazione del principio di progressività dell’imposizione fiscale, l’arbitro invece del giudice per decidere dei rapporti di lavoro, le ricorrenti aggressioni all’articolo 18 dello Statuto fanno parte dello stesso progetto: si vuole una Costituzione disegnata a misura del mercato e del profitto, non del lavoro, dei diritti della persona, dell’eguaglianza. E’ necessaria quindi la più ampia unità democratica per contrastare questa offensiva, per difendere la più grande conquista del popolo italiano, la Costituzione del 1948.

SEL: Gli stessi antagonisti che nel campo democratico si battono giustamente per il diritto eguale e la libertà d’informazione, hanno largamente smarrito la consapevolezza che esiste un nesso inscindibile tra l’articolo 21 e il 40 (diritto di sciopero) e il 41 (iniziativa privata e sua utilità sociale) della Costituzione, e il 18 dello Statuto dei lavoratori: un nesso inscindibile tra libertà e dignità del lavoro. Se si è contro la legge sulle intercettazioni e a favore dell’accordo di Pomigliano, socialismo e liberaldemocrazia perdono, insieme e irrimediabilmente, la posta intera. Il “riformismo” è diventata una strategia di puro adattamento, la corsa al centro una rinuncia all’autonomia politica e culturale. Così il lavoro si è dissociato dal grande tema della libertà producendo un arretramento della vita democratica dei grandi Stati e delle loro Carte fondamentali, prima di tutte la Costituzione italiana.

la destra italiana

FDS: Il centro destra italiano presenta il volto peggiore e più inquietante, senza paragoni in Europa, delle tendenze regressive del capitalismo contemporaneo. L’attacco alla Costituzione, la delegittimazione di ogni soggetto costituzionale che non sia il capo del governo (dal Parlamento alla Corte Costituzionale, dalla Magistratura fino alla stessa Presidenza della Repubblica), il disprezzo per la legalità, la tolleranza per la corruzione colpiscono al cuore i principi e la logica stessa della democrazia. Questi attacchi stanno incidendo sul senso comune degli italiani, creando consenso intorno a una concezione e a una prassi plebiscitarie e autoritarie della democrazia. Il controllo del sistema radiotelevisivo mina il diritto dei cittadini ad una informazione pluralista: si conferma il serio errore compiuto dai governi del centro sinistra nel non approvare la legge sul conflitto di interessi. Aldilà delle dichiarazioni di intenti, e della positiva azione della magistratura e delle forze dell’ordine, la presenza nel governo di esponenti indagati per collusione con la criminalità organizzata dimostra che non si vuole colpire a fondo il sistema mafioso, che ha la sua forza proprio nel rapporto con il potere politico e finanziario. Il risultato drammatico è che la mafia continua a esercitare il suo potere in vaste aree del Mezzogiorno, con una sospensione di fatto dello Stato di diritto e della stessa democrazia.

SEL: Il blocco formatosi intorno a Berlusconi ha operato una decostruzione della coscienza nazionale e della memoria storica, ha dato piena rappresentanza all’egoismo sociale, ha seppellito l’etica pubblica sotto la furbizia del privilegio e l’amoralità del potere. A metà della legislatura si vanno aprendo numerose crepe nella coalizione che sostiene il governo di destra. Ma è prevedibile che Berlusconi tenti di portare a fondo l’operazione, di dare forma costituzionale ad un regime che taglia le radici antifasciste della Repubblica, il fondamento nel lavoro, la separazione dei poteri. I valori costituzionali sono il cuore della mortale partita aperta. La destra lavora ad un nuovo equilibrio. Il nuovo equilibrio prevede: Presidenzialismo e Parlamentarismo minimo, sottomissione della magistratura, smontaggio delle istituzioni di garanzia (Corte costituzionale). Un sistema dell’informazione omologato, “ad una dimensione”, controllato dal Principe, e un radicale depotenziamento della cultura (scuola, università, ricerca, arti). Sistemi energetici centralizzati e duri (fonti non rinnovabili, grandi centrali, nucleare) si integrano perfettamente ad un modello di democrazia autoritaria.

Governo, centrosinistra, alternativa alle destre

FDS:  (…) Quando poi la componente moderata della maggioranza diede vita al P.D., e il segretario di questo partito diede il colpo di grazia al governo proclamando la scelta di rompere l’alleanza, la reazione della parte prevalente della sinistra fu di accettare quella che fu definita una “separazione consensuale”. La crisi di governo fu aperta a destra, ma le responsabilità furono accollate alla sinistra. (…) La diversità tra la nostra piattaforma e il nostro progetto politico rispetto a quello di Sel non va negata e nemmeno sottovalutata. In particolare, riteniamo che la sinistra debba costituire un polo autonomo, e non una componente del centrosinistra. E non condividiamo una visione e una prassi lideristica e plebiscitaria della politica. (…) Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, per le ragioni sopra esposte, non riteniamo esistano le condizioni per un comune programma di governo e per la partecipazione al medesimo della Federazione. La diversità profonda di impostazione programmatica con il P.D. determinerebbe il rischio per la sinistra della subalternità, oppure di una continua conflittualità. Ciò non vuol dire naturalmente essere indifferenti rispetto allo schieramento che prevarrà in una competizione elettorale, che tutto lascia prevedere destinata a svolgersi con l’attuale legge elettorale maggioritaria. Il nostro giudizio sul carattere eversivo della destra italiana non lo consente.

SEL: “Sinistra, ecologia e libertà” nasce per rendere più credibile e incalzante l’opposizione al governo della destra, perché si possa subito aprire il cantiere dell’alternativa al berlusconismo, perché una nuova alleanza di progresso possa candidarsi credibilmente al governo del paese. L’operazione tentata con la formazione del Partito democratico è fallita. Il Pd non è né maggioritario, né autosufficiente. Il sistema non è bipartitico, e non c’è al momento una coalizione di centrosinistra guidata da una riconosciuta leadership, armata di un’idea alternativa alla destra e competitiva elettoralmente. Il tempo stringe: la legislatura scade nel 2013, ma potrebbe interrompersi in qualunque momento, perché vengono al pettine i nodi irrisolti nel centrodestra, o magari per iniziativa dello stesso Berlusconi. Il problema più urgente è quello della costituzione di una vasta coalizione, della nuova strutturazione di un campo democratico e di sinistra intorno ad un progetto per l’Italia, ad un programma alternativo alla destra e al suo blocco. Inseguire l’avversario sul suo terreno vuol dire consegnargli le chiavi di casa: il primato e l’egemonia, la maggioranza dei voti nelle urne e delle idee nella testa della gente.

Da questa sommaria analisi appare con chiarezza che, al netto delle differenze stilistiche e di alcune sottolineature (ad esempio il lavoro per la FDS e l’ambiente per SEL) non vi sono divaricazioni nette sull’analisi della situazione internazionale e nazionale e nemmeno sulle proposte.

La differenza più evidente è sul tema del rapporto con il centrosinistra dove la FDS dà per scontata la impossibilità di un accordo programmatico con il centrosinistra, mentre SEL considera centrale contribuire a costruire un nuovo centrosinistra.

Certo è un tema non da poco, ma in entrambi i casi trattato in modo sommario ed apodittico.

Innanzitutto mi permetto di far notare come non ci sia nessuno che sta supplicando la sinistra di entrare al governo, perché quella sinistra non è nemmeno in Parlamento. Per volontà popolare peraltro.

Peraltro al loro interno si esprimono posizioni diversificate su questo tema: una parte della FDS propone un accordo politico di legislatura (sostanziando di fatto un appoggio esterno al centrosinistra) mentre una parte di SEL ritiene pericoloso puntare tutto sulla vicenda di Vendola e delle primarie.

Ma il tema  del governo e  del centrosinistra è trattato (positivamente o negativamente) come una certezza sulla base di una situazione data che data non è.

SEL dà per scontato che non vi siano mutamenti negli scenari politici (ad esempio la nascita di un centro confindustriale che attirerebbe nella sua orbita il PD, escludendo un rapporto con la sinistra) la FDS glissa su cosa farebbe qualora una sua presenza in Parlamento potesse mai essere determinante alla nascita di un governo democratico dopo la caduta o la sconfitta di Berlusconi.

Ma in caso di elezioni a scadenza naturale o anticipate, le due componenti della sinistra sia per contribuire esclusivamente alla sconfitta delle destre, sia per costruire un governo alternativo alle destre, rischiano di non avere i numeri.

Vogliamo cominciare a porci il problema?

Vogliamo aprire porte e finestre al dialogo ed al confronto tra i due percorsi congressuali?

Vogliamo dire chiaro e netto che la precondizione necessaria per fare qualcuna delle tante cose che ci uniscono bisognerebbe unirsi anche a prescindere dalle poche cose che ci dividono?

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documento per il Congresso della Federazione della Sinistra

Ven, Lug 23, 2010

12 Commenti

fds

è la bozza che discuteremo mercoledì

fatemi sapere che ne pensate

DOCUMENTO POLITICO

PER IL CONGRESSO DELLA

Federazione della Sinistra

INDICE

I.

  1. IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO
  2. LE CAUSE DELLA CRISI E LA NECESSITA’ DEL SUPERAMENTO CAPITALISTICO
  3. CHI SIAMO E PERCHE’ CI UNIAMO
  4. LA FEDERAZIONE E I SOGGETTI CHE VI PARTECIPANO

II.

  1. DIFENDERE E ATTUARE LA COSTITUZINE, RINNOVARE LA DEMOCRAZIA ITALIANA
  2. CENTRALITA’ DEL LAVORO
  3. LA QUESTIONE DI GENERE
  4. BENI COMUNI, AMBIENTE, SOVRANITA’ ALIMENTARE
  5. IL DIRITTO AL SAPERE. LA CULTURA PATRIMONIO UNIVERSALE
  6. DIRITTI CIVILI E LAICITA’ DELLO STATO
  7. PER LA PACE, PER IL DISARMO
  8. UNA COSTITUENTE PER L’EUROPA DEMOCRATICA

III.

  1. IL CASO ITALIANO: UNA DESTRA EVERSIVA
  2. IL CASO ITALIANO: LA CRISI DELLA SINISTRA
  3. AUTONOMIA DELLA SINISTRA E UNITA’ DEMOCRATICA

IV.

  1. LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E I GIOVANI: PER  UN’ITALIA ONESTA, PER UN’ITALIA GIUSTA

I

1 ) IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO

Il capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile e l’equilibrio ambientale del pianeta.

All’inizio degli anni ’90 era stata teorizzata “la fine della storia”, e l’inizio di un’era nella quale l’economia di mercato e la democrazia politica si sarebbero diffuse su tutto il pianeta, assicurando in modo crescente benessere e libertà. Ma la globalizzazione neoliberista non ha mantenuto le sue promesse. Essa ha determinato al contrario l’aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali, su scala planetaria e all’interno dello stesso Occidente; il saccheggio e la privatizzazione dell’ambiente e dei beni comuni, mettendo  a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta; la crisi alimentare, che condanna alla fame oltre un miliardo di esseri umani.

E nell’ultimo triennio la globalizzazione neoliberista ha trascinato l’intero pianeta in una crisi senza precedenti.

La crisi non ha cause episodiche, e tanto meno è conseguenza dell’”ordine naturale” delle cose, come la risorgente ideologia neoliberista vorrebbe far credere. Essa è conseguenza del modello di capitalismo senza limiti e senza regole che ha dominato negli ultimi decenni, del quale la cosiddetta speculazione finanziaria non è un’escrescenza, ma una componente strutturale.

Compito della sinistra, quindi, non è assumere o stemperare il modello economico e sociale del capitalismo, come tentato senza successo negli ultimi decenni dalla sinistra moderata dell’Occidente.

Compito della sinistra è indicare un’alternativa economica e sociale al capitalismo. Un’alternativa per la liberazione del lavoro, l’effettiva autonomia delle donne, il riequilibrio ambientale, la liberazione e la libertà di tutti e di ciascuno, il governo democratico dei processi economici e sociali. Uscire da sinistra dalla crisi vuol dire prospettare un’alternativa di sistema: “Il socialismo del XXI secolo”, come dicono i popoli latino-americani. Altrimenti, la crisi determinerà un ulteriore aggravamento della devastazione prodotta dall’egemonia del capitalismo neoliberista, che ha aggravato la diseguaglianza di reddito e di potere, ha ridotto i diritti, a cominciare da quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, ha reso precaria la vita di un numero sempre crescente di donne e di uomini, e soprattutto dei giovani, ha favorito la repressione della libertà delle donne, ha intaccato la sostanza stessa della democrazia a favore del potere di ristrette oligarchie.

E questo modello lo si è voluto imporre con ogni mezzo, compresa la guerra, come dimostrano le vicende del Medio Oriente, dell’Afghanistan e della crescente tensione in America Latina.

Ci sentiamo parte delle forze, sempre crescenti, che in Europa e nel mondo si battono per costruire un’alternativa di sistema, a partire dal conflitto tra chi controlla la proprietà dei beni economici e chi non ha questo potere, dalla contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro, dalla contraddizione tra i sessi.

Per questo l’alternativa si fonda anzitutto sulla centralità del lavoro: per un sistema economico, una società, un’etica pubblica fondata sul valore sociale del lavoro, sulla dignità e sui diritti di tutte e di tutti.

Alternativa di sistema vuol dire un’economia sostenibile, sovranità alimentare, l’ambiente e le risorse naturali (l’acqua, l’aria, il paesaggio) come beni comuni sottratti al mercato, uno sviluppo durevole alternativo alla crescita orientata sul profitto.

La valorizzazione piena del pensiero e della pratica femministe, contro ogni forma di patriarcato e per rendere effettiva la autodeterminazione delle donne.

I diritti sociali e civili come universali diritti di cittadinanza.

La tutela dei migranti, sottoposti a inaudite sopraffazioni, e l’impegno contro il razzismo, la xenofobia e ogni forma di neofascismo.

Politiche per la piena e buona occupazione, che riunifichino, intorno al diritto al lavoro, lavoratrici e lavoratori dipendenti, precari, disoccupati.

Politiche pubbliche per orientare l’economia a fini sociali e per redistribuire le risorse a vantaggio del lavoro e dei ceti popolari.

Il diritto all’istruzione, al sapere, alla conoscenza, garantito dalla scuola e dall’università pubbliche e gratuite.

Indichiamo quindi la prospettiva di un lungo e profondo processo di cambiamento, nel quale il dominio del capitale e del patriarcato venga superato attraverso il conflitto democratico, sociale e ideale, e sia sostituito da un altro sistema economico e sociale: il Socialismo del XXI secolo, una società fondata sul principio di eguaglianza che apra la prospettiva di “una comunità nella quale la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti”.

(continua…)

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