nodi e pettini, ovvero il Partito del Lavoro, la Federazione della Sinistra ed il Nuovo Ulivo

Dom, Set 18, 2011

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partito del lavoroSabato a Roma parecchi nodi irrisolti del progetto della Federazione della Sinistra sono venuti al pettine grazie all’assemblea di lancio del Movimento per il Partito del Lavoro.

Questo movimento nasce dall’unificazione delle due componenti associative interne alla FIS, Lavoro e Solidarietà di Gian Paolo Patta e Socialismo2000 di Cesare Salvi.

Nell’intervista sull’Unità che ha anticipato l’evento, Cesare Salvi parla con chiarezza dell’esigenza di costruire una sinistra del lavoro, partendo dalla FdS ma andando ben oltre e di far parte dell’ipotetico Nuovo Ulivo partecipando direttamente alla costruzione del programma di alternativa alle destre.

Ovviamente questa posizione contrasta sia con il progetto di Rifondazione Comunista, in bilico tra l’ipotesi di quarto polo di Cremaschi e di una specie di misterioso accordo tecnico, sia con l’ipotesi del congresso del Pdci di ricostruzione di un partito comunista.

Ferrero ha portato all’evento un saluto piuttosto freddo seguito da una intervista oggi su il Manifesto in cui esplicita il suo dissenso e spiega (senza riuscirvi) che secondo lui la FdS dovrebbe essere esterna all’Ulivo ma dovrebbe discuterne assieme il programma: cosa a dir poco surreale.

Diliberto invece ha fatto un intervento di apertura alle ragioni ed alle proposte venute da questa assemblea  e quindi mi aspetto che questo poi abbia anche una adeguata discussione chiarificatrice nell’imminente congresso.

E’ del tutto evidente a tutti che il quadro politico è in forte evoluzione e che potremmo trovarci presto ad attrezzerai per elezioni anticipate.

Il terzo polo ed i poteri forti, come ho già più volte spiegato in queste pagine, lavorano alacremente al sabotaggio dell’Ulivo in caso di elezioni.

Alla sinistra tutta spetterebbe il compito quindi invece di lavorare per creare le condizioni per ricostruire un nuovo Ulivo, che magari impari dagli errori del passato della frammentazione e della litigiosità, capace di far posto per davvero al mondo del lavoro ed alla società civile,  di far tornare protagonisti i giovani e le donne che vogliono salvare questo Paese.

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una margherita rossa

Ven, Set 16, 2011

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in anteprima la copertina del mio libro con Margherita tra poco in tutte le librerie

OK copertina HACK pdf

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Il lavoro che fa Bonanni (e quello che dovremmo fare noi)

Dom, Set 11, 2011

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763910-bonanniNo no niente facili ironie, non credo che Bonanni offra prestazioni sessuali sadomaso a  Marchionne.

Io credo che Bonanni e la Cisl stiano lucidamente perseguendo un obbiettivo ed è questo giustifica le giravolte con le quali coprono politicamente un Governo che affoga, anche a costo di di non fare il proprio mestiere che dovrebbe essere quello di tutelare i lavoratori, per quanto solo quelli moderati.

La Cisl di Bonanni ha negli ultimi anni svolto il ruolo di sindacato amico di un governo di centrodestra (e ci ricordiamo invece di quanto era critico con Prodi) sperando con questo di avere qualche sostanzioso aiuto per divenire il primo sindacato italiano e superare l’odiata Cgil.

Ora evidentemente quella strada è divenuta un vicolo cieco per le difficoltà di un governo che non essendo in grado di difendere sé stesso e la corte al seguito di puttanieri e malfattori, al massimo può solo danneggiare la Cisl con la volgarità e le bassezze di Sacconi.

Ma c’è un altro lavoro pronto per Bonanni ed è quello di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel post Berlusconi che certi poteri forti stanno architettando.

Sì perché per difendere gli interessi di donna Marcegaglia, dei banchieri e del Vaticano serve un nuovo assetto politico centrista che nel crollo del Caimano eviti la ricomposizione di un centrosinistra che potrebbe non essere abbastanza controllabile da lor signori.

Per questo nuovo governassimo sono pronti Casini, Montezemolo e Profumo e anche Pisanu, Rutelli e Fini, ma serve dell’altro.

Serve assicurarsi che l’unica realtà vera, forte ed organizzata a sinistra, la Cgil, resti fuori gioco e con loro quanti nel Pd vi fanno riferimento.

Per questa impresa è pronto ad immolarsi l’ineffabile Bonanni che di strappo in strappo lavora per isolare la Cgil perché così garantisce anche che non possa ricoagularsi, attorno ai temi del lavoro e della giustizia sociale, un nuovo Ulivo capace di essere competitivo elettoralmente come è accaduto in passato.

Perché è l’Ulivo, non certo la sinistra presunta antagonista, l’incubo peggiore che agita chi sta lavorando all’uscita di scena del vecchio Caimano.

Se questo è il lavoro del povero Bonanni, quale dovrebbe essere il nostro?

Beh a sinistra, cioè nella Fds ed in Sel, invece di attardarsi nelle polemiche interne, nelle divisioni, nei distinguo sulla linea di Susanna Camusso o nelle critiche a Bersani, sarebbe bene capire che rispetto a solo 6 mesi fa il quadro è cambiato radicalmente.

Se prima si voleva decidere se a guidare il centrosinistra dovesse essere Vendola o Bersani, ora si sta discutendo se non sia opportuno che il Pd si limiti  ad un appoggio esterno all’euro-governissimo dei banchieri.

Insomma alla sinistra spetterebbe il compito (paradossale) di salvare il centrosinistra e rimetterlo in gioco ricominciando a parlare di programmi, di unirsi alla Cgil nella lotta contro le manovre antisociali, di svegliare (piuttosto bruscamente) un Partito Democratico che rischia di venire stritolato dalla questione morale meneghina e dalle manovre dei veltroniani.

Insomma l’esatto opposto dell’aventino elettorale di Ferrero o le pretese di concorrenza suicida di Vendola.

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coda di paglia padana

Gio, Set 8, 2011

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coda-di-paglia

Vi racconto una piccola storia padana.

Una televisione locale mi intervista su di una serie di loschi affari immobiliari nella mia città all’ombra del potere leghista, poi la giornalista mi chiede di commentare a margine anche il fatto che la tradizionale festa leghista quest’anno sarà blindata perché si temono contestazioni dalla base delusa.

Preso in contropiede butto lì che fanno bene a blindarsi perché vorremmo andare lì con un volantino ironico a ringraziare Bossi che ha salvato le pensioni.

Alle 19 il tg locale trasmette la mia breve intervista e dopo pochi minuti il mio telefono comincia a squillare all’impazzata: giornalisti che vogliono sapere a che ora mandare il fotografo, cittadini pronti a venire a darmi una mano, ma soprattutto la Digos che mi chiama per cercare di dissuadermi temendo tafferugli.

Nel quartier generale leghista è bastata una battuta per scatenare il panico e chiedere  la protezione della polizia.

Evidentemente la lunga coda di paglia padana si accende facilmente.

Bossi avrebbe disdetto la sua presenza alla Festa dopo che quest’estate pure in Cadore dovette farsi proteggere dalla polizia dalle pernacchie dei villeggianti.

Nelle assemblee nelle fabbriche della padania profonda i nostri delegati sindacali, abituati fino a qualche mese fa a dover affrontare l’arroganza degli operai leghisti, li hanno trovati zitti e a testa bassa.

Probabilmente salta anche il tradizionale appuntamento a Venezia in Riva degli Schiavoni.

Ma non è di noi che la Lega ha paura o dei contestatori al Giro della Padania.

Hanno paura dei loro, hanno paura della rabbia di quanti hanno preso in giro in questi anni, blaterando di federalismo, di essere paroni a casa nostra, di essere al fianco della nostra gente, mentre vendevano il Paese al Caimano.

E ora si trovano tassati, fottuti e sputtanati.

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altre istantanee

Dom, Set 4, 2011

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tumblr_merdaLe grandi manovre per la successione del Caimano sono in corso e non solo tra i suoi futuri orfani ma di questo abbiamo già parlato qui.

Ma la situazione continua a mutare e non in meglio: il fetore aumenta.

Non serve un genio vaticinatore, basterebbe leggere il Corriere di oggi che ci dice che Letta, quello giovane, quello del Pd, vorrebbe correre a candidare Passera, forse come alternativa a Montez, mentre oltretevere si lavora al futuro Caf (Casini Alfano Formigoni).

Intanto si continuano a colpire i lavoratori e la Cgil infilando nella manovra finanziaria lo scardinamento dello Statuto dei Lavoratori.

Insomma mentre Confindustria, le banche ed il Vaticano pensano a come chiudere la stagione del Cavaliere senza pericolosi scossoni, il centrosinistra evapora.

Il gelido fastidio con il quale il Pd assisterà allo sciopero generale di martedì ci dice che in Italia permane l’anomalia della mancanza di una forza politica di sinistra dalla parte dei lavoratori.

Forse a sinistra sarebbe ora di fermarci un attimo, mettere da parte le tattiche di piccolo cabotaggio, renderci conto che il quadro è assolutamente mutato e ricostruire le condizioni dell’unità possibile, dell’unità necessaria di quanti dalla Federazione della Sinistra a Sinistra Ecologia e Libertà, ma anche a parte del Partito Democratico e sopratutto tra i tanti indignados dispersi della sinistra, hanno compreso che siamo davanti ad un nuovo ’92, ad una nuova discesa in campo di un uomo della provvidenza, alla fine di un’epoca e dell’idea stessa di centrosinistra e centrodestra per come li abbiamo conosciuti.

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Trasporti Padani

Lun, Ago 29, 2011

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vaffanculo_1La padanissima azienda di trasporto pubblico di Treviso in linea con l’andazzo generale punta con coerenza all’innalzamento dei prezzi per gli utenti non senza rinunciare a peggiorare il servizio.

Il 2011 è stato l’anno dei tagli nazionali e regionali al trasporto pubblico che hanno provocato nell’ACTT aumento delle tariffe e tagli nelle corse serali e domenicali: vittime studenti, pendolarti ed anziani ai quali viene reso sempre più caro e scomodo usare gli autobus a Treviso.

Ma per completare la beffa agli utenti in questi giorni è stata inviata a tutti gli studenti abbonati una letterina con una offerta strabiliante: 20 euro di sconto sull’abbonamento annuale (che costa che costa dai 190 ai 270 euro) e possibilità di pagare l’abbonamento a rate (ma pagando pure gli interessi).

Peccato che per avere questo fantastico sconto bisogna aprire un conto corrente presso la Banca popolare di Vicenza!

Immagino le frotte di studenti, con rispettive famiglie assediare le filiali della banca!

Il Direttissimo dell’ACTT chiude la lettera dicendosi certo che questa iniziativa geniale, ideata assieme alla Banca, possa offrire “un sostegno agli studenti per essere vicini in modo concreto alle famiglie del nostro territorio”.

Forse, invece di fare pubblicità ad una banca, sarebbe più utile ricordare ai padrini politici della azienda di trasporto padanizzata che i tagli romani e veneziani al trasporto pubblico locale pesano sugli anziani, sui ceti popolari, sui pendolari e sugli studenti costretti a viaggiare male, a pagare sempre di più ed ora anche ad essere venduti come clienti a terzi.


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istantanee di fine stagione

Lun, Ago 22, 2011

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C’è parecchio movimento nell’immobile e decadente scena politica italiana perché evidentemente l’enorme crisi economica e sociale qualche conseguenza la sta producendo.

In questa fine estate torrida di manovre e proclami alcune istantanee disegnano un quadro in cambiamento.

La prima è la faccia di Tremonti, la solita da secchione sfigato, costretto a riaprire Governo e Parlamento perché la sua prima e seconda manovra sono state risucchiate nello sciacquone della borsa.

cupidoIl noto fiscalista sta sulle balle a tutti, ma è il cupido dell’amore contronatura tra Berluscones e Padanos e se si schianta lui poi ad Arcore finiscono i bungabunga.

Nella staliniana Lega cominciano a volare gli stracci: il vecchio caro leader è ormai una macchietta incontinente, i colonnelli cominciano a prendersi a ceffoni, la truppa è stanca e il popolo padano fischia il senatur perfino in Cadore.

Intanto, mentre il Paese sprofonda nella crisi qualcuno si preoccupa, come è già accaduto nel passato, che i soliti interessi e poteri forti non rimangano orfani.

Donna Marcegaglia porta in gita le parti sociali a Palazzo Chigi al grido “desso ghe pensi mi” con una imbarazzata Camusso che evita perfino di farsi fotografare in prima fila in tale compagnia.governo-parti-sociali-incontro-misure-anticrisi-ansa--258x258

Come da copione poi infuriano inchieste bipartisan sulla corruzione che picchiano duro piduisti e bersaniani e come dessert una bella campagna contro la casta.

Quindi tutto pronto per la nuova discesa in campo (do you remember 1994?) del salvatore della patria.

Montezemolo annuncia a reti unificate che quelli come lui che hanno avuto tanto (da noi popolo bue intende) sono pronti a mettersi al servizio del Paese per salvarlo (e abbiamo dei sospetti sul come…).monte

Segue pagellina a governo e opposizioni e ovazione (ed orazioni) private dalle parti del centrodestra dove il fetore del caro cadavere di Arcore comincia a preoccupare molti.governo

A sinistra per non sbagliare ci si mette da parte per non intralciare la marcia trionfale.

Nel discutere del contributo responsabile dell’opposizione, al limite del collaborazionismo a dire la verità, nel Pd si levano le voci dei moderati che lanciano l’ultimo terribile anatema “il Pd non sia laburista”, come fosse una parolaccia, tipo, chessò, comunista! Ma prontamente risponde il 10 agosto sul Corriere della sera Davide Zoggia (uno cresciuto a Venezia a pane e Pci): “laburisti noi? ma se siamo liberisti della prima ora?”.

E infatti la Cgil rimane sola, assieme a due miliardari come Vasco Rossi e Warren Buffet, a chiedere che i conti li saldino i ricchi con una bella patrimoniale, perché il Pd, malgrado gli sforzi del buon Fassina, non può nemmeno pronunciarla ai sensi dello statuto del partito.

Sull’ultimo numero del magazine “Il Venerdì di Repubblica” Curzio Maltese nota infatti che il grande assente nella scena è la sinistra “una sinistra vera che rappresenti gli interessi dei lavoratori, collegata a sindacati forti, capace di fornire una ricetta economica alternativa al neoliberismo rovinoso della fine del Novecento.” E ancora “La vera questione morale è lo stipendio di un maestro elementare, il livello delle pensioni minime, il divario tra i compensi di un super manager e quello di un impiegato o di un operaio della stessa impresa, gli interessi che le banche lucrano su una famiglia impiccata a un mutuo per la prima casa. Sarà troppo chiedere alla sinistra occidentale di occuparsi più di questo che delle agenzie di rating?”sistem

Ecco io credo che la domanda di maltese colga nel segno la maledizione italica dove l’unica eutanasia legale è quella della sinistra.

Così mentre il Pd rinuncia ad essere quello che sono la maggior parte dei suoi elettori cioè di sinistra, dalla parte dei lavoratori e laico, Vendola è rimasto nel film della primarie mentre sbroglia complicate matasse ospedaliere ed acquedottistiche nella sua Puglia e la Federazione della Sinistra addirittura alle prese con due congressi paralleli dove si discuterà chi è più comunista e se la Cina è ancora anti-imperialista, si è chiamata fuori facendo riferimento ad uno schema bersaniano di alleanza tecnica elettorale che, semmai è stato reale, è già archiviato.

cinaServirebbe sinistra insomma e coraggio.

Se non ora, quando?

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Quello che penso del Congresso del Pdci

Lun, Lug 25, 2011

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simbolo pdci

Sabato sono stato a Roma per l’ultima Direzione Nazionale prima del prossimo Congresso.

Il nostro compito era quello di licenziare il documento congressuale frutto del lavoro della Commissione politica.

La Commissione ha lavorato molto per raggiungere un buon livello qualitativo complessivo e di questo bisogna ringraziare i nostri compagni e le nostre compagne.

Ma ho ancora molte perplessità circa alcuni punti centrali di questo documento in riferimento alla Federazione della Sinistra ed al rapporto che intendiamo costruire con il centrosinistra in vista di possibili elezioni.

Nella sostanza io ritengo sbagliata politicamente e incomprensibile elettoralmente la nostra dichiarata estraneità al futuro possibile schieramento di centrosinistra, con il quale intendiamo avere un rapporto ambiguo di “appoggio esterno”.

La stagione nuova aperta dalle vittorie nelle elezioni amministrative e dall’esito referendario ci ricorda come una efficace sintesi di radicalità, innovazione e concretezza possano permettere alla sinistra di uscire dall’angolo.

Io ritengo che per uscire dalla crisi sociale ed economica del Paese i comunisti e la sinistra debbano avere la capacità di essere uniti nel proporre un profilo programmatico comune da portare nel centrosinistra, pur consapevoli dei rapporti di forza esistenti, ma determinati nel costruire le condizioni dell’alternativa al destre.

Sottrarci da questo compito, dichiarandoci in partenza incapaci di reggere questo confronto, ritengo ci metterebbe ulteriormente in condizione di marginalità perfino nei confronti della classe lavoratrice, dei giovani precari, dei ceti popolari.

Per questo motivo io credo che sarebbe stato utile che il nostro Congresso si svolgesse come una assise aperta, rivolta a tutta la sinistra politica e sociale per indicare un percorso unitario capace di mettere all’ordine del giorno l’uscita a sinistra da questa crisi. Invece abbiano deciso di intitolare il Congresso alla presunta “ricostruzione del partito comunista” che è già fallita nel momento in cui la scissione dei compagni dell’Ernesto ha allontanato ogni remota (se mai fosse stata utile) possibilità di riunificazione con il Prc; di non affrontare il nodo del sostanziale fallimento della Federazione della Sinistra che non è riuscita ad essere che uno zoppicante cartello elettorale; di concentrare tanta parte della nostra discussione congressuale su tematiche dottrinali sulla purezza ideologica della Cina e sulla necessità di tornare a presunti fondamenti del marxismo-leninismo.

Temo insomma che rischiamo di sprecare una grande occasione per uscire dalla marginalità e dalla debolezza in cui gli ultimi tre anni di sconfitte politiche ed elettorali ci hanno cacciato.

Ma io sono molto legato alla comunità politica dei comunisti Italiani, alle tante compagne e compagni che dal ‘98 ad oggi hanno lavorato, costruito e lottato assieme a me.

Per questo motivo, pur in un quadro che purtroppo ritengo inadeguato, non mi sono allontanato ritirandomi come in questi anni purtroppo hanno fatto tante compagne e compagni che con noi hanno costruito il Pdci ed ho cercato di contribuire, su alcuni specifici punti, inviando ai compagni della Commissione politica 7 emendamenti al testo.

Alcuni, sul lavoro principalmente, sono stati accolti direttamente o indirettamente nella rielaborazione del testo, altri, quelli più propriamente di linea politica, sono stati respinti.

Per questo motivo ho deciso di non prendere parte alla votazione finale in Direzione perché voglio confrontarmi con i compagni e portare le mie riflessioni e preoccupazioni nel dibattito congressuale.

Siccome sono stato benevolmente rassicurato da un autorevole esponente di questo gruppo di nuovi compagni entrati nel Pdci, che il mio dissenso avrà libera cittadinanza nel Congresso e nel Partito (quel Partito che io ho contribuito nel mio piccolo a fondare ed al quale sono testardamente affezionato) colgo l’occasione di questa magnanima concessione per riportare gli emendamenti da me proposti nella speranza di contribuire ad aprire un dibattito vero e franco tra quanti vogliono impegnarsi per salvaguardare davvero l’autonomia politica, culturale ed organizzativa dei comunisti nell’ambito di una sinistra rinnovata ed unita, evitando lo scivolamento in una condizione testimoniale e marginale che è estranea alla tradizione dei comunisti e del movimento operaio del nostro Paese.

Emendamento 1, La centralità del lavoro: il blocco sociale e il blocco storico pag 19

Il documento congressuale è evidentemente attraversato dalla vicenda dell’accordo interconfederale e dallo scontro in essere tra la Fiom e la maggioranza della Cgil. Anche al nostro interno ci sono orientamenti diversi in merito anche per una forte presenza di nostri compagni nell’area Lavoro e Società che hanno espresso un giudizio sostanzialmente favorevole all’accordo.

togliere la frase “Non basta, infatti, che le posizioni della Fiom divengano patrimonio dell’intera Cgil:”

LA FRASE E’ STATA TOLTA MA IL GIUDIZIO FINALE SULLA VICENDA  TIENE APERTA COME E’ OVVIO LA DISCUSSIONE

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Emendamento 2, Sconfiggere Berlusconi e uscire dal berlusconismo: l’alleanza democratica. pag 22

Questo è un punto che solo apparentemente è secondario: stabilire se sia reale una svolta bersaniana rispetto alla vocazione maggioritaria del Pd veltroniano, fa discendere la possibilità di quell’accordo solo elettorale che è alla base della proposto della FDS che io non condivido. Evidentemente se si saldasse un accordo vincolante solo tra PD IDV e SEL con sullo sfondo il possibile ingresso di un grande centro con una forte golden share non solo escluderebbe l’accordo anche con la Fds, ma indebolirebbe le ragioni e le proposte della sinistra conducendo ad un sostanziale superamento del concetto stesso di centrosinistra contro il quale io ritengo dovremmo batterci. Per questo sono restio a riconoscere la svolta bersaniana fino a che non inizierà un vero processo di confronto programmatico o si decideranno primarie (di leadership e di programma) in grado di definire i confini della coalizione

alla fine del terzo capoverso, sostituire così:

“la vocazione maggioritaria veltroniana NON sembra del tutto superata e per questo il tema delle perimetro della nuova alleanza determina ancora ritardi e confusioni”

ACCOLTA IN PARTE CON LA SEGUENTE RISCRITTURA:

La vocazione maggioritaria veltroniana sembra, allo stato attuale, superata, ma rispetto al tema della futura alleanza si determinano ancora ritardi e confusioni.

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Emendamento 3,Sconfiggere Berlusconi e uscire dal berlusconismo: l’alleanza democratica. pag 22

Sembra una provocazione ma no lo è. Il ‘98 non può essere espunto dalla nostra storia e dalla ragione della nascita stessa del Pdci per non urtare la sensibilità di chi fece scelte diverse ed ora è nel nostro Partito o con noi condivide la sfortunata vicenda della Federazione della Sinistra. Occultare un nodo come questo può solo portare conseguenze negative per tutti.

penultimo capoverso dopo le parole “di tipo leninista”

aggiungere

“ed è nel codice genetico dei Comunisti Italiani a partire dal 1998 quando decidemmo di abbandonare Rifondazione e la deriva estremistica velleitaria di Bertinotti, per salvare il centrosinistra e non consegnare il Paese alle destre e a Berlusconi.”

EMENDAMENTO RESPINTO

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emendamento 4,Sconfiggere Berlusconi e uscire dal berlusconismo: l’alleanza democratica.pag 23

Ritengo molto semplicemente che pensare di andare dagli elettori chiedendo il voto per riportare i comunisti in Parlamento senza spiegare cosa dovrebbero andare a fare in parlamento mi pare un errore tragico. Il bipolarismo, che noi si sia d’accordo o meno, è entrato profondamente nella testa degli elettori per cui si aspettano che noi diciamo cosa vogliamo fare assieme al centrosinistra una volta battute le destre. Ogni vaghezza o doppiezza su questo tema verrebbe punita severamente come è già avvenuto nelle elezioni precedenti. I voti persi dalla Fds, come è ormai provato, non sono andati a sinistra, ma verso il Pd e l’Idv che invece avevano proposte di governo. La presunta emorragia verso l’astensionismo dei voti della cosiddetta sinistra radicale è una leggenda metropolitana smentita da gin analisi scientifica sui flussi elettorali.

secondo capoverso. Sostituire

ponendo con chiarezza le questioni che possono determinare un rapido avanzamento sul piano democratico, economico e sociale per i lavoratori. E tutto questo nella piena lealtà e chiarezza politica, programmatica e progettuale con le altre forze democratiche: solo così aiuteremo veramente la coalizione a conquistare ampi consensi nella società.

con

“ponendo con chiarezza le questioni programmatiche determinanti in campo sociale e del lavoro per la realizzazione della alleanza. Per far questo la costruzione della convergenza programmatica del centrosinistra deve essere sviluppata in modo partecipato, trasparente e leale, anche sperimentando forme innovative di lavoro comune a sinistra come le “primarie di programma”. Tale modalità di costruzione della convergenza programmatica nel centrosinistra ha lo scopo anche di rendere esplicito e chiaro l’impegno reciproco delle forze politiche al fine di garantire la credibilità e la durata della alternativa al berlusconismo che intendiamo proporre agli italiani”

EMENDAMENTO RESPINTO

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emendamento 5, Sconfiggere Berlusconi e uscire dal berlusconismo: l’alleanza democratica. pag 23

Come sopra. Ritengo che la dichiarazione di impotenza che inseriamo in queste righe avrà il duplice effetto di allontanare gli elettori ed escluderci da qualunque tavolo programmatico. Perché il centrosinistra dovrebbe discutere con noi il programma se noi non ci impegniamo ad un patto programmatico di legislatura? E di conseguenza, perché gli elettori dovrebbero votare la Fds se non è in grado di contrattare alcunché per rappresentare la classe lavoratrice, i giovani precari, i ceti popolari? le parole di Bersani ripetute pubblicamente più volte sono chiarissime a riguardo: “con Ferrero e Diliberto abbiamo già concordato che non ci sono le condizioni per governare assieme, al massimo qualche accordo sulle regole”

sostituire

Su questi importanti temi sperimenteremo la possibilità per i comunisti di dare sostanza programmatica all’alleanza democratica. Non, quindi, necessariamente un accordo programmatico organico. Permangono, infatti, distanze strategiche su punti assai rilevanti: sulla partecipazione dell’Italia alle guerre (art. 11 Costituzione) e sulla politica economica e industriale (modello Marchionne) le posizioni del gruppo dirigente del PD sono diverse da quelle dei comunisti e delle forze della sinistra. E bisognerà capire se e come saranno realizzati i tagli da 40 miliardi di euro l’anno, richiesti dall’UE secondo la sua linea gravemente antipopolare. La rilevanza di tali questioni impedisce, dunque, oggi di stipulare anche un patto di Governo in caso di vittoria dell’alleanza democratica.

con:

“Su questi temi importanti intendiamo esplicitare la disponibilità a tutto il centrosinistra dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra ad un accordo programmatico di legislatura nel quale, assieme al resto della sinistra ed alle forze sociali, intendiamo inserire proposte specifiche e concrete sui temi da noi indicati. Con altrettanta trasparenza e chiarezza preannunciamo la nostra assoluta indisponibilità a sostenere scelte parlamentari sbagliate ed incostituzionali come la partecipazione a guerre.”

EMENDAMENTO RESPINTO

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Emendamento 6, QUALE PARTITO COMUNISTA 28

evidentemente la questione settentrionale ed il fenomeno del voto operaio (e Cgil) alla lega ancora non è stato capito


quarto capoverso:sostituire tutto da

“ridimensionatosi il fenomeno del voto operaio…. Fino a capacità di direzione politica ed organizzazione”

con

una presenza organizzata comunista nei luoghi di lavoro è indispensabile per iniziare a contrastare il diffuso fenomeno di voto operaio leghista nel nord del paese. Per farlo è necessario rafforzare il nostro lavoro nella Cgil e la presenza quotidiana del Partito al fianco delle lotte dei lavoratori.

EMENDAMENTO ACCOLTO

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Emendamento 7, QUALE PARTITO COMUNISTA pag 28

il marxismo è uno strumento non un vangelo: le trasformazioni della composizione di classe nel nostro Paese andrebbero approfondite

ultimo paragrafo sostituirlo con:

D’altro canto, al contempo, si registra una formidabile leva di giovani in bilico tra precarietà e lavoro autonomo di terza generazione privi di diritti e di rappresentanza eppure risorsa fondamentale per preparazione e professionalità in settori rilevanti dell’economia italiana. Una generazione di volta in volta catalogata come “generazione 1000 euro”, come popolo delle partite iva, come precari della conoscenza che pur sottoposta negli anni ad una massiva campagna per imporre loro il modello culturale unico della televisione commerciale e del darwinismo sociale, ha dimostrato una capacità di mobilitazione innovativa forte sul tema dei diritti ed una autonoma voglia di riscatto sociale. Nostro obbiettivo è intercettare e interpretare questa voglia di cambiamento, questa ricerca di vecchi e nuovi diritti sociali e di libertà, mettere il nostro Partito a disposizione delle loro lotte, dare rappresentanza sociale e politica alle nuove forme del lavoro.

EMENDAMENTO ACCOLTO

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Spirit of ‘98

Lun, Lug 18, 2011

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1998

Come è noto ho espresso qualche dubbio sulla svolta del Pdci che dovrebbe essere sancita con il congresso di ottobre, quello significativamente intitolato “ricostruire il partito comunista”.

Ritengo ormai fallita la prospettiva della Federazione della Sinistra che non è mai divenuto nulla più di uno (sfortunato) cartello elettorale peraltro sostanzialmente proprietà di quel che rimane del Prc.

E ritengo sbagliata la scelta di porci fuori dal centrosinistra che dovrà andare (spero presto) a sfidare il Caimano morente.

Ho proposto degli emendamenti al documento congressuale per la Direzione nazionale che si svolgerà sabato a Roma, ma temo che quelli di sostanza non saranno accolti e, per rispetto della Direzione nazionale e della Commissione politica del congresso, attendo di renderli pubblici solo quando avremo il documento definitivo.

Ma qui sotto ho messo poche righe che ritengo esprimano bene quello che dovremmo dire, forte e chiaro, nel nostro Congresso.

Non sono parole nuove: si tratta del documento del Comitato promotore che diede vita al Pdci a Roma nel novembre del 1998.

Di quel comitato facevano parte (tra gli altri) Diliberto, Cossutta, Manisco, Minucci, Nesi, Belillo, Bergonzi, Caponi, Chiezzi, Galante, Ghelli, Marino, Notarianni, Pagliarulo, Pellegrini, Pestalozza, Polenghi, Sgobio, Tripodi, Venier, Canfora, Caron, Crocetta, Galdelli, D’Amato, Giacomino, Guerrini, Moroni, Muzio, Nobile, Paoletti, Spetic ed il sottoscritto. (si anche Rizzo…. vabbeh)

Al netto dell’effetto delle scissioni, sempre dolorose e negative, e al netto della degenerazione della politica italiana nel suo complesso, credo che vi si rintracci ancora oggi una ispirazione ed una visione attualissime che dovrebbero farci riflettere

Oggi nel nostro Paese c’è uno spazio politico e sociale molto ampio fra le posizioni della sinistra moderata e le posizioni massimaliste. E’ lo spazio storicamente dato per il partito dei comunisti italiani.
Dal punto di vista politico infatti le forze massimaliste e minoritarie hanno limitatissime capacità strategiche di costruzione di alleanze, mentre quelle della sinistra moderata rivolgono tale attenzione prevalentemente verso le dinamiche politiche del centro.
Dal punto di vista sociale le posizioni più radicali, al di là di proclami spesso altisonanti, si dimostrano sostanzialmente sterili dal punto di vista politico, perché rivolte essenzialmente verso nicchie di emarginazione e di disagio che, pur essenziali nella capacità di rappresentanza di un partito comunista, di per sé sono minoritarie e da sole sono perdenti, se non connesse ad un ampio fronte sociale imperniato sul mondo del lavoro e della produzione.
Ma le politiche dei comunisti, il loro programma, sono realizzabili solo nell’ambito di un sistema delle alleanze; alleanze appunto, politiche, con le forze con cui di volta in volta o permanentemente, sia possibile determinare convergenze; alleanze sociali con le forze rappresentative del lavoro e del progresso a cominciare dalla Cgil, dal mondo composito dell’associazionismo di massa, della cooperazione, della solidarietà, del volontariato, del tempo libero, di cui la cultura e lo sport sono elementi essenziali.
Vanno dunque ripresi e aggiornati gli strumenti di interpretazione e di modificazione della realtà elaborati da Antonio Gramsci da tempo abbandonati sia dalla sinistra moderata, sia dalla sinistra moderata: la costruzione del blocco sociale, la più complessa costruzione del blocco storico, la sfida per l’egemonia della classe operaia e dei ceti popolari, la riforma intellettuale e morale, vanno utilizzati come chiave di lettura dell’analisi concreta della situazione concreta, a cominciare da una analisi delle classi e dei ceti sociali in Italia, degli interessi in campo, dei rapporti di forza, del ruolo e della capacità di rappresentanza dei partiti nel senso più ampio del termine. Da ciò deriva la possibilità non solo di conquistare risultati parziali, ma anche di riproporre con successo in Italia la grande prospettiva strategica del socialismo e più in generale di rimettere all’ordine del giorno in Europa nelle forme e nei modi del nuovo secolo che si sta aprendo, la storica questione della rivoluzione.
Per questo i Comunisti Italiani si ispirano alla parte migliore della storia e della cultura del Partito Comunista Italiano e, insieme alla parte migliore della storia e della cultura della “nuova sinistra”. In particolare i Comunisti Italiani vogliono sviluppare, nelle forme e nei modi di un moderno partito di massa, capacità di trasformare realmente la realtà attuale, il carattere di classe, popolare, nazionale ed europeo che fu il peculiare contributo del Pci al movimento operaio del nostro continente.
Noi Comunisti Italiani intendiamo coniugare in modo inseparabile i principi dell’autonomia e dell’unità, intendendo la prima come la salvaguardia contro ogni subalternità e contro qualsiasi deriva, e la seconda come la condizione per sconfiggere ogni forma di settarismo e per dare vita a politiche efficaci e nell’interesse del nostro popolo.

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