discussioni sinistre

Lun, Lug 19, 2010

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struzzo

Quello appena passato è stato un weekend molto denso per la scalcagnata sinistra italiana.

Si sono riuniti: la direzione nazionale allargata del Pdci, il Cpn di Rifondazione, le fabbriche di Nichi.

Poi per i feticisti da segnalare anche l’allegra combriccola di Rizzo con Ferrando & c (peraltro come sempre omaggiata dai Tg di regime).

Provo a cercare di riportare il dibattito del Pdci (che ho seguito in prima persona) confrontandolo con quello che mi hanno riferito o ho letto sugli altri due appuntamenti.

La linea proposta da Diliberto nella sostanza è la seguente.

Non avere una politica delle alleanze sarebbe esiziale e quindi bisogna costruire le condizioni per cui la Federazione della Sinistra stringa un patto politico di legislatura con il centrosinistra su 3 temi determinanti: precarietà, fisco e scuola.

Ma non vi sono le condizioni per un vero e proprio accordo di governo.

La FdS rimane ancora una “entità misteriosa” dentro la quel bisognerà fare una dura battaglia politica soprattutto sul tema appunto del rapporto con il centrosinistra.

Sulla nostra proposta dell’unità dei comunisti prendiamo atto che il Prc non è intenzionato a fare un partito unico per cui mettiamo il Pdci a disposizione di quei compagni dell’Ernesto che volessero abbandonare il Prc.

Per il resto una ripresa della linea del 98 sulla autonomia ed unità, ma una chiusura netta a quanti parlano di partito unico della sinistra.

Qualche timida apertura al dialogo e confronto con SeL e qualcuna ancor più timida nei confronti di Vendola.

L’orientamento del partito è largamente di condivisione della linea proposta da Diliberto con qualche sottolineatura critica di chi, come il sottoscritto, chiede di accelerare il processo unitario a sinistra e di altri che invece mettono l’accento su unità dei comunisti ed impraticabilità di un accordo di governo con il centrosinistra.

Della riunione di Rifondazione ho avuto solo qualche resoconto interno: pare che la linea della Federazione della Sinistra sia stata confermata anche se vi sono parecchie resistenze alla costruzione della FdS come un vero soggetto politico, seppur plurale e federale.

Le posizioni sul rapporto con il centrosinistra sono ancora molto distanti da quelle del Pdci infine Rifondazione propone a tutta la sinistra la convocazione di una manifestazione su crisi e lavoro ma mi pare che la proposta sia sostanzialmente caduta nel vuoto.

Sembra che gli equilibri precari interni al Prc corrano verso un redde rationem nel congresso nazionale che si terrà peraltro dopo quello fondativo della Federazione della Sinistra, delegitimandolo di fatto.

In Puglia intanto Vendola rompe gli indugi ed avanza la sua candidatura alle ipotetiche primarie del centrosinistra e da lì arriva un po’ di freschezza, almeno nel linguaggio e nella partecipazione, non saprei dire nei contenuti perché fino ad ora non ne ho sentito parlare, anche se conto che queste fabbriche si apriranno alla discussione nei territori e sulla rete.

Intanto però non possiamo non tenere d’occhio i movimenti al centro di quel grumo grigio Rutelli- Montezemolo – Fini – Casini che potrebbe sostituire la destra berlusconiana oppure trascinare ulteriormente al centro il Pd sganciando sia la sinistra, da Vendola ai comunisti, sia Di Pietro.

Il Presidente Mao diceva che quando la confusione sotto il cielo è grande, la situazione è ottima, ma il Grande Timoniere non ha avuto la fortuna di conoscere la sinistra italiana.


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un caldo uichend romano

Ven, Lug 16, 2010

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lumaca

sabato e domenica una direzione straordinaria del pdci a roma

bisogna decidere che fare

sto affilando concetti numeri e idee

intenzionato a dare battaglia

contro il suicidio di massa della sinistra

su queste pagine ne darò informazione

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Problema: come dare un governo a questo Paese da operetta?

Lun, Lug 12, 2010

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El problema de Rubik

Problema:


Berlusconi vuole scaricare Fini,

per questo Berlusconi vorrebbe Casini.

Ma se arriva Casini se ne va Bossi,

senza Bossi e Fini, Berlusconi non ha più maggioranza.

Dall’altra parte Bersani vorrebbe Casini

ma se con Bersani c’è Casini se ne va Di Pietro

e Casini per andare con Bersani non vuole nemmeno Vendola

quindi Bersani con Casini ma senza Vendola e Di Pietro

è senza maggioranza.

Bersani dovrebbe osare una nuova maggioranza con Vendola e Di Pietro

ma D’Alema non glielo permetterebbe mai

Soluzione:


C’è un grumo grigio: FiniCasiniRutelliMontezemolo,

che piace alla Marcegaglia e al cardinal Bertone (e pure a D’Alema)

Questi signori potrebbero pensionare (con le buone o con le cattive) Berlusconi, recuperando un po’ dei suoi e scaricando Bossi.

Poi con il ritornello della “responsabilità istituzionale” imbarcano Bersani come appoggio più o meno esterno, staccandolo da Di Pietro e Vendola.

Et voilà: una nuova destra responsabile e presentabile per far fare tutti i sacrifici ai soliti noti e tutti gli affari agli altri


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Piazza Duomo: quando un albergo di lusso è il rilevante interesse pubblico!

Ven, Lug 9, 2010

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oggi vorrei raccontarvi una cosa molto “local” di tipica amminisrazione leghista.

duomo treviso


Mercoledì il Consiglio Comunale sarà chiamato a deliberare la variazione di destinazione d’uso del complesso immobiliare di piazza Duomo costituito dall’ex-tribunale, dalle ex-carceri, dall’ex-sede del giudice conciliatore e dall’ex-comando della polizia municipale.

La nuova destinazione d’uso (albergo di lusso, residenza di pregio e altri negozi) è quella richiesta dalla Fondazione Cassamarca che otterrà dal Comune la proprietà degli edifici di piazza Duomo nell’ambito della vasta operazione immobiliare che coinvolge anche la Provincia, il cosiddetto “risiko immobiliare” (una serie di cessioni reciproche tra Comune Provincia e Fondazione che ha coinvolto Questura, Intendenza di finanza, Camera di commercio, Provincia e Prefettura)

Nella delibera che sarà messa in votazione si dice (testualmente e vergognosamente) che la concessione del cambio di destinazione d’uso di tutta l’area alla Fondazione Cassamarca “risponde all’obbiettivo di perseguire rilevanti interessi pubblici generali  perché nel progetto di Fondazione volto a realizzare nel complesso dell’ex-tribunale un albero adeguato alle esigenze del nuovo turismo culturale che sta interessando la città capoluogo e la Marca nel suo complesso, con particolare riferimento all’area centro-sud (Sile e Terraglio) e anche insediamenti residenziali, artigianali e direzionali (…).”

Non mi sfugge il fatto che Fondazione Cassamarca abbia bisogno di un tornaconto economico dall’operazione e che, quindi, debba “valorizzare gli immobili” (come si dice adesso, “speculare” non è politically correct) e non ivoglio negare la possibilità che una parte del compendio possa essere destinata a finalità residenziali e commerciali in una logica privatistica.

Ma sappiamo anche che quegli edifici sono “beni comuni” (espressione abusata ma perfettamente calzante per il caso in questione) perché sono stati realizzati con il denaro dei contribuenti ed appartengono, quindi, non agli amministratori di turno ma alla comunità civile, ai cittadini.

Il complesso di piazza Duomo, inoltre, è l’unica area del centro storico in cui è possibile un’operazione di riqualificazione urbanistica a servizio delle esigenze non della Fondazione Cassamarca ma della città e del suo centro storico: spazi per la cultura e la socialità, i giovani e l’associazionismo.

Ma sopratutto pensiamo che con i notevoli ricavi che la Fondazione Cassamarca fa in città grazie alla condiscendenza della amministrazione si dovrebbero costruire qualche decina di appartamenti per gli anziani della nostra città!

E trovo vergognoso che il Sindaco Gobbo nel favorire questo immenso giro di speculazioni immobiliari si sia preoccupato solo di poter conquistare per sè stesso  uffici di prestigio con affaccio in Piazza dei signori al posto della Prefettura, piuttosto che pensare ai tanti trevigiani anziani e disabili, ai giovani che sono espulsi dalla città da un mercato della casa fuori controllo e dai continui tagli alle politiche sociali ed assistenziali.


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l’agonia del caimano

Lun, Lug 5, 2010

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caimano ok

Certo certo, può essere lunga

e sappiamo anche che la bestia ferita può essere pericolosa,

ma in questa estate afosa, diciamocelo, è bello assistere all’agonia del caimano.

Non gliene va bene una.

Mi sa che non è nemmeno riuscito a trombare in Brasile.

Sono curioso di vedere chi lo mollerà per primo tra Bossi, Fini, Schifani, Dini (eh sì c’è ancora lui), Frattini etc

Sono curioso di vedere le facce dei servi leccaculo, avvocati e giornalisti.

Le marcegaglie e i minzolini, i maroni e i capezzoni!!!

Vorrei capire chi sarà pronto il mattino dopo a giurare di non essere mai stati al servizio del caimano, chi invece eroicamente si farà seppellire con lui con un fremito di eccitazione (dura sfida tra Bondi e Fede).

Se poi a sinistra qualcuno comiciasse a dire e fare qualcosa non sarebbe male.

Ma non si può avere tutto dalla vita…

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Dove sono finiti i voti della Sinistra?

Mar, Giu 22, 2010

22 Commenti

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1. Dove sono finiti i voti della Sinistra?

La sinistra italiana si dibatte da tempo sulle cause delle propria riduzione a marginalità.
Per intenderci ci riferiamo a tutto ciò che c’è a sinistra di quel Pd che, tanto legittimamente quanto esplicitamente, si ritiene “partito di centrosinistra” estraneo finanche alla socialdemocrazia europea sia in termini di autocollocazione, che di riferimenti teorici in campo economico e sociale.
Al netto delle dispute ideologiche, di quelle storiche e del grande peso degli scontri personali il tema centrale di divisione nella Federazione della Sinistra e tra la FDS e Sinistra Ecologia e Libertà sta nel tema immortale della politica delle alleanze.
E’ stato un tema portante della nascita del Pds dalle ceneri del Pci, è stato il tormentone nella nascita e della crescita di Rifondazione, è l’oggetto del contendere delle continue e sterili scissioni a sinistra.
Risalendo più indietro e guardando più lontano è una disputa che risale a Marx e Lenin fino a Gramsci e Togliatti e che si articola differentemente in tutto il mondo fino ad oggi.
Può una sinistra di trasformazione, che contesta alla radice il modello di sviluppo capitalistico (e ambirebbe a sovvertirlo), praticare alleanze elettorali e forme di governo di coalizione con chi invece ritiene il capitalismo liberista l’unico, se non il migliore, dei mondi possibili?
Non speriate che io abbia la risposta a questa immortale domanda: ho ambizioni molto più modeste.
Mi accontenterei di tentare una risposta alla domanda, molto più prosaica, che ci poniamo a sinistra dopo tutte le recenti batoste elettorali e che sarà al centro del dibattito a sinistra dei congressi di fine anno della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà.
Perché la sinistra ha praticamente dimezzato i suoi voti dal 2005 ad oggi?
E quindi la domanda conseguente: come fare a recuperarli?
Non che questa domanda sia di più facile risposta, visto che le ragioni sono molteplici e le risposte dipendono da un sacco di variabili, molte delle quali non dipendono da noi.
Ma se vogliamo andare al nocciolo della questione dobbiamo porci il quesito se in questi anni abbiamo perso metà dei nostri voti (banalizzando all’estremo volutamente le due posizioni) perché siamo stati troppo compromessi nel centrosinistra o perché siamo stati “non utili” per battere le destre e Berlusconi.
Stringi stringi la questione è tutta qui: coerenza versus voto utile.
Sul questo blog ho scritto una nota sulla relazione di Ferrero alla direzione del Prc dal quale è scaturito un dibattito credo interessante.
Alcuni commenti, tra tutti uno di un autorevole dirigente di Rifondazione ed uno di un esponente di rilievo del movimento studentesco universitario, davano una risposta precisa al calo dei consensi della sinistra: sono voti finiti nell’astensione di elettori delusi dalla nostra esperienza di Governo.
E’ l’asse portante del ragionamento che vede la necessità di una sinistra “strategicamente alternativa” al centrosinistra per poter recuperare consensi.
Allora andiamo a vedere i voti e l’analisi dei flussi elettorali per capire se è vero.
Ho chiesto di fare chiarezza su dove sono finiti i voti della sinistra ad un amico politologo che con voti, sondaggi e flussi ci sa fare, il prof. Paolo Feltrin Presidente della Tolomeo Studi e Ricerche, che pur provenendo politicamente dalle nostre parti, mette ovviamente le sue conoscenze sul mercato e a destra (dove sanno scegliere bene i loro consulenti) è molto ascoltato.
Riporto di seguito la elaborazione dei dati che mi ha preparato perché secondo me possono aiutare la nostra riflessione.

2. Come è cambiato il volto della sinistra radicale negli ultimi 5 anni?
(a cura di Paolo Feltrin)

Le elezioni regionali 2010 hanno nella sostanza confermato il trend iniziato con le politiche del 2008 e proseguito con le europee 2009: la sinistra radicale2, con la quale identifichiamo Rifondazione, Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà, i Verdi ed altre sigle minori, è in evidente difficoltà.

Rc, Ci e Verdi nel 2005 valevano l’11,1% dei consensi nelle 13 regioni al voto nel 20120, ancora nel 2006 la percentuale era del 10,5% (tabella 1). Dopo il crollo del 2008, che ha visto l’area della sinistra radicale precipitare al 4,3%, c’è stata una nuova ripresa, ma ben lontana dai livelli dei primi due anni analizzati. Un’area che valeva 3,3 milioni di consensi nel 2006 oggi si ritrova con 1,4 milioni di voti. Anche il confronto tra le due ultime regionali non lascia adito a dubbi: da 2,7 milioni di voti si è scesi a 1,4 milioni, quasi la metà. La domanda che in molti si sono fatti è la seguente: dove si sono diretti questi 1,5-2 milioni di elettori? Per quali ragioni il consenso della sinistra radicale non è più quello di 4-5 anni fa?

Tab. 1 Sinistra radicale: trend 2005-2010 nelle 13 regioni al voto nel 2010
tabelladiocan 1

Analizziamo prima la situazione prodottasi nel 2008 e 2009, per poi lasciare spazio ad alcune considerazioni relative alle recenti elezioni regionali.

Il crollo della sinistra radicale, come sappiamo, è avvenuto nel 2008. Quattro sono state le ragioni di questo pesante ridimensionamento (presentate in ordine decrescente di rilevanza): 1) la scelta di Veltroni di correre da solo, che ha alimentato la logica del “voto utile”, penalizzando la sinistra radicale e convogliando i consensi verso il Pd e Di Pietro; 2) la formazione di un cartello elettorale (la Sinistra Arcobaleno) davvero traballante, costruito senza un vero progetto politico, ma con il solo obiettivo di superare la soglia di sbarramento alla Camera del 4%; 3) l’insoddisfazione degli elettori nei confronti dell’operato di Rc-Ci-Verdi e del governo Prodi nella legislatura 2006-2008; 4) la scelta di un simbolo e di un nome scarsamente riconoscibili ed identificabili, che ha perso consensi verso piccole liste con falce e martello. Questi quattro elementi hanno portato al quadro di flussi 2006-2008 evidenziati nella prima riga della tabella 2: il 24% degli elettori rimane fedele alla sinistra radicale, il 35% vota strategicamente Pd o Di Pietro (rispettivamente 29 e 6%), il 26% si rifugia nel non voto. È come se l’elettorato della sinistra radicale si dividesse in tre blocchi di simili dimensioni: una parte rimane fedele, una parte è trascinata dal voto utile, una parte si astiene.

Nonostante tutto, questa poteva essere una scelta temporanea dell’elettore di sinistra: i voti utili si possono recuperare in altre competizioni (europee, regionali), quelli degli astenuti con un’offerta più attrattiva e con un recupero di fiducia nei confronti dei partiti. Ma i risultati nel 2009 non sono andati in questa direzione, nonostante un recupero in termini percentuali ed assoluti: le due liste, Rc-Comunisti Italiani e Sinistra e Libertà, non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 4% e sono rimaste senza rappresentanza nel Parlamento europeo. I flussi 2006/2009 evidenziano un recupero sul lato della fedeltà (che torna al 35%), mentre si riducono in effetti le defezioni verso il Pd, conferma del fatto che il flusso 2008 era in parte voto strategico. Aumentano invece i flussi verso Di Pietro (10%), mentre rimangono simili i flussi verso l’astensione (28%). Questi ultimi hanno comunque un impatto minore rispetto al flusso 2006-2008, dato che alle elezioni europee la partecipazione è mediamente più bassa di oltre 10 punti percentuali rispetto alle politiche.

Tab. 2 Sinistra radicale: flussi di voto 2006-2008, 2006-2009 e 2006-2010 (13 regioni)
tabelladiocan2

Infine il 2010 ripropone uno schema simile al 2009, anche se molto più frammentato a causa delle diverse offerte di liste a livello regionale: la sinistra radicale cede leggermente, scendendo dal 7,3 al 6,3%. La Federazione della Sinistra, in questo caso, è superata da Sinistra, Ecologia e Libertà, trascinata dalla candidatura Vendola (2,8 contro 2,9%). I flussi mostrano uno spostamento dei voti i direzione Grillo ed altre liste di CS, con una quota di fedeli e di astenuti molto simile a quella del 2009 (32 e 28% rispettivamente). Come per il 2009 i dati verso l’astensione sono in linea con quelli degli altri partiti (alle ultime regionali, oltretutto, la partecipazione è stata molto bassa).

Perché ancora due insuccessi? Le ragioni sono sostanzialmente tre. La prima è un’evidente difficoltà di tutto il centro-sinistra (CS) in Italia anche dopo il 2008: le elezioni seguenti hanno visto nette affermazioni del centro-destra (CD). Il CS non ha più incrementato il proprio bacino elettorale, ed anche la sinistra radicale ne ha risentito. Ma questa è una spiegazione davvero marginale.

La seconda ragione è legata alla visibilità mediatica: l’assenza dal parlamento ha sottratto ogni spazio di intervento nel dibattito politico alla sinistra radicale, togliendo voce ai suoi protagonisti (l’unico rimasto è Vendola). Al giorno d’oggi, d’altronde, il consenso si crea e si mantiene innanzitutto con i media. La terza ragione, in parte legata alla seconda, è che questo spazio libero lasciato da Rc, Ci, Verdi e Sinistra e Libertà è stato coperto da altri competitors: Di Pietro dal 2009 e Grillo da quest’anno. Questi attori politici sono riusciti ad imporre la propria agenda, fatta innanzitutto di radicalismo giustizialista ed antiberlusconismo, colmando così il vuoto lasciato dall’estrema sinistra. Oltretutto hanno saputo operare su target diversi ed utilizzare media differenti: Grillo sulle fasce d’età medio basse e sul mondo di Internet, Di Pietro sulle fasce d’età medio-alte e sulla comunicazione tradizionale attraverso tv e giornali. L’innovazione nel primo caso, la tradizione nel secondo.

D’altronde, come possiamo vedere dalla tabella 3, le aree di sovrapposizione tra sinistra radicale, Di Pietro e Grillo sono ben evidenti: una quota rilevante degli elettori dei tre blocchi si posiziona tra l’estrema sinistra e la sinistra.

Tab. 3 Elettorato sinistra radicale, Di Pietro, Grillo e Pd: autocollocazione politica (2010)
tabelladiocan3
Infatti non è certo che l’area della sinistra radicale si sia davvero ridimensionata negli ultimi anni. Il punto è che gli elettori di sinistra si sono aperti a nuove possibilità di voto grazie alle nuove liste presenti nell’arena elettorale, cioè l’Italia dei Valori ed il Movimento 5 Stelle.

Se sommiamo nel trend 2005-2010 i risultati di questi due partiti, andando così a formare una sorta blocco di “sinistra radicale allargata”, vediamo che i dati degli ultimi due anni tornano in linea con quelli del biennio 2009-2010. Anzi, sono addirittura superiori data la continua erosione dell’elettorato Pd. Solo il 2008 rimane nettamente al di sotto dei risultati delle altre quattro elezioni, perché in quel caso, come abbiamo osservato, il voto utile e l’astensionismo influiscono sul ridimensionamento dell’area politica.

Tab. 4 Sinistra radicale allargata: trend 2005-2010 nelle 13 regioni al voto nel 2010
tabelladiocan4

Le difficoltà della sinistra radicale, quindi, sono dipendenti in gran parte dalla presenza di nuovi competitors e dalla mancanza di visibilità da due anni a questa parte. Senza dimenticare che, su alcuni temi portati avanti con successo nel quinquennio 2000-2005, oggi sembra essere calato il sipario, sembra essersi esaurita la spinta propulsiva. Complice, in alcuni casi, la crisi economica, che non sembra aver avvantaggiato i partiti di sinistra, neppure nel momento in cui il “fallimento” del mercato ha obbligato l’intervento massiccio degli Stati per salvare le banche (oggi questa situazione sembra essersi invertita: il mercato è tornato a vincere, tanto che i governi sono stati costretti a pesanti “cure dimagranti” per ridurre deficit e debito).

Se le proposte che arrivano non sono in linea con gli umori e le priorità dell’elettorato di sinistra, ecco che l’elettore sceglierà un percorso alternativo. Oggi il dibattito di sinistra è orientato sul tema della giustizia e sulla difesa della Costituzione, il tutto in chiave anti-berlusconiana: ma queste istanze sono già portate avanti da Di Pietro e Grillo, che sono diventati i titolari del “giustizialismo hard”. Dunque per la sinistra radicale, al momento, sembrano essersi chiusi gli spazi competitivi.

Torniamo comunque ad analizzare il risultato 2010 nelle 13 regioni. È molto difficile fare valutazioni sul rendimento della sinistra radicale (ed in particolare di Rc-Ci) a seconda del formato di alleanza coalizionale. Perché in realtà sono altre le variabili che sembrano avere una maggiore influenza, come ad esempio il numero di liste presenti, fattori e candidature locali.

In generale i dati non sembrano comunque confermare che il rendimento della sinistra radicale sia migliore nelle aree in cui si presenta autonomamente. In Lombardia e Campania, ad esempio, le candidature della Federazione della Sinistra perdono più della media complessiva, nelle Marche (con alleanza estesa anche a Sinistra, Ecologia e Libertà) un recupero c’è, ma va considerato anche il basso numero di liste presenti nel 2010. Per il resto il miglior balzo in avanti è quello pugliese, trascinato dalla candidatura Vendola. Nel complesso, vediamo che rispetto al 2009, nelle tre regioni in cui la sinistra radicale ha una o più componenti che presentano candidati propri, la variazione negativa è di 1,2 punti percentuali, contro lo 0,8% nelle altre regioni (tabella 5). Se poi il confronto è esteso anche alle altre elezioni, in generale vediamo che l’alleanza con il centro-sinistra (CS) sembra dare più vantaggi.

Tab. 5 Sinistra radicale: trend 2005-2010 a seconda del tipo di alleanza 2010
tabelladiocan5

Quindi il problema degli assetti di alleanza è un falso problema: dentro o fuori dal CS cambia poco in termini di voti, almeno alle elezioni regionali (per i seggi è evidente che le corse solitarie, con gli sbarramenti delle regionali, fanno perdere consiglieri). La sinistra radicale perde sia come “forza di governo”, sia come “forza d’opposizione”, e non è in grado di catalizzare il voto di protesta come alcuni anni fa. Per le politiche, invece, la corsa solitaria è davvero improponibile: qui il voto “utile” può davvero affossare definitivamente i partiti di estrema sinistra.


3. Qualche indicazione per la nostra riflessione

Lungi dal confondere questi numeri con un oracolo dal quale dovrebbe discendere una linea politica, mi pare che emergano con chiarezza alcuni elementi che dovrebbero aiutare la nostra discussione.
Innanzitutto sfatiamo un mito: quei quasi due milioni di voti che abbiamo perso in cinque anni non sono andati nell’astensionismo per punire la nostra poca coerenza.
Anzi, l’astensionismo non colpisce la sinistra in modo particolare rispetto agli altri partiti, in generale in Italia colpisce di più la destra.
I flussi elettorali ci dicono che i nostri elettori che ci hanno abbandonato si dividono in parti quasi uguali tra chi si astiene e chi decide di votare per il Pd o Italia dei Valori: quindi per il centrosinistra di governo.
Ogni 100 voti persi da noi alle politiche, 35 sono andati al centrosinistra e solo 26 nell’astensione.
Questo intanto dovrebbe farci riflettere sul fatto che probabilmente non conosciamo bene i nostri elettori alcuni dei quali, non pochi, sono perfino andati nel centrodestra presumibilmente alla Lega.
Forse dovremmo tornare a riflettere sulla esperienza dell’ultimo Governo Prodi e sul giudizio dei nostri elettori certificato con il flop dell’Arcobaleno, quando forse ha pesato di più in negativo la nostra incapacità di svolgere una funzione efficace di Governo rispetto alla moderazione ed eterogeneità di quella sfortunata coalizione.
Ma è interessante anche il dato della autocollocazione politica degli elettori: il 25% degli elettori del Pd si definiscono di sinistra ed addirittura il 33% di quelli che hanno votato Idv, fino al 35% di quelli che hanno votato per Grillo!
Questo significa che vi sono altri competitors (brutta parola usata da Feltrin) pronti a raccogliere i consensi della sinistra quando essa è divisa, oscurata e nell’angolo.
E questi competitors non sono alla nostra sinistra. Anzi.
Se a ciò aggiungiamo che oltre l’80% degli elettori formano la propria opinione politica esclusivamente attraverso la televisione ed i telegiornali, dai quali siamo stati praticamente cancellati, è evidente che la china per risalire dalla marginalità per la sinistra sarà particolarmente ripida e scivolosa.
Non basteranno insomma più volantinaggi o la propaganda in rete per uscire dal cono d’ombra in cui ci hanno e ci siamo cacciati.
Come probabilmente dovremo ammettere che il nostro elettorato, sempre più mobile e che non conosciamo abbastanza, non ci chiede semplicemente più coerenza, ma magari più efficacia.
Quando cominceranno i congressi della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà, sarà bene tenere conto di questi numeri.
Perché dietro i voti ci sono le persone in carne ed ossa.
E cervello.

Nicola Atalmi

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bye bye federalismo! Zaia niente da dichiarare?

Mer, Giu 16, 2010

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Zaia 6x3 Verticale(2)“Questa manovra non solo mette a repentaglio il federalismo fiscale. 
Dopo l’incontro di oggi lo spazza via dal tavolo”. Roberto Formigoni (Presidente della Regione Lombardia)

Grazie alla manovra finanziaria del Governo solo per l’anno prossimo alle Regioni, alla faccia del federalismo, arriveranno 10 miliardi in meno e il taglio sarà indiscriminato sia per le Regioni con i conti a posto che per quelle in deficit.
 Con conseguenti tagli sulla sanità, sulle politiche sociali e per il lavoro e sui trasporti pubblici. Questo mentre il Governo ne spende 29 di miliardi in armamenti.
 Zaia tace e cerca ancora di prenderci in giro con il sol dell’avvenir del federalismo che non verrà mai, mentre tutti gli altri Governatori del Pd e del Pdl, a cominciare da Formigoni, cominciano ad ammettere la verità.
 Il Governatore del veneto che è così ciarliero e sempre pronto ad esternare, ha niente da dichiarare?

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il project financing per l’ospedale di Treviso: ovvero affari per i privati e costo per le casse pubbliche (e per la salute di tutti)

Lun, Giu 14, 2010

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Oggi in Comune a Treviso Sinistra Trevigiana ha fatto una conferenza stampa su: Il project financing dell’ospedale di Treviso, ovvero tutto quello che vorreste sapere sula privatizzazione dell’ospedale e che la Lega non vi ha mai detto!  
Abbiamo illustrato  le conseguenze dell’ingresso dei privati nel nuovo ospedale di Treviso portando ad esempio quanto già accade all’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Per farlo abbiamo invitato a portare documentazione e testimonianze: Pierangelo Pettenò, consigliere regionale membro della V sanità Mirko Ferrarese, RSU Ospedale del’Angelo, Salvatore Lihard, Comitato cittadini in difesa della sanità pubblica Venezia.
La nuova cittadella della sanità che sorgerà al posto dell’attuale Ca’ Foncello costerà oltre 224 milioni di euro e quasi la metà, 98 milioni li metteranno i privati, con un project financing, che in cambio otterranno lauti (e lunghi) contratti in esclusiva per alcuni servizi come pulizie, manutenzione apparecchiature, ristorazione, sterilizzazione, lavanderia, ingegneria clinica, gestione energetica.
I soldi non li ha messi (come promesso) la Regione perché altre provincie (vedi Verona e Padova) assorbono tante risorse.
Così arriveranno i privati (sempre i soliti noti) che faranno uno degli investimenti più sicuri della terra perché potranno sempre e solo guadagnarci.
E chi ci perderà? Le casse della sanità pubblica ed i cittadini.
L’ingresso dei privati infatti, come è accaduto a Mestre comporta subito spese in più per l’utenza con parcheggi tutti a pagamento, l’ospedale diviene un centro commerciale, la Usl spinge l’utenza ad andare tutta nel grande ospedale per rispettare i contratti con i privati e disinveste nel territorio, le manutenzioni si impennano nei costi perché su quello guadagnano i privati soci dell’ospedale.
Il project financing, che solitamente è utilizzato per fare ponti o autostrade, è ormai noto che è molto pericoloso nella sanità perchè incide nella qualità e dannoso per le casse pubbliche perché non è conveniente.
Ma arricchisce molto certi imprenditori.
Tutto questo accade senza che la Lega trevigiana sia stata in grado di difendere la sanità della Marca e con il Partito Democratico che si è diviso tra favorevoli ed astenuti.
Solo la Sinistra si è opposta in Regione ed ora in Comune.
Intanto abbiamo cominciato ad informare i cittadini, poi gli staremo con il fiato sul collo per rendere pubblici tutti i passaggi di questo enorme affare a spese della salute dei cittadini.

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io vendo prostituzione

Ven, Giu 11, 2010

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“Io vendo prostituzione, inutile girarci attorno.”

Ha meno di 40 anni, piccola e bionda. Simpatica.

Di ritorno da una seriosa iniziativa per la difesa dell’acqua pubblica, la incrocio fuori da un locale alla moda della mia città e non so come sia capitato che abbiamo cominciato a chiacchierare.
C’era un suo fidanzato molto servizievole, un avvocato tanto sbronzo quanto spassoso e la sua ragazza, una commercialista stupefatta quanto me delle storie che ci stavano raccontando.

“L’ho sempre voluto fare, fin da bambina. Giocavo con le mie barbie a fare un bordello. Io ero la metresse.”

Non racconta per scandalizzare, ne parla con passione e professionalità.

Le ragazze non sono vittime di un racket, sono in affari assieme.

“Prima facevo la commercialista ma il lavoro mi stressava, ero infelice” ci racconta “ho deciso di mollare tutto e mettere su un night club, sì insomma un bordello.”

Risponde a qualche telefonata, dal locale la informano di come sta andando la serata, il findanzato le porta un caffè, qualcuno chiama per sapere se nel suo locale si può fare lo scambio di coppie.

“Tutto regolare, è una associazione che ha tra gli scopi quello delle relazioni sessuali come strumento di conoscenza e scambio culturale.”
Giuro dice così!
E’ un circolo privato e tutto il denaro che circola è in nero, ma per il resto è tutto in regola, non è sfruttamento della prostituzione.
E quando proviamo a chiederle come ha iniziato snocciola il calvario burocratico di permessi e regolamenti come un qualsiasi imprenditore del nordest alle prese con la burocrazia.
“Sì ma poi per le ragazze come hai fatto?” proviamo a chiedere straniti.
“Quando il locale era pronto ho messo un annuncio su una rivista specializzata: le ragazze non mancano” ci risponde sorridendo. E poi ci racconta dei suoi clienti: di professionisti danarosi, come di operai con le cento euro di evasione, di giovani e vecchi, tutti sposati o fidanzati.

Si è anche lamentata degli affari che rallentano per la crisi, delle ragazze che cercano di fare la cresta.

Ma è il lavoro che ha sempre voluto fare.

Ci lascia con una perla di saggezza: “sesso e guerra: di questo gli uomini hanno sempre bisogno”

Si impara sempre qualcosa girando di notte nel mitico nordest.

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