e mo?

Ven, Nov 11, 2011

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reset

La caduta del Caimano e l’arrivo di Monti non terremotano solo il Pdl, ma pure la sinistra.

Con diverse, quando non opposte, posizioni infatti la sinistra ha costruito la propria linea in riferimento ad un quadro politico che prevedeva il centrosinistra e Berlusconi.

Mi pare si possa dire che entrambi al momento non ci sono più.

Il sospetto che Monti non sarà un ministro interinale con contratto trimestrale, ma ci porterà fino alla fine della legislatura a suon di risanamento lacrime e sangue, ha fatto strame delle tattiche e delle strategie della FdS, come di Vendola, come dello stesso Partito Democratico (o meglio della sua attuale maggioranza).

Vuol dire per la FdS che non vi sarà nessuna elezione anticipata con accordicchio tecnico elettorale per tornare in Parlamento, vuole dire che non ci sarà alcuna corsa alle primarie per Vendola e Sel dovrà assistere da fuori Montecitorio ad un Governo che cambierà molto probabilmente anche la legge elettorale e che straccia la famosa foto di Vasto sullo sfondo della quale veleggiavano lusinghieri sondaggi elettorali.

Vuol dire che Bersani viene lasciato invecchiare in panchina mentre le manovre neocentriste, frenetiche anche nel suo partito, pensano a scenari che piacciono molto a Uolter l’americano.

Vuol dire che anche la Cgil si troverà a dover affrontare un Governo che non è più nemico dichiarato magari, ma è perfino più insidioso nell’efficacia dell’applicazione di dolorose dottrine neoliberiste.

Insomma per la sinistra è l’anno zero

Che non è detto che sia una cattiva notizia in fondo…

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primarie e subito!

Mer, Nov 9, 2011

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berluska

Facciamo finta di essere in un Paese normale e con una sinistra normale.

Così per gioco….

Il Caimano cade malamente e si dovrebbe andare alle elezioni.

Al netto di governi tecnici o di transizione, si andrà al voto anche se non si sa ancora se con questa legge elettorale a fine gennaio o con il mattarellum (o giù di lì) a giugno.

A questo punto chi costituisce una alternativa al centrodestra (ed in un paese normale è il centrosinistra) dovrebbe attrezzarsi all’evenienza.

Perfino nei manuali delle giovani marmotte spiegano che servono tre cose per questa evenienza: una coalizione, un programma ed un leader.

Per quel che riguarda la coalizione siamo in alto mare perché una parte del Pd, temo anche molto consistente, non vuole un accordo Pd+Idv+Sel e temo tantomeno con l’aggiunta di Fds+ Verdi+Radicali+Psi.

Come è noto sono in corso da tempo lavori febbrili dei poteri forti e di alcuni giornali per assicurarsi che la fine del Caimano non consegni il Paese alla sinistra e purtroppo perfino nel Pd c’è ormai questo (autolesionista a dire il vero) orientamento.

Che questo obbiettivo si raggiunga prima o dopo il voto poco importa a lor signori perché badano alla sostanza dei loro interessi.

Di conseguenza gli altri due ingredienti fondamentali, programma e leadership, rimangono nel vago.

Se il quadro non fosse così negativo come io l’ho descritto sarebbe accaduto qualcosa: la convocazione delle primarie del centrosinistra.

Le primarie infatti avrebbero l’effetto salutare di far saltare i soliti giochini di palazzo e dare la parola al popolo democratico e di sinistra tra opzioni certo diverse ma non incompatibili, definirebbero il confine della coalizione, indicherebbero gli aspetti principali del profilo programmatico.

A quel punto tutti dovranno decidere da che parte stare sia nel Pd che nella sinistra.

Le primarie obbligano a due cose salutari in democrazia: scegliere e partecipare.

E di democrazia in questo Paese c’è tanto bisogno.


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cadono asini

Ven, Nov 4, 2011

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Asino

Ho aspettato un po’ per metaboilizzare il congresso del Pdci.

Un Congresso che ha avuto momenti bellissimi come l’intervento di Antonio Ingroia ed il saluto di Margherita Hack e meno belli come certe manovre di certe filiere che mi auguro di non vedere più.

Ma la cosa più importante che è avvenuta è la relazione introduttiva di Diliberto che è intervenuta con forza sul tema dell’attualità politica precisando, interpretando e anche colmando qualche lacuna (o errore?) rispetto al documento congressuale.

Diliberto ha introdotto tre novità rispetto al documento che sono proprio le questioni che molti compagni con me avevano posto con emendamenti ed ordini del giorno: programma, governo e unità a sinistra.

Novità vere e proprie perché così lo stesso Oliviero le ha definite: la Federazione della Sinistra intende stringere con il centrosinistra un accordo programmatico di legislatura ed intende partecipare alle primarie sostenendo Vendola ed avanzando un accordo unitario a Sinistra Ecologia e Libertà.

Queste novità hanno avuto non poche ripercussioni a sinistra e penso dovranno essere affrontate dal dibattito nel Congresso imminente del Prc.

Il famoso asino sembrava stesse per cadere nel mio post precedente alla fine appunto è caduto: come era prevedibile.

E su questo asino spero proprio che la sinistra non inciampi, volutamente o per distrazione.

Ho letto arzigogolati ragionamenti di chi auspica di non essere determinante in un futuro centrosinistra per non inciampare sul suddetto asino caduto.

Parole in libertà e fuor di senno che già furono di Bertinotti alla vittoria del primo Prodi.

Una sinistra che auspichi per sé stessa di non essere determinante meriterebbe di essere accontentata dagli elettori che porterebbero altrove i propri consensi.

Dei comunisti poi che sperino di non essere determinanti meriterebbero che Lenin uscisse dal mausoleo per fare un po’ di pulizia..


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a prescindere ovvero dell’ipocrisia

Mar, Ott 25, 2011

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Eugène_IonescoA guardarlo da fuori questo dibattito è degno del teatro dell’assurdo di Ionesco e per fortuna a questo spettacolo assistono solo gli appassionati del genere.

Ma nei due congressi dei due partiti della FdS si discute di questo: è possibile un accordo di governo con il centrosinistra in caso di elezioni anticipate?

Non che dalle segreteria del centrosinistra venga una pressante richiesta a farlo con il sostegno delle masse popolari e della classe operaia, intendiamoci, ma di questo si discute nei ristretti circoli della sinistra extraparlamentare.

Ferrero_logoFOra, semplificando diciamo che mentre il Pdci dice che “non ci sono le condizioni oggi (!) per un accordo di governo” nel Prc si dice apertamente “mai più al governo con questo centrosinistra”.

Quindi entrambi dicono che a prescindere non si può (ora o anche in futuro) governare con il centrosinistra (ma si può fare nelle regioni che gestiscono l’80% delle politiche sociali).

Solo la terza gamba della FdS, quella del “Partito del Lavoro” di Salvi e Patta, usando semplicemente il buonsenso, sostiene di non avere “nessun complesso di colpa nel partecipare fin dall’inizio, con le proprie idee e proposte, alla costruzione politico-programmatica dell’alleanza. E’ alla fine del percorso, e non all’inizio, che si potranno valutare i risultati e trarne le decisioni conseguenti”.cesare salvi

Poi c’è da dire che il Pdci è comunque, giustamente, sospettato di governismo essendo nato nel ’98 proprio nel tentativo di salvare Prodi da Bertinotti ed infatti Diliberto in tutte le sue dichiarazioni si appella al Pd “perche’ sia il motore di una grande coalizione di centrosinistra, animata da spirito unitario e costruttivo, in grado di rispondere positivamente al ‘vento nuovo’ che s’e’ creato nel Paese con i referendum e le amministrative e che rischia di essere soffocato dai giochi, dai politicismi, dagli opportunismi del Palazzo”

Ma ufficialmente la maggioranza della FdS, mi par di capire, vuole solo un accordo elettorale utile a superare la soglia di sbarramento ed eleggere qualche deputato, ma anche ad attenuare almeno un po’ l’effetto del voto utile antiberlusconiano schierandosi, anche se in modo esterno, con il centrosinistra.

Poi però si chiede il confronto programmatico che non vedo perché il centrosinistra dovrebbe fare con chi non ha intenzione di governare.

C’è una ipocrisia di fondo in questa posizione incomprensibile ed invotabile ed è ora di svelarla.

bersani1Lo ha già fatto chiaramente Bersani, che sarebbe il garante di questo accordo esterno: “Dovremo prevedere un meccanismo di garanzia, di stabilità della maggioranza parlamentare che ci impegni reciprocamente” che tradotto significa che chi viene eletto nel centrosinistra si impegna a sostenere lealmente per tutta la legislatura quel governo.

Richiesta legittima visto che i deputati li eleggiamo solo perché il centrosinistra ci prende nelle coalizione.

E qui casca l’asino.

Se non possiamo governare perché sappiamo (a prescindere dal confronto programmatico) che le politiche del centrosinistra saranno sbagliate o antipopolari o in contrasto con i nostri valori, perché ci impegniamo a sostenere a prescindere il futuribile governo del centrosinistra?dubbio

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bye bye Mu’ammar

Ven, Ott 21, 2011

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mu'ammar

Alla fine è morto.

Nella polvere, senza un processo e senza gloria.

Nella polvere e senza un processo come lui ha fatto morire tante persone durante il suo quarantennale regime.

Quando cade un dittatore è sempre una buona notizia, c’è sempre da brindare.

Magari non era il peggiore dei dittatori in circolazione, ma nemmeno l’icona antimperialista che certa sinistra pavloviana voleva inventarsi.

Ma rimane un sapore amaro in bocca per almeno due motivi

Intanto l’ipocrisia dei governanti europei (Berlusconi è solo il più patetico, ma non l’unico) che prima ci hanno fatto affari, poi gli hanno fatto la guerra “per difendere il suo popolo”, ora festeggiano la sua uccisione (anche il famoso premio Nobel per la pace di oltreoceano) infine si apprestano a fare affari con chi prenderà il potere ora.

Ma l’amaro in bocca rimane anche per la preoccupante piega che le grandi aspettative per le primavere arabe in generale stanno prendendo e che sembrano arrivare anche dal CNT che dovrebbe portare la democrazia in Libia: la sharia come base giuridica, le prime tensioni religiose con le minoranze come quella ebraica, i progrom nei confronti degli immigrati.

L’occidente che in questi anni ha sostenuto, armato e finanziato le peggiori dittature del mondo arabo ed africano dovrebbero provare almeno un po’ di vergogna quando dicono di voler incoraggiare la speranza democratica delle giovani generazioni in Libia mentre in realtà il loro sguardo è già ai contratti petroliferi e del gas.

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Caro testa di cazzo ti scrivo

Lun, Ott 17, 2011

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BB

La prossima volta organizzati una manifestazione per i fatti tuoi perché alle nostre non ti vogliamo.

E non ci sarà un’altra volta così perché nessuno di noi parteciperà più a manifestazioni nelle quali tu possa partecipare.

Intendiamoci, non te lo scrive un nonviolento ghandiano,  ma uno che a manifestazioni “vivaci” ci è andato, ma si sapeva cosa si andava a fare e le modalità erano condivise tra tutti i manifestanti.

Tu invece ti intrufoli in manifestazioni altrui e ti fai scudo di noi.

Tanto magari per te è lo stesso andare allo stadio per cercare lo scontro con la polizia e magari manco sapevi quali erano i motivi della nostra indignazione.

O forse lo sapevi ma sei così idiota da pensare che il capitalismo globale si sconfigge infrangendo una (assicurata) vetrina di una banca.

O incendiando una macchina, magari quella di un lavoratore che sta ancora pagandosela.

Tu sei il miglior alibi ai massacratori della Diaz.

Non sei un infiltrato come qualche complottista anche a sinistra cerca ogni volta di far credere, ma sei stato una delle poche buone notizie per La Russa negli ultimi tempi cancellando le tante buone ragioni ed idee che manifestavano a Roma.

Tu sei una testa di cazzo e con gente con te non vogliamo aver niente a che fare.

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A sinistra della Apple

Mer, Ott 12, 2011

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sel jobs

Quello che vedete è un manifesto vero affisso da Sel di Roma per “commemorare” Steve Jobs.
E’ parsa una cosa talmente fuori misura che Vendola si è sentito in dovere di intervenire per prendere le distanze dicendo su Facebook:

“Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio. Penso che il manifesto della federazione romana di SEL, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso. Incidente tanto più increscioso in quanto proprio in questi giorni nella mia regione stiamo per approvare una legge che, favorendo lo sviluppo e l’utilizzo del software libero segna in modo netto la nostra scelta.”

Ha fatto bene Vendola a smentire il suo partito romano, ed avrebbe fatto meglio a precisare che Jobs non può essere un modello a sinistra anche per un’altra piccola inezia. La Apple è stata in questi anni una delle imprese simbolo del mondo globalizzato nel più deleterio dei modi possibili, basta andarsi a vedere il numero di suicidi nella fabbrica caserma Foxconn. Jobs non è mai stato meglio della Nike, della Coca-Cola o dell’ultimo padrone delle ferriere. L’innovazione e lo stile della Apple sono state possibili grazie alle più antiche forme si sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del nord del pianeta sul sud. Jobs insomma pensava differente ma non sui rapporti di produzione.

Ma la domanda vera è: come è possibile che possa succedere che un partito della sinistra possa cadere in un simile inciampo?
Non è che forse ultimamente abbiamo dato troppo peso all’immagine, alle sintonie sentimentali ed alla narrazione perdendo di vista la sostanza delle cose?

Absit injuria verbis non è che altrove ce la si passi meglio. Basta dare una occhiata alla tribuna congressuale del Pdci, nel suo sito, con il contributo di Fosco Giannini che argomenta (tra l’altro):

“Mai come oggi, e di fronte all’ormai evidente e fragoroso fallimento del progetto politico e teorico della rifondazione comunista (parliamo, appunto, del fallimento del “progetto”, quello che tutti ci accomunò dopo la fine del Pci, non parliamo del PRC, anch’esso – d’altra parte – in grandi difficoltà),  la questione della ridefinizione di un profilo teorico, analitico e programmatico del partito comunista, è questione decisiva e centrale. Tornano in mente, a partire da questa esigenza, da questa consapevolezza, le aspre battaglie condotte da Lenin –a partire dal “ Che fare ? ” – per imporre la centralità della questione teorica (“non vi è movimento rivoluzionario senza pensiero rivoluzionario”), obiettivo – quello di Lenin – fortemente osteggiato, anche nei primi anni del 900 ( il “ Che fare?” è del 1902-1903) e in nome  “del movimento è tutto”, anche da forze tra le più avanzate di allora. Basti pensare a quanto lottò, contro l’assunto leninista, un giornale importante come il  “Rabocee Delo” (a dimostrazione di quanto quasi nulla sia nuovo sotto il cielo, anche la sottovalutazione, e persino lo sprezzo, per il lavoro politico – teorico). “

Torna alla mente un mio compagno operaio che chiedeva una sinistra normale, capace di difendere la gente normale, i lavoratori…

Tra l’insostenibile leggerezza della narrazione e la rilettura di Lenin possiamo ritrovare l’equilibrio di una sinistra capace di fare il suo mestiere?

Aiutoooooo

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memoria e futuro

Dom, Ott 9, 2011

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hack a padova
In questi giorni di presentazioni del libro “una Margherita rossa” abbiamo incontrato centinaia di persone.
La passione e l’entusiasmo che scatena Margherita non mi sorprende ormai più, ma mi travolge ancora ogni volta.
Marga è instancabile e paziente: sempre pronta a incontrare gli studenti universitari come i bambini a incantare folle accorse nella sede della Cgil come a fermarsi per strada per due chiacchiere, una fotografia, un abbraccio.
In un giorno abbiamo già esaurito le 400 copie che l’editore mi aveva mandato per le presentazioni, ma stanno finendo anche le migliaia inviate alle librerie dalla distribuzione per cui già la prossima settimana andremo in ristampa.
Abbiamo la casella piena di richieste di presentazioni da tutta italia: Milano, Roma, Venezia, Foggia, Parma, Verona.
Compatibilmente con gli impegni di Marga cercheremo di accontentare tutti.
Un grazie sentito a voi che abbiamo incontrato in questi primi giorni, alla vostra voglia di discutere, di parlare di scienza, di etica e di politica.
Un grazie a tutta la vostra sete di memoria e di futuro.

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Sul dibattito congressuale del Pdci

Mar, Ott 4, 2011

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sinunisce_png

Questo è un Ordine del giorno che alcuni compagni hanno presentato nel percorso congressuale in Veneto e che credo potrebbero essere utile anche alla discussione congressuale nazionale.

Il Congresso di intende esprimere una forte preoccupazione per l’indebolimento progressivo dell’azione politica del nostro Partito e per l’oscuramento mediatico di cui siamo vittime. Riteniamo che il VI Congresso del nostro Partito, a livello territoriale come a livello nazionale, debba essere l’occasione per un rilancio della nostra proposta politica recuperando i valori ispirativi di fondo per i quali abbiamo dato vita nel 1998 al Pdci come soggetto politico autonomo sotto tutti i profili, ispirato dalla cultura comunista che ha avuto come suoi massimi esponenti i dirigenti italiani Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Luigi Longo e Enrico Berlinguer.
Sotto il profilo politico la legittimazione storica di tale scelta si fondava su due assunti irrinunciabili e indissolubili: essere la sinistra del centro sinistra ed essere la sinistra che unisce. Riteniamo che l’abbandono di questi due assunti nella nostra elaborazione congressuale e nella nostra conseguente e coerente iniziativa politica possano portare ad una ulteriore e definitiva marginalizzazione dei Comunisti in questo Paese.
In particolare una rinuncia preventiva a ricercare un accordo organico e programmatico di governo dentro a un rinnovato schieramento di centro sinistra comporterebbe, con ogni evidenza, la rinuncia a essere “la sinistra del centro sinistra”, in sostanziale continuità con la sciagurata idea della “alternatività strategica” al PD e soprattutto al centro sinistra. Essa comporta, inoltre, la collocazione del Partito in uno spazio politico sempre più marginale e emarginato, tanto da rischiare di farlo percepire come inutile o, addirittura, inesistente.
Allo stesso modo, riteniamo si debba da subito porre con forza la questione dell’unità con l’altra realtà a sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, che nel documento non viene nemmeno citata dando l’impressione di non riconoscerle dignità di interlocuzione, mentre tutti i dati disponibili, virtuali e reali, presentano SEL come la componente della sinistra con maggiori consensi. Per questo motivo è evidente che la giusta offerta unitaria a SEL in un sistema “confederale”, come da sempre proposto a tutta la sinistra dai Comunisti Italiani, non può essere ridotta all’offerta di allargamento della disastrata Federazione della Sinistra a meno che non si voglia semplicemente operare una provocazione.
La Federazione della Sinistra infatti si è dimostrata nient’altro che un, peraltro non fortunato, cartello elettorale egemonizzato nella linea politica come nei pochi eletti ottenuti da Rifondazione. Quest’ultima ha acuito in questi ultimi anni il suo atteggiamento settario ed autoreferenziale. Serve invece nel Paese una grande forza alla sinistra del PD, plurale, confederale e che comprenda noi, Rifondazione e SEL, capace di offrire rappresentanza politica al mondo del lavoro e di affiancare la Cgil nella lotta per non far pagare ai ceti popolari il costo della crisi.
È evidente che alla luce dei fatti che oggi è necessario andare oltre le posizioni assunte al precedente congresso di Salsomaggiore quando teorizzammo l’inesistenza di un’altra sinistra tra i comunisti ed il Pd. Ed è altrettanto evidente che una severa autocritica degli errori collettivamente commessi dalla nostra esperienza nel secondo Governo Prodi in poi, deve essere accompagnato da un profondo rinnovamento dei gruppi dirigenti nazionali e territoriali del Partito.
Il processo di “ricostruzione del partito comunista” cui abbiamo intitolato il nostro congresso rischia di diventare uno slogan se non viene collegato all’attualità delle urgenze sociali ed economiche del paese. Va chiarito di conseguenza che non si tratta di un processo di ricomposizione generica dei comunisti, ma del rilancio della cultura dei comunisti italiani che si pone nel solco della via italiana al socialismo e nell’aspirazione al governo del paese, governo che in questa fase deve prima di tutto battere le destre e abrogarne le leggi peggiori.
La nostra preoccupazione è che gli indirizzi organizzativi che si vogliono dare al nostro partito siano saldamente ancorati al senso di realtà che ha sempre caratterizzato il nostro Partito e tengano conto delle oggettive difficoltà delle sezioni territoriali e del nostro insediamento nel territorio.
In conclusione, chi sente l’orgoglio di avere contribuito a fondare e a costruire il PdCI con la sua specifica identità politica e organizzativa, intende impegnarsi per evitare scelte che comportino l’ulteriore indebolimento del Partito.
Per questi motivi chiediamo che una discussione franca e trasparente in questo Congresso riconfermi le ragioni fondative del PdCI, impegnandoci per un Partito e per un nuovo gruppo dirigente che sappiano essere e agire come sinistra comunista legata al nostro binomio fondativo di “autonomia ed unità” e con una esplicita vocazione di governo. Un Partito protagonista della riunificazione della sinistra, con un progetto politico coerente e perciò credibile ed efficace anche in termini di consenso elettorale. Un Partito che possa fare dei comunisti una componente inescludibile di qualsiasi alternativa alle destre. Un Partito capace di sollecitare gli iscritti e i militanti comunisti, compresi i delusi che si sono silenziosamente allontanati, a una rinnovata partecipazione alla vita del PdCI,

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sinistra cabaret

Sab, Ott 1, 2011

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Mentre Mister Tods compra una pagina sul Corriere dicendo che lui è la società civile (!) e invece la classe politica fa tutta schifo, cercando di farci dimenticare quando andava a braccetto con Mastella.
Mentre “sora Emma” dice che lei non con questo governo non ci gioca più se non gli danno subito tutti i servizi pubblici da spolpare e non gli abbassano le tasse prendendo i soldi ai pensionati.
Intanto la sinistra marcia in ordine sempre più sparso.
Sinistra Ecologia e Libertà manifesta a Roma (orribile il manifesto con il garofano aaaargh), ma il padre nobile Bertinotti in uno dei suoi lunghi e verbosi articoli di fatto sconfessa Vendola ed i suoi fedelissimi dicendo che la sinistra è morta del tutto (reo confesso insomma…) e quindi bisogna uscire dal recinto del centrosinistra. Io ricordavo che qualche mese proponeva di fare un unico partito di tutto il centrosinistra…. bah.
Sono sempre più convinto che il vero Bertinotti-pensiero sia quello della famosa gag di Guzzanti sulla supercazzola.
Cremaschi, che ha rotto con Landini e la Fiom quando questi hanno ricominciato a fare il loro mestiere, che sarebbe quello dei sindacalisti e quindi si sono riappacificati con la Cgil e la Camusso, prepara il suo debutto in politica (largo ai giovani…) con il suo quarto polo-quarto stato al grido “contro l’europa delle banche noi il debito non lo paghiamo”: una cosa tipo partito dei pirati ma più anticapitalismo-style e con Ferrando e mezzo Prc.
Per non farci mancare nulla D’Alema seppellisce socialismo europeo e socialdemocrazia dicendo che oramai possiamo al massimo definirci progressisti. Ma solo fin quando non farà una bolognina per dire che anche il progresso in fondo è un concetto sopravalutato meglio definirsi solo dalemiani.
Speriamo che il Caimano duri il tempo necessario per far finire il cabaret della sinistra.

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