Occhei la destra c’è. E la sinistra?

Mar, Dic 6, 2011

Sinistra

marx

La manovra messa in campo da Monti è una onesta manovra di destra: si colpiscono sostanzialmente i ceti popolari e  quello medio, si lascia perdere la lotta all’evasione fiscale, niente patrimoniale per far pagare i ricchi, qualche taglio  (pochi) alla politica, nessuno alle pazzesche spese militari.

Quando gli effetti complessivi della manovra diverranno concretamente percebibili anche attraverso i tagli a cascata  delle regioni e degli enti locali, tutto sarà ancora più chiaro.

Anche ai tanti italiani che oggi hanno fiducia in Monti un po’ per paragone con il Governo di pagliacci di prima, un po’  perché la maggioranza degli italiani è moderata, un po’ perché hanno (giustamente) tanta paura per l’abisso del default.

E’ una destra normale, ovvero deleghistizzata e deberlusconizzata, quella che governa il paese e lo fa in continuità con  le politiche sbagliate delle destre francesi e tedesche, come nota giustamente oggi Fassina sul Corriere.

Una destra che ci marcia sullo spavento sociale palpabile rispetto ad una crisi globale che sembra senza uscita.

L’immancabile componente di anomalia italiana, rispetto a questa situazione di euronormalità, viene poi da un Partito  Democratico che si trova nella scomoda posizione di dover appoggiare questo governo sia per scongiurare un  peggioramento delle crisi ponendo rimedio al fallimento berlusconiano, sia per volontà del Presidente della Repubblica  che questa operazione ha architettato.

La destra c’è insomma nella politica come nelle forze sociali, nell’informazione come negli inossidabili interessi dei  poteri forti.

Ciò che manca è la sinistra.

E manca perché è il Pd che ha scelto di non esserlo, mentre il resto della cosiddetta sinistra radicale andava  allegramente suicidandosi.

Rimane per fortuna forte ed in campo l’opposizione puntuale e nel merito della Cgil, ma le manca un riferimento politico  di una sinistra che si schieri dalla parte del mondo del lavoro e che sia in grado, assieme al sindacato ed ai movimenti, di respingere l’offensiva liberista e padronale e suggerire ricette diverse.

Poco ci conforta che la sinistra sia fuori gioco anche a livello europeo e che nel vortice della crisi, accanto alla giusta protesta ed alla doverosa testimonianza, non cresca anche un movimento continentale di massa, politico e sociale, capace di esprimere una nuova via per uscire dalla crisi a sinistra.

Che è quello di cui c’è bisogno per davvero.

, , ,

3 Risposte a “Occhei la destra c’è. E la sinistra?”

  1. Antonio Dice:

    Inutile chiedere ad un governo di destra capitalista di non armarsi: sappiamo bene che dittatura/capitalismo/guerra sono inscindibili.
    Tutte cose già dette. Chi voleva capire ha capito.
    Tocca anche ammettere che la maggioranza degli italiani (e dei paesi ricchi capitalisti in genere) è completamente indifferente all’ingiustizia sociale del capitalismo.
    Se non ricordo male anni fa a Treviso raccoglievamo firme contro gli stipendi d’oro. Tutti a parole erano favorevoli. Firme raccolte: pochine.
    In compenso spopolano i giochi d’azzardo come lotterie, grattaevinci, e Superenalotto (pubblicizzato a suo tempo da Fabio Fazio – ricordate? – che si spaccia per uomo di sinistra) con i quali gli italiani sperano di arricchirsi (e di non venir tassati in seguito…)
    Il silenzio della sinistra, il vuoto di proposte, è sconcertante. Il capitalismo ha fallito e nessuno dice niente. Dici bene Nicola: il PD ha scelto di non essere sinistra. E il vuoto di politica che si sente nel Paese è dovuto senz’altro alla sparizione della sinistra.
    Per creare, sollecitare un movimento, bisogna portare anche una proposta forte, però.
    Cosa aspetta la sinistra tutta a prospettare un’alternativa di sistema? Come scrive Paolo Cacciari sul Manifesto del 9 dicembre 2011, “un altro ordine sociale (principi, scale di valori, rapporti umani) non economicocentrico ma fondato sulle ragioni della vita e dell’umanità”.
    Ci sono fior di cervelli in Italie e in Europa, ma ancora niente. Strano.
    Antonio

  2. Disoccupato Dice:

    Leggo sulla Tribuna e sul Gazzettino che Paolino/CGIL approva le parole del vescovo sul problema della “crisi” e della disoccupazione.
    Ovviamente neanche una parola sul fatto che il neoliberismo e la speculazione che ne è alla base sfrutti le persone e le conoscenze e che per il capitale la manodopera esista solo in funzione della produzione.
    Tutta la nostra cultura comunista è rigettata. La CGIL alleata della chiesa, che questa cultura ha sempre combattuto.
    Paolino invita giovani e anziani disoccupati – perché il vescovo si rivolgeva anche a quelli che hanno perso il lavoro, cinquantenni compresi – ad andare a fare i muratori e tutti i lavori che gli italiani non fanno più… retorica fascista.
    Questo è il linguaggio del fascismo e del capitalismo suo alleato.
    Comunque adesso la Chiesa e il sindacato alleato del capitalismo ci hanno dato la ricetta per la disoccupazione! E dire che era così facile…
    Peccato che tanti muratori rumeni e kosovari se ne siano andati da Treviso perché non c’era più lavoro… peccato perché lavoravano senza casco, senza le costose misure di sicurezza… speriamo che i giovani laureati su Leopardi e Voltaire siano meno schizzinosi.
    Neanche una parola sul fatto che questa è una “crisi” solo per alcuni, per quelli che il mercato del lavoro esclude. Quale crisi in una città dove c’è lo show delle auto di lusso?
    Vergogna! Vergogna! Vergogna!
    Mandate a fare il muratore il vescovo, se ne avete il coraggio.
    Il fatto è che l’individualismo regna, e chi ha stipendi da dirigente (di sindacato, di banca o di quant’altro )
    Nicola, ti chiedi dove sia la sinistra?
    Intanto sai dov’è la destra. È un riferimento se non altro. Però occhio ad allearsi…
    Lascio Paolino a sbranare il tacchino di Natale con il vescovo e Monti. Si sta bene con il potere.
    Il capitale non considera esistente la manodopera se non quando serve la produzione.
    Un disoccupato da quasi tre anni (cioè una persona che non esiste).

  3. Lorenzo Dice:

    >>> “…Ed è su questo hanno percepito la sinistra, in quanto antirazzista e genericamente più mondialista come una forza politica non in grado di tutelarli su questo piano…”

    Non è che l’hanno percepita come tale: lo è davvero. La sinistra parlamentare è diventata il cane da guardia della grande finanza: l’uonione europea ha cacciato Berlusconi, ma non avrebbe avuto niente da dire su Prodi o Bersani.

    Il primo è “populista” (stando alla terminologia mediatica di regime), cioè deve salvaguardare qualche contatto colle esigenze del popolo lavoratore, mentre i secondi i legami col popolo li hanno tranciati da un pezzo: sono dei puri e semplici portavoce della tecnocrazia europea.


Lascia una risposta

Chiudi
E-mail It