i SE ed i MA dell’unità a sinistra

Mer, Mar 30, 2011

Sinistra

avanti_tutta

Abbiamo lanciato un appello unitario a tutta la sinistra, lo hanno firmato un sacco di donne e uomini della marca trevigiana.

Ma altri ci hanno detto che non va bene:

che non abbiamo giurato eterna fede in Vendola o nella falce e martello;

che l’abbiamo fatto troppo tardi o troppo presto;

che le elezioni provinciali sono troppo importanti o troppo poco;

che l’importante invece sono i movimenti o che l’importante invece sono i partiti;

che Roma non è d’accordo o non è d’accordo Venezia;

che non importa essere eletti in Consiglio provinciale o che dipende da chi eleggeremmo;

che bisognava fare una bicicletta di simboli o che bisognava rinunciare a tutti i simboli;

che l’importante è che ci votino i comunisti o che non bisogna avere a che fare con loro;

che la sinistra deve essere un unico partito o che bisogna fare cartelli elettorali;

mancava che ci dicessero che non ci sono più le mezze stagioni…

Noi andiamo avanti, convinti che l’unità della sinistra sia difficile a farsi, ma che sia l’unica strada che abbia senso percorrere per uscire da questa palude.

Vogliamo portare idee e contenuti per contrastare le destre, per sostenere Floriana Casellato, per difendere i lavoratori vittime della crisi, per dire no al nucleare e sì all’acqua pubblica, no alla guerra e sì ai giovani che vogliono uscire dalla precarietà.

Crescono le adesioni, le disponibilità a candidarsi, ad aiutarci in questa piccola difficile impresa: tenere aperto un luogo comune della sinistra per uscire dall’angolo e guardare avanti.

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32 Risposte a “i SE ed i MA dell’unità a sinistra”

  1. Alessandro Dice:

    Alle regionali si è vista una campagna elettorale incentrata sullo scontro tra due candidati nella stessa lista e questa campagna elettorale la discussione politica sarà tutta incentrata su simboli e siglette?

    Va bene che conosciamo nome,cognome e indirizzo di tutti i “nostri” elettori nella provincia di treviso, ma credo che o si è interrotto l’aggiornamento delle adesioni all’appello o non mi pare proprio che ci siano state “un sacco di adesioni”.
    Adesioni significative? forse, ma mi pare di aver visto quasi tutti uomini tra le adesioni, e una quasi totalità di nomi e volti noti.
    Ma sul serio qualcuno ha detto che poco più di due mesi dal voto è troppo presto per proporre una lista unitaria?
    Ma sul serio le trattative e accordi per la provincia di treviso, in merito alla federazione, li fate tu e il segretario regionale di quella specie di partito “alleato”?
    Per le elezioni provinciali di treviso, la discussione sui simboli e accordi riguarda segreterie regionali ed è assurdo pensare che questi diplomatici dirigenti facciano conto sui propri rapporti personali per chiedere al PD di accettare le listine con felci e mattarelli altrimenti non sanno dove sbattere la testa. come è assurdo che i trevisani vogliano avere la sigletta “Ventola” nel simboletto, altrimenti “la gente non capisce”, non li riconosce…

    Interessante è anche il fatto che tutto si sta facendo all’oscuro di molti circoli e sezioni sparse nella provincia, che già sembrano mobilitarsi in vista di una campagna elettorale che non sembra nemmeno la loro…
    A Venezia o addirittura a Roma pare abbiano deciso loro come e perchè queste elezioni siano da fare. E credo che rispetto a questo c’è chi ha deciso da un pezzo cosa fare, e ora o cerca la polemica o cerca di giustificarsi.
    Personalmente ho seri dubbi che ci sia un “sacco” di gente che vuole candidarsi in questo circo !
    ma chi sono i pazzi che dicono che a 2 mesi dal voto è troppo presto per chiedere pretestuosamente una lista unitaria come metodo di unità a sinistra?
    Oltre ai protagonisti di questo spettacolo della sinistra, bisognerà ringraziare anche questi per averci dato modo di sorridere nonostante tutto. Nonostante tutto.

  2. ALDO Dice:

    SONO INCAZZATISSIMO.
    Anch’io come altri compagni (pur essendo stato nelle sue correnti)ritengo Grassi il principale responsabile del declino del PRC.
    Andiamo al sodo.
    1) La fuoriuscita di Vendola e Bertinotti (indipendentemente dal giudizio politico sui due) ha amplificato e moltiplicato le divisioni e le risse.
    2) Il consenso dei sondaggi ci dice di stare +/- al 1,5% (poco, troppo poco per un PARTITO) e questo dato sconterà l’aggressione del voto utile in prossimità delle elezioni
    3) Tutte, tutte le correnti e i megalomeni (mantovani, pegolo ecc,), tutti sono impegnati strenuamente ad “aver ragione” 8su chi e che cosa? boh). Tutti, nessuno escluso fa i conti con lo stato delle cose e con la crisi della linea scelta a Chianciano (legittima e forse necessaria ma, umilmente, a posteriori criticabile) per puro protagonismo o per sterile orgoglio.
    4) In Italia c’è un pezzo di popolo di “sinistra” sui contenuti, che non conosce l’età e il percorso del comunismo italiano e che vuole un soggetto politico referente. E’ un popolo che certo contiene contraddizioni ma che vive e interroga le contraddizioni e le elaborazioni dettate dai nostri tempi. A questa domanda (ampia) noi rispondiamo sempre e solo con formule organizzativistiche o peggio con formule “burocratiche” che indicano la via di uscita attraverso il recupero tuout court di un impianto partitico e simbolico che è quello della costruzione di un unico partito comunista, scambiando la crisi politica di tutte le proposte dei tanti soggetti “comunisti” con una crisi organizzativa ragione per cui ci si attorciglia in sterili e interminabili ricette nominalistiche, organizzativistiche e statutarie.
    5) Tutti, tutti sono impeganti a cogliere le difficoltà e le contraddizioni (spesso craggiose intuizioni) di SEL. Necessario ma illusorio se si pensa che questo possa riaccendere orgogli e militanza o disaffezione verso SEL. Su questo terreno, proprio per la caratterizzazione in correnti divenuti ormai “umori” tanto sono iscrivibili a singoli compagni, non abbiamo rivali. Se stiamo sui contenuti e proviamo a fare una resa dei conti contenutistica scopriremmo di essere talmente divisi che è difficile non cogliere solo in questo aspetto l’impossibilità ad essere un partito di uomini e donne legati da un minimo comun denominatore. Questione di genere, nucleare, esteri, economia e perfino semplice tattica elettorale ci vedrebebro dilaniati. A poco serve quindi aggrapparsi al feticcio della falce e martello per sentirsi una comunione ideale.
    6) Possibile che tutto quanto accada in questo microcosmo dell’1,5% sia considerato il giusto ritrovo e la giusta risposta a quello che fuori di noi (il 98,5%) avviene? Cosa deve accadere per invitarvi a parlare di quello che siamo e dove ci avete porato? Se si elude tutto questo o se peggio ci si accontenta dell’esistenza di una decina di miglia di uomi e donne che sentono il bisogno personale di “agire” dentro questa dimensione, tutto è lecito. E’ lecito persino pensare di fare un partito con 100 compagni che ritengono giusto non piegarsi o condividere gli errori altrui. E quindi tutti hanno ragione (rizzo, Ferrando, Cannavò eccc. e tanti blogger della rete) che hanno accettato per volontà personale o di una ristretta comunità di non fare i conti con il consenso o con una moltitudine di persone (spesso con convinzioni difformi) che sono il presupposto di ogni soggetto politico che nasce non per avere ragione ma per aggregare varie ragioni, varie rivendicazioni, tanti diritti, diversi punti di vista ma che vanno nella stessa direzione.

    Allora Burgio, intellettuale sopraffino, stipendiato bene, apprezzabile analista politico; Grassi, esperto funzionario di partito, da sempre protagonista del dibattito interno al PRC; e compagnia cantando…..VOLETE O NO RISPONDERE DI QUESTO? SE NON RISPONDETE, STIAMO APRLANDO DI ALTRO…STIAMO PARLANDO DI GIOCHINI E MISERIE UMANE CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON IL COMUNISMO E LA SUA RAGIONE.
    SU QUESTO IL POVERO GRASSI NON RISPONDE MAI…NON PUO’ E QUANDO LO FA RIPETE ALL’INFINITO LA SOLITA STORIA, FA LA VITTIMA, CI DICE DELLA CRONOLOGIA DELLE FASI, CI INDICA LE CONTRADDIZIONI ALTRUI, CI FA LO STERILE APPELLO ALL’UNITà (MAGARI CI CONSIGLIA ANCHE UN PEZZO NOSTALGICO), SI SMARCA DA RESPONSABILITà.
    MAI VISTO NIENTE DI PIù INUTILE, MAI VISTA TANTA MIOPIA E IRRESPONSABILITà. E DAVANTI A QUESTO SFACELO OCCORREREBBE TANTA UMILTà E DIRE DOVE SI E’ SBAGLIATO E COSA VA CAMBIATO…MA QUI SIAMO DAVVERO ALLA POLITICA E A PERSONE DI ALTRI TEMPI CHE PURTROPPO NON CI SONO PIU’.
    CIAO

  3. wiki Dice:

    quando ci sarà una legge elettorale proporzionale, come quella ante 1993, si potrà rappresentare correttamente e democraticamente questa struttura composita del voto a sinistra…il resto può essere altro che una coalizione forzata ed eterogenea come in qualche modo si dice quì sopra…

  4. Dario Dice:

    caro Atalmi
    dei se e dei ma dei gruppi dirigenti di questi partitini sono pieni i fossi
    e pure i cimiteri
    andiamo avanti

  5. Nicola Atalmi Dice:

    per alessandro
    guarda tutte le obiezioni che ho riportato sono proprio quelle che ci sono state fatte
    io il progetto unitario lo porto avanti da sempre e anche come consigliere comunale mi sono comportato così
    Sel ed il Prc avevano inizialmente espresso un parere positivo all’idea di costruire dal basso una unica lista della sinistra
    magari usando il sistema delle primarie di collegio
    poi evidentemente i loro organismi dirigenti invece hanno deciso diversamente
    poi sono cominciati ricatti e minacce contro il sottoscritto
    io sono andato avanti perché credo che questa sia la strada
    forse è vero come dici che dentro le singole organizzazioni non c’è abbastanza condivisione e discussione
    aggiungo io che forse servirebbe un luogo comune della sinistra dove poter discutere assieme tutte e tutti
    in campo c’è la nostra proposta di lista unitaria
    sel ha deciso che senza il simboletto e la scritta vendola non possono esistere e che solo loro sono la sinistra nuova e unita
    anche rifondazione ha posto solo una questione di simbolo e di appartenenza per ora
    io spero sempre che ci siano margini per aprire confronti e discussioni
    mettere da parte vecchie ruggini e vicende personali
    e l’ho ribadito a tutte le persone ovunque collocate con cui ho potuto parlare
    poi chi ha filo da tessere tesserà

  6. Dariotribuna di treviso Dice:

    Il nostro appello alla sinistra

    Se c’è un tratto che accomuna le battaglie che in questi anni la «sinistra diffusa» ha combattuto e sta combattendo è quello di essere nate da movimenti espressione del territorio, gruppi, comitati, associazioni che hanno «sommato» le loro forze e dato carattere e dignità politica a battaglie nate da problemi locali ma a cui si è voluto dare risposta in termini non localistici.
    E’ così che nel 2003 si è diffuso il movimento contro la guerra in Iraq, è così che sono stati raccolti milioni di firme per i referendum contro la privatizzazione del servizio idrico, è così che centinaia di migliaia di donne hanno rivendicato la loro dignità in piazza.
    Questa «sinistra diffusa» non obbedisce alle logiche di partito, arriva prima dei partiti e più in profondità dei partiti rispetto ai problemi del Paese, non si fa incasellare negli schemi delle burocrazie dei partitini.
    Le donne e gli uomini impegnati in queste battaglie chiedono alla politica, ed in particolare a chi fa politica a sinistra, di rappresentarli nelle istituzioni partecipando alle competizioni elettorali non per mettere in mostra una bandierina ma per concorrere concretamente alla possibilità di governare o di fare un’opposizione netta alla destra.
    Queste donne e questi uomini chiedono alla sinistra parole chiare contro la precarizzazione del lavoro, per la scuola pubblica, per i diritti civili e la laicità dello Stato, per la tutela del territorio e dell’ambiente, contro il razzismo e la xenofobia, ma chiedono anche prospettive politiche in grado di dare forza a queste idee, non simulacri di partito che accontentano solo gli pseudo gruppi dirigenti che ne fanno parte.
    E’ per questo motivo che abbiamo sottoscritto l’appello per l’unità della sinistra alle elezioni provinciali di Treviso, perché riteniamo che inseguire i fantasmi del passato (congressi, divisioni, recriminazioni) non serva a nessuno e, soprattutto, sia l’ennesima delusione per gli elettori della sinistra.
    Vogliamo, invece, che dal territorio nasca una prospettiva politica nuova, esattamente come dal territorio sono nati i movimenti per l’acqua pubblica e contro il ritorno al nucleare.
    Non riceviamo ordini da Roma e non vogliamo riceverne, non ci interessa la benedizione del leader alla moda» del momento. Abbiamo dimostrato in questi anni con le nostre battaglie quotidiane che l’opposizione alla Lega e al PDL nel nostro territorio si può fare con le ragioni della sinistra ed affrontando i problemi concreti del territorio. In qualche caso abbiamo governato ed abbiamo dimostrato che si può governare con priorità ed azioni nettamente alternative a quelle del centrodestra.
    Il nostro patrimonio è questo, fatto di idee e di iniziative, e vogliamo metterlo al servizio di una lista per le elezioni provinciali a sostegno di Floriana Casellato, una lista che dimostri che la sinistra «un senso ce l’ha», anche a Treviso, perché non è un terminale delle burocrazie di partito romane, ma nasce dall’impegno politico quotidiano nei nostri paesi e nelle nostre città.
    I firmatari dell’appello «La Sinistra per cambiare la provincia di Treviso»
    Gigi Calesso (Un’Altra Treviso) Damiano De Pieri, (rappresentante degli studenti, Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova) Fabio Di Lisi (consulta provinciale degli studenti di Treviso)

  7. Stefano Dall'Agata Dice:

    Quindi fai una lista diversa da quella con PRC? O ho capito male?

  8. Nicola Atalmi Dice:

    i promotori dell’appello fanno una lista della Sinistra senza simboli di partito aperta a tutte e tutti
    è la proposta che ha rifiutato Sinistra Ecologia e Libertà, do you remember?
    siamo gente seria non è più tempo di tatticismi

  9. Franco Dice:

    Quindi scusate alle elezioni provinciali avremo queste liste
    1)SEL
    2)PRC
    3)Civica di Sinistra(in parte ex-Pdci)

    Sbaglio?

    E a Rovigo?

    Sel e Idv da una parte e Prc da un altra?(con il Pdci?)

  10. Sinistra per Treviso Dice:

    per Franco
    da quanto ne so io nel centrosinistra ci sarà (oltre al Pd, Idv ed una lista civica) la lista di SEL e la lista della Sinistra (che comprende il Pdci (non ex) e quelli che hanno sostenuto l’appello quindi anche vari prc, liste civiche, associazioni ambientaliste)
    i compagni del prc penso e spero che entreranno anche loro nella lista unitaria della sinistra
    a meno che non facciano una corsa fuori dal centrosinistra, ma non credo

    si a Rovigo mi pare che SEL e Idv hanno un candidato sindaco
    mentre la FDS e i verdi hanno fatto una lista assieme con un’ altro candidato

  11. wiki Dice:

    i problemi di reale rappresentanza che si dicono nell’ultimo articolo della tribuna…sono legati e lo ripeterò finché campo ad una legge elettorale anti democratica e che ostacola una reale rappresentatività dei partiti e di quelli di sinistra in particolare…bisogna ritornare alla legge elettorale proporzionale simile a quella ante 1993 delle elezioni politiche e regionali se non erro…il popolo di sinistra è diviso in più partiti ?

    Si rappresenti onestamente questa divisione, per poi unirli in una coalizione consapevole…

  12. Simone Dice:

    Tanto per capire: Sel, Prc e lista civica di Sinistra hanno un compagno a lista per comune nel trevigiano che attacchi almeno i manifesti della propaganda diretta? Qualche anno fa penso di si ma adesso credo che si faccia fatica a trovare qualcuno che si appassioni e sgobbi per questi dirigenti.

  13. wiki Dice:

    @Simone…perche?… i dirigenti mica riescono ad affiggerli in prima persona ?

  14. Alessandro Dice:

    C’è un’altra lista quella del PCL (FUORI OVVIAMENTE DAL Centrosinistra).

    In sostanza le liste a sinistra del PD potrebbero essere addirittura 4 (ah chiedo scusa per i fioi IDV, ma non capisco cosa centrano…).

    Ho seri dubbi sul fatto che il PRC decida di fare una lista per conto suo.

    Nei fatti mi pare di capire da diverse voci in un pò tutti i gruppetti e partitini le candidature non sono nemmeno confermate, anzi si va molto a spanne nel buoi e i delusi sono certamente di più che i convinti.
    Una parte di rifondaroli non vuole nemmeno partecipare alle elezioni provinciali, ne con la civica di Sinistra nata giusto prima della raccolta firme, ne con la possibile lista FDS o PRC dei malsani accordi e scontri tra dirigenze regionali.

    Va detto a gran voce quanto succede e credo che le motivazioni di questa frammentazione, le motivazioni REALI, vadano rese pubbliche!

    Chi non ha aderito all’appello non l’ha fatto semplicemente per dei SE e dei MA… lo ha fatto perchè l’appello è stato calato dall’alto in un momento dove gli accordi e le mediazioni tra parapartiti e paradirigenti erano già in moto e lontano dalla vista e la partecipazione di tutte e tutti!

    @nicola
    Giusto ricordare che a questo appello SEL non ha aderito, ma così non basta!!!
    Servono le motivazioni! e che nessuno racconti balle! perchè sappiamo tutto di tutti quindi avete poco da arrampicarvi sugli specchi!

    Anche perchè finita questa tornata elettorale inzia la politica.

    @ Sinistra per Treviso
    per qual motivo il prc o fds dovrebbero fare una lista fuori dal centrosinistra?
    La dirigenza veneziana è andata in accordi con il PD provinciale, e in questo senso non mi pare ci siano stati veti di alcun tipo.

  15. Nicola Atalmi Dice:

    Caro Alessandro leggo che tu conosci tutti i retroscena e l’opinione di un sacco di gente oltre a rappresentare la base militante di tutta la sinistra.
    Io non ho tutte queste tue conoscenze, posso solo dirti che tra i cosiddetti dirigenti di Sel, dei Verdi, del Prc e del Pdci c’era la consapevolezza che se si voleva partecipare alle elezioni provinciali con qualche possibilita’ di eleggere un nostro rappresentante in Consiglio provinciale e magari contribuire a sostenere Floriana Casellato, bisognava unirsi, vista la riduzione del numero di consiglieri ed i consensi complessivi della sinistra.
    E invece di discutere di idee, di programmi e di candidati le obiezioni da parte di Sel e del Prc sono venute solo sui simboli e le bandiere.
    A questo punto bisognava arrendersi?
    Ci sono compagne e compagni che pensano di no

  16. Tafazzi for ever Dice:

    ma cosa credono i vendoliani e i rifondaroli?
    che gli elettori sono tutti scemi
    io credo che se ci fosse il messaggio forte e chiaro di una sinistra unita e senza compromessi gli elettori capirebbero
    anche senza i simboli nazionali
    tutto sommato sono elezioni amministrative locali
    mica si decide della guerra in libia o del governo nazionale

  17. A.Squizzato Dice:

    Il problema è che qui da anni ormai manca la politica.
    A sinistra la strategia è nulla, che dipenda dall’incapacità di averne una o di averne abiurato anche solo l’idea con spargimenti di cenere sul capo (penso a SEL), tutto è appeso alle tattiche e ai posizionamenti di gruppetti semi-organizzati che cercano di prendere il controllo a scapito degli altri.
    Così i contenuti non pesano più niente, è tutto un circo. E di tavoli ne frequento tanti. Giochi delle parti, teatro.

    Non è questa la militanza che mi aveva appassionato, la “diversità” comunista, per cui se per tutti gli altri la politica era fregare l’elettore, millantare, “trafficare”, per noi era organizzare il cambiamento, costruire qualcosa, al peggio fare coscienza critica.
    Non ne veniamo fuori perché stiamo giocando allo stesso gioco del nemico, male come lui.

    E quindi SEL può rifiutare un fronte unitario della sinistra perché deve difendere i suoi precari equilibri interni e i (supposti) ritorni del marketing nazionale. Il PRC può puntare all’autosimo, pur di non turabre i sonni di una dirigenza regionale che poco ha a che fare con buona parte della base, appagata di un 1% che non sposta di un millimetro l’opinione e le condizioni di vita dei lavoratori di cui ci riempiamo la bocca.

    Sarà quella”diversità” l’importante, quella onestà nel voler fare lotta di classe il segno della propria identità comunista| O è il disegnino della falce e martello su un logo elettorale che ha il peso di una lista civetta?

    Per questo mi sento di dare credito a questa operazione, quella della lista della Sinistra Unita.
    Perché appendersi a quello sterile gioco delle parti sarebbe meglio di iniziarne uno nuovo? Perché non provare a fare un discorso diverso, che ci metta nelle condizioni (in attesa del cambio del quadro nazionale) di parlare con la nostra gente senza briglie e bavagli, senza la doppiezza della tattica para-partitica?
    Mettiamoci almeno in condizione di ripartire. Non basteranno delle elezioni provinciali ma se mai si inizia ci sarà sempre una scusa per aspettare ancora.
    Basta giochetti, rimettiamoci a lavorare.

  18. Nicola Atalmi Dice:

    La politica insorgente del «signor Rossi»

    di Loris Campetti
    Massimo Rossi si appassiona più al referendum per l’acqua pubblica che alla prossima tornata amministrativa perché pensa che la questione dei beni comuni sia «fondante» di un altro modello sociale, culturale, politico, di relazioni tra le persone. Viene da una storia «movimentista » sfociata, «senza degenerare in politicismo», in importanti esperienze amministrative. E’ stato per nove anni sindaco della «Porto Alegre » d’Italia, Grottammare, s’è inventato il bilancio partecipativo, sostenuto dalle liste di movimento e dalle forze di sinistra. Ha fatto il presidente della provincia di Ascoli, tutt’altro che rossa, vincendo al primo turno finché il Pd, nel 2009, non si è messo di traverso impugnando una politica opposta a quella che ha fatto vincere il centrosinistra 5 anni prima e ha presentato un candidato contrapposto che ha ottenuto il risultato straordinario di riconsegnare la provincia alla destra. Abbonato al manifesto, attivo in rete con Democrazia kilometro zero, appassionatamente contrario alla guerra – «ero a 300 chilometri dall’ambasciata cinese a Belgrado, rasa al suolo dalle bombe intelligenti della Nato e di D’Alema».
    Rossi insegna materie tecniche in un istituto professionale di Fermo, «una scuola di frontiera dove la metà degli studenti è fatta di immigrati e molti vengono da classi sociali deboli. Pensa che mentre noi siamo con l’acqua alla gola, la giunta regionale di centrosinistra delle Marche ha deciso di dare 600 mila euro a due scuole professionali cattoliche per fare corsi analoghi ai nostri». Ama il suo lavoro, se n’è distaccato solo per impegni amministrativi e dal 2009 ha ripreso la sua postazione. Ci racconta il suo nuovo impegno di portavoce della Federazione della Sinistra durante due ore buche dall’insegnamento.
    Che ci fa uno come te in un esperimento politico che tiene insieme i comunisti del Prc di Ferrero e del Pdci di Diliberto, Socialismo Duemila di Salvi e Lavoro e società di Patta? «Intanto queste quattro forze che lavorano insieme, e le tante soggettività che hanno scelto di stare nella Fds senza altre tessere di partito, sono la testimonianza che la Fds è qualcosa di diverso e di più dell’unità dei comunisti, a cui so che qualcuno pensa. Io credo invece che l’elemento da valorizzare sia il tentativo invertire il processo di frammentazione a sinistra, pur nel riconoscimento delle diversità, guardando con interesse all’esperienza di Izquierda Unida e della Linke. E’ un’idea diversa, più ambiziosa del cartello elettorale: è la ricerca, dentro la crisi della forma partito, di nuove forme della politica ». Arrivato alla Fds dalle esperienze legate alla partecipazione e alla difesa dell’acqua pubblica e dei beni comuni, Rossi ha in mente concetti come la «democrazia insorgente» e riflette su come «mettere in rete la ribellione al pensiero unico». La sinistra che ha in mente somiglia più a esperienze come «Uniti contro la crisi» che all’unità dei comunisti. Questa è almeno l’impressione che resta dopo una lunga chiacchierata e un’antica frequentazione. Però le elezioni ci sono, e storicamente non sono il terreno in cui la sinistra dà il meglio di sé: «E’ uno scoglio difficile perché mette in moto dinamiche poco conformi all’esigenza di costruire un percorso comune propositivo, alternativo a quello dominante.Non dimentico che viviamo in una stagione segnata da Berlusconi e dal berlusconismo, perciò è fondamentale cercare il massimo di unità sul terreno della difesa della democrazia. Però non credo che ci siano le condizioni per un’esperienza nazionale di governo, diverso è nei territori dove sono possibili e auspicabili accordi sul merito, basati sulle esigenze reali».
    Come la mettete con Vendola e Sel? «In tutte lemie esperienze amministrative sono stato candidato anche di Sel e inmolte realtà lavoriamo in sintonia. Bisogna ammettere però che hanno un’altra impostazione politica e un’idea diversa dalla nostra sul rapporto con il centrosinistra. Penso a Torino, alla Fiat, e mi chiedo come si faccia ad appoggiare Fassino. Ma penso anche a Napoli, a Salerno, penso a realtà marchigiane come San Benedetto dove dopo una campagna importante sul territorio Sel si è messa con il Pd che sostiene un’idea e una pratica opposta di uso e sfruttamento del territorio. Io credo all’unità per, non all’unità di, e temo il politicismo». Le vostre parole d’ordine nella campagna elettorale? «La priorità dei contenuti, mettendo al centro la costruzione di un diverso modello sociale; un nuovo rapporto eletticittadini basato sulla partecipazione, con gli eletti capaci di prescindere dall’appartenenza; la qualità delle relazioni, fuori da logiche di dominio e di egemonia in un movimento circolare capace di accogliere e valorizzare le differenze, a partire da quelle di genere».
    Due sabati fa Massimo Rossi era a Roma in piazza San Giovanni per l’acqua pubblica e sabato scorso era a piazza Navona, contro la guerra «senza se e senza ma», impugnando la Costituzione. «La guerra è sempre un pantano di sangue». Buon lavoro, Massimo Rossi.

  19. Roberto Dice:

    Nicola, “facciamo anche basta” con la mistificazione della realtà però.
    Non c’è nessun “organismo dirigente di SEL” che ha deciso che non andasse fatta l’unità. L’hanno deciso i compagni e le compagne. Lo hanno deciso i circoli. VOTANDO DEMOCRATICAMENTE.
    Quindi rifletti su questo, rifletti sul perchè per molti, soprattutto per tanti nuovi, vi siete fatti terra bruciata attorno.
    Parlate di precari equilibri interni a SEL, quando invece si è svolto tutto serenamente.
    La vostra visione surreale di quello che è Sinistra Ecologia Libertà mi fa sorridere, perchè alla resa dei conti il vostro progetto unitario non è altro che SEL, sic et simpliciter, senza però il coraggio di mettersi in gioco fino in fondo, di fare parte di un progetto nazionale di rinnovamento e unione (non cartello, non lista temporanea) della sinistra, senza il coraggio di mettere in discussione vecchi simboli e ideologie (e attenzione, mettere in discussione non vuol dire abbandonare).Invece di fare come tanti altri, cioè avere il coraggio di raccogliere le proprie piccole cose e mettersi in viaggio lasciandosi alle spalle le macerie, siete rimasti arroccati fino ad adesso. Liberissimi di farlo, ma non venite a raccontarci storielle o ad agghindare il raccontino per far credere ai compagni e alle compagne che SEL in realtà è un delirio schizofrenico tenuto in piedi da giochi di cadrega, perchè è una balla. I compagni e le compagne di SEL hanno ritenuto privo di senso doversi squagliare in un progetto che è la copia sbiadita del loro, meno spontaneo, meno vivace, e sempre troppo collegato a pensieri strettamente elettoralistici. L’hanno fatto capire ai loro dirigenti, e i dirigenti hanno democraticamente preso atto e risposto di conseguenza.
    Ripeto, voi siete liberi di dire e proporre le liste che volete, anche la lista della presunta sinistra unita col simbolo di SEL alla rovescia, ma non raccontate cose che non stanno nè in cielo nè in terra, anche perchè viene il dubbio che stiate prendendo per fessi i vostri stessi compagni.
    Con tutto il rispetto e con un sincero in bocca al lupo per la campagna elettorale

    Roberto Carlucci

  20. Nicola Atalmi Dice:

    Roberto ovviamente non intendevo avere un atteggiamento dispregiativo per organismo dirigente di Sel
    mi pare giusto che i circoli si siano espressi democraticamente
    io non ho una visione surreale di Sel, ho quella che mi sono fatto ascoltando Vendola, leggendo i documenti.
    mi pareva proprio che Vendola invitasse a considerare Sel “un seme che deve far crescere una pianta più grande, cioè una nuova e più grande sinistra che dobbiamo costruire”
    ovviamente ho abbastanza senso della misura (e del ridicolo) per non pensare che possa essere Treviso il reparto neonatale, né tantomeno che lo sia la lista della Sinistra Unita che abbiamo cercato di costruire, però sono sicuro che nemmeno si può dire a chi non è ora in Sel perché è in un altro partito o nella maggioranza non è in nessun partito che devono iscriversi a Sel perché voi e solo voi avete la verità rivelata.
    ci sono molti posti in Italia dove si è potuto unire i pezzi della sinistra con e senza i simboli, voi a Treviso avete deciso democraticamente e legittimamente di non farlo.
    noi a quel punto avevamo due scelte: tornare anche noi a simboli e chiusure identitarie o andare avanti con chi aveva sostenuto il nostro appello unitario.
    abbiamo deciso la seconda perchè vogliamo dimostrare e testimoniare che noi eravamo e siamo pronti a fare un passo indietro per farne due avanti.
    ed ora mi sembra ingeneroso subire gli attacchi di chi quella unità non l’ha voluta, cioè sia da voi che da qualche compagno del Prc.
    tutto qui
    io ho praticato l’unità in ogni occasione in cui è stata possibile e l’ho fatto e lo sto facendo da consigliere comunale, come tu ben sai.
    pronto subito dal giorno dopo le elezioni provinciali a ricominciare il cammino

  21. spartaco Dice:

    AGLI AMICI DI SEL
    QUARDATE, DARE DEI PRESUNTI UNITARI A CHI VUOLE PORTARE AVANTI UN PROGETTO PER L’UNIFICAZIONE DELLA SINISTRA E’ DA CRETINI!
    GNUNO VADA PER LA SUA STRADA, VEDREMO COME ARRIVERETE ALL’8% IN PROVINCIA DI TREVISO VISTO CHE IL PROGETTO VOSTRO NAZIONALE ORAMAI E’ RISTRETTO ALL’IMMAGINE DI VENDOLA.
    CARI AMICI DI SEL ORAMAI VI STATE RIDUCENDO AD UNA PICCOLA CASTA DI EX POLITICI CHE A NAPOLI PER SOPRAVVIVERE SOSTIENE IL CANDIDATO DEL PD. NON ANDRETE DISTANTE VISTO CHE IL VOSTRO PROGETTO (SPERAVO IN CLAUDIO FAVA) DI UNIRE LA SINISTRA E’ FALLITO E QUALCHE VOSTRO DIRIGENTE SI E’ ABBATBICATO AL SIMBOLO SPERANDO NEL 2013 (8% CORRISPONDONO NUMERO XX DEPUTATI E SENATORI)
    NON CI INTERESSA IL VOSTRO SIMBOLO NE’ IL VOSTRO PROGRAMMA NE RIPARLEREMO A FINE MAGGIO, NOI CREDIAMO AD UN PROGETTO CHE ORAMAI HA RACCOLTO IN MODO TRAVERSALE COMPAGNI E COMPAGNE DI SINISTRA, DEL MONDO DEL LAVORO, DEL SINDACATO E DELLE ASSOCIAZIONI E SU QUESTO REMEREMO
    SPARTACO RSU FIOM

  22. wiki Dice:

    venerdì 8 aprile 2011
    il manifesto dei Masochisti del 9 aprile. Non chiedono abrogazione legge biagi e Salario Minimo Garantito
    Il Manifesto dei Masochisti del 9 Aprile. Non chiedono abrogazione legge Biagi e Salario Minimo Garantito
    pubblicata da Pietro Ancona il giorno venerdì 8 aprile 2011 alle ore 16.33
    “il nostro tempo è adesso”, “non c’è più tempo per l’attesa”, “siamo la grande risorsa di questo paese”, “siamo una generazione precaria”, “vogliamo tutti un altro paese ” non siamo più disposti ad aspettare”, “non è più tempo solo di resistere ma di passare all’azione”, siamo stanchi di resistere ma non c’è ne andiamo “…….
    Ho trascritto i titoli delle proposizioni che compongono l’appello della manifestazione del 9 aprile dei precari alla quale
    partecipano numerose associazioni ma il motore è la CGIL che ne fa un momento preparatorio dello sciopero generale nazionale del 6 Maggio.
    Si tratta di una manifestazione puramente motoria, un qualche segnale di mobilitazione lanciato a sei milioni di persone in grave sofferenza e disperate per il futuro che non c’è, una manifestazione a cui la CGIL ha mozzato il capo. Non ci sono richieste nè per il Parlamento nè per il Governo nè per il padronato. Niente di niente! Si descrive la tristissima ed insopportabile condizione dei precari ma non si dice niente, non si indica un percorso, non si chiede niente per il suo superamento.
    Non si capisce neppure perchè questa manifestazione viene fatta. Forse si vuol fare sapere che in Italia abbiamo i precari? Ma questo si sa e come. Non c’è famiglia italiana che non sia toccata da questo problema. Che i giovani sono stanchi di aspettare? Che vogliono che le cose cambino? Tutte cose scontate. Il punto è un altro: che cosa bisogna chiedere, come chiedere, quando e quanto chiedere.
    Qui casca l’asino. La CGIL pratica il precariato tra i suoi dipendenti e non ha alcuna intenzione di cambiare regime. La stragrande maggioranza dei quadri “tecnici” della CGIL (non i sindacalisti) sono assunti con uno dei vari regimi previsti dalla legge Biagi.
    Negli accordi con il governo Prodi del luglio 2007 la CGIL sottoscrisse contenuti specifici della Legge Biagi che aveva negato fino a qualche tempo prima. Lo stesso Prodi aveva vinto le elezioni promettendo ai giovani la lotta al precariato ma si rimangiò tutto nella sadica gara a destra ingaggiata con Veltroni tra chi sparava meglio nel mucchio dei diritti dei lavoratori.
    Anche il PD che, con la dichiarazione di Fassina, appoggia la manifestazione è per il precariato che viene praticato tra i suoi dipendenti e nel sistema della cooperazione e delle imprese controllate dal PD. Inoltre condivide le posizioni di Cisl ed Uil ed ha indotto la CGIL a farle proprie, “unitarie”.
    Oggi 8 Aprile, alla vigilia delle manifestazioni, il cardinale Bagnasco, bontà sua, afferma che il precariato deve avere un termine, non può essere a vita…..Peccato che la stragrande maggioranza dell’associazionismo cattolico e le imprese di Comunione e Liberazione lo pratichino con grande spregiudicatezza.
    Ogni tanto si sente qualche voce che sembra ultramondana ai giovani a settecento euro ed a partita iva come fossero professionisti come quella del governatore della Banca d’Italia o del Ministro Tremonti che fanno sapere come il posto fisso sia superiore come produttività sicurezza sociale e prospettiva e come sarà deleteria per l’Italia una generazione che non sarà mai stabilizzata ed attraverserà il futuro senza averlo. Ma trattasi di voci che diventano puri fumi accademici e che possono essere come tanti altri, esempio la rarefazione delle materie prime, il prezzo dei carburanti….
    Basterebbe due richieste per dare consistenza e valore risolvente alla manifestazione: Abrogazione legge Biagi e divieto di tutte le sue forme giuridiche contrattuali ed istituzione Salario Minimo Garantito per impedire alla disonesta classe imprenditoriale italiana ed alla stessa pubblica amministrazione di umiliare il lavoro dei giovani.
    Ma queste semplici rivendicazioni non ci saranno per il semplice scopo che la CGIL il PD ed i loro alleati si limitano a prendere in giro i precari. Non alzano un dito in loro soccorso se non per arrecare qualche debole miglioramento assistenzialistico.
    Sarebbe quindi utile che le associazioni che vogliono davvero combattere il precariato si dissocino da questa truffa.
    Pietro Ancon a
    Lavoro & precari | di Redazione Il Fatto Quotidiano
    17 marzo 2011


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  1. [...] progressista alla propria azione politica. Chi non sapesse e fosse curioso può leggerne da Atalmi, qui vorrei concentrarmi su [...]

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