I numeri della crisi ed il futuro del Veneto

Gio, Set 2, 2010

Sinistra

altan-crisi-e-stabilita

Il report di agosto di Veneto Lavoro fa il punto sui due anni di crisi che hanno investito la nostra regione e la provincia di Treviso.

Ed è un quadro a dir poco drammatico.

Il Prodotto Interno Lordo per l’anno prossimo sarà inferiore (e di molto) perfino di quello del 2007: un balzo indietro di 4 anni per scendere a 117 mld.

Tra il 2008 e il 2009 abbiamo perso 42.000 posti di lavoro e fino a metà del 2010 ne abbiamo persi altri 24.000.

Nei due anni di crisi il saldo occupazionale tra i lavoratori dipendenti è stato nel primo anno -41,6% e nel secondo -24,3%.

La crisi ha avuto una dinamica impietosa falcidiando nel primo anno in prevalenza i maschi, il settore manifatturiero, i precari e gli stranieri, nel secondo anno di crisi sono cresciuti i licenziamenti tra chi aveva un contratto a tempo indeterminato, tra le donne, nei servizi e tra gli italiani.

Le due provincie più colpite come è noto sono state Treviso e Vicenza.

Questi numeri ci parlano di una crisi sistemica, larga e duratura.

Dietro questi numeri ci sono persone e famiglie che piombano nella incertezza, nella disperazione.

E la politica come risponde?

Con qualche slogan privo di contenuto (e di risorse) come “prima i veneti” mentre intanto i Veneti sono i primi solo nelle liste di mobilità e di pignoramento delle case.

Con tagli alle politiche sociali e del lavoro imposte da Tremonti alla nostra Regione nel silenzio assordante del leghisti.

Con il teatrino romano delle leggi per salvare Berlusconi dai processi.

Con il Ministero dello Sviluppo vacante da 4 mesi.

Con il circo di Gheddafi e le sue hostess convertite a pagamento.

Ci vorrebbe invece una politica di sviluppo che sostenga chi crea buona occupazione e non chi delocalizza dopo aver ottenuto generose risorse pubbliche.

Ci vorrebbero invece ricerca, istruzione e formazione per rispondere alle sfide dell’economia globale e non essere costretti a far concorrenza ai paesi più poveri.

Qualcuno vuole usare la crisi per farci tutti più soli e più poveri, invece da questa crisi si esce solo se il Veneto è capace di solidarietà e di guardare avanti.

Ma per farlo servirebbe una classe politica capace di immaginare e costruire il futuro.


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9 Risposte a “I numeri della crisi ed il futuro del Veneto”

  1. Loris D. Dice:

    prima i veneti sì… a pagare
    ci vorrebbe una legge come quella argentina, che consenta di far gestire le fabbriche agli operai… gli imprenditori vadano pure a delocalizzarsi da soli

  2. wiki Dice:

    “Loris D. Dice:
    2. Settembre 2010 alle 11:45
    prima i veneti sì… a pagare
    ci vorrebbe una legge come quella argentina, che consenta di far gestire le fabbriche agli operai… gli imprenditori vadano pure a delocalizzarsi da soli”

    i parametri giuridici in costituzione ci sarebbero dall’ articolo 40 al 50…

  3. wiki Dice:

    bell’articolo…finalmente Atalmi sembra dire qualcosa di sinistra…

  4. wiki Dice:

    POI PERÒ BISOGNEREBBE ANCHE FARE QUALCOSA DI SINISTRA…

  5. wiki Dice:

    GLI ITALIANI NE SENTONO IL BISOGNO…
    ALLEGO UN GRADEVOLE ARTICOLO DI TRAVAGLIO CHE PARLA DI BERLINGUER :

    Signornò, da L’Espresso in edicola

    Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica, giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al Corriere della sera: “Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo “Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”.

    L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta, le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio Cicchitto, aveva scritto alla Stampa per associarsi alla Craxi e dissociarsi da Tremonti. A suo dire, Berlinguer “cavalcò la questione morale, poi tradotta dai suoi eredi in giustizialismo, malgrado il Pci fosse finanziato irregolarmente dal Pcus e altre fonti eterodosse” e “negli anni ‘70 spingeva per forti aumenti di spesa pubblica”. Altro che austerity. Parola di un signore che, grazie alla tessera P2 numero 2232, di finanziamenti eterodossi dovrebbe intendersi un bel po’.

    Ma la leggenda nera di Berlinguer capo del “partito della spesa”, antiquato e passatista, messo ko dal più “moderno” Craxi è molto diffusa anche a sinistra. Basti pensare alle corbellerie pro-Craxi e anti-Berlinguer pronunciate in questi anni da Fassino, D’Alema, Violante e Veltroni. La storia insegna l’opposto: negli anni ‘70, compresi i due del compromesso storico, il debito pubblico era sotto controllo: 50-60% del Pil. Fu negli anni ‘80, col Caf al governo e il Pci all’opposizione, che balzò al 120: il maggior incremento lo registrò proprio nei quattro anni del governo Craxi (dal 70 al 92%). Il ko di Craxi a Berlinguer, poi, è pura barzelletta. Se l’ex Pci sopravvisse alla Prima Repubblica, lo deve essenzialmente al ricordo di Berlinguer, unico leader della sinistra rimasto nel cuore degli italiani. Intanto il Psi veniva annientato dalle ruberie craxiane. E ora quel poco che ne resta è annesso al Pdl, dove la signora Craxi siede comodamente in poltrona, scambiando Storace per Turati e la Santanchè e la Mussolini per la Kuliscioff. Significativamente il dibattito su Berlinguer è circoscritto entro i confini del Pdl. Il Pd ha altro da fare: perso per strada Tony Blair, faro dei “riformisti” nostrani (dopo i trionfi irakeni ed elettorali, ha appena fondato una banca per super-ricchi), si accapiglia intorno a un rovello epocale: invitare o no alla sua festa il leghista Cota? Vivo entusiasmo nella base.
    (Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

  6. mr.setter Dice:

    “Ci vorrebbe invece una politica di sviluppo che sostenga chi crea buona occupazione e non chi delocalizza dopo aver ottenuto generose risorse pubbliche.
    Ci vorrebbero invece ricerca, istruzione e formazione per rispondere alle sfide dell’economia globale e non essere costretti a far concorrenza ai paesi più poveri.”

    “Ma per farlo servirebbe una classe politica capace di immaginare e costruire il futuro.”

    Più precisamente Atalmi, quali iniziative avresti in mente, politiche, economiche, sociali, che non siano le solite irritanti e vacue dichiarazioni d’intenti sulle politiche di sviluppo o sull’immaginare e costruire il futuro?!? Te lo sottolineo non per intento polemico ma per cercare di far capire che oramai delle frasi fatte, gli impegni di circostanza, degli eleganti vaniloqui Porta-a-Porta style gli elettori (o ex…) di sinistra ne hanno ormai le balle piene!!!

    “Ma come parlaaaaaaa!!!! Le parole sono importanti!!” Gridava Moretti su Palombella Rossa. E una volta ancora aveva, ed ha, ragione da vendere…..

    Quindi Atalmi, si a nuovi progetti: quali?

  7. Nicola Atalmi Dice:

    @mr.setter
    a me pare che su alcune proposte concrete si possa già lavorare
    penso al ragionamento che ho cercato di fare sulla precarietà, partendo dai diritti
    poi sul tema delle delocalizzazioni si potrebbe vincolare ogni forma di finanziamento e sostegno alle imprese alla sottoscrizione di una fidejussione da riscuotere in caso di delocalizzazione
    poi chiaramente servirebbe capovolgere qualche spesa di bilancio: molto brutalmente dalla difesa a scuola ed università

  8. eugenio Dice:

    Atalmi se di coccio? Ogni volta che spiegi la scarsezza della sinistra e di noi ti aggrappi sollevandoti (?) al fatto che SEL ha preso poco al nord e nel veneto. Sei cocciuto che c’azzecca che sel ha preso pochi voti nonostante….e che c’è da rallegrarsi. Intanto sono pronto a scommettere che alle prossime ci surclasserà, e poi che c’entra il progetto eccezzionale di Nichi con il fatto che sel non prenderà il 50%? Possibile che la tua analisi non colga l’elemento nuovo e affondi nella litania delle percentuali di questo o quel paritito? Io sto con Sel spero che cresca, ma la mia scommessa è quella di proporsi a governare questo paese contro la proposta del cdx e contro quella del PD. Sai non è la stessa cosa un csx a guida Vendola da un csx a guida Casini, Rutelli o Veltroni. Ciao…..possibile….possibile tanta miopia?

  9. Nicola Atalmi Dice:

    caro eugenio forse hai sbagliato articolo le percentuali che cito in questo articolo si riferiscono alla crisi del veneto :-)
    a parte gli scherzi è difficile trovare in una sola mia riga o dichiarazione dove mi rallegrerei del fatto che Sel ha perfino meno voti della già piccolissima Fds
    senz’altro la notevole esposizione mediatica di vendola farà crescere Sel
    ed è un bene
    io sarò tra quelli che sosterranno Vendola alle primarie
    convintamente
    continuo però a sperare che ci sarà una sola lista di sinistra alle prossime elezioni politiche
    perché è giusto
    ma anche perché è necessario visto il sistema elettorale al senato


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