
Se vogliamo uscire dagli elettoralismi, dal politicismo e dai tatticismi dovremmo cominciare a discutere di quale potrebbe essere la proposta della sinistra contro la precarietà.
Innanzitutto dovremmo fare un po’ di chiarezza tra le varie forme di atipicità.
Proporre di distinguere la flessibilità dalla precarietà, ed entrambe dall’inserimento lavorativo.
Infine fare un discorso a parte per il lavoro parasubordinato travestito da lavoro autonomo.
Troppo spesso infatti si confondo le cose, spesso volontariamente per fare confusione.
Ma quello che vivono i giovani (ma anche gli adulti espulsi dai cicli produttivi) sulla loro pelle è disagio vero, che diviene esistenziale.
Ci sono due componenti da affrontare principalmente: quello del salario e quello dei diritti.
Io credo infatti che dovremmo cominciare a ragionare da qui perchè non sono tra coloro che ritengono si possa oggi prendere in giro i precari promettendo che cancelleremo tutte le forme atipiche di contratto e che saremo in grado di garantire a tutti un lavoro stabile.
Ritengo indecente prendere in giro chi vive sulla propria pelle la precarietà.
Certo un sistema di sviluppo che si basi così tanto su flessibilità e precarietà è un sistema debole.
Ma le trasformazioni del lavoro e della società sono così vaste profonde che sarebbe ridicolo pensare di risolvere il tema della precarietà indicando modelli di sviluppo del passato, che sono di altre ere geologiche nella velocità frenetica di trasformazione (regressiva) del sistema liberista.
Per questo credo che dovremmo essere capaci di affrontare questo tema a partire non dalle fattispecie contrattuali o da improbabili interventi di economia pubblica, ma dalle conseguenze reali sui lavoratori e sulle lavoratrici delle condizioni flessibili e precarie del mondo del lavoro di oggi.
Salario e diritti appunto.
Ci piacerebbe intanto che su retribuzione e diritti segnassimo due principi che sembrano di elementare buon senso, ma che in una situazione così compromessa, suonano quasi rivoluzionari.
Il primo che il lavoro flessibile in Italia non può costare al datore di lavoro meno del lavoro non flessibile.
Il secondo che i diritti del lavoratore prescindono dalla fattispecie contrattuale che gli viene applicata.
Pensateci: basterebbero questi due assunti generali, per travolgere il sistema della precarietà che è costruito sulla compressione dei salari e sulla riduzione dei diritti.
Proviamo a svolgere questi due concetti ed avviare un confronto vero con chi con noi dovrebbe costruire l’alternativa al berlusconismo?
Anche con chi nel centrosinistra ha introiettato acriticamente il pensiero unico neoliberista, ma non può non riconoscerne i fallimenti?



20. Agosto 2010 alle 19:00
“Il secondo che i diritti del lavoratore prescindono dalla fattispecie contrattuale che gli viene applicata.”
Questa è una dicharazione puramente astratta perche chi è o per contratto o per situazione personale ( titolo di studio di scarso livello o altro…) in condizione di precarietà, anche se formalmente avesse gli stessi diritti di un’altro ( o ne avesse al limite di più…formalmente) di fatto non riuscirebbe a fare valere questi diritti, e una situzione del genere può essere anche diffusa…se non c’è una garanzia concreta e uno stumento automatico e gratuito di garanzia e tutela dei diritti del lavoro questi diritti resteranno nella carta o peggio nel libro dei sogni…
20. Agosto 2010 alle 20:06
Si intendono i diritti dei lavoratori: previdenza, ferie, malattia, maternita’, pari opportunita’,liberta’ sindacale etc
20. Agosto 2010 alle 21:05
“liberta’ sindacale etc”
la libertà sindacale è evidentemente sempre minore la dove ci sono forme di gestione del “mercato” dei diritti del lavoro che assomigliano all’oligopolio, con eventuali possibili oligarchie…
Forse a proposito la liberalizzazione del sindacato e la promozione dei diritti del lavoro non solo ma anche tramite leggi sarebbe necessaria.
La promozione di una cultura sana dei diritti del lavoro e della solidarietà tra i lavoratori è necessaria per venire fuori dall’attuale miseria del mondo del lavoro…le leggi e la politica che sostiene il lavoro poi potrebbe venire da se…
20. Agosto 2010 alle 21:24
Seeeeee Nicola, e chi glielo dice a gente come Ichino?
20. Agosto 2010 alle 21:27
Ma ci vuole anche una drastica riduzione delle forme contrattuali atipiche e lotta al lavoro nero
20. Agosto 2010 alle 21:38
“Seeeeee Nicola, e chi glielo dice a gente come Ichino?”
e quà torna la contraddizione dell’alleanza con un partito coservatore se non reazionario tipo il PD…che rischia di lasciare tutte le chiacchere e le promesse di Atalmi nel libro dei sogni…ma allora perche votare una FDS alleata al PD ??
21. Agosto 2010 alle 18:01
invece secondo me è ora di misurarsi sulle proposte e far venire allo scoperto gli Ichino
21. Agosto 2010 alle 19:31
SOLO PER FARE UNA LEGGE PROPORZIONALE SENZA SBARRAMENTO E CON RIDOTTO PREMIO DI MAGGIORANZA SAREBBE AUSPICABILE UN’ ALLEANZA CON IL PD…
21. Agosto 2010 alle 20:07
Se c’e’ una cosa certa e unanime nel Pd e’ che sono per il maggioritario. Sono nati x il maggioritario. Quindi secondo la tua logica se la sinistra deve allearsi solo con chi e’ per il proporzionale, tocchera’ allearci con Casini
22. Agosto 2010 alle 11:47
“21. Agosto 2010 alle 20:07
Se c’e’ una cosa certa e unanime nel Pd e’ che sono per il maggioritario. Sono nati x il maggioritario. Quindi secondo la tua logica se la sinistra deve allearsi solo con chi e’ per il proporzionale, tocchera’ allearci con Casini”
Direi che un’alleanza con Casini…che non ah mai contribuito da quel poco che so a sbattere fuori del parlamento la sinistra ( anche se forse lo avrebbe voluto…)come ha contribuito invece il PD, non sarebbe molto più contraddittoria che una alleanza con il PD stesso…ho l’impressione che questo possa essere condiviso da gran parte del popolo della sinistra con la CHIARA E PRIORITARIA FINALITÀ DI APPROVARE UNA LEGGE PROPORZIONALE REALMENTE DEMOCRATICA CHE POSSA VEDERE RAPPRESENTATI I VALORI DI TUTTI I CITTADINI IN PARLAMENTO…DELLA NECESSITÀ DI UNA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE REALMENTE DEMOCRATICA E REALMENTE PROIETTIVA DELLA VOLONTÀ POPOLARE CON UNA SOCIETÀ DIVISA COME QUELLA ATTUALE NE SONO FERMAMENTE CONVINTO !!!
22. Agosto 2010 alle 12:02
Non so se nessuno si sia accorto che è in atto una pesante CRISI DEI PARTITI( QUELLI DI SINISTRA POI SEMBRANO AGONIZZANTI…) OLTRE CHE UNA PESANTE CRISI ECONOMICA…E L’ATTUALE SISTEMA POLITICO DETERMINATO ANCHE DALLA LEGGE ELETTORALE ATTUALE È SCARSAMENTE RAPPRESENTATIVO QUANDO NON SIA ” NON RAPPRESENTATIVO TOUT COURT”…NON PENSO CHE UN’ALLEANZA CON IL FINTO PARTITO PROGRESSISTA DEL PD SIA MOLTO PIÙ COERENTE CHE UNA ALLEANZA CON FINALITÀ SPECIFICHE CON CASINI…E CHE CONSENTIREBBE AI PARTITI DI SINISTRA NEL CASO SI APPROVAZIONE DI UNA LEGGE ELETTORALE DEMOCRATICA DI ESSERE REALMENTE AUTONOMO ED INDIPENDENTE DAL PD O DA CHI PER ESSO…
22. Agosto 2010 alle 12:45
A me pare che Ichino sia già allo scoperto, dato che la sua proposta di legge è già depositata in Senato da mesi. Tra l’altro tenderei a ricordare a Stefano Dall’Agata, che qualche giorno fa diceva che “ovviamente Ichino no, ma in politica gli alleati è spesso la situazione a crearli” e “si tratta di dare voce ai tanti del PD che hanno idee condivisibili, penso alla CGIL”, che il cofirmatario della proposta di legge di Ichino è proprio uno storico dirigente della Cgil, tra i fondatori del partito di Dall’Agata e ora tra i leader della cosiddetta “sinistra del Pd”.
Se questa è la sinistra del Pd, quella legata al sindacato, chi ha bisogno di una destra?
22. Agosto 2010 alle 18:06
Ecco una lettera di Ferrero che trovo in gran parte condivisibile :
Lettera aperta di Paolo Ferrero ai segretari dei partiti dell’opposizione
venerdì 13 agosto 2010
Cari amici e compagni, penso che non si possa continuare a tergiversare. A me pare del tutto evidente che la crisi interna al centro destra più che determinare la fine del berlusconismo stia producendo un ulteriore imputridimento della crisi politica. Che i destini del governo e per certi versi della repubblica – visti i propositi anticostituzionali di Berlusconi – siano riassumibili nella diatriba legal giornalistica su un appartamento di Montecarlo non è null’altro che il segno di un degrado senza fine. Nessuno può pensare che il fango tocchi solo gli altri. In questa Weimar al rallentatore che stiamo vivendo da anni lo schifo tocca in egual misura chi lo provoca e chi non è in grado di arrestarlo. Questa crisi ha indebolito il Berlusconi presidente del consiglio ma certo ha rafforzato il disgusto per la politica che milioni di italiani provano verso una classe dirigente che è incapace anche solo di ragionare sui temi che riguardano la vita quotidiana dei propri concittadini. Non so se sarà ancora Berlusconi a beneficiare di questo degrado o se sarà qualcun altro ma so che la ricerca di uomini della provvidenza si è oramai drammaticamente generalizzata. La carica antidemocratica di questa domanda non sarà semplice da smaltire. Quella odierna è la crisi della seconda repubblica, se ne può uscire con un ristabilimento della democrazia o con il suo ulteriore restringimento in senso antidemocratico. Per questo la proposta di un governo di garanzia a me pare oramai completamente inadeguata. Non l’ho mai condivisa ma ne potevo capire le ragione nelle settimane scorse. Vi pare seriamente che si possa continuare così ancora a lungo, con le destre che ammorbano il panorama, la Lega che si erge a paladina della moralità e il paese che sprofonda dentro la crisi? Questo scenario potrebbe durare per mesi. Vi pare possibile che lo sbocco di questo putridume sia un governo istituzionale frutto di una manovra di palazzo, privo di mandato democratico e che avrebbe probabilmente l’unico effetto di permettere a Berlusconi di dipingersi – una volta ancora – come vittima? Persino Bossi descrive ormai il centro destra come una palude.
Vi scrivo per proporvi di cambiare registro, di prendere atto della gravità della situazione e del fatto che per uscire da questo pantano occorre una proposta politica forte e netta. Si chiedano le elezioni anticipate per porre fine al degrado prodotto dal fallimento delle destre e si dia vita ad uno schieramento democratico con cui presentarsi alle elezioni. In questa situazione nessuno ha la bacchetta magica ma si può costruire un’alleanza democratica basata su pochi punti chiari: la difesa della costituzione e il ristabilimento pieno delle regole democratiche, la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, una politica sociale redistributiva.
Smettiamola con questo impotente aventino che da troppo tempo caratterizza l’opposizione.
Paolo Ferrero
22. Agosto 2010 alle 18:19
Ecco un articolo di Asor Rosa:
L’urgenza dei tempi e il rilievo delle tematiche mi inducono a riprendere e precisare il mio precedente articolo («Un governo di ricostruzione democratica», il manifesto, 8 agosto) , quello che una volta si definiva «esercitazione di scuola». Le «esercitazioni di scuola» venivano assegnate e discusse nelle classi medie superiori della scuola italiana tanti anni fa per mettere alla prova le capacità logiche dei ragazzi. I compagni di classe dell’individuo cui, sventuratamente per lui, era stato assegnato il compito di svolgerne una, erano invitati dai loro professori a segnalare i passaggi logici che, in quanto tali, non funzionavano nell’elaborato; venivano severamente rampognati quelli di loro che si limitavano a dire: non mi piace, non la penso come lui. Naturalmente la logica formale non è il reale: per passare dall’una all’altro (e anche viceversa) bisogna fare un’opera di trasposizione pratica decisiva, che nel caso nostro si definirebbe togliattianamente «iniziativa politica». Però, al tempo stesso, senza logica formale si va a tentoni, non si riconoscono le cose, si prendono fischi per fiaschi e in definitiva si finisce a catafascio.
In ogni «esercitazione di scuola» c’è una premessa. Se cade questa, cade tutto il resto. La «mia» premessa è: il bubbone maligno, che distrugge l’Italia, diffonde la corruzione, spazza via il gioco democratico, fa vacillare le istituzioni e le regole, distrugge l’informazione, sottomette tutti i rapporti di classe al gioco dei potenti, è Berlusconi, è il governo in mano a Berlusconi, è il berlusconismo. Se è vero questo – se cioè la premessa regge -, allora il compito politico e civile primario è trovare il modo di sbarazzarsene, altrimenti ogni altro discorso più corretto, più profondo, più giusto – persino quello riguardante un corretto conflitto politico -, non sarà più (mai più?) possibile.
Per sbarazzarcene, in Parlamento e nel paese, non ci vuole meno di un amplissimo schieramento di forze, che si riconoscano in un programma di «ricostruzione democratica» e si aggreghino per questo; e siano per ciò stesso in grado di mettere in moto un ancor più vasto schieramento di forze sociali e civili, che pure ci sono e aspettano solo che qualcuno dia loro la possibilità di mettersi direttamente alla prova. Siccome è sempre più evidente che il berlusconismo è in realtà un berlusconi-leghismo, bisognerà, per reggere il contrasto, che sarà formidabile, che ne facciano parte senza esclusioni tutte le altre forze che in questi anni non hanno avuto a che fare con l’orrida tabe o recentemente se ne siano liberate, dall’estrema sinistra all’Udc, a Rutelli, a Fini e ai finiani.
Questo bisogna non solo farlo, ma farlo presto, anzi prestissimo. Il contro-urto, infatti, è già cominciato. Berlusconi ha due strade per salvarsi nell’attuale situazione di provvisoria crisi e debolezza: o andare alle urne; o riassorbire la dissidenza. Se va alle urne con l’attuale legge elettorale, vince comunque, quale che sia la forma in cui l’opposizione si presenterà, compresa quella bipartita (centrosinistra + centro moderato), da taluni non si sa perché auspicata. E andrà alle urne legittimamente, nonostante le giuste proteste di Napolitano, se si dimostrerà che in Parlamento non c’è una maggioranza alternativa. Ma non ci sarà una maggioranza alternativa se Berlusconi riassorbirà, come sta tentando di fare, la dissidenza. Quest’ultima è la prospettiva peggiore, e attualmente non è del tutto esclusa se non si lavora tenacemente in direzione contraria. Dunque, nelle prossime settimane, si decide il nostro destino dei prossimi quindici-vent’anni: perché se Berlusconi finisce indenne la legislatura, rivince di sicuro le elezioni, va alla Presidenza della Repubblica e…
Ma perché l’«opposizione» dovrebbe presentarsi unita al voto in uno qualsiasi dei prossimi mesi, se non è in grado di creare una maggioranza alternativa in questo Parlamento? La mia proposta di un «governo di ricostruzione democratica» serve dunque a sanare contemporaneamente due punti deboli: quello dell’oggi e quello del domani, perché se non ci sarà un governo sufficientemente credibile oggi non ci sarà un voto sufficientemente forte domani.
Ecco perché il governo che ci salva non può essere un governicchio, un governo tecnico, un governo a termine, ecc. ecc. Sia perché il paese altrimenti non capirebbe il significato e l’entità della svolta; sia perché gli esitanti, numerosi e su tutti i versanti, non sarebbero abbastanza invogliati a parteciparvi. Invece debbono esserci sufficienti garanzie che si fa sul serio e che si andrà avanti abbastanza a lungo da poter esibire risultati inequivoci. Se è vero, come è possibile e anzi fortemente auspicabile per allargare le risicate alleanze in Parlamento, che esiste un’ulteriore componente del Pdl disposta a staccarsi dal bubbone, ciò potrà avvenire solo se stimolata e garantita da queste condizioni.
Entriamo un po’ più nel merito. Ho già scritto di alcuni punti di programma, che potrebbero caratterizzarlo (niente d’indolore né di marginale, tutto sommato, a rileggerli oggi) e non ci torno sopra (forse qualche attenzione in più meriterebbe la figura del Presidente del Consiglio, che non dovrebbe essere partitica: ci sono candidati possibili molto autorevoli nel campo del giure e dell’economia). Ritengo invece utile precisare che un «governo di ricostruzione democratica» non è (oddio!) né di destra né di sinistra: è un governo che mira a ricostruire le condizioni minimali dell’agire democratico e dell’unità nazionale, quelle per cui tornerebbero possibili e «normali» una sinistra e una destra costituzionali ed europee; ed è perciò che sono legittimate a parteciparvi non contraddittoriamente tutte quelle forze di sinistra e di destra, che concordano sull’urgenza e l’imprescindibilità di raggiungere questo obiettivo, quello da cui dipende tutto (tutto, capito?).
Fin qui la logica formale. Proviamo a fare un passo in avanti nel mondo del reale e chiediamoci: un governo del genere è fattibile? La mia risposta, molto minimale ma anche molto concreta, è: sì, è fattibile perché nessuna delle forze che dovrebbero parteciparvi ha un futuro senza questo possibile sbocco. Vediamo.
L’estrema sinistra: è ridotta malissimo. Se non rientra nel gioco, e cioè, per dirla brutalmente, se non rientra in Parlamento e nel Governo, è destinata all’estinzione. Il terreno della legge elettorale è quello su cui se ne può trattare l’adesione, e se il sistema elettorale proporzionale è il grimaldello dell’alleanza, io, come ho già accennato, non avrei obiezioni di principio:
b) L’Idv: dove può andare Di Pietro da solo?
c) Il Pd: è l’ago della bilancia. Bene ha fatto Bersani a dichiarare utile e preliminare l’accordo fra tutte le forze dell’attuale centrosinistra. Ma – l’«iniziativa politica»! -, se non riesce presto, anzi subito, a promuovere lo schieramento allargato della «ricostruzione democratica», sarà sorpassato impetuosamente dalla controiniziativa altrui, rischiando la deflagrazione o il collasso;
d) L’Udc: Casini è probabilmente l’elemento tuttora più indietro. Non ha ancora scelto dove stare. Ma è troppo tempo che non sceglie, e questo potrebbe logorarlo. Tramontate però rapidamente le prospettive di un governo «che non vada contro una parte del paese» (come se ce ne fosse uno che non vada a pro’ di qualcuno o contro qualcosa), dovrà in una situazione del genere scegliere. La Balena bianca non risorgerà più nel nostro paese. Il massimo che Casini può ragionevolmente sperare è un ulteriore rafforzamento del centro moderato all’interno di uno schieramento antiberlusconiano. E d’altra parte: fin quando la Chiesa di Roma riterrà componibile con i propri interessi mondani la fogna a cielo aperto in cui l’Italia berlusconiana si sta trasformando? Qualche segnale che il limite di sopportazione sia stato raggiungo c’è già stato;
e) L’Api: Rutelli è un vecchio frequentatore dei consessi di centro-sinistra; è impensabile che faccia mancare il suo apporto in una circostanza del genere;
f) Futuro e Libertà: è il discorso più complesso e forse quello decisivo. Preliminare al resto del ragionamento, che altrimenti potrebbe apparire davvero troppo procedurale: io credo che sia da prendere sul serio la cosiddetta «conversione democratica» di Gianfranco Fini. Aggiungo anche (per esaurire totalmente le mie già precarie riserve di credito) che ha giocato un ruolo positivo nelle ultime vicende il «fascismo di sinistra», cui attinge la formazione di diversi componenti del suo gruppo (non di Fini, naturalmente), e che io giudico migliore del berlusconismo (tanto è vero che non vi si è adattato). Ora Fini e il suo gruppo sono di fronte a un bivio drammatico: se accettano di farsi riassorbire – non importa in quale forma, se imperativa o contrattata, costruttiva o parzialmente consensuale -, sono destinati ad una penosa estinzione, a cominciare da quella già selvaggiamente iniziata nei confronti del loro capo, e i loro scalpi (ad eccezione di Briguglio, s’intende) verranno appesi ai banchi che occupavano, e che mai più occuperanno, in Parlamento. Imboccare l’altra strada sarà periglioso e difficile, ma non c’è scelta. E’ evidente, tuttavia, che il passaggio non sarà perfezionato, se non verrà accompagnato, anzi preceduto, da parte delle altre forze politiche contraenti, da una totale garanzia di legittimità politica e costituzionale, ossia, come dire, non mi viene la parola, ah sì, dal definitivo sdoganamento democratico-costituzionale di tale forza.
Si tratta, come si vede, di un complesso di forze indubbiamente molto eterogeneo, con alle spalle storie e tradizioni diverse, ma non incomponibile, se esse raggiungessero seriamente (ripeto: seriamente) l’accordo sui primi due punti (come sbarazzarsi del bubbone berlusconiano) di questa «esercitazione di scuola». D’altra parte, a nessuno sarebbe venuto in mente di chiedere ai naufraghi della Medusa di quali opinioni filosofiche e religiose fosse ciascuno di loro, se ci fosse stata una possibilità di vogare insieme verso un porto sicuro, da cui ripartire.
Alberto Asor Rosa
Fonte: http://www.ilmanifesto.it/
Link: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100820/pagina/01/pezzo/285082/
20.08.2010
22. Agosto 2010 alle 22:36
@ Masaccio
Che Ichino sia allo scoperto mi sembra accorgersi dell’acqua calda, e poi ti sei perso qualche passaggio: Nerozzi è andato via da SD nel 2008 quando il PD lo ha candidato (qui in Veneto tra l’altro) assieme a Calearo e non ha mai aderito a SEL.
Ha fatto l’ultimo Congresso PD nella mozione Franceschini.
Se vogliamo aprire un capitolo sulla coerenza dei dirigenti CGIL rispetto alla pagnotta mi par che venga lungo. E senza scomodare Zipponi basta partire da Treviso e dalla ricorrenza dei cognomi e parentele…
Su quella proposta (nata da Acli e Cisl anche), purtroppo ci sono anche le firme di Casson e Marino, ti segnalo una lucida analisi di Elisa Migliaccio, di seguito hai anche un articolo de Il Giornale.
http://seltv.wordpress.com/2010/04/05/ddl-sul-%E2%80%9Ccontratto-unico-d%E2%80%99ingresso%E2%80%9D-ancora-un-rischio-per-i-lavoratori/
24. Agosto 2010 alle 15:33
Stefano, sei tu che hai perso qualche passaggio. Il riferimento al fatto che Ichino sia già allo scoperto è una risposta al commento precedente di Nicola. Inoltre so benissimo che Nerozzi, tra i fondatori del tuo partito, ora è nel Pd, tant’è vero che l’ho citato come “tra i leader della cosiddetta sinistra del Pd”.
Tutto questo come si combina con quello che proponevi qualche giorno fa, sostenendo che “ovviamente Ichino no, ma in politica gli alleati è spesso la situazione a crearli” e cje “si tratta di dare voce ai tanti del PD che hanno idee condivisibili, penso alla CGIL”?
La cosiddetta “sinistra del Pd”, sia quella che fa riferimento a Nerozzi sia quella che fa riferimento a Marino, è allineata sulle posizioni di Ichino. Che alleati ti vuoi creare, me lo spieghi?
24. Agosto 2010 alle 15:41
Io mi DOMANDO UNA FDS O UN PARTITO DI SINISTRA CHE HA STRETTA NECESSITÀ DI RIMANERE ALLEATO CON UN PARTITO COME IL PD PER VIA DI UNA LEGGE ELETTORALE CHE PENALIZZA LE MEDIO PICCOLE FORMAZIONI PARTITICHE, COMA POSSA ESSERE VERAMENTE INDIPENDENTE ED AUTONOMO COME DICEVA ATALMI IN UN ARTICOLO PRECEDENTE MI SEMBRA…SE UN PICCOLO PARTITO DI SINISTRA SARÀ OBBLIGATO A RIMANERE STRETTAMENTE ALLEATO DEL PD PER NON SPARIRE DAL PARLAMENTO DOVRÀ SUBIRE A MIO AVVISO OGNI VOLONTÀ ANCHE LA PIÙ REAZIONARIA O CONSERVATRICE PROVENIENTE DAL PD…
A RIGUARDO ALLEGO UN’ ARTICOLO DAL SITO “MEDIOEVOSOCIALE” :
Inviato: Lun Ago 23, 2010 6:06 pm Oggetto: L’arroganza del PD
Fa bene Franceschini a dire di non temere le elezioni e di pensare di poterle vincere. Il ricatto dello scioglimento delle Camere deve essere respinto. Sono convinto che non ci sarà un plebiscito per riportare la Cricca P3 ed il suo Capo al governo! Sono anche dell’opinione che non dobbiamo aspettarci dai prossimi tre anni che disgrazie violenze e sfascio dell’ordinamento costituzionale dello Stato ed altri sfasci nel sistema economico. Tutto sommato, anche se il voto è una sorta di salto nel buio è meglio che assistere all’agonia dello Stato e della sua Costituzione.
La situazione sociale è diventata davvero critica mentre il mare antistante Villa Certosa è popolato di panfili di lusso sfacciato della imprenditoria ladrona e scroccona.
Le privatizzazioni volute bipartisan hanno aumentato i costi di tutti i servizi e spesso hanno mancato i loro obiettivi. Dovunque i privati si sono inseriti nella gestione dell’acqua o della nettezza urbana le tariffe sono diventate insopportabili, esosissime ed i servizi sono peggiorati. Le privatizzazioni del sistema di notificazione e riscossione delle imposte ha portato agghiaccianti ed inaccettabili vessazioni per chi ha avuto la disgrazia di saltare qualche pagamento. Casa e beni ipotecati. Ganasce alle auto o alle moto. La devastazione dei licenziamenti per chiusura o delocalizzazione degli impianti (che sembra non interessare nessuno neppure i sindacati) ha creato una compressione dei salari durissima che ha effetti sui consumi. Solo i negozi di lusso non subiscono crisi. Ma i grandi empori popolari registrano le difficoltà di una clientela impoverita che forse entra nei supermercati solo per godersi il fresco o fare compere rituali come la famiglia del Marcovaldo di Calvino. La scuola è stata sfasciata dalla signora Gelmini assistita all’uopo da un micidiale “genio” di guastatori, conoscitore profondo della foresta quasi impenetrabile degli insegnanti. Non avevo mai visto piangere un professore. L’ho visto oggi, a Palermo, dove sono stati fatti saltare seimila posti di lavoro. Gente che da venti anni non ha fatto altro che insegnare dove potremmo occuparla? Di che cosa camperanno le loro famiglie? Che cosa sta diventando la scuola italiana? Il panico si è impadronito di migliaia di famiglie che non sanno cosa faranno a ottobre. Anche la Sanità corre i suoi grossi rischi ma la tengono in vita perchè nutre i nuovi imperi economici della scroccona e ricchissima borghesia italiana capace di esportare trecento miliardi di euro in grande parte sottratti ai loro dipendenti ed allo Stato. L’impero di Ajello a Palermo, quello degli Angelucci nel Lazio e altrove, la fantastica e quasi miracolistica opera di Don Verzè in Lombardia. In abruzzo abbiamo avuto le mirabolanti vicende di Del Turco ed Angelini. Insomma, la sanità fornisce il carburante ad un sistema di cliniche convenzionate che non durerebbe due giorni se dovesse reggersi da solo. Nel mezzogiorno d’Italia stanno bene soltanto coloro che si sono ammanigliati alle Regioni. Migliaia e migliaia di persone vivono di politica accanto agli Oligarchi superpagati e superprivilegiati mentre attorno a loro si fa il deserto. Il Sud aveva una sua risorsa sin dalla fondazione della Repubblica nella pubblica amministrazione: forniva quadri alla magistratura, alla scuola, all’esercito. L’attacco al welfare ha chiuso questo vitale sbocco ai figli della media borghesia e del ceto popolare. Una ragione della unità d’Italia sta venendo meno e un’area grande quando il Regno delle Due Sicilie è stata spinta alla disperazione. Quanto tempo potranno resistere ancora i cassintegrati dell’Asinara giunti al 173° giorno senza che l’Eni, una multinazionale tra le più potenti del mondo di proprietà dello Stato , li abbia degnati di uno sguardo? Nei prossimi quattro mesi conteremo le macerie di quel che resta del sistema industriale meridionale.
Sei milioni di giovani vivono dei contratti-truffa inventati dalla Legge Biagi. Guadagnano la metà dei minimi salariali e galleggiano per la ciambella di salvataggio delle famiglie dove le pensioni ancora decenti dei loro genitori integrano il meschinissimo reddito cocopro o partita iva o interinale o altro.
Questi sono alcuni tratti della realtà del lavoro italiano. Eppure l’Italia è la settima potenza industriale del mondo per PIL. Ma è al trentesimo posto dell’OCSE per salari. Anche i diritti cominciano ad essere seriamente intaccati.
Ora al PD di Franceschini e dei suoi colleghi questa situazione che ho accennato non sembra interessare. Nessuno dei problemi che ho evocato è nella loro agenda.
L’unica scienza della quale si occupano è la politologia.Con arroganza eguale a quella di Berlusconi
chiedono a tutte le opposizioni di unirsi a loro per abbattere Berlusconi. Ma non dicono la verità e cioè che la loro vera intenzione è quella di avere con loro Casini dal momento che il loro programma è simile a quello del centro-destra. Pare che continuino a pensare ad una sorta di conventio ad excludendum per i comunisti ed i verdi rimasti fuori dal Parlamento dopo essere stati dissanguati dal sostegno al governo Prodi. Hanno ancora qualche esitazione su Vendola e sul suo raggruppamento ma non intendono cedergli la leadership del centro-sinistra.
L’Italia è tra l’incudine ed il martello. Il PD sta con Marchionne e la Marcegaglia e fa prediche “moderniste” ai metalmeccanici e la Fiom. Nessuna condanna per Marchionne da parte del Pd e della CGIL. Solo una tiratina d’orecchie da Epifani che lo accusa di “non fare gli interessi della Fiat!” E’ impressionante notare nel successore di Di Vittorio come il suo ragionamento riguardi soltanto l’azienda e la sua strategia che – consiglia – dovrebbe essere più scaltra. I consigli che rivolge non sono di cambiare linea ma di essere più prudente per non creare imbarazzi negli amici sindacalisti. . Il sindacato italiano non è ancora al livello dei Kapò americani che spiano e controllano il rendimento degli operai e quanti minuti si prendono per fare la pipì ma è sulla buona strada…
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
http://www.spazioamico.it
23.08.2010
24. Agosto 2010 alle 19:22
Intanto il mio partito è SEL perché SD non c’è più, e di SEL Nerozzi non ha mai fatto parte.
Sugli allineati: il programma scritto sul depliant di Laura Puppato dimenticava completamente i lavoratori, il programma sul depliant di Bortolussi Presidente invece citava il lavoro.
Il primo il PD lo ha fatto da solo, il secondo Bortolussi lo ha fatto assieme anche a Dapporto, Atalmi e Pettenò.
Mi sembra di essermi chiarito.
Se l’ipotesi invece è quella di fondersi con Ferrando, Rizzo e Rossi, legittimo, ma ciao…
Sulla CGIL, non pensi che le posizioni serie che ancora esprime siano dovute anche a tanti del PD che maldigeriscono le posizioni del loro partito?
Poi ti segnalo che ci sono anche questi:
http://www.facebook.com/group.php?gid=94877942612#!/group.php?gid=94877942612&v=info
25. Agosto 2010 alle 20:24
“SE UN PICCOLO PARTITO DI SINISTRA SARÀ OBBLIGATO A RIMANERE STRETTAMENTE ALLEATO DEL PD PER NON SPARIRE DAL PARLAMENTO DOVRÀ SUBIRE A MIO AVVISO OGNI VOLONTÀ ANCHE LA PIÙ REAZIONARIA O CONSERVATRICE PROVENIENTE DAL PD…”
CORREGGENDO IL MIO PRECEDENTE COMMENTO QUI SOPRA RIPORTATO POTREI DIRE CHE CHI DOVRÀ SUBIRE LE DECISIONI DELETERIE DEL PD SARÀ NON TANTO UNA FdS O UN QUALSIASI PARTITO DI SINISTRA MA I LORO ELETTORI E SIMPATIZZANTI…
26. Agosto 2010 alle 08:28
Alla salute degli elettori di Fds allego quì sotto un articolo di Dniele Martinelli anche per dare un’idea di con che tipo di alleati si dovrebbe presentare alle elezioni la FFdS per fare un Governo come dice Atalmi…e mi domando che tipo di risultati assicurerebbe agli elettori della FdS un SIMILE GOVERNO…
http://www.danielemartinelli.it/2010/08/25/cialtroni-la-vendetta/
26. Agosto 2010 alle 15:23
Sulla CGIL, credo che le (purtroppo sempre più rare) posizioni serie che ancora esprime siano dovute alla rabbia dei lavoratori e all’impegno indefesso di molti nostri compagni che si fanno il culo tutti i giorni dentro quell’organizzazione. Nient’altro.
Prendo atto del fatto che ti vergogni di aver fatto parte del partito fondato da Nerozzi, ma non mi sembra il caso di farne una malattia. In fondo quel partito non ha mai avuto il coraggio di presentarsi a una competizione elettorale in tutta la sua storia, quindi nessuno potrà mai dire se davvero sia esistito e quanto rilevante fosse. Ora avete trovato Vendola, potrete continuare a vivere sui voti altrui per ancora un sacco di tempo…
Passando alle cose serie, il punto è questo: hai proposto una strategia politica, un’alleanza organica di centrosinistra per il governo, e l’hai sostenuta dicendo che, al di là di Ichino, esistono degli interlocutori e potenziali alleati, sui temi del lavoro, all’interno del Pd, e che si tratta in particolare di chi fa riferimento alla Cgil.
Ti ho fatto notare che chi fa riferimento alla Cgil, all’interno del Pd, è secondo firmatario del ddl Ichino (Nerozzi) o dà ragione a Marchionne sulla creazione di un contratto nazionale ad-hoc per la Fiat (Damiano). Ripeto: chi sono gli interlocutori e potenziali alleati di cui parli?
Scusa ma avere come risposta una pagina Facebook da 3000 iscritti che propone di cancellare la classe dirigente del Pd è abbastanza ridicolo. Sono iscritto alla pagina Facebook di Stefan Jovetic, che nonostante l’infortunio di iscritti ne ha oltre 30 000, ma non per questo ritengo che Jovetic sia un potenziale interlocutore per un’alleanza di governo…
Inoltre se dai ragione a quella pagina, e cioè l’intera classe dirigente del Pd fa schifo e va abbattuta, con chi la vuoi costruire la tua alleanza?
26. Agosto 2010 alle 17:18
Allego questo interessante articolo chiedendomi cosa potrà mai fare una FdS alleata con PD e SeL ber bloccare questa deriva…anche se le elezioni anticipate a veder bene sembrano una Chimera…
Attacco al diritto alla vita
Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che protegge, parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L’ha definita sprezzantemente “una roba”, un lusso che l’Italia non può permettersi. Parla dell’Italia che destina una montagna di soldi all’Oligarchia politica la più privilegiata esistente al mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro dipendente di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente degli USA. Non credo che abbia le carte in regola per chiedere al Paese di risparmiare sulla tutela della vita dei lavoratori con una improntitudine e la superbia di chi ha la certezza di non essere contraddetto da sindacati felloni
e da una “sinistra”che non è più tale e pietisce la benevolenza dei ricconi italiani.
L’attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge ma credo che punti subito a sollevare le aziende dall’obbligo del pagamento dei salari nei tre giorni cosidetti di carenza in caso di infortunio e probabilmente si propone l’obiettivo di una privatizzazione dell’Inail. Oggi il lavoratore viene curato ed indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi ad un regime in cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe sbrigarsela da solo. D’altronde la stessa 626 in caso di morte del lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che, per ottenerlo, debbono instaurare una difficile e costosa e magari ventennale causa civile. Può darsi che Tremonti pensa di estendere questa grave inadempienza agli infortuni non mortali. Si tratta di una massa enorme di assistiti.
Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando una risposta che non senza escludere le ragioni della Fiat ha indicato nel rispetto della sentenza del Giudice e nel reintegro dei lavoratori la strada maestra da seguire c’è stato un gioco pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto. La Marcegaglia è intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per lei sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che addirittura andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro come Tremonti, ha spezzato la sua lancia a favore della Fiat collocandosi tra i falchi dell’ala destra berlusconiana e preparandosi alla successione secondo il piano da lei stipulato a Siracusa con le altre due sue colleghe di governo.Tremonti che in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di Berlusconi e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente e propone addirittura la smobilitazione di una legge che in qualche modo ha ridotto il mostruoso andamento degli infortuni mortali e gravi che avvengono quotidianamente nel lavoro italiano. Siccome è uomo di legge ed è stato per anni commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei redditi delle elites della borghesia padana, non ignora che la 626 recepisce in grande parte normative ineludibili della Unione Europea e per questo naturalmente ha chiesto la sua messa in discussione non soltanto in Italia ma anche in Europa. Il colbertista all’occasione diventa superfalco!
Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626 fu assai faticoso. Il governo Prodi ci mise molto tempo e tanti contorcimenti prima di vararli. La Confindustria non li firmò ma ottenne l’abbassamento della pena per i responsabili di infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo perfettamente che la Cisl ebbe molte esitazioni prima di accettare il testo proponendo diversi emendamenti di alleggerimento delle penali. Inoltre, la legge che Tremonti vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi che le aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi…..
A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave sortita di Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della Cisl e della UIL. La CGIl si è fatta viva, dopo molte ore, con la dichiarazione di una dirigente di secondo piano addetta al settore sicurezza. Ha detto cose giuste e condivisibili ma che tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un Ministro che è certamente il più importante del governo Berlusconi.
E’ come vedere scorrere la storia all’indietro. Altro che le picconate di Cossiga! Ogni giorno c’è qualcosa di fondamentale del nostro ordine civile e democratico che viene aggredito. Dal diritto dei lavoratori di non stare digiuni per otto ore secondo il modulo wmc della fabbrica Italia alla sicurezza stessa della vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che le sorti magnifiche e progressive
della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!
Pietro Ancona
già componente del CNEL
8. Settembre 2010 alle 11:04
PUNTO 1. IL LAVORO
Perché partiamo sempre dal lavoro?
Cosa ha il lavoro di così importante?
Possiamo darci (all’interno della sinistra) due risposte.
1. E’ la fonte di sostentamento di una grande quantità di persone
2. Nella dinamica quotidiana con il capitale crea la ricchezza delle nazioni.
Questa seconda risposta viene da una tradizione illustre e ha dato giustificazione ad una versione pratica della critica al capitalismo chiamata “partiti comunisti”.
A quale versione è concretamente legata la sinistra (a sua volta: nelle versioni FDS, SEL, ecc.)
Negli incipit dei documenti programmatici sembrerebbe alla seconda, ma poi nel proseguo del discorso si slitta verso la prima e si instaura un via vai tra le due che produce, a mio avviso, un effetto allucinatorio.
Sarebbe utile ristabilire chiarezza sull’effetto pavloviano che prende a sinistra quando parla (o sente parlare) di lavoro.
Provo a dare un contributo.
Tornando alle due versioni, mi si può obiettare che non sono alternative l’una l’altra. Che una (la seconda) è strategica mentre l’altra non fa altro che descriverne l’incarnazione quotidiana.
E’ vero fino ad un certo punto.
Fino a questo punto: attraverso la seconda si può passare alla politica (attribuisce ad un soggetto sociale – i lavoratori – un ruolo centrale nella produzione della società e, dunque, ne giustifica il “diritto di parola e di progetto sulla stessa).
La prima invece registra un fatto sociologico e, in fondo, banale, come banale è la nostra vita quotidiana.
Sulla prima però convengono tutti; sulla seconda convengono alcuni. Ma, c’è da dire che questa convergenza non è esplicitata. Nessuno dice più, oggi, che è il lavoro (dei lavoratori) a creare la ricchezza e non il capitale. Chi perché non ci crede, chi perché ha timore di essere tacciato di astrattismo o vetero qualcosa…
Meglio dire che “un altro mondo è possibile” e prendere le difese dei lavoratori minacciati di perdita del lavoro o dei diritti (cioè pensare il lavoro secondo la prima interpretazione proposta sopra), che temere il ridicolo andando a dire ai lavoratori che su di loro si regge la società, che è solo da loro che può venire un futuro diverso, ecc.
Basterà Pomigliano per convincerci che, anche se non plebiscitariamente, i lavoratori stessi non la pensano più (semmai l’avessero pensata un tempo) così. Nell’immanente (che è poi la condizione quotidiana) la pensano alla prima maniera.
Dunque secondo me, la sinistra, per unirsi dovrebbe sottoporre ad una bella e sincera autoanalisi di cosa mette alla base della sua ragion d’essere quando sceglie il lavoro.
Torniamo all’inizio.
La seconda versione (quella che giustifica la critica al capitalismo) ha un qualche valore di verità?
Secondo me non più. E provo a sostenere la cosa.
L’attuale crisi.
Nella sintesi che Nicola fa dei doc congressuali di FDS e SEL emerge che l’attuale crisi è “conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario” (FDS) e/o che la crisi è stata “aperta nel 2008 con l’esplosione della bolla immobiliare americana”.
Dunque dove sta il lavoro?
FDS lo evoca solo per sottolineare come la crisi abbia allargato “il divario mondiale tra la produttività del lavoro e la capacità di consumo dei lavoratori.
Nel doc di Sel non ce n’è traccia a meno di non ritenerlo evocato nella dichiarazione che “nella realtà in campo ci sono i puri rapporti di forza”.
Eppure ambedue (FDS con esplicita affermazione) pongono “alla base” della loro proposta “la centralità del lavoro”.
Centrale rispetto a cosa? centrale in che senso?
Se “trent’anni di bruciante accelerazione della globalizzazione hanno portato il capitale finanziario al comando” (SEL), in che modo il lavoro è (resta, o va assunto: non si nega l’ipotesi “volontaristica”) centrale?
Una filosofa italiana (ma che studia in Francia – una nostra emigrata sostanzialmente), Michela Marzano ha scritto un arguto pamphlet sulle trasformazioni del rapporto di lavoro nelle imprese (manifatturiere e non) analizzando come lo sviluppo delle teorie di management e la loro sistematica applicazione nella gestione delle relazioni tra impresa e dipendenti (quello che un tempo si sarebbe chiamato “rapporto di produzione) abbiano destrutturato l’originale relazione conflittuale a favore di una situazione in cui il rapporto concreto, quotidiano ha isolato il lavoratore di fronte all’impresa rendendo inefficace la presenza (anche se da noi in fondo ancora consistente) dell’azione sindacale.
Tutta questa “attenzione” del management per il lavoro potremmo anche interpretarlo come la riprova che perfino il capitale considera centrale il lavoro, ma avremmo un abbaglio.
Al management interessa che il lavoro non rappresenti un minus per il suo obiettivo.
E quale è questo obiettivo?
Pomigliano può darci un indizio.
Sergio Cingolani su “Il Foglio” del 31 luglio 2010 (p.IV) in un articolo dal titolo “Dura Fiat, sed Fiat”
rivela una cosa interessante.
Cito:
“L’amministratore delegato (Marchionne, ndr) annuncia di voler lasciare Federmeccanica per poter negoziare il salario e le condizioni di lavoro senza i vincoli del contratto nazionale. Introducendo un modello all’americana flessibile non solo sulla organizzazione, i turni, i ritmi, gli orari, la paga, ma sui diritti… Gli anti Marchionne sostengono che agisce così perché è con le spalle al muro. Senza soldi… Gli aiuti di governi stranieri (serbo e USA), i finanziamenti europei o della banche italiane che promettono quattro miliardi, non bastano…Niente nuovi fondi, niente nuovi modelli da portare su un mercato difficilissimo, asfittico dopo la fine degli incentivi statali. Alcuni degli uomini migliori se ne sono andati…L’obiettivo del manager in maglioncino blu, a questo punto, è uno solo: arrivare al 30% di Chrysler, quotarla in Borsa a un valore di 20 miliardi, produrre un valore per gli azionisti e passare definitivamente al nuovo gruppo americano.”
Il problema dell’impresa non è il lavoro, è la quotazione in Borsa. Da lì arrivano i profitti.
Tre giorni prima, chissà per quale strano gioco del destino, si poteva leggere sul Manifesto (p.9) una curiosa intervista a Michel Fehér dal titolo “La sinistra? Deve entrare in Borsa”.
Scusatemi un’altra citazione pistolotto. Poi vi lascio in pace
“I mercati finanziari hanno sovvenzionato la deindustrializzazione dei paesi del nord, che hanno vissuto a credito e di servizi, mentre i paesi emergenti avevano bisogno dei consumi dei paesi ricchi. Per questo le argomentazioni della sinistra non prendono: a breve sopprimere il potere finanziario significherebbe un impoverimento maggiore di quello causato dai programmi di austerità in corso. I profitti delle società del CAC 40 (principale indice di Borsa Francese ndr), per esempio, dipendono al 60% da operazioni di Borsa e meno del 40% da operazioni commerciali, cioè non si vive di ciò che si vende (e quindi di ciò che si produce –lavoro ndr) ma di operazioni finanziarie. Sopprimerle significherebbe un impoverimento non solo della finanza, ma anche dei lavoratori… C’è però una pista. Se il marxismo ci ha insegnato qualcosa è che il conflitto sociale si deve costruire dove si forma il plusvalore, il profitto. Nel capitalismo industriale il plusvalore si costruiva sul mercato del lavoro, sullo sfruttamento del lavoro. Oggi, anche se i diritti vengono limitati, non si sarà mai come l’India o la Cina. I rapporti di forza sociali sono oggi sul mercato dei capitali. Per le grandi società, la strategia neo-liberista consiste non nel massimizzare i profitti industriali e commerciali, ma nel far crescere il più possibile il valore delle azioni. Di qui le fusioni/acquisizioni, l’esternalizzazione della produzione. L’importante è la prospettiva di un aumento del rendimento delle azioni e l’immagine dell’azienda.”
E conclude:
“…è a questo livello che il movimento sociale deve agire. Da tempo, nella teoria dell’impresa c’è attenzione verso gli stakeholders, gli azionisti e gli stakeholders, le parti in causa, individuali e collettive, che sono coinvolte dai progetti e dalle decisioni dell’impresa. Cioè i dipendenti, ma anche i consumatori che comprano i prodotti, gli abitanti che vivono vicino al sito, i contribuenti dei servizi pubblici, in altri termini gli utenti nel senso più largo. Per sbloccare la sinistra bisognerebbe cominciare col prendere sul serio quello che era un gadget, cioè la responsabilità sociale e ambientale dell’impresa… Bisogna appropriarsi di questa dimensione, ridefinirsi come partito degli stakeholders…Bisogna realizzare sul mercato dei capitali quello che il movimento operaio ha fatto sul mercato del lavoro.
E mi fermo qui, suggerendo però la lettura dell’intero articolo.
Mi fermo anche con le mie considerazioni, perché quel che volevano fare non era chiudere il discorso ma aprirlo.
8. Settembre 2010 alle 23:53
Sandro finalmente mette un po’ di carne al fuoco.
chi parla spesso di centralità del lavoro solitamente compie due tragici frequenti errori:
– ha una immagine del lavoro superata quando non addirittura residuale
– parla poco con la gente che lavora
Il lavoro è cambiato e ha cambiato le relazioni sociali,
è cambiato anche il modo in cui esso si rappresenta
la sinistra è stata da tempo percepita come la parte che difende i diritti di chi già li ha
ed ha regalato milioni di lavoratori indipendenti alla destra
oltre ad avere illuso e deluso i precari
sul tema invece di come lo scontro capitale/lavoro si sia spostato in Borsa forse le riflessioni di questo Fehér andrebbero approfondite.
come riusciamo ad aggiornare la nostra cassetta degli attrezzi senza smarrirci dietro le sirene della fine del conflitto?