una sinistra che vuole fare non semplicemente esistere

Gio, Ago 12, 2010

Sinistra

flessibilità

Trovo veramente inutile la discussione se la FDS debba o meno stare in un futuro governo di centrosinistra.

Ma poi quale governo?

Quale centrosinistra?

Può succedere di tutto.

Si può votare in autunno, nella prossima primavera, come a scadenza naturale.

Potrebbe esserci una coalizione di centrosinistra, magari con a capo Vendola, come potrebbe esserci una specie di comitato di liberazione nazionale di tutti contro il Caimano.

Insomma, discutere adesso se la FDS debba o no partecipare ad un esecutivo ed a una colazione che non ci sono mi sembra degno di una pièce di Ionesco.

Perché non parliamo delle nostre proposte?

Io (e molti altri nella FDS) pensiamo che dovremmo dotarci di un profilo politico programmatico.

Che non è credibile che la Sinistra (io spero sempre infatti che SEL e FDS siano assieme alle elezioni) faccia parte di una coalizione solo per un accordo tecnico elettorale per rientrare in Parlamento.

Sarebbe ridicolo

La crisi pesantissima che stiamo vivendo la stanno pagando i lavoratori, i giovani condannati alla precarietà ed i ceti popolari e per questo la sinistra ha il dovere di avere delle proposte concrete per difenderli.

Non chiacchiere.

Insomma noi non vogliamo tornare in Parlamento per avere un po’ di visibilità e qualche soldo, ma perché vogliamo rappresentare nelle istituzioni il mondo dei lavoro e dei senza diritti e vogliamo lottare per loro.

E dovremo farlo sapendo che i nostri possibili alleati di coalizione (sperando si fermi al Pd) hanno una impostazione liberista e una sudditanza ai noti poteri forti che è anche una delle cause della crisi che vive il Paese come anche una delle cause delle sconfitte del centrosinistra.

Per questo io vorrei esternarvi un timore.

Se dopodomani dovessimo decidere di partecipare ad una coalizione democratica per cacciare il Caimano, oltre a dire che vogliamo una nuova legge elettorale (peraltro qualcuno dovrebbe cominciare a dire quale), e che vogliamo una legge sul conflitto di interessi (che avremmo dovuto fare da tanto tempo, ci ricorderà più di qualche elettore incazzato), siamo anche in grado di avanzare delle proposte sul lavoro e la crisi con le quali fare prima un confronto con la coalizione, poi farne la nostra campagna elettorale, infine impegnarci davvero dal Parlamento a conseguirle come risultato?

Non sono certo che siamo pronti.

Certo nei documenti congressuali della Federazione della Sinistra ci sono delle proposte interessanti, ed anche in quello di Sinistra Ecologia e Libertà.

Ma rischiano in gran parte di essere le nostre posizioni e proposte e la gente, secondo me, è un po’ stufa di una sinistra che enuncia principi ed atti di fede ma non porta a casa risultati concreti.

Siamo in grado, nella consapevolezza dei rapporti di forza esistenti nel Paese (come in Europa e nel mondo) di indicare delle soluzioni e delle proposte della sinistra per affrontare la crisi e difendere il mondo del lavoro?

Io penso insomma che per la Sinistra il lavoro dovrebbe diventare quello che il federalismo è stato ed è per la Lega.

Intorno al lavoro ed ai diritti dobbiamo saper costruire una nostra proposta che non sia solo l’elenco delle leggi infami da cancellare, ma magari anche un elenco di nuove proposte e diritti nuovi, di idee di libertà e di sviluppo per una società più giusta e solidale.

Vogliamo cominciare a ragionarci collettivamente?


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24 Risposte a “una sinistra che vuole fare non semplicemente esistere”

  1. wiki Dice:

    “Intorno al lavoro ed ai diritti dobbiamo saper costruire una nostra proposta che non sia solo l’elenco delle leggi infami da cancellare, ma magari anche un elenco di nuove proposte e diritti nuovi, di idee di libertà e di sviluppo per una società più giusta e solidale.”

    Una società più giusta e solidale è quella che si è vista negli anni 1980 ( di meglio da quel poco che sò non si è visto…) con uno Stato sociale che forniva servizi sociali universali…quanto ai nuovi diritti io direi che intanto è meglio riconquistare i vecchi persi( FORMALMENTE O SOSTANZIALMENTE…) e una volta raggiunto lo scopo si potrÀ anche parlare di nuovi diritti…
    IO DIREI CHE VA RICOSTRUITO UN SENTIMENTO COMUNE DI SOLIDARIETÀ DA DISTINGUERSI DALL’ASSISTENZIALISMO TIPO QUELLO CHE È STATO FATTO CON IL MERIDIONE SOSTANZIALMENTE ALLE SPESE DEI CITTADINI ONESTI DEL NORD ( CHE PAGAVANO LE TASSE QUINDI…) A TAL PROPOSITO SAREBBE MOLTO CURIOSO SAPERE COME LA PENSI VENDOLA…
    LA SOLIDARIETÀ UNILATERALE NON È A MIO AVVISO SOLIDARIETÀ MA ASSISTENZIALISMO…IN QUESTO CERTE QUESTIONI POSTE DALLA LEGA NON SONO SBAGLIATE…

  2. Loris D. Dice:

    E i Verdi? Vogliamo lasciarli soli?

  3. Michela Dice:

    finalmente cominciamo a parlare di cosa fare
    ad esempio abbiamo una proposta contro la precarietà?
    siamo in grado di proporre una legge contro le delocalizzazioni?
    come vogliamo cambiare la scuola e l’università?

  4. Daniele RED Dice:

    io credo che dovremmo mettere al primo posto la lotta alla precarietà
    e parlare ai giovani
    anche a quelli con la partita iva
    non solo agli operai

  5. Stefano Dall'Agata Dice:

    @ Nicola
    Per il programma, non so se ci sia da cambiare molto da questo:
    http://sinistrarcobalenoweb.splinder.com/tag/programma
    io non penso che la sinistra abbia perso perché non aveva un bel programma, e non mi pare che nessuno possa dire che non ci siamo preoccupati del lavoro (per il PD magari è diverso, ma non è sinistra…)
    Invece l problema del Governo capisco che sia una discussione tutta da fare nella FED, ma non credo che si possa posporla, nè proporre una nuova “desistenza” per evitare di affrontare i veri nodi.

  6. wiki Dice:

    “Io penso insomma che per la Sinistra il lavoro dovrebbe diventare quello che il federalismo è stato ed è per la Lega.”

    mi si scuserà l’ecessiva franchezza ma mi sembra che qunto qui sopra detto da Atalmi…anche se mal specificato…è una delle poche cose sensate che Atalmi ha detto in questi ultimi post…

  7. wiki Dice:

    “Se dopodomani dovessimo decidere di partecipare ad una coalizione democratica per cacciare il Caimano, oltre a dire che vogliamo una nuova legge elettorale (peraltro qualcuno dovrebbe cominciare a dire quale), ”

    - In una società italiana divisa come quella attuale ( con ampia diffusione di idee di destra anche reazionaria se non radicale…) che ricorda la divisione esistente alla fine dell’ultima guerra mondiale L’UNICA LEGGE ELETTORALE POSSIBILE A MIO AVVISO, È UNA LEGGE ELETTORALRE PROPORZIONALE CON PICCOLO PREMIO DI MAGGIORANZA ( INFERIORE A QUELLO ATTUALE !!) E SE PROPRIO SI VOLESSE METTERE UNA CLAUSOLA DI SBARRAMENTO PER COME LA VEDO IO DOVREBBE ESSERE AL MASSIMO DEL 2 % !!-

  8. Loris D. Dice:

    Per la legge elettorale non dovrebbe esserci nessuna soglia di sbarramento, la trovo una colossale stronzata.
    Prendi l’1%? Hai 6 deputati e 3 senatori, punto.

  9. wiki Dice:

    Loris D. Dice:
    13. Agosto 2010 alle 16:52
    Per la legge elettorale non dovrebbe esserci nessuna soglia di sbarramento, la trovo una colossale stronzata.
    Prendi l’1%? Hai 6 deputati e 3 senatori, punto.

    CONDIVISIBILE…

  10. wiki Dice:

    http://www.youtube.com/watch?v=Rn4jmw05ORw

    Eccon un filmato interessante…con un Brunetta basito…pare…

  11. Loris D. Dice:

    sabato 14 agosto 2010 – Terranostra
    Ammalati di cancro: le speculazioni di Vendola e don Verzé
    Gianni Lannes

    Prevenzione sanitaria pari a zero, in un territorio dove la sanità è un vorace buco nero e i cittadini devono pagare salato anche minime prestazioni, o in alternativa attendere anni per esami di routine. I fatti nudi e crudi: la regione Puglia eroga 120 milioni di euro, vale a dire denaro pubblico, alla fondazione privata di don Luigi Verzé, sodale prima del poco onorevole Bettino Craxi e in seguito padre spirituale del piduista Silvio Berlusconi (tessera (1816), in attività perfino con il duo Pompa-Pollari. Risultato: due ospedali pubblici, il SS. Annunziata di Taranto e il Moscati di Statte chiuderanno i battenti. Non è tutto: invece di bonificare il territorio jonico e costringere mediamente 40 mila persone ogni anno a curarsi il cancro invece di evitarlo, il governatore Vendola gratifica un famigerato faccendiere, già sospeso dal sacerdozio nel 1964. Albano Carrisi, proprio il cantante, insomma un esperto, amico di don Verzé non ha dubbi: «Questo è solo l’inizio di una grande sanità». Insomma, un ospedale ispirato direttamente da Dio che tramortirà la martoriata sanità in Puglia….
    Parola di Nichi Vendola: «Non ho un’idea del privato demonizzante, criminalizzante. Non penso che il privato sia un demonio. Penso che ci sono settori in cui il privato non deve proprio letteralmente mettere piede perché fa danni e la sua missione è incompatibile». Il privato a cui invece il governatore della regione Puglia ha consentito di infilzare il lucro sulla pelle delle persone ammalate di cancro è don Luigi Maria Verzé, fondatore e presidente del san Raffaele di Milano. A lui il presidente Vendola affida senza scrupoli la gestione del san Raffaele del Mediterraneo a Taranto. Il 22 gennaio 2010 nella sala stampa di presidenza della giunta regionale l’illuminato Nichi in attesa dell’aureola, Vito Santoro (rappresentante della fondazione san Raffaele), Ippazio Stefano (sindaco di Taranto), Domenico Colasanto (direttore generale asl Taranto, appena inquisito dalla magistratura per 4 mila morti ancora ancora sul libro paga dei medici) e Vincenzo Campiello (amministratore delegato di Fintecna) sottoscrivono l’accordo di programma per la realizzazione dell’istituto. Costo ipotizzato ufficialmente: 80 milioni di euro, presto lievitato a 120 milioni (pubblici). L’antefatto si scova nell’anno 2005. Come si legge nel sito della fondazione cittadella della carità: «Don Luigi Verzé convocò il Consiglio di Amministrazione, che doveva procedere alla nomina del nuovo Presidente, solo dopo aver incontrato il presidente della Regione Nichi Vendola, appena insediato. L’incontro ebbe luogo il 23 giugno. In quell’occasione Don Verzé chiese se il San Raffaele fosse il benvenuto in terra di Puglia, altrimenti non avrebbe accettato l’incarico di Presidente della Cittadella. Vendola non solo lo invitò ad accettare, ma mostrò immediata disponibilità per una maggiore presenza dell’Istituto Scientifico San Raffele di Milano in Puglia, ed in modo specifico a Taranto. Il percorso termina con la delibera 2039 del 4 novembre 2008, nella quale la Regione acquisisce agli atti la proposta, manifesta il proprio interesse e chiede al San Raffaele di presentare un progetto tecnico-sanitario con il piano finanziario entro sei mesi. Don Verzé il 6 maggio 2009 trasmette al presidente Vendola il progetto tecnico-sanitario e finanziario che poi viene acquisito con la delibera 1447 del 4 agosto 2009. La regione per la prima volta, individua e stanzia le risorse a copertura dell’investimento per un importo di 80 milioni di euro. Tutto ciò grazie al terzo e decisivo evento: l’arrivo del tarantino Michele Pelillo all’assessorato al Bilancio. Tutto il percorso si è concluso con le delibere 320 e 331 del febbraio 2010. L’opera sarà finanziata per 120 milioni di euro con il Par – Fas regione Puglia e per 90 milioni attraverso un leasing in costruendo della durata di trent’anni». In altri termini, tutto fila liscio e senza intoppi. Il 15 gennaio di quest’anno in un incontro pubblico alla presenza di Vendola e don Verzé l’assessore Pelillo, in quota Pd esulta: «Oggi quel progetto si tramuta in realtà. Con uno sforzo davvero straordinario verso questo progetto gli 80 milioni di euro diventano 120 milioni ed assicurano l’integrale copertura del progetto finanziario». Don Verzé e Vito Santoro ringraziano Pelillo che usa smaccatamente l’operazione per la sua campagna elettorale. Non è da meno Vendola che esclama in diretta televisiva: «E’ un sogno che si realizza». Niente di personale. Nessun accanimento terapeutico contro lo smemorato da Terlizzi: semplicemente non si spara contro la croce rossa. Per la cronaca: sabato 7 agosto 2010, ennesima conferenza stampa. Dal sito di propaganda dell’assessore Pelillo si apprende che «è stato illustrato ciò che la giunta del presidente Nichi Vendola ha deciso nelle ultime ore, finanziare uno solo dei progetti in attesa dei fondi Fas, il “San Raffaele”. Presenti l’assessore Michele Pelillo, Vito Santoro e Paolo Ciaccia, direttore e presidente del cda della fondazione San Raffaele per il Mediterraneo. L’investimento complessivo prevede 210 milioni di euro». A dirla tutta don Verzé nell’ex California d’Europa ha insinuato tentacoli, già con la fondazione San Raffele di Ceglie Messapica e della Tosinvest Sanità (alla voce Carlo Trivelli in qualità di presidente). L’atto della regione intitolato “avvio anticipato del programma 3 – Azione cardine Struttura ospedaliera nella città di Taranto “San Raffaele del Mediterraneo” illustra l’iter amministrativo battezzato dal dirigente plurinquisito Luca Limongelli (tristemente noto alle cronache giudiziarie nel settore Ecologia). «Con la deliberazione numero 320 del 9.2.2010 è stata rimodulata la linea d’intervento: realizzazione dell’Ospedale San Raffaele del Mediterraneo a Taranto, euro 120.000.000.000. Con deliberazioni di Giunta regionale 2039/2008, 1441/2009, 331/2010, 1154/2010, la regione ha acquisito agli atti la proposta avanzata dalla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano di realizzare un progetto di sperimentazione gestionale relativo al nuovo Ospedale 2San Raffaele del mediterraneo” di taranto, attraverso una fondazione da denominare “San Raffaele del Mediterraneo”, costituita da Regione Puglia, ASL di Taranto e Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor. In data 27 maggio 2010 è stato sottoscritto in Taranto presso il notaio dr. Vincenzo Vinci, tra la Regione Puglia, l’ASL Taranto e la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano, l’atto costitutivo della Fondazione “San Raffaele del Mediterraneo”, tra i cui scopi vi è quello della gestione sperimentale dell’ospedale “San Raffaele del mediterraneo” di Taranto, la cui realizzazione sarà effettuata dalla stessa Fondazione con la procedura del leasing in costruendo e presso il quale, a regime, confluiranno le attività attualmente svolte presso le strutture “SS. Annunziata” di Taranto e “S.G. Moscati” di Statte». La strombazzata trasparenza amministrativa a questo punto s’arresta, dinanzi alla sparizione del corpo di un’intero atto deliberativo. Infatti: la deliberazione della Giunta regionale numero 1154, dell’ 11 maggio 2010, ha il seguente oggetto: «Struttura ospedaliera nella città di Taranto, il settore politico e burocratico proponente: Gabinetto del Presidente della Giunta-Presidente della Giunta». In gergo istituzionale è denominata “copertina”. Proviamo a sfogliare l’incarto? Impossibile. Oltre la prima pagina, il nulla del bianchetto. In attesa che il latitante Vendola pur sollecitato dia una risposta e che qualcuno riempia il vuoto di un atto amministrativo così impegnativo, si moltiplicano le ipotesi. Il nostro collaboratore Nino Sangerardi rivela: «Siamo incappati nella visione della missiva inviata da don Verzè all’illustrissimo dott. Nichi Vendola. La lettera del 6 maggio 2009 racconta del programma riguardante il San Raffaele del Mediterraneo, della dotazione di 572 posti letto, che la nuova opera sanitaria dovrebbe arginare il flusso di mobilità ospedaliera passiva che nel 2007 è costato alla Regione Puglia 133 milioni di euro, che il costo presunto del complesso sanitario tarantino è stato stimato in un importo indicativo di 200-210 milioni di euro. A un certo punto nell’epistola di Don Verzè si legge: “Ho appreso con piacere che la Regione Puglia ha già posto la realizzazione del nuovo ospedale tra i primi obiettivi prioritari e ha riservato a questo fine la cifra di 100 milioni di euro sul Programma FAS 2007-2013. Firmato: Sac.Prof.Luigi.M.Verzè”. Conflitti di interesse? Nel consiglio di amministrazione spicca la presenza di Renato Botti. Lo stesso manager oltre a ricoprire l’incarico di vicepresidente dell’area sanità del san Raffaele di Milano, è il presidente del gruppo di imprese per le forniture mediche di Assolombarda (confindustria Lombardia) e siede, vieppiù, nel consiglio di amministrazione della Molmed Spa, azienda leader nelle forniture ospedaliere dello Stivale. Ad onore di cronaca: nella Molmed è entrato come azionista di maggioranza dal 30 aprile scorso, tale Luigi Berlusconi in rappresentanza della società Fininvest. Vendola dà i numeri e benedice l’iniziativa: 36 mesi a partire dalla posa della prima pietra il prossimo 5 novembre. Viva i predicatori a buon mercato dell’etica e della morale altrui.

  12. wiki Dice:

    Una riforma da far subito è quella che riduce drasticamente LE FORME CONTRATTUALI E NON DI PRECARIETÀ LAVORATIVA, UNA LIBERALIZZAZIONE DEL SINDACATO ( CHE ASSOMIGLIA SEMPRE PIÙ AD UNA OLIGARCHIA…),E ULTIMA MA FORSE LA PIÙ IMPORTANTE LA RIFORMA DELLA LEGGE SULLA SICUREZZA SUL LAVORO…PER FARE IN MODO CHE LE RESPONSABILITÀ VENGANO ATTRIBUITE AI VERI RESPONSABILI…SE UN LAVORATORE MUORE, SI INFORTUNA O SI AMMALA PROFESSIONALMENTE NON GLI SI PUÒ DIRE CHE È SUCCESSO PERCHE È UN MASOSCHISTA…MA MOLTO PROBABILMENTE CIÒ SUCCEDE PERCHE IL DATORE DI LAVORO LO COSTRINGE A LAVORARE IN UN MODO INSALUBRE…MA QUESTO LA SINISTRA SEMBRA AVERLO DIMENTICATO…

  13. Stefano Dall'Agata Dice:

    Per il San Raffaele si tratta di un “In house providing”, ho recuperato le Delibere di Giunta

    http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=2.htm&anno=xl&num=135
    http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=6.htm&anno=xli&num=27

    e un parere legale

    http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=110

    e un articolo di 6 mesi fa, prima delle Primarie e del voto in Puglia

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2010/8-gennaio-2010/san-raffaele-tutto-pronto-l-accordoma-sinistra-radicale-pd-sono-contrari-1602259677861.shtml

    e uno di un anno fa

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2009/13-ottobre-2009/ospedale-quartiere-degradoottanta-milioni-il-nuovo-san-raffaele-1601873677746.shtml?fr=correlati

    anch’io sto approfondendo la questione, mi chiedo però se ci si accorge solo adesso e perché. Prima andava bene?

    Digli a quelli di terranostra che le inchieste non si fanno su quello che tutti sapevano.

  14. Loris D. Dice:

    Ehi ehi, calma, l’ho postato a puro scopo informativo.
    Dell’appoggio di Grillo a Vendola per le regionali ero perfettamente al corrente e non nego che mi abbia fatto piacere.

  15. Loris D. Dice:

    25 luglio 2010 – Caro Epifani. (Jacopo Fo)
    Caro Epifani, puoi far guadagnare uno stipendio in più all’anno ai lavoratori! Non vengo certo io a dirti che molte famiglie italiane sono in grandi difficoltà economiche. Lo sai benissimo. E sappiamo benissimo che in un momento di crisi come questo la forza contrattuale dei lavoratori è ridotta dai ricatti padronali. Mi chiedo se si possa realizzare un’azione che sia capace di migliorare veramente le condizioni dei lavoratori.
    Vorrei domandarti di considerare l’esperienza di 300 famiglie padovane di operai e impiegati che da più di dieci anni si sono date un compito notevole: redigere il loro bilancio economico famigliare. Questo gruppo si chiama: “Bilanci di Giustizia” (http://www.bilancidigiustizia.it/). E collabora con alcuni parroci molto strani. Quei preti si rimboccano le maniche e cercano di vedere se riescono ad affrontare i problemi uno per volta, partendo dalle cose semplici. Così, dopo aver studiato come si spendevano i soldi guadagnati a fatica, hanno iniziato a sperimentare correttivi nel loro modo di utilizzare il denaro guadagnato. Hanno costituito un gruppo di acquisto per i prodotti primari, dai cibi ai quaderni per la scuola. Hanno attivato momenti di baratto dell’usato e di scambio reciproco di aiuti, tipo banca del tempo. Hanno iniziato ad andare a comprare la verdura e il latte direttamente dai contadini e anche a organizzare pic-nic nelle aziende agricole. Quello che è venuto fuori, certificato da anni di contabilità tenuta in modo preciso, è che questo modo di comprare e di consumare permette di ottenere un notevole aumento della qualità dei prodotti e un risparmio dell’equivalente di un intero stipendio mensile. Si sono raddoppiati la tredicesima da soli. Ma il loro guadagno non è stato solo economico. Acquistare insieme li ha portati a organizzare momenti conviviali, feste, ha fatto nascere amicizie e amori, ha allargato il panorama delle conoscenze, ha creato altre occasioni di collaborazione, ha fatto fiorire idee.
    Comprare assieme non è solo un’esperienza conveniente economicamente, è anche un modo per sviluppare la socialità. E la socialità è un elemento essenziale nella società. Laddove si perdono i vincoli di appartenenza a un collettività si fa strada la disgregazione, l’emarginazione e la criminalità. Ora credo che converrai che difficilmente una lotta salariale in questo momento è in grado di raddoppiare le tredicesime. Non c’è lo spazio economico. Ovviamente credo che la lotta sul fronte della trattativa per migliori condizioni di lavoro e di salario sia essenziale. Ma penso che in questo momento sarebbe anche foriero di notevoli risultati se il Sindacato decidesse di lanciare una campagna per replicare l’esperienza dei Bilanci di Giustizia e di tanti altri gruppi che in questo momento stanno sperimentando forme di consociazione dei consumi.
    Ci sono centinaia di lavoratori che oggi hanno una casa di loro proprietà grazie al sistema delle cooperative di autocostruzione. In molte fabbriche ci sono cral aziendali che permettono ai lavoratori di comprare prodotti migliori a prezzi più bassi. Ci sono anche migliaia di gruppi di acquisto spontanei per generi di prima necessità, banche del tempo, mercatini autogestiti dell’usato e del baratto, sparsi su tutto il territorio nazionale. E gruppi d’acquisto per prodotti “complessi”. Noi ad esempio abbiamo realizzato più di 200 impianti fotovoltaici. E moltissimi degli animatori di questi gruppi sono iscritti alla CGIL. Credo che in questo momento difficile potremmo trarre forse consiglio dalla storia stessa del Movimento Operaio che tu conosci meglio di me. L’idea di incidere non solo sulla paga ma anche sul modo di spendere i soldi è stato nei momenti tragici del dopoguerra uno degli strumenti principali con i quali i lavoratori hanno rivalutato il loro potere d’acquisto.
    I Mulini Popolari, le Coop, l’Unipol, le Banche di Credito Cooperativo, il movimento delle cooperative di lavoro, hanno avuto una funzione storica nel garantire consumi a prezzi equi per i lavoratori e occupazione. Hanno creato ricchezza, hanno creato qualità e risparmio. Credo che l’impatto di questa esperienza sia stato da alcuni sottovalutato. Le forme di consociazione degli acquisti di beni e servizi hanno dato un grande contributo all’aumento del benessere e della cultura della collaborazione solidale in Italia. Questo grande risultato ha visto la CGIL come essenziale motore ideale. Se non ci fosse stato lo sforzo, che senza retorica possiamo definire eroico, di migliaia di lavoratori sindacalizzati sarebbe stato impossibile costruire dal nulla, in un’Italia devastata dalla guerra, quelle che oggi sono tra le maggiori reti di distribuzione e produzione di beni e servizi. Questo fatto indiscutibile viene raramente riconosciuto nella sua reale importanza per la qualità della vita quotidiana dei lavoratori. Coi soldi risparmiati grazie alla consociazione degli acquisti si è comprato il cappotto e i libri di scuola per i figli, non bazzecole. E possiamo ben vedere l’impronta storica di questo movimento. Possiamo sovrapporre la mappa delle aree dove le esperienze cooperative sono più frequenti e radicalizzate e scoprire che corrisponde perfettamente alla mappa delle regioni con i migliori servizi pubblici, il minor tasso di corruzione e criminalità, il maggior tasso di occupazione e di reddito procapite. E vorrei osservare che dagli anni ’50 molte cose sono cambiate in Italia e molte sono anche le similitudini. Anche oggi si tratta di ricostruire sulle macerie di un’economia devastata della rapina degli eserciti della speculazione finanziaria.
    Vivo da 31 anni in Umbria, e quando arrivai a Casa del Diavolo, paesino con un nome assurdo che esiste veramente e che è vicino ad Alcatraz, c’era ancora il Mulino Popolare. E i compagni mi raccontavano della rivoluzione nella vita delle famiglie, quando arrivò il Mulino Popolare. Erano tutti braccianti e mezzadri, in una delle aree più povere d’Italia, e venivano pagati una miseria per lavorare dall’alba al tramonto. E poi subivano la beffa di dover comprare quel che gli serviva nell’unico negozio disponibile, dove il latifondista vendeva a prezzo maggiorato l’indispensabile. Facendosi il loro negozio autogestito tagliarono di netto i prezzi di un terzo almeno. Certo, quella situazione non è paragonabile a quella attuale, ma oggi ci troviamo di fronte a problemi che hanno una certa somiglianza. Quanti lavoratori e pensionati hanno investito i loro risparmi sudati in prodotti offerti da banchieri pescecani? Quante casalinghe sono cadute nella trappola dei fondi argentini, della Parmalat, trovandosi depredate?
    In Germania i sindacati hanno patrocinato sistemi di risparmio supercontrollati che investono in pale eoliche. Molte delle distese sterminate di mulini a vento da 1000 chilowatt ciascuno, che si vedono attraversando le pianure tedesche, sono di proprietà di gruppi di risparmiatori. Quali enormi vantaggi avrebbero le famiglie italiane se anche da noi esistessero strumenti finanziari simili, garantiti dall’autorità morale e dall’esperienza della CGIL?
    In Bangladesh, il premio Nobel Muhammad Yunus, che ha scritto “Il banchiere dei poveri”, aveva un grosso problema: dar da vivere a migliaia di donne invalide. Ha avuto l’idea di creare una compagnia di telefonia cellulare, con 36 mila donne dotate di un cellulare e di un pannellino solare, che di mestiere hanno iniziato a vendere telefonate in villaggi dove non esisteva questa possibilità. Anche i poveri traggono vantaggio dal potere di fare una telefonata. A volte ti può salvare da un disastro, a volte ti può evitare di fare 20 chilometri a piedi con la pancia vuota, perché chi cammina non può anche lavorare. Ma sai che colpo se la CGIL lanciasse una compagnia di telefonia cellulare? I margini ci sono ampiamente. In realtà basterebbe fare un accordo con la Coop, che la compagnia cellulare ce l’ha già. Coop e CGIL insieme potrebbero unite fare un gran numero di abbonati e quindi ridurre drasticamente i prezzi.
    Lo stesso tipo di discorso si potrebbe condurre su parecchi servizi. Ad esempio c’è l’esperienza della Cesare Pozzo, la mutua dei ferrovieri che è una creazione del sindacato. E’ talmente conveniente e funziona talmente bene che è stata fatta una legge apposta per ostacolarne la diffusione impedendo il pagamento di cospicue percentuali agli agenti. E’ un’ottima realtà che resta circoscritta all’ambiente dei ferrovieri perché le viene strutturalmente impedito di farsi conoscere con una rete di agenti. Che succede se la CGIL decide di diventare megafono di questa realtà?
    Ma visto che ci siamo, e non costa niente, potremmo anche immaginare iniziative che sfruttino la particolare situazione di crisi industriale. Immagino ad esempio cosa succederebbe se centomila iscritti alla CGIL mandassero un loro rappresentante in giro per le case automobilistiche a chiedere un preventivo per la consegna di 10 mila auto ecologiche all’anno per 10 anni. Dei bei ibridi gas-elettrico. Per adesso… poi se viene fuori una nuova tecnologia più ecologica ancora cambiamo. Le grandi multinazionali dell’auto farebbero a pugni per cuccarsi un’ordinazione del genere. E sicuramente nella FIOM c’è gente in grado di dirti esattamente come la vogliono l’auto ecologica, compresa la sezione dei bulloni dello spinterogeno. L’auto modello “Ecologia Operaia” farebbe furore. Chi non vorrebbe l’auto dei lavoratori con le specifiche tecniche dettate dalle squadre di Mirafiori? Lo slogan potrebbe essere: “E’ l’auto degli operai. Come fai a non fidarti?”
    E che dire di tutti i caricabatteria che siamo costretti a comprare? Alcune aziende finalmente si sono decise a firmare un accordo per unificare i caricabatteria. Ma l’adozione dei nuovi standard va a rilento. Si potrebbe dare loro una mano. Facciamo convenzioni solo con le aziende che rispettano il Protocollo Sindacale sulle prese, le spine e i jack. E basta con i frullatori che per aprirli hai bisogno di un set di cacciaviti speciali che non si vendono da nessuna parte. Usano delle viti assurde per rendere più difficile aggiustarli. E’ una cattiveria! Basta imporre un po’ di buon senso da padre di famiglia e si riesce a far ragionare anche i maniaci dello spreco per il profitto.
    Il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati è una cosa che può terrorizzare le multinazionali più di qualunque sciopero selvaggio. Non devo certo dirtelo io che i capitalisti temono solo di perdere soldi. Tu li conosci, per un dollaro sono disposti a fare a pezzi un bambino, non li ferma niente, sarebbero disposti perfino a vendere prodotti di migliore qualità a prezzi ribassati e a produrti ananas pagando i contadini dell’Uganda salari da esseri umani.
    E perché non ci sono gli alberghi che offrono il pacchetto CGIL? Forse che non abbiamo a cuore le vacanze operaie? E si potrebbe sottoscrivere anche una convenzione con Slow Food per avere il pranzo operaio calmierato nei migliori ristoranti recensiti dalle guide per golosi della Banda Petrini. Ogni iscritto alla CGIL una volta tanto può pagare quanto una pizza una cena completa in un ristorante classificato con 7 forchette e mezza. In un momento di crisi come questa credo che accetterebbero un accordo per un milione di pasti last minute. E già che ci siamo perché non fare un accordo con le pizzerie? Pizze operaie, solo con vera mozzarella e olio extravergine di oliva spremuto a freddo e senza solventi, pomodoro al naturale, tutto biologico. Ne compriamo 5 milioni a 3 euro l’una.
    Si potrebbe fare una guida spessa come le Pagine Gialle con tutti i prodotti offerti dal gruppo d’acquisto sindacale nazionale, dagli slip commestibili (indispensabili per l’operaio moderno) ai computer a manovella, ai pannelli fotovoltaici (Beghelli Energia Proletaria).
    Poi potremmo esagerare e realizzare servizi di teleriscaldamento finanziati dai fondi di investimento di Banca Etica, taglieremmo del 30% le spese di riscaldamento già il primo anno. Ripagato l’investimento iniziale, in 6 anni, otterremo un risparmio del 50% almeno. Caldaie a trigenerazione alimentate con un mix di biogas (denaro dalla cacca) biomasse (gas dalla spazzatura organica secca) geotermia (calore della terra), solare, eolico, idrico e decine di palestre proletarie dove si fa fitness e contemporaneamente si produce energia elettrica grazie a dinamo collegate alle cyclette. E anche le piste da ballo dei festival dell’Unità potrebbero dare una mano, basta far ballare le persone sopra a pedane rivoluzionarie che contengono microstantuffi che trasformano il saltellare dei ballerini in megawatt.
    E potremmo fare qualche cosa anche per risolvere il dramma di milioni di giovani che non possono neppure sperare di comprarsi una casa. Con Enrico Martini (manager con grande esperienza costruttiva e innovativa) e Banca Etica, stiamo da alcuni mesi studiando un progetto di autocostruzione di una casa di 80 metri quadrati che costi meno di 60 mila euro. Si monta senza palchi, senza gru, basta una carrucola, una corda, un avvitatore, un trapano e una sega a disco. Se la CGIL ne ordina 10mila credo che il prezzo scenderebbe a 40mila euro. E parliamo di case ad altissima efficienza energetica, dotate di pannelli solari termici e fotovoltaici. Magia dei grandi numeri. Esiste una legge, costata dure lotte, che permette ai comuni di cambiare la destinazione d’uso di un terreno, rendendolo edificabile, se viene utilizzato per l’autocostruzione gestita in cooperativa da persone appartenenti a specifiche fasce di reddito. In alcuni casi la legge prevede anche l’abbattimento delle spese fiscali e degli oneri di urbanizzazione. E che dire del patrimonio enorme di costruzioni esistenti, inutilizzate, che le cooperative di autocostruzione potrebbero recuperare?
    Io credo che se mettiamo in fila tutte le economie che si potrebbero realizzare razionalizzando e consociando la spesa delle famiglie dei lavoratori, potremmo ottenere un risparmio ben più alto di uno stipendio all’anno. Potremmo realisticamente arrivare a due stipendi all’anno, dando più potere d’acquisto ai salari in quasi tutti i campi. E maggiori occasioni di socializzazione, che fa bene. E visto che mi piace sognare mi perdonerai se mi sono immaginato anche un grande manifesto, più grande di quelli di B., attaccato davanti all’ingresso di della Fiat di Pomigliano che dice: “Miliardi di euro in più nelle tasche dei lavoratori. E pizze migliori per tutti! (Chi compra da solo è perduto)”.

  16. Loris D. Dice:

    1 agosto 2010 – Cara Gelmini, ti scrivo – Jacopo Fo.
    Gentile Gelmini, le scrivo per porle un problema di fondo della scuola italiana. Quello dell’insegnamento. Rinuncio qui ad affrontare altre questione cocenti che riguardano i lavoratori della scuola, le risorse, le modalità dei concorsi eccetera. Argomenti sui quali non ci troveremmo d’accordo. Vorrei invece parlarle di quello che si insegna perché sono convinto che pur essendo di diversa fede politica potremmo metterci d’accordo su alcune questioni pratiche. E penso che sul COME si insegna potremmo trovare dei punti di intesa. Si tratta di un argomento discusso pochissimo al di fuori di ristretti ambiti pedagogici. Invece io credo che dovrebbe essere un grande tema di dibattito.
    La prima domanda che vorrei porre è: cosa fa crescere un adolescente? Quando ero molto giovane me ne andai a vivere in una casa diroccata in mezzo ai monti. Avevo vissuto una serie di esperienze traumatiche e non stavo molto bene di testa, tra depressione e stati di panico. Un bel giorno arriva mio padre a trovarmi. Non so se ha presente mio padre, detto fra noi non è uno abile a lavorare col trapano e il martello, meglio lasciar perdere, io non gli avevo mai visto piantare un chiodo. Invece arriva e si mette a riparare la casa dove vivevo. Inchioda una porta, aggiusta una ringhiera. Quando se ne è andato dopo una settimana io ero scioccato. Mi dissi: “Se mio padre è venuto qui e si è messo a riparare questa casa vuol dire che è veramente preoccupato per me e io sono proprio messo male.” E lì ho iniziato a decidere che era meglio smettere di essere depressi e cercare di combinare qualche cosa di buono nella vita. Se mio padre mi avesse fatto una bella predica non avrebbe ottenuto niente. Invece è stato zitto e si è messo a lavorare e mi ha coinvolto. Perché ovviamente non potevo stare con le mani in mano mentre mio padre si dava da fare per migliorare la mia casa.
    Io credo che il problema della scuola italiana sia innanzi tutto che si parla molto e non si fa quasi nulla di pratico. L’insegnamento è astratto. Questa era una cosa che mi dava enormemente sui nervi quando ero studente. Infatti ero un pessimo studente. Ho iniziato a studiare con grande impegno solo quando ho lasciato la scuola e mi sono messo a lavorare. Sapere mi era diventato necessario per realizzare i miei progetti. Tempo fa ho realizzato un corso in dieci lezioni di matematica da ridere, in una scuola media inferiore. La mia idea era quella di tentare di coinvolgere gli allievi, di appassionarli. Ho incominciato con alcuni giochi. Ad esempio dimostrando che 111 x 111 fa 12321, un numero speculare e 11.111 x 11.111 = 123454321. Poi ho fatto notare che la tabellina del 9 non vale la pena di impararla a memoria, è speculare anche lei, : 9-90, 18-81, 27-72 eccetera. Poi sono passato a dimostrare che chi non capisce i numeri non riesce neanche a capire quanto costa un computer reclamizzato in una rivista. Quel “+ Iva” che trovi dopo il prezzo vuol dire che devi aggiungere il 20% di tasse. Ecco perché saper calcolare le percentuali è così importante. Se non sei capace non riesci a capire quanto costano le cose che vuoi comprare.
    Dopodichè ci siamo messi ad analizzare i contratti dei cellulari. Come saprà è impossibile capire quanto costa veramente telefonare con una data compagnia telefonica senza usare l’aritmetica e un po’ di pazienza. Le proposte sbandierate dalla pubblicità contengono spesso raffinate trappole logiche. Solo se ci ragioni sopra capisci quanto paghi veramente. Ho continuato così a mischiare giochi matematici, indovinelli geometrici, enigmi di insiemistica e questioni di utilità quotidiana. A un certo punto ho chiesto ai ragazzi se sapevano come funziona un conto bancario. E ho spiegato loro che molto probabilmente le loro famiglie non sanno bene quante spese pagano per la gestione del conto, quanto prendono di interessi, quanto pagano ogni volta che ritirano del denaro contante con il bancomat, quanto costa farsi spedire a casa i conteggi. La mia idea era di far sì che alla fine gli studenti potessero avere la soddisfazione di dare una mano alla loro famiglia e usare il tempo scolastico per rivedere contratti telefonici e bancari. I genitori rimproverano spesso gli adolescenti dicendo loro che sono bravi solo a spendere. Mi pareva che dar modo a un dodicenne di far risparmiare del denaro alla propria famiglia grazie a quello che ha imparato a scuola, potesse dargli autostima, soddisfazione e far germogliare in lui la comprensione che studiare è un modo per migliorare la propria vita. Sono restato sconcertato scoprendo che la maggioranza delle famiglie si era rifiutata di fornire ai figli i contratti telefonici. Ovviamente non chiedevamo la bolletta con il dettaglio delle telefonate ma solo i dati indicanti il tipo di contratto. Mi sono dovuto quindi fermare, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessi chiesto i dati sulla tipologia dei contratti bancari…
    Ma nonostante questo ostacolo dopo 10 lezioni di matematica da ridere c’è stato un incontro con il consiglio di classe molto positivo. Infatti i professori avevano riscontrato un miglioramento nel rendimento degli ultimi della classe anche nelle altre materie di studio. Restai molto lusingato da questo giudizio e altrettanto stupito quando appresi che l’esperimento veniva però interrotto. Non certo per questioni di soldi visto che lavoravo gratis. Semplicemente quel che insegnavo era al di fuori del programma e non avevano altro tempo da perdere. Io credo che debba essere affrontato in modo prioritario invece il problema della passione per lo studio. Dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola: insegnare a studiare prima ancora di fornire informazioni. E per ottenere questo dobbiamo rendere divertenti le lezioni e insegnare anche cose utili nella vita reale. E’ mai possibile che la scuola non insegni a leggere una busta paga, come funziona un mutuo, come si cambia un pannolino, come si intenta una causa per danni o come avvalersi dell’assistenza sanitaria? Credo che si potrebbe ottenere un grande salto di qualità anche dando modo agli studenti di misurarsi con la realtà, mettere alla prova le proprie capacità.
    Con un liceo scientifico abbiamo studiato un progetto ambizioso. Gli studenti sotto la guida degli insegnanti analizzano i costi energetici della loro scuola, e i modi per ottenere maggiore efficienza, valutano le soluzioni tecniche, quindi prendono contatto con le aziende capaci di realizzare i cambiamenti progettati e con una banca disposta a finanziare l’intervento, realizzano quindi un piano operativo e finanziario. E’ probabile che questo piano contenga la sostituzione della caldaia, isolamento di tetto e pareti, tripli vetri, termostati, pannelli solari. Redatto il piano gli studenti si adoperano per convincere le istituzioni a realizzare queste migliorie. Se ci riescono ottengono anche una percentuale dalle aziende in quanto agenti di vendita. Con questi soldi si possono realizzare attività utili per scuola e studenti. Si tratta di un modo concreto per proteggere il nostro pianeta e per mettere in pratica conoscenze scientifiche, capacità di scrittura e verbalizzazione. Un sistema per permettere agli insegnanti di diverse materie di collaborare e per dare agli studenti modo di capire come utilizzare in pratica quel che imparano. Il progetto ha trovato grande entusiasmo tra gli studenti e gli insegnanti. Insieme al preside e al provveditore agli studi abbiamo tenuto una conferenza stampa che ha interessato i giornalisti e poi sono usciti alcuni articoli sulla stampa locale. Quindi il progetto è stato cancellato.
    Cose che succedono. Soprattutto perché le priorità della scuola oggi sono altre. I programmi scolastici non danno modo agli studenti di fare i conti con la realtà. L’insegnamento è astratto, nozionistico. Non si insegna a lavorare ma a far bella figura con i professori. Questa situazione allontana molti ragazzi dallo studio: si annoiano, non capiscono l’utilità di imparare qualche cosa a proposito della vita di Napoleone. Questa situazione oltretutto è grande fonte di disagio e emarginazione e alimenta la devianza e la criminalità. La scuola dovrebbe avere invece la funzione di primo baluardo della legalità proprio insegnando ai giovani la moralità della passione per il lavoro.
    Sono 20 anni che alla Libera Università di Alcatraz ospitiamo gite scolastiche e vacanze estive. Molte volte sono arrivati da noi gruppi di ragazzi portati dai servizi sociali, ragazzi con gravi problemi di bullismo e piccola criminalità. Magari avevano semidistrutto l’ultimo albergo che li aveva ospitati provocando centomila euro di danni. Il nostro sistema con questi ragazzi è di una semplicità elementare. Quando scendono dal pullman diamo a ognuno un cavallo. E gli diciamo: “Questo è il tuo cavallo, te ne occupi tu. Vuoi sapere come funziona?” Poi gli facciamo vedere come si cavalca. E gli facciamo fare subito qualche cosa di spaventoso come salire in piedi sulla groppa di un cavallo. In realtà è molto facile perché i nostri cavalli sono dei pezzi di pane e non muovono un muscolo quando hanno sopra un ragazzino. Ma i nuovi arrivati non lo sanno e sono entusiasti perché hanno avuto paura ma ce l’hanno fatta. Li facciamo sentire importanti, gli diamo fiducia. In 20 anni non si è mai fatto male un solo allievo. E i ragazzi si comportano poi in modo irreprensibile, non rompono neanche un piatto. E’ come se non aspettassero altro che di incontrare una persona che gli dia un buon motivo per rigare dritto. E con i cavalli diventano subito bravissimi. Perché i ragazzi “peggiori” in realtà sono spesso molto intelligenti e svegli, il problema è che non hanno avuto occasione di utilizzare positivamente le loro risorse. Non hanno incontrato qualcuno che trasmettesse loro la passione per il lavoro, per l’avventura di imparare cose nuove, affrontare le difficoltà e superarle. Questi ragazzi non sopportano la scuola perché si parla troppo mentre loro hanno una spasmodica voglia di vivere, di sperimentare. Un elemento essenziale in questo approccio è la fiducia. Io ti do subito un cavallo da curare. Un gesto che prevede che io abbia piena fiducia in te. Questa azione da sola motiva molto.
    La scuola italiana al contrario è più centrata sul giudizio, sulla divisione tra bravi e cattivi, primi e ultimi. Un metodo che sembra fatto apposta per creare emarginati. Ma che valore ha una scuola che funziona bene solo per i primi della classe? Ci sono molte ricerche che avvalorano questa realtà. Per dimostrarla si sono trovate soluzioni molto astute. Ad esempio, un gruppo di insegnanti delle elementari chiede un incontro con gli insegnanti delle medie che prenderanno in consegna i loro studenti l’anno successivo. Gli insegnanti delle elementari spiegano che questo incontro si è reso necessario perché si sono trovati di fronte a una quinta elementare composta da geni. E volevano avvisare i professori delle medie che proprio perché sono bambini con un’intelligenza fuori dal comune, a volte sembrano stupidi, ma questo dipende dal fatto che vedono le cose in maniera diversa, riescono a intuire punti di vista insoliti sui problemi. Se li si ascolta si scopre che ragionano in modo eccellente. Dopo 3 anni i ricercatori vanno a vedere quali sono i risultati ottenuti da quella classe, che in realtà era assolutamente normale, non c’era neanche un piccolo genio. Ma la suggestione sugli insegnati ha creato un miracolo: gli studenti sono diventati veramente dei geni! E in particolare sono progrediti quelli che alle elementari erano i peggiori.
    I ragazzi per crescere hanno bisogno della fiducia, della passione e di esperienze positive. La scuola italiana da questo punto di vista è estremamente carente. Pensa che si potrebbe fare qualche cosa? Supponendo che a lei questo discorso interessi aggiungo qualche proposta pratica. La mia figlia maggiore ha avuto la fortuna di capitare con un insegnante straordinario, Pasquale Guerra*,* che organizza a scuola incontri con cantautori e scrittori e poi porta tutta la classe una settimana in montagna, in un luogo sperduto, senza strade e copertura cellulare. Una baita dove i ragazzi cucinano e si occupano di tutto, fanno lunghe camminate e a turno leggono romanzi ad alta voce. Un’esperienza che entusiasmò mia figlia e le fece imparare l’amore per la scrittura. Perché insegnanti simili non vengono premiati? Perché non viene replicato il loro metodo e diffuso il loro entusiasmo?
    Negli Usa esiste poi da tempo un sistema che prevede la valutazione del livello di preparazione degli allievi. Gli insegnanti che ottengono che gli ultimi della classe progrediscano tengono poi dei corsi di formazione per gli altri. Cioè, si è individuato un sistema che permette alla scuola nel suo complesso di migliorare premiando chi riesce ad appassionare i ragazzi e dà modo agli insegnanti migliori di trasmettere questa abilità ad altri docenti. In Italia abbiamo un’esperienza eccellente, riconosciuta e stimata in tutto il mondo, l’asilo Diana di Reggio Emilia. Qui possiamo trovare più di 50 anni di esperienza in un modo diverso di concepire l’insegnamento. Sostanzialmente si tratta dello stesso approccio che le ho testé illustrato. I risultati dell’asilo Diana sono straordinari da tutti i punti di vista. Prova ne è che Svezia, Canada e Giappone hanno adottato da tempo gran parte di questi criteri formativi ottenendo ulteriori conferme della validità dell’approccio didattico. Non sarebbe il caso di farlo anche da noi? Non sarebbe il caso di inserire nel percorso formativo degli insegnanti qualche lezione su come si utilizza la voce, come si racconta una barzelletta, come si organizza un lavoro in equipe, come si affrontano certe dinamiche interpersonali, come funziona la comunicazione emotiva? Ai nostri insegnanti si chiede di conoscere la materia che insegnano. Non dovrebbero anche essere capaci di insegnarla in modo avvincente? Perché non esistono canovacci delle lezioni? In Italia ogni anno si tengono migliaia di lezioni sul Teorema di Pitagora. Ogni insegnante si inventa il suo modo di spiegare perché la somma dei quadrati costruiti sui cateti è pari al quadrato costruito sull’ipotenusa, senza avere mai occasione di confrontarsi con altri insegnanti. Perché il suo ministero non crea un forum, diviso per argomenti, nel quale gli insegnanti possano pubblicare i canovacci o magari i video delle loro lezioni? E si potrebbero anche premiare gli insegnanti che propongono soluzioni innovative. Far nascere così un’attenzione e una sana competizione nell’arte di esporre argomenti scientifici e culturali.

  17. Loris D. Dice:

    Ambiente & Veleni – di Jacopo Fo – 10 luglio 2010 – Caro Bersani, facciamo cose (di sinistra).
    Caro Bersani, perché non facciamo noi la politica dei fatti? Ci sono migliaia di Comuni in mano al centro sinistra. Perché non li convinciamo a tagliare i costi energetici? Si stanno buttando via centinaia di milioni di euro. La smettiamo? Tentar non nuoce, così ti scrivo questa lettera. Perché oggi mi sono svegliato e mi son detto: “Io proprio non capisco!” Ti sarà capitato di entrare in un ospedale, in inverno, e notare che fa un caldo notevole e le finestre dei corridoi sono spalancate. A me sembra strano che ai cittadini e agli amministratori pubblici non venga una vampata di rabbia a vedere questo. Sono soldi buttati al vento. Basterebbe mettere i termostati, degli aggeggini meravigliosi che spengono il riscaldamento quando si raggiunge la temperatura desiderata. Così si evita di far bollire le persone che poi aprono le finestre e buttano via il calore e i soldi. Il 2% della bolletta energetica dello Stato Italiano la buttiamo via perché in Italia non si capiscono i termostati.
    Qualcuno ti dirà che questo è il solito discorso minimalista: “Con tutti i tragici problemi che abbiamo in Italia dobbiamo occuparci delle questioni strutturali non delle bazzecole.” Ma io penso che non sia così. Innanzi tutto stiamo parlando di centinaia di milioni di euro che comuni, province e regioni stanno buttando via. E lo dico dopo aver fatto i conti con un gruppo di ingegneri (http://www.jacopofo.com/?q=node/1677).
    Gli stessi ingegneri (ad esempio il professor Maurizio Fauri dell’Università di Trento) con i quali siamo intervenuti nel comune di Padova, grazie al sindaco PD, Zanonato, tagliando un milione e mezzo all’anno di spese comunali. Ci siamo riusciti sostituendo le lampadine dell’illuminazione pubblica, i regolatori e le caldaie. Ma gli interventi che si potrebbero realizzare sono decine. Si potrebbero spegnere i riscaldamenti delle scuole la domenica, si potrebbero isolare i tetti, mettere i tripli vetri, pannelli solari termici e fotovoltaici, impianti che producono biogas dalle biomasse solide o umide, buttiamo tonnellate di rifiuti vegetali in discarica e si potrebbe invece produrre denaro. Si potrebbe produrre gas combustibile anche dalle acque di fogna e dal letame delle stalle. Soldi dalla cacca: a me sembra di sinistra. Potremmo costruire fitodepuratori che non utilizzano pale o pompe ma solo i batteri. Si potrebbero sfruttare il vento, le correnti del mare, i corsi d’acqua, con piccole turbine piazzate sul fondale, non creano problemi di installazione, sono praticamente invisibili, hanno un diametro di 120 centimetri.
    Potrei andare avanti per pagine a elencare tutte le azioni che un’amministrazione pubblica potrebbe compiere per ottimizzare l’efficienza energetica e combattere gli sprechi (vedi http://www.ecofiera.it/). Ed è interessante notare che per concretizzare questi miglioramenti le amministrazioni non devono tirare fuori un soldo. Il risparmio è talmente cospicuo che l’investimento si può ripagare da sé negli anni, con una parte di quel che si risparmia, il resto finisce nelle casse comunali. E in un momento così difficile per l’economia si potrebbe mettersi d’accordo con una banca che anticipa al comune i risparmi dei prossimi anni. Sono cose che di certo sai, e che hanno capito molti sindaci del PD, tant’è che lo stanno facendo. Ma in modo disorganizzato. Un impianto solare qui, un impianto di fitodepurazione là.… Ma ti immagini che risparmio potrebbe realizzare il comune che adottasse tutte le tecnologie convenienti in un colpo solo? E si potrebbe anche coinvolgere i cittadini a partecipare economicamente a questa razionalizzazione delle risorse energetiche.
    Il sindaco PD di Peccioli, Renzo Macelloni, lo ha fatto. Un impianto fotovoltaico che ha come azionisti-soci i cittadini. Grazie alla legge che avete fatto voi con il governo Prodi, che finanzia al 100% gli impianti fotovoltaici, una legge santa. Un vero affare per gli abitanti di Peccioli. Ma a Peccioli hanno realizzato anche una discarica che funziona, non disperde veleni nell’ambiente. Anche perché recuperano il biogas che l’immondizia produce e anche lì i cittadini ci guadagnano. E’ un posto tanto pulito che ci hanno fatto sopra un concerto. Poi hanno anche il dissociatore molecolare, sempre lì a Peccioli. Una roba che non brucia i rifiuti, li trasforma in gas portandoli a 400 gradi circa, in assenza di ossigeno. Col gas poi produce elettricità. E anche questo, grazie alla legge che tu hai sostenuto, è finanziato al 100%. Un’altra legge santa.
    E, per inciso, questo dissociatore molecolare è un impianto all’avanguardia nel mondo, niente a che vedere con gli inceneritori antiquati che si stanno costruendo in giro. Non c’è combustione, non c’è fiamma, non ci sono emissioni.
    E poi ci sono altre realtà… Come non parlare di Reggio Emilia? Quelli del PD. Sono degli esaltati. Hanno gli asili migliori del mondo. L’asilo Diana lo ha fondato nel 1945 un gruppo di partigiani. I soldi se li sono procurati vendendo un carro armato tedesco al ferrovecchio. C’hanno i pannelli solari, le piste ciclabili, i riscaldamenti ergonomici, le finestre empatiche, l’isolamento termico zen. E anche qui potrei andare a raccontare per pagine le meraviglie realizzate da alcuni sindaci del tuo partito.
    Ma sono comunque pochi quelli che si muovono veramente, la maggioranza dei sindaci, diciamolo, non è che non fa niente, non si può dire, ma fa poco. Sono mesi che proponiamo a sindaci e assessori la sostituzione degli impianti di illuminazione pubblica. Con Banca Etica abbiamo studiato un pacchetto che permette al comune di sostituire lampadine e regolatori a costo zero, con l’anticipo di parte del risparmio futuro. Certo tutti mi dicono: “Che bella idea!” Ma poi si perdono. Forse non si fidano. La sensazione che ho è che i sindaci poi decidano di rimandare gli interventi perché non si sentono sicuri. Sono cose nuove, le proposte sono tante, non si sa come scegliere quella giusta. Allora mi dico, perché non lo fai tu di portare proposte agli amministratori? Cavolo, di te si fiderebbero. Il PD potrebbe organizzare un centro di consulenze, uno sportello di servizi per i sindaci, che aiuta i Comuni a non perdersi nel labirinto burocratico e nella giungla delle offerte. Un centro che organizza strategie energetiche, certifica tecnologie, prepara i bandi, le gare d’appalto, contratta sconti con le aziende produttrici, convenzioni con le banche e studia l’architettura di sistemi di partecipazione popolare al finanziamento dell’efficienza energetica dei comuni. Non è una cosa difficile. Ci siamo riusciti noi che siamo una piccola associazione, non avresti problemi a farlo tu con un colosso come il PD. Ma poi tu figurati, c’hai un centinaio di sindaci che di esperienze da moltiplicare te ne potrebbero dare a carrettate. Gente tua, militanti che se gli dessi la possibilità sarebbero capaci svuotarti il mare con le orecchie, gente concreta, appassionata, abituata a non farsi bloccare dalla paralisi burocratica che ci affligge. Ti basterebbe dargli spazio e sarebbero persino capaci di portare un’aria nuova nel PD. E sai cosa vorrebbe dire andare alle prossime elezioni con storie di cambiamenti concretizzati.
    Perché loro parlano di politica dei fatti, ma come sai non sono capaci, fanno solo finta, sono troppo impegnati nella Grande Abbuffata del Potere. Noi progressisti, se ci si mette in testa di far qualche cosa, invece, lo si fa. E’ questa la differenza. Facciamola vedere.

  18. Loris D. Dice:

    Mi risulta che abbia fatto un passo indietro ma a me lui non dispiacerebbe….

    Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2010.
    De Magistris: “Mi candido a premier. Se Tonino dice sì”.

    Bisogna fare le primarie di coalizione, il Pd deve accettare la sfida. Serve una figura che segni la discontinuità con il passato
    “La situazione politica sta precipitando verso le elezioni e l’Italia dei Valori deve esprimere al più presto una squadra di centrosinistra alternativa a Silvio Berlusconi per poi lanciare un proprio candidato per le primarie di coalizione. Se il partito mi appoggiasse, io non mi tirerei indietro. Serve un uomo nuovo in grado di attirare i giovani, gli astensionisti e di parlare direttamente con gli elettori”. Parola di Luigi De Magistris.

    Non le sembra prematuro parlare oggi di elezioni?

    L’offerta di Berlusconi a Fini di ripartire dai quattro punti del programma mi sembra strumentale. Berlusconi si prepara alle elezioni mentre dall’altro lato mi sembrano fermi. Il Pd ha paura del voto e si accontenterebbe persino di un governo Tremonti.

    È favorevole all’apertura di Di Pietro ad un esecutivo di transizione per cambiare la legge elettorale?

    Tutti vorremmo un governo di fedeltà costituzionale in grado di intervenire sul conflitto di interessi e sulla legge elettorale in pochi mesi per poi andare a votare. Ma non mi sembra un’ipotesi probabile. Già sento Berlusconi e Bossi che gridano al golpe dei partiti contro gli elettori. Una posizione formalmente sbagliata perché la nostra resta una democrazia parlamentare ma anche una posizione politicamente molto redditizia.

    E quindi siete favorevoli ad andare a votare subito?

    Dobbiamo prepararci a questa eventualità. Il mio partito deve prendere la guida del centrosinistra. Abbiamo i numeri per farlo sull’economia e sulla politica estera, come sulla legalità l’Idv in questi mesi ha guidato un’opposizione vera e dura. Il Pd continua a essere incerto sul da farsi, tentato dal Terzo polo di Casini e Rutelli. Intanto l’Italia dei Valori non può stare ferma ma deve lanciare subito una squadra che unisca l’Idv, la parte migliore del Pd, Vendola, la sinistra e i movimenti. Dobbiamo cominciare a girare l’Italia tutti insieme per mostrare che c’è un’alternativa.

    Di cosa c’è bisogno nel centrosinistra per battere Berlusconi?

    Innanzitutto la credibilità delle persone. Io sono convinto che in questo momento l’Italia ci chiede più trasparenza, più onestà e più legalità. E queste parole d’ordine devono viaggiare sulle gambe di persone credibili.

    Pensa sia possibile un’alleanza con i finiani?

    No. Io avevo previsto un anno fa quello che sta accadendo: Rutelli, Casini e Fini si uniscono e creano il polo dei moderati per puntare al dopo-Berlusconi. Questa per l’Italia è un’eventualità sciagurata. Fini e Casini hanno sostenuto tutte le peggiori leggi ad personam e se il Paese scegliesse il Terzo polo sarebbe una normalizzazione. Il fronte che va da Vendola a Casini può essere utile solo in questa legislatura per fare la riforma elettorale e la legge sul conflitto di interessi. Poi basta, ognuno per la sua strada. Comunque è un’ipotesi poco praticabile nel concreto. Secondo me l’alleanza con i finiani resterà un sogno del Pd e non si realizzerà mai.

    Qual è lo scenario per le prossime elezioni e come si deve presentare il centrosinistra?

    Io vedo tre schieramenti: il polo del vecchio centrodestra con il Pdl e la Lega Nord; il Terzo polo di Rutelli e Casini, magari con una parte dei finiani e poi ci siamo noi. Ci vuole una coalizione che unisca Italia dei Valori, Vendola, la sinistra e il popolo dei movimenti.

    E il Partito democratico?

    Il Pd deve decidere a breve se stare con noi o con il Terzo polo di Casini e Rutelli. Altrimenti l’Italia dei Valori deve lanciare un’Opa, per usare un termine economico, un’offerta pubblica per conquistare l’elettorato in libera uscita a sinistra. Non possiamo farci spiegare da Ciriaco De Mita come dobbiamo costruire l’alternativa a Berlusconi con Lorenzo Cesa e Totò Cuffaro. Mi viene da pensare a Nanni Moretti. Lui implorava di dire qualcosa di sinistra. Noi dobbiamo dire qualcosa di forte. Di sinistra e di centro.

    Come si dovrebbe scegliere il candidato del centrosinistra?

    Entro la fine dell’anno il centrosinistra deve esprimere il suo candidato. Bisogna fare le primarie di coalizione e il Pd deve accettare questa sfida.

    Qual è secondo lei l’identikit del candidato che può battere Berlusconi?

    Primo: non deve essere un uomo del passato, bruciato dalle sue precedenti esperienze politiche. Il suo volto deve trasmettere un segnale di forte discontinuità all’elettorato e deve essere una persona in grado di parlare sia con il centro liberale che con la sinistra estrema; secondo: deve essere un personaggio credibile per la sua storia personale; terzo: deve saper comunicare con l’elettorato e con i movimenti nelle piazze e anche su Internet. Giochiamo una partita truccata dal dominio televisivo del premier. Non possiamo concedere nessun vantaggio all’avversario. Il nostro candidato deve essere in grado di sostenere il confronto mediatico.

    Cosa pensa dei nomi in campo per le primarie di coalizione: Chiamparino, Bersani, Bonino e Vendola?

    Senza dubbio Vendola tra questi è il migliore ma non è un uomo nuovo. Anche la sua esperienza di governo in Puglia è stata segnata da luci e ombre. Bersani e Chiamparino sono persone stimate ma non segnano una discontinuità e potrebbero essere percepite come conservatrici.

    E Luigi De Magistris come lo vede?

    Io credo che la riflessione sul punto non spetti a me ma al partito. Io sono disponibile. In questa situazione di emergenza anche chi non aveva immaginato una simile possibilità deve mettersi in gioco. Antonio Di Pietro deve scegliere se correre in prima persona per le primarie o se scegliere di puntare su di me. Comunque un esponente dell’Idv deve correre per le primarie di coalizione. Intanto però dobbiamo lavorare insieme per costruire una squadra che si muova in una logica di coalizione.

    Chi sono i vostri interlocutori possibili nel Pd?

    Sicuramente Ignazio Marino ma anche gli europarlamentari Rita Borsellino, Debora Serracchiani e Rosario Crocetta.

    E tra i finiani e i centristi?

    Non mi sembra il caso di correre dietro a Bocchino, Cesa o Cuffaro.

    Gianfranco Fini dovrebbe dimettersi?

    Certamente non dovrebbe lasciare la presidenza della Camera solo perché ha litigato con Berlusconi. Sulla questione di Montecarlo le sue risposte non mi hanno convinto ma aspetterei i risultati dell’indagine della magistratura che il presidente della Camera, con grande senso istituzionale, ha accolto favorevolmente, per emettere un giudizio definitivo.

  19. Stefano Dall'Agata Dice:

    @Loris
    Per quanto riguarda la libera informazione di terranostra:
    PUGLIAmo l’Italia: NICHI VENDOLA candidato premier 2013 Complimenti al sito di Italia Terra Nostra che ha censurato ben due commenti nel quale ribattevamo con i fatti (ad esempio sulla tempistica dell’acquisto della MolMed di Berlusconi e l’accordo per il San Raffaele) al loro articolo. Per noi, questo, vale più di mille altre cose.

  20. wiki Dice:

    Io direi che Vendola nel periodo subito prima dell’arrivo ben individuabile della crisi economica ( 2008…) ha contribuito a rendere più debole e frammentata la sinistra dividendosi da Rifondazione Comunista perche non condivideva l’indirizzo politico della maggioranza del partito ( E QUA QUALCHE DUBBIO SULLO SPIRITO DEMOCRATICO DI VENDOLA PUR NON CONOSCENDO SPECIFICAMENTE LA SITUAZIONE, MI VIENE E MI È VENUTO…) …e mo’ vuole porsi a capo di una coalizione per l’Unità della sinistra…se la sinistra fosse stata unita già dal 2008 PROBABILMENTE AVREBBE AVUTO UN RUOLO, E UN PESO ANCHE CONCRETAMENTE MINIMO, NEL CONTRASTARE LE INIZIATIVE DI GOVERNO PUR TROVANDOSI FUORI DAL PARLAMENTO…MENTRE COME AL SOLITO ANCHE GRAZIE A VENDOLA LA SINISTRA ( AMMESSO CHE VENDOLA VOGLIA RICONOSCERSI NEI VALORI STORICI DELLA SINISTRA…) A CONTINUATO NELLE SU STERILI BARUFFE SEGUITE DA STERILI CHIACCERE, MENTRE LA CRISI ECONOMICA È ARRIVATA FINO A QUÀ…UN BEL CONTRIBUTO AL BENESSERE DEL POPOLO DELLA SINISTRA E DEI CITTADINI ITALIANI IN GENERE DIREI DA QUESTO PUNTO DI VISTA…DIREI CHE VENDOLA NON È MOLTO LEGITTIMATO A DARE LEZIONI DI UNITÀ DELLA SINISTRA…
    Ribadisco la mia opinione che l’unità a sinistra dovrebbe essere cercata anche e soprattutto con partiti tipo sinistra critica e il PCL…
    UNA COSA MOOOLTO TRISTE, SE NON SQUALLIDA È CHE IN QUESTA LEGISLATURA L’UNICA OPPOSIZIONE DEGNA DI NOTA , ALL’ATTUALE MAGGIORANZA POLITCA E ALL’ATTUALE GOVERNO, SEMBRA PROPRIO ESSERE QUELLA DI UNA COMPONENTE DI QUESTA MAGGIORANZA E CIOÈ FINI…MENTRE DA SINISTRA ci viene proposto un signore come Vendola, dalle mille virtù che io proprio non riesco a vedere…salvo dovermi fare una ricerca approfondita negli organi del suo partito ( che certo saranno imparziali…)…ritengo però che se avesse queste gran qualità…queste sarebbero già saltate agli occhi dei più…cosa che non sembra essere successa, perlomeno in Veneto…

  21. wiki Dice:

    Ecco una bella intervista a Marco Rizzo:

    http://informazionedalbasso.myblog.it/


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