
Quello appena passato è stato un weekend molto denso per la scalcagnata sinistra italiana.
Si sono riuniti: la direzione nazionale allargata del Pdci, il Cpn di Rifondazione, le fabbriche di Nichi.
Poi per i feticisti da segnalare anche l’allegra combriccola di Rizzo con Ferrando & c (peraltro come sempre omaggiata dai Tg di regime).
Provo a cercare di riportare il dibattito del Pdci (che ho seguito in prima persona) confrontandolo con quello che mi hanno riferito o ho letto sugli altri due appuntamenti.
La linea proposta da Diliberto nella sostanza è la seguente.
Non avere una politica delle alleanze sarebbe esiziale e quindi bisogna costruire le condizioni per cui la Federazione della Sinistra stringa un patto politico di legislatura con il centrosinistra su 3 temi determinanti: precarietà, fisco e scuola.
Ma non vi sono le condizioni per un vero e proprio accordo di governo.
La FdS rimane ancora una “entità misteriosa” dentro la quel bisognerà fare una dura battaglia politica soprattutto sul tema appunto del rapporto con il centrosinistra.
Sulla nostra proposta dell’unità dei comunisti prendiamo atto che il Prc non è intenzionato a fare un partito unico per cui mettiamo il Pdci a disposizione di quei compagni dell’Ernesto che volessero abbandonare il Prc.
Per il resto una ripresa della linea del 98 sulla autonomia ed unità, ma una chiusura netta a quanti parlano di partito unico della sinistra.
Qualche timida apertura al dialogo e confronto con SeL e qualcuna ancor più timida nei confronti di Vendola.
L’orientamento del partito è largamente di condivisione della linea proposta da Diliberto con qualche sottolineatura critica di chi, come il sottoscritto, chiede di accelerare il processo unitario a sinistra e di altri che invece mettono l’accento su unità dei comunisti ed impraticabilità di un accordo di governo con il centrosinistra.
Della riunione di Rifondazione ho avuto solo qualche resoconto interno: pare che la linea della Federazione della Sinistra sia stata confermata anche se vi sono parecchie resistenze alla costruzione della FdS come un vero soggetto politico, seppur plurale e federale.
Le posizioni sul rapporto con il centrosinistra sono ancora molto distanti da quelle del Pdci infine Rifondazione propone a tutta la sinistra la convocazione di una manifestazione su crisi e lavoro ma mi pare che la proposta sia sostanzialmente caduta nel vuoto.
Sembra che gli equilibri precari interni al Prc corrano verso un redde rationem nel congresso nazionale che si terrà peraltro dopo quello fondativo della Federazione della Sinistra, delegitimandolo di fatto.
In Puglia intanto Vendola rompe gli indugi ed avanza la sua candidatura alle ipotetiche primarie del centrosinistra e da lì arriva un po’ di freschezza, almeno nel linguaggio e nella partecipazione, non saprei dire nei contenuti perché fino ad ora non ne ho sentito parlare, anche se conto che queste fabbriche si apriranno alla discussione nei territori e sulla rete.
Intanto però non possiamo non tenere d’occhio i movimenti al centro di quel grumo grigio Rutelli- Montezemolo – Fini – Casini che potrebbe sostituire la destra berlusconiana oppure trascinare ulteriormente al centro il Pd sganciando sia la sinistra, da Vendola ai comunisti, sia Di Pietro.
Il Presidente Mao diceva che quando la confusione sotto il cielo è grande, la situazione è ottima, ma il Grande Timoniere non ha avuto la fortuna di conoscere la sinistra italiana.



19. Luglio 2010 alle 13:53
quello di seguito è il mio intervento alla Direzione nazionale.
Tra noi discutiamo da tempo sulle cause della riduzione a marginalità nostra e della sinistra.
Al netto delle dispute ideologiche, di quelle storiche e del grande peso degli scontri personali il tema centrale di divisione tra di noi, nella Federazione della Sinistra e tra la FDS e Sinistra Ecologia e Libertà sta nel tema immortale della politica delle alleanze.
La domanda che ci poniamo a sinistra dopo tutte le recenti batoste elettorali e che sarà al centro del dibattito a sinistra dei congressi di fine anno della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà è: perché la sinistra ha praticamente dimezzato i suoi voti dal 2005 ad oggi?
E quindi la domanda conseguente: come fare a recuperarli?
Non che questa domanda sia di più facile risposta, visto che le ragioni sono molteplici e le risposte dipendono da un sacco di variabili, molte delle quali non dipendono da noi.
Ma se vogliamo andare al nocciolo della questione dobbiamo porci il quesito se in questi anni abbiamo perso metà dei nostri voti (banalizzando all’estremo volutamente le due posizioni) perché siamo stati troppo compromessi nel centrosinistra o perché siamo stati “non utili” per battere le destre e Berlusconi.
Stringi stringi la questione è tutta qui: coerenza versus voto utile.
Nel congresso ultimo di Rifondazione la mozione di Vendola è stata battuta dalla somma di posizioni diversissime unite solo su due punti: avanti con Rifondazione e mai più al governo. Ed anche nel nostro Partito sono cresciute posizioni che danno una risposta precisa al calo dei consensi della sinistra: sono voti finiti nell’astensione di elettori delusi dalla nostra esperienza di Governo.
E’ l’asse portante del ragionamento che vede la necessità di una sinistra “strategicamente alternativa” al centrosinistra per poter recuperare consensi.
Ma le teorie e le tesi dovrebbero confrontarsi con i numeri.
Un’area che valeva 3,3 milioni di consensi nel 2006 oggi si ritrova con 1,4 milioni di voti. Anche il confronto tra le due ultime regionali non lascia adito a dubbi: da 2,7 milioni di voti si è scesi a 1,4 milioni, quasi la metà. La domanda che in molti si sono fatti è la seguente: dove si sono diretti questi 1,5-2 milioni di elettori? Per quali ragioni il consenso della sinistra radicale non è più quello di 4-5 anni fa?
Innanzitutto sfatiamo un mito: quei quasi due milioni di voti che abbiamo perso in cinque anni non sono andati nell’astensionismo per punire la nostra poca coerenza.
Anzi, l’astensionismo non colpisce la sinistra in modo particolare rispetto agli altri partiti, in generale in Italia colpisce di più la destra.
I flussi elettorali ci dicono che i nostri elettori che ci hanno abbandonato si dividono in parti quasi uguali tra chi si astiene e chi decide di votare per il Pd o Italia dei Valori: quindi per il centrosinistra di governo.
Ogni 100 voti persi da noi alle politiche, 35 sono andati al centrosinistra e solo 26 nell’astensione.
Forse dovremmo tornare a riflettere sulla esperienza dell’ultimo Governo Prodi e sul giudizio dei nostri elettori certificato con il flop dell’Arcobaleno, quando forse ha pesato di più in negativo la nostra incapacità di svolgere una funzione efficace di Governo rispetto alla moderazione ed eterogeneità di quella sfortunata coalizione.
Ma è interessante anche il dato della autocollocazione politica degli elettori: il 25% degli elettori del Pd si definiscono di sinistra ed addirittura il 33% di quelli che hanno votato Idv, fino al 35% di quelli che hanno votato per Grillo!
Questo significa che c’è, tanto, elettorato di sinistra in questo Paese, ma anche che vi sono altri competitors pronti a raccogliere i consensi della sinistra quando essa è divisa, oscurata e nell’angolo.
E questi competitors non sono alla nostra sinistra. Anzi.
Se a ciò aggiungiamo che oltre l’80% degli elettori formano la propria opinione politica esclusivamente attraverso la televisione ed i telegiornali, dai quali siamo stati praticamente cancellati, è evidente che la china per risalire dalla marginalità per la sinistra sarà particolarmente ripida e scivolosa.
E veniamo a due macigni nella nostra discussione: l’arcobalenismo e Vendola.
L’infamante accusa di arcobalenismo viene rivolta a chi, come me e a chi ha sottoscritto l’appello all’unità sostenuto anche da il Manifesto, propone nella sostanza di tornare allo spirito fondante dei Comunisti Italiani, cioè quello di una forza ha nella sua genesi l’unità della sinistra e la partecipazione al centrosinistra per battere le destre e quindi chiede che il processo della Federazione della Sinistra sia un passo di una più ampia unità a sinistra e non un cartello elettorale per di più alternativo al Pd ed al centrosinistra.
Proprio sull’appello all’unità della sinistra, permettimi Oliviero di dissentire: se ora l’appello viene utilizzato per motivi di scontro interno al Prc mi interessa poco anche perché ritengo che quella parte del Prc che l’ha promosso, ovvero Grassi, sia più vicino alle posizioni nostre sull’unità della sinistra e sui rapporti con il centrosinistra.
Ma tornando all’accusa di Arcobalenismo bene, una volta per tutte io vorrei che si facesse una disanima delle ragioni profonde della disfatta dell’arcobaleno.
Certo mancava il simbolo, ma pensiamo che questo spieghi tutto? Crediamo che gli elettori siano cretini?
L’Arcobaleno era Bertinotti e la sua ”separazione consensuale dal centrosinistra”, l’Arcobaleno è stato l’emblema di una sinistra divisa e litigiosa che non è stata capace di essere influente nel Governo.
L’arcobaleno è stato dimezzato dal voto utile di tanti nostri elettori e compagni che contro Belrusconi hanno preferito votare il Pd o Di Pietro
A noi ci ha ammazzato di più Veltroni che Prodi!
E questo lo dimostra sia il fatto che i flussi elettorali ci dicono che i nostri voti persi sono andati al Pd e all’Idv e non nell’astensione o a Ferrando ma lo ha confermato anche il fatto che questi voti poi non sono tornati nè alle europee nè alle regionali, quando abbiamo unito sotto la falce e martello il prc ed il pdci.
Quindi io non sono arcobalenista proprio perchè sono un testardo comunista che vuole una sinistra unita e forte collocata nel centrosinistra per battere le destre
E veniamo a Vendola.
Se vogliamo consolarci dicendoci (e dicendo ai nostri compagni) che tanto Vendola finirà nel Pd o che comunque le primarie non ci saranno è Bersani disinnescherà il fenomeno, facciamo pure: non serve a niente.
Io sono andato ad ascoltare Vendola ad una Festa del Pd e ad un festival dell’area dei movimenti.
La partecipazione è straordinaria, sia di compagni che vengono dal Pci ed ora sono nel Pd o nel nostro partito, sia tra i giovani e nella sinistra diffusa.
C’è il segretario della Fiom Landini tra la folla plaudente di Vendola.
E’ una storia che abbiamo già visto, certo, è il bertinottismo nella sua fase più alta o più bassa (a seconda dei punti di vista).
Certo ci sono voli pindarici immaginifici che a qualcunoi fanno venire la nausea, c’è anche tanto mestiere, certo…
Certo c’è il partito di repubblica che come lo sostiene ora poi potrebbe mollarlo,
ma lo spazio politico aperto a sinistra, purtroppo, è lì e solo lì.
E se noi non vogliamo essere responsabili della definitiva cancellazione della sinistra e dei comunisti in questo Paese, è in quello spazio politico che dobbiamo giocare la nostra partita e dobbiamo giocare la nostra partita ben consapevoli delle regole del gioco.
Intendiamoci quando parlo di quello spazio politico non sto parlando di Sinistra e Libertà, perché è chiaro che Vendola sta giocando un’altra partita, sto parlando della mobilitazione trasversale che sta crescendo attorno a lui.
Rifondazione comunista, nella sua parte maggioritaria e nell’area di Ferrero, ovviamente ha parecchi problemi ad agire in quello spazio politico, a riempirlo di proposte e di contenuti, e per questo sta letteralmente sabotando la Federazione della Sinistra in attesa di un regolamento interno al prossimo congresso nazionale in cui temo che organizzeranno il loro suicidio di massa.
Io invece non vorrei suicidarmi e non vorrei che lo facessero i comunisti italiani.
Se non vogliamo farci trascinare dal Prc in una lenta agonia dobbiamo essere noi a sparigliare le carte uscendo dall’angolo e nel momento di crisi del berlusconismo e delle destre proporre a tutti quelli che sono a sinistra del Pd una unità che non sia tattica ma politica.
O davvero crediamo di seguire Ferrero nel suo delirio dell’accordo tecnico per eleggere qualche parlamentare, cambiare la legge elettorale e tornare a votare???
Provate ad andare a dirlo a qualche persona normale là fuori, a qualche giovane precario, a qualche cassintegrato, ai tanti indignati contro le leggi vergogna del caimano!
Per questo serve una proposta politica forte da parte dei comunisti Italiani che riprendano il tema dell’unità a sinistra che fu quello della confederazione, serve che il congresso della Fds sia vero e libero, che si costruisca un soggetto politico plurale e non un cartello elettorale, che questo soggetto apra una interlocuzione vera sia con Vendola che con Sinistra Ecologia e Libertà.
I Comunisti devono costruire una sinistra del lavoro e dei diritti, che sul lavoro e sui costi della crisi sigla un patto con il centrosinistra come la lega sul federalismo ha fatto con berlusconi
Io credo che il nostro segretario Diliberto abbia la cultura, l’esperienza e la capacità politica per condurre ora questa battaglia
Ma deve volerlo lui e ha bisogno del sostegno di tutti noi.
19. Luglio 2010 alle 19:25
Se le conclusioni del congresso sono queste, allora la sinistra italiana non c’è proprio più.
A meno che Vendola vinca le primarie come leader di S&L, in tal caso sopravviverebbe comunque una parte che potrebbe rappresentare l’elettorato di sinistra… e che potrebbe risucchiare i voti di rifondini, comunisti e verdi per far voto utile.
E’ questo che i leader di PRC e PdCI vogliono?
19. Luglio 2010 alle 20:30
Per il resto una ripresa della linea del 98 sulla autonomia ed unità, ma una chiusura netta a quanti parlano di partito unico della sinistra.
Queste poche righe qui sopra mi sembrano beneauguranti…
Allego un articolo di Paolo De Gregorio che spiega dal suo punto di vista cosa dovrebbe fare e quindi essere un partito di sinistra; punto di vista che condivido. Dal sito Comedonchisciotte.org:
- Berlusconi può dormire sonni tranquilli –
di Paolo De Gregorio, 19 luglio 2010
Malgrado il PDL si sia rivelato un contenitore, assai simile alla vecchia DC, che ha attirato tutte le fameliche “cricche”, affariste, massoniche, vaticane, mafiose, pronte a violare ogni legge pur di partecipare allo spolpamento della cosa pubblica (con la pretesa della impunità), ebbene questo partito e il suo padrone non rischiano di essere cacciati, per l’inconsistenza dei loro avversari.
Anzitutto non esistono né centro-destra, né centro-sinistra. Il PDL e la Lega sono due organizzazioni di destra sostanziale, dove la minoranza del “fascista” Fini è l’unica frazione legalitaria e costituzionale.
Il cosiddetto centro-sinistra è in realtà costituito dal centrista a mezzo servizio Casini, sempre con la valigia pronta per trasferirsi a destra, dal PD che è un partito di centro estremo, assai simile alla vecchia DC, senza identità né strategia, che non riesce a trovare un accordo con l’ex democristiano Di Pietro, che viene giudicato troppo irrequieto, anche se l’IDV è un partito che è impossibile definire di sinistra.
La partita, dunque, è tra destra e centro, ma solo Bossi e Fini sono in grado di staccare la spina al governo, visto che l’opposizione di centro non solo è divisa, ma non ha nemmeno un leader, né un programma da presentare nel caso di una scadenza elettorale.
La sinistra extra-parlamentare dimostra di non aver capito il perché della sua sconfitta e, invece di azzerare i vecchi gruppi dirigenti, scegliere la lunga marcia di ritorno tra le masse operaie, fa un federazione fra vecchie sigle, sommando così i dirigenti responsabili della scomparsa della sinistra, con l’obiettivo di superare il 4% per tornare alle comode poltrone parlamentari.
Resta Vendola, con la sua inesportabile esperienza nella regione Puglia, con il suo cattocomunismo espresso in termini più letterari e populisti che in una comprensibile strategia politica, che addirittura si candida a elezioni primarie per definire il candidato leader della opposizione.
Purtroppo la politica si fa in due modi: o fai parte delle classi dominanti e possiedi TV, giornali, case editrici, soldi, l’appoggio decisivo di Vaticano, Confindustria, massonerie e mafie, e dunque parti a cavallo.
Chi è a piedi e vuole far politica, la deve fare con la forza delle masse popolari e conquistare il loro consenso è lungo e difficile, ma se non si comincia da lì non si va da nessuna parte,
Per ora B. può dormire sonni tranquilli, deve temere solo i su
19. Luglio 2010 alle 21:33
Poi per i feticisti da segnalare anche l’allegra combriccola di Rizzo con Ferrando & c (peraltro come sempre omaggiata dai Tg di regime).
Trovo che il partito di Ferrando che conosco poco…non sia molto più feticista di coloro che desiderano in modo appunto feticista a partiti come il PD o anche a SeL ( partito della quale identità nulla si capisce…ma sembra unn pò la brutta copia del PD).
Almeno Ferrando dice di avere del feticismo per il mondo del lavora…altri hanno il feticismo per un’indistitnta e a mio modo di vedere inconcluudente unità della sinistra…l’unità per l’unità insomma o forse per una poltrona ? Secondo un simile atteggiamento quindi il mondo del lavoro potrebbe anche aspettare l’unità della sinistra, panacea di tutti i mali ( tranne forse di quelli che i lavoratori vivono quotidianamente nella loro pelle).
A sinistra si deve sempre litigare tra ( o criticare i) partiti di sinistra…alla salute del partito unico della sinistra
Trovo che il partito di Ferrando abbia altrettanta dignità degli altri partiti di sinistra…dai quali il PD è ovviamente escluso a mio modo di vedere
19. Luglio 2010 alle 22:58
I voti della sinistra, assieme ai militanti, in gran parte sono stati presi da IDV. Altri sono nel non voto.
Pare che la crescita di SEL sia contestuale al calo IDV.
Conosci anche tu persone che sono in IDV e che erano in Verdi, DS, PRC, ecc.
Scusa se è ovvio, ma non mi pare smentibile.
20. Luglio 2010 alle 09:27
sì Nicola però intanto oggi il tuo capo Diliberto è in prima fila (con Nencini e Di Pietro!) tra quelli che remano contro Vendola? che senso ha? spera di essere salvato dai dalemiani se gli fa un po’ di lavoro sporco contro la sinistra? che pena
20. Luglio 2010 alle 12:54
Quello che è uscito dalla direzione, oltre al chiarimento sulla politica delle alleanze (”non farle sarebbe esiziale”), è sostanzialmente un rilancio di un fronte più ampio possibile a sinistra, istanza che aveva caratterizzato il “vero” PdCI, quello della crescita, e mi pare una cosa assolutamente di buon senso.
Vedo purtroppo in SEL ancora tanta autoreferenzialità, leggo dal Manifesto che ha persino rifiutato di fare una manifestazione contro Berlsuconi assieme alla Federazione e alle altre opposizioni come proposta da Ferrero.
Credo sia sbagliato per tutti ora mettersi a portare avanti lo scontro intestino a sinistra, non condivido nemmeno le manifestazioni più o meno marcate di insofferenza verso Vendola.
Come lui dovrebbe accettare che senza una sinistra unita e organizzata gli “one man show” durano poco.
Ora che il governo traballa e che abbiamo visto che il marcio nello Stato è ancora peggio di quanto pensavamo, dovrebbe prevalere il senso di responsabilità e la voglia di costruire l’unità possibile, senza pretese di abiura o di imporre il proprio “verbo rivelato”.
Nessuno qui è autosufficiente o vincente, lo dicono i numeri.
20. Luglio 2010 alle 13:05
già protestato con Oliviero che infatti si è incazzato con il suo ufficio stampa per l’infelice uscita
20. Luglio 2010 alle 19:48
correggo parte del mio intervento qui sopra…
Trovo che il partito di Ferrando che conosco poco…non sia molto più feticista di coloro che desiderano allearsi o unirsi in modo appunto feticista a partiti come il PD o anche a SeL ( partito della quale identità nulla si capisce…ma sembra unn pò la brutta copia del PD).
21. Luglio 2010 alle 15:14
SERVE UN UNICO PARTITO DI SINISTRA CHE TENGA A SINISTRA IL PD E BATTA BERLUSCONI, LO VOLETE CAPIRE O NO? E VENDOLA POTREBBE FARLO
22. Luglio 2010 alle 02:47
La domanda da farsi Atalmi oggi e’ solo una, agghiacciante: dov’è il leader della sinistra?!?
E poi, esiste veramente?!?
22. Luglio 2010 alle 16:56
compagni quì la questione è che bisogna fare come si deve la FDS…la FDS dovrà essere completamente autonoma dal centro sinistra…SEL è solamente un partito referenziale guidato esclusivamente da vendola…loro non ci volgiono è questo che bisogna capire…basta andare sul sito internet di SEL e vedere cosa ne pensano della FDS…questi compagni non ci volgiono…lo volete capire o no?????avanti con la FDS e guardiamo più a sinistra della federazione in modo da costruire una vera forza comunista anticapitalista e ambientalista…basta inseguire fantasmi come SEL tanto loro non ci volgiono…
22. Luglio 2010 alle 21:05
trovo che quanto detto qua sopra da Andrea Valsusa si in gran parte condivisibile…sarebbe bene che SeL che sembra la copia mal riuscita del PD ( e non aggiungo altro…) la si lasciasse andare da sola o al massimo assieme alla boria che porta con se, e con gli atteggiamenti abbastanza presuntuosi dei loro leaders…
23. Luglio 2010 alle 11:18
Diliberto non ha mai creduto per davvero alla Federazione della Sinistra, sia perché gli viene l’orticaria a pensare di ritornare a trattare con i demoproletari e gruppettari, sia perché tutte le volte che le sue proposte unitarie potevano diventar realtà lui le ha boicottate (confederazione e sinistra arcobaleno).
lo dimostra il fatto che non ha voluto nemmeno essere negli organismi provvisori.
In più fa una direzione nazionale in cui pone come imprescindibile l’alleanza politica con il centrosinistra, propone di tornare allo spirito del ’98 (cioè dell’epoca della scissione da l prc) e per finire organizza una miniscissione dal Prc dei 4 gatti dell’Ernesto
Il fatto che Diliberto mantiene rapporti solo con Ferrero e non con Grassi e Rocchi che sarebbe più vicini alla sua linea di unità della sinistra e di alleanza con il centrosinistra, sembra sia perché così si tengono in piedi l’un l’altro.
Ferrero infatti ripete come un mantra che Rifondazione c’è e ci sarà, anche se chi conosce la vera situazione organizzativa ed economica del Partito sa che è una presa in giro (stanno vendendo le sedi periferiche), ma lo dice perché altrimenti la sua leadership nel Prc è già finita visto che si basava su di una alleanza di tutti contro Vendola.
Ma pare che parecchi gli abbiano già voltato le spalle recentemente, come Luigi Vinci che organizza convegni assieme a Patta.
Ferrero e Diliberto quindi hanno interesse reciproco a tenersi su a discapito della Federazione della Sinistra.
Ed entrambi hanno più di qualche problema con Vendola appunto la cui leadership è in ascesa ed ha una presa fortissima proprio sugli elettori della Fds che vedono scomparsi dai Tg e dai giornali i loro leader.
Per ironia della sorte anche in larga parte di Sinistra Ecologia e Libertà si guarda con molto sospetto se non proprio insofferenza all’autocandidatura di Vendola. In particolare gli ex Ds che cominciano letteralmente a remare contro quello che gli sta (almeno nei sondaggi) resuscitando un partito che alle ultime regionali è andato perfino peggio dei comunisti.
Ma il congresso della FDS pare ancora più traballante perché si svolgerà sotto ipoteca dei successivi (e non precedenti!) congressi del Prc e del Pdci.
Quello che c’è da capire adesso è se in questo congresso della FDS si aprirà uno scontro sulla linea politica o no, perché se non si apre significa che il progetto è già morto.
A questo punto non si capisce quale sia il Piano B di Diliberto e se Ferrero crede davvero di poter tenere in piedi un mini Prc.
Se si vota nel 2013 il problema non si pone perché per allora i due partiti si saranno consunti (e probabilmente anche la campagna di Vendola si sarà parecchio logorata), ma se si vota prima il rischio che la FDS sia tenuta fuori dalla coalizione con la conseguente cancellazione definitva dei comunisti è molto concreto.
23. Luglio 2010 alle 19:17
caro compagno antalmi non è seguendo SEL che noi e la FDS possiamo crescere in consensi…si cresce in consensi solamente se si crea una vera sinistra alternativa al PD…SEL non rappresenta questa alternativa e tantomeno vendola che secondo me ha solo ambizioni personali…l’unico modo di uscire dalla nostra crisi è quello di tornare a fare politica…ciò significa tornare in mezzo alle strade e alle piazze…volantinare con maggiore intensità…organizzare una bella manifestazione della sinistra comunista e anticapitalista..siccome non abbiamo visibilità bisogna crearsela..bisogna tornare nei mercati rionali, nei mercati a volantinare…avere maggiore visibilità su internet..
non è correndo dietro a SEL che si risolve la cosa..quelòli che vogliono un partito come sel se ne vanno in SEL non restano in rifondazione…bisogna dialogare a mio avviso con le forze che stanno alla nostra sinistra..in modo da creare una vera forza autonoma al PD, anticapitalista e comunista…e sopratutto tornare in mezzo alla gente…niente acordi di governo…per ora non ci sono le condizioni politiche…accordi elettorali certo per battere la destra ma per ora niente di più….
cordiali saluti comunisti e ambientalisti dalla valle di susa