
Uno si chiama documento Politico per il Congresso della Federazione della Sinistra
l’altro Manifesto per Sinistra Ecologia e Libertà
Sono i due processi congressuali che si avviano in questi giorni a sinistra, i due pezzi di una sinistra divisa e cancellata dalla rappresentanza istituzionale nazionale ed europea
Tra i due processi c’è qualche tentativo di dialogo ma, da entrambe le parti ci si rassicura ognuno di essere “IL” progetto unitario e nuovo della sinistra
E ci si rassicura, come da tradizione della sinistra italiana, sottolineando le differenze del proprio progetto dall’altro
Sono andato a leggermeli entrambi proponendomi di costruire un confronto su similitudini e differenze.
Ho provato a trasformarmi in in un extraterrestre che tenta di capire (chissà perché tra le tante cose più interessanti sul pianeta terra da studiare) le cause delle ataviche divisioni a sinistra.
Oppure molto più prosaicamente mi sono immedesimato in un turista tedesco (magari che vota la Linke) in vacanza sulle coste adriatiche che, schiantato dalla noia delle italiche spiagge ferragostane, si è messo a tentare di capire come sta messa questa divisa sinistra italiana.
Innanzitutto i paragrafi:
SEL: Dopo il novecento; Riaprire la partita; Un altro mondo è possibile.
FDS: Il socialismo del XXI secolo; Le cause della crisi e la necessità del superamento del capitalismo
SEL: La pace è l’unica soluzione; La crisi finanziaria economica, ambientale una stessa crisi
FDS: Per la pace, per il disarmo; Beni comuni, ambiente, sovranità alimentare
SEL: L’europa tecnocratica e liberista si è indebolita e si è esposta agli attacchi. Chiediamo un nuovo europeismo.
FDS: Una costituente per l’Europa democratica.
SEL: La diseguaglianza spegne la speranza. Una prolungata disoccupazione di massa porta al divorzio tra capitalismo e democrazia.
FDS: Centralità del lavoro
SEL: Perchè l’italia torni ad alzare gli occhi. Salvare la Repubblica, costruire l’alternativa.
FDS: Difendere ed attuare la Costituzione, rinnovare la democrazia italiana
SEL: Il diritto “piegato” e l’illegalismo delle classi dirigenti; Per l’alternativa
FDS: Il caso italiano: una destra eversiva, la crisi della sinistra; Autonomia della sinistra e unità democratica
Ora proviamo con i temi fondanti
Chi siamo? Perché ci costituiamo?
FDS: Indichiamo come nostri riferimenti ideali e storici i momenti più alti della storia del movimento operaio italiano, comunista e socialista, l’antifascismo, i movimenti pacifista, ambientalista, altermondialista, femminista e dei diritti civili.
Ci uniamo per cominciare ad invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione che tanto danno hanno arrecato alla sinistra, alle lavoratrici e ai lavoratori, all’Italia; per dare senso e credibilità alla prospettiva del cambiamento.
SEL: I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società. Con il congresso di Sel nasce in Italia un soggetto politico nuovo. I nostri principi fondamentali sono pace e non violenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società.Nella sua prima esperienza di vita, dopo la sconfitta del 2008, Sel ha provato con tenacia ad unire le forze della sinistra, ma la frantumazione ha fatto prevalere logiche identitarie e conservazione di nicchie ideologiche. Bisogna spezzare l’incantesimo.
Crisi e giudizio sul sistema economico dominante
FDS: La crisi economica mondiale costituisce un drammatico passaggio di fase, paragonabile a quello che si aprì nel 1929. La crisi non ha carattere episodico o ciclico, ma è la conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario, che ha determinato l’allargamento del divario mondiale tra la produttività del lavoro e la capacità di consumo dei lavoratori, portando l’indebitamento privato e pubblico a livelli divenuti insostenibili.
Tornano a governare i mercati, le grandi banche e i fondi speculativi ricominciano a realizzare enormi profitti, mentre le istituzioni maggiormente responsabili del disastro neoliberista (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, OCSE e Banca Centrale Europea) sono all’opera per addossare ai ceti popolari il costo degli interventi adottati per salvare banche e imprese.
SEL: La crisi aperta nel 2008 con l’esplosione della bolla immobiliare americana è ancora in pieno sviluppo. La riacutizzazione del 2010, dovuta ai debiti sovrani europei (primo quello greco), è un episodio dello stesso evento mondiale. Siamo di fronte ad una crisi di sistema e non congiunturale. La fase comincia con la “rivoluzione conservatrice” degli anni ’80 (Reagan e Thatcher), cui tentò di dare una proiezione millenaristica il manifesto neocon “New american Century”. Trent’anni di bruciante accelerazione della globalizzazione hanno portato il capitale finanziario al comando. Il sistema ha sviluppato inediti caratteri predatori, ha enormemente aumentato la diseguaglianza, che nel caso specifico italiano è ai vertici dei paesi sviluppati, ha formato una superclasse che controlla gran parte della ricchezza del mondo e regge le sorti dell’umanità. L’ultima utopia che resiste è quella del “mercato autoregolato”. Nella realtà in campo ci sono i puri rapporti di forza.
Il lavoro
FDS: Porre alla base della nostra proposta la centralità del lavoro vuol dire schierarsi dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori nel conflitto con la proprietà; assumere il tema della rappresentanza politica delle lavoratrici e dei lavoratori, e impegnarsi quindi per radicare la federazione nei luoghi di lavoro; indicare politiche per la piena e buona occupazione e per la ricomposizione del mondo del lavoro, contro la frammentazione perseguita negli ultimi anni per dividerlo e indebolirlo. (…) Una legislazione del lavoro che contrasti la precarietà, sulla base del criterio per il quale il rapporto a tempo pieno e determinato è la forma ordinaria del rapporto di lavoro, e per questo abroghi le leggi che hanno consentito la precarizzazione del lavoro. Prevedere per legge un salario minimo per le lavoratrici e i lavoratori per i quali non vige il contratto nazionale, rapportato a quanto previsto dai contratti nazionali e tale da garantire un trattamento economico che assicuri a lui/lei un’esistenza dignitosa, e che contrasti il fenomeno del “lavoro povero”
SEL: Il degrado morale del paese nasce con la perdita di dignità e soggettività del lavoro. Affrontare la crisi italiana vuol dire dunque ridurre le diseguaglianze, distribuire giustizia, affermare il primato della legge; promuovere gli investimenti e l’innovazione, anche nei settori dell’impresa che oggi investe solo nella competizione al ribasso del costo del lavoro, seguendo la bussola della qualità. Bisogna restituire il primato al lavoro e al sapere, alla cultura e all’ambiente.I governi danno tutti per scontato che, con la crisi, anche in presenza di una significativa ripresa pluriennale, la disoccupazione sia inesorabilmente destinata ad aumentare. Dovunque, com’è ovvio, il colpo arriva prima sulle donne e sui giovani con contratto di lavoro flessibile, svelando d’un colpo la verità della “flessibilità”: non figlia della tecnica e della libertà, ma dell’assoggettamento del lavoro, fino al limite di un moderno schiavismo (che avvicina nella realtà giovani occidentali a migranti, realtà che viene coperta dalla sovrapproduzione di ideologie etnocentriche e razziste). Viene dato per naturale il fatto che tutto il surplus sarà destinato a profitto e rendita. Per questo l’alternativa si fonda anzitutto sulla centralità del lavoro: per un sistema economico, una società, un’etica pubblica fondata sul valore sociale del lavoro, sulla dignità e sui diritti di tutte e di tutti.
I valori della Costituzione
FDS: Nella legislatura in corso si è realizzato un salto di qualità, un attacco più grave e pericoloso, perché rivolto contro i fondamenti stessi della Costituzione, i suoi valori, i diritti democratici e sociali garantiti nella Prima parte. Si vuole colpire il fondamento stesso della Prima parte della Carta: l’equilibrio tra libertà di impresa, utilità sociale e diritti dei lavoratori. Lo stravolgimento dell’articolo 41, l’attacco al diritto di sciopero, la violazione del principio di progressività dell’imposizione fiscale, l’arbitro invece del giudice per decidere dei rapporti di lavoro, le ricorrenti aggressioni all’articolo 18 dello Statuto fanno parte dello stesso progetto: si vuole una Costituzione disegnata a misura del mercato e del profitto, non del lavoro, dei diritti della persona, dell’eguaglianza. E’ necessaria quindi la più ampia unità democratica per contrastare questa offensiva, per difendere la più grande conquista del popolo italiano, la Costituzione del 1948.
SEL: Gli stessi antagonisti che nel campo democratico si battono giustamente per il diritto eguale e la libertà d’informazione, hanno largamente smarrito la consapevolezza che esiste un nesso inscindibile tra l’articolo 21 e il 40 (diritto di sciopero) e il 41 (iniziativa privata e sua utilità sociale) della Costituzione, e il 18 dello Statuto dei lavoratori: un nesso inscindibile tra libertà e dignità del lavoro. Se si è contro la legge sulle intercettazioni e a favore dell’accordo di Pomigliano, socialismo e liberaldemocrazia perdono, insieme e irrimediabilmente, la posta intera. Il “riformismo” è diventata una strategia di puro adattamento, la corsa al centro una rinuncia all’autonomia politica e culturale. Così il lavoro si è dissociato dal grande tema della libertà producendo un arretramento della vita democratica dei grandi Stati e delle loro Carte fondamentali, prima di tutte la Costituzione italiana.
la destra italiana
FDS: Il centro destra italiano presenta il volto peggiore e più inquietante, senza paragoni in Europa, delle tendenze regressive del capitalismo contemporaneo. L’attacco alla Costituzione, la delegittimazione di ogni soggetto costituzionale che non sia il capo del governo (dal Parlamento alla Corte Costituzionale, dalla Magistratura fino alla stessa Presidenza della Repubblica), il disprezzo per la legalità, la tolleranza per la corruzione colpiscono al cuore i principi e la logica stessa della democrazia. Questi attacchi stanno incidendo sul senso comune degli italiani, creando consenso intorno a una concezione e a una prassi plebiscitarie e autoritarie della democrazia. Il controllo del sistema radiotelevisivo mina il diritto dei cittadini ad una informazione pluralista: si conferma il serio errore compiuto dai governi del centro sinistra nel non approvare la legge sul conflitto di interessi. Aldilà delle dichiarazioni di intenti, e della positiva azione della magistratura e delle forze dell’ordine, la presenza nel governo di esponenti indagati per collusione con la criminalità organizzata dimostra che non si vuole colpire a fondo il sistema mafioso, che ha la sua forza proprio nel rapporto con il potere politico e finanziario. Il risultato drammatico è che la mafia continua a esercitare il suo potere in vaste aree del Mezzogiorno, con una sospensione di fatto dello Stato di diritto e della stessa democrazia.
SEL: Il blocco formatosi intorno a Berlusconi ha operato una decostruzione della coscienza nazionale e della memoria storica, ha dato piena rappresentanza all’egoismo sociale, ha seppellito l’etica pubblica sotto la furbizia del privilegio e l’amoralità del potere. A metà della legislatura si vanno aprendo numerose crepe nella coalizione che sostiene il governo di destra. Ma è prevedibile che Berlusconi tenti di portare a fondo l’operazione, di dare forma costituzionale ad un regime che taglia le radici antifasciste della Repubblica, il fondamento nel lavoro, la separazione dei poteri. I valori costituzionali sono il cuore della mortale partita aperta. La destra lavora ad un nuovo equilibrio. Il nuovo equilibrio prevede: Presidenzialismo e Parlamentarismo minimo, sottomissione della magistratura, smontaggio delle istituzioni di garanzia (Corte costituzionale). Un sistema dell’informazione omologato, “ad una dimensione”, controllato dal Principe, e un radicale depotenziamento della cultura (scuola, università, ricerca, arti). Sistemi energetici centralizzati e duri (fonti non rinnovabili, grandi centrali, nucleare) si integrano perfettamente ad un modello di democrazia autoritaria.
Governo, centrosinistra, alternativa alle destre
FDS: (…) Quando poi la componente moderata della maggioranza diede vita al P.D., e il segretario di questo partito diede il colpo di grazia al governo proclamando la scelta di rompere l’alleanza, la reazione della parte prevalente della sinistra fu di accettare quella che fu definita una “separazione consensuale”. La crisi di governo fu aperta a destra, ma le responsabilità furono accollate alla sinistra. (…) La diversità tra la nostra piattaforma e il nostro progetto politico rispetto a quello di Sel non va negata e nemmeno sottovalutata. In particolare, riteniamo che la sinistra debba costituire un polo autonomo, e non una componente del centrosinistra. E non condividiamo una visione e una prassi lideristica e plebiscitaria della politica. (…) Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, per le ragioni sopra esposte, non riteniamo esistano le condizioni per un comune programma di governo e per la partecipazione al medesimo della Federazione. La diversità profonda di impostazione programmatica con il P.D. determinerebbe il rischio per la sinistra della subalternità, oppure di una continua conflittualità. Ciò non vuol dire naturalmente essere indifferenti rispetto allo schieramento che prevarrà in una competizione elettorale, che tutto lascia prevedere destinata a svolgersi con l’attuale legge elettorale maggioritaria. Il nostro giudizio sul carattere eversivo della destra italiana non lo consente.
SEL: “Sinistra, ecologia e libertà” nasce per rendere più credibile e incalzante l’opposizione al governo della destra, perché si possa subito aprire il cantiere dell’alternativa al berlusconismo, perché una nuova alleanza di progresso possa candidarsi credibilmente al governo del paese. L’operazione tentata con la formazione del Partito democratico è fallita. Il Pd non è né maggioritario, né autosufficiente. Il sistema non è bipartitico, e non c’è al momento una coalizione di centrosinistra guidata da una riconosciuta leadership, armata di un’idea alternativa alla destra e competitiva elettoralmente. Il tempo stringe: la legislatura scade nel 2013, ma potrebbe interrompersi in qualunque momento, perché vengono al pettine i nodi irrisolti nel centrodestra, o magari per iniziativa dello stesso Berlusconi. Il problema più urgente è quello della costituzione di una vasta coalizione, della nuova strutturazione di un campo democratico e di sinistra intorno ad un progetto per l’Italia, ad un programma alternativo alla destra e al suo blocco. Inseguire l’avversario sul suo terreno vuol dire consegnargli le chiavi di casa: il primato e l’egemonia, la maggioranza dei voti nelle urne e delle idee nella testa della gente.
Da questa sommaria analisi appare con chiarezza che, al netto delle differenze stilistiche e di alcune sottolineature (ad esempio il lavoro per la FDS e l’ambiente per SEL) non vi sono divaricazioni nette sull’analisi della situazione internazionale e nazionale e nemmeno sulle proposte.
La differenza più evidente è sul tema del rapporto con il centrosinistra dove la FDS dà per scontata la impossibilità di un accordo programmatico con il centrosinistra, mentre SEL considera centrale contribuire a costruire un nuovo centrosinistra.
Certo è un tema non da poco, ma in entrambi i casi trattato in modo sommario ed apodittico.
Innanzitutto mi permetto di far notare come non ci sia nessuno che sta supplicando la sinistra di entrare al governo, perché quella sinistra non è nemmeno in Parlamento. Per volontà popolare peraltro.
Peraltro al loro interno si esprimono posizioni diversificate su questo tema: una parte della FDS propone un accordo politico di legislatura (sostanziando di fatto un appoggio esterno al centrosinistra) mentre una parte di SEL ritiene pericoloso puntare tutto sulla vicenda di Vendola e delle primarie.
Ma il tema del governo e del centrosinistra è trattato (positivamente o negativamente) come una certezza sulla base di una situazione data che data non è.
SEL dà per scontato che non vi siano mutamenti negli scenari politici (ad esempio la nascita di un centro confindustriale che attirerebbe nella sua orbita il PD, escludendo un rapporto con la sinistra) la FDS glissa su cosa farebbe qualora una sua presenza in Parlamento potesse mai essere determinante alla nascita di un governo democratico dopo la caduta o la sconfitta di Berlusconi.
Ma in caso di elezioni a scadenza naturale o anticipate, le due componenti della sinistra sia per contribuire esclusivamente alla sconfitta delle destre, sia per costruire un governo alternativo alle destre, rischiano di non avere i numeri.
Vogliamo cominciare a porci il problema?
Vogliamo aprire porte e finestre al dialogo ed al confronto tra i due percorsi congressuali?
Vogliamo dire chiaro e netto che la precondizione necessaria per fare qualcuna delle tante cose che ci uniscono bisognerebbe unirsi anche a prescindere dalle poche cose che ci dividono?



27. Luglio 2010 alle 17:17
Sono stato un dei fondatori di RC, al mio paese, e durante la mia segreteria e anche dopo, raggiumgevamo risultati del 16 – 18%.
Pian piano a causa delle lotte interne di posizionamento (non paesane) abbiamo perso il contatto con la gente e con i giovani e siamo spariti.
Con la mia posizione ambientalista dovrei essere più vicino a Vendola, ma così non è per i molti dubbi che al di là delle parole il governatore della Puglia non riesce a dissipare (inceneritori – centrali a biomasse – salvaguardia della salute nelle fabbriche dei veleni . ILVA ecc. ecc.), tuttavia non sono a priori contrario ne alla candidature di Nichi nè ad un eventuale governo di centrosinistra, badando bene ai programmi con delle scadenze precise. In tutti i casi fare di tutto per poter la nostra presenza in parlamento.
27. Luglio 2010 alle 18:20
mi dispiace veramente compagno ma se la FDS si unirà a SEL prenderà l’1%….io non vi voterei più…molti compagni comunisti non vi voterebbero più…la FDS deve essere distinta a tutti i costi da SEL….fatelo dirigenza confluite direttamente…il vostro popolo non vi seguirà…ridicolo questo post…proprio come vendere i comunisti…!!!!!!ma non lo capite che non volgiamo l’unità con SEL??????vogliamo un progetto autonomo anticapitalista e comunista…niente SEL rinunciateci…magari le dirigenze si potrebbero anche unire ma la base no…lo volete capire.??????
27. Luglio 2010 alle 18:53
mi dispiace compagno ma l’unità politica con SEL in un unico progetto è completamente da escludere…voi della dirigenza potete anche farla e non sentire per l’ennesima volta la voce della base…ma la base non vi seguirà….la FDS dovrà essere una forza alternativa altrimenti è finita….vendola è solo un berlusconi di sinistra…deve essere sempre lui al potere altrimenti….basta se volete che la FDS entri in SEL ditelo chiaramente e senza inutili giri di parole…se volete fare un cartello elettorale ditelo…vedrete che fallimento….io e molti altri miei compagni non vi seguiremo più…tantovaleva votare vendola a chianciano…basta inseguire SEL…pensiamo a creare la FDS che sia una forza di alternativa a tutti glia altri partiti…comunista e anticapitalista…vogliamo alternativa e non alternanza…basta…dirigenza per una volta ascoltate la base…
27. Luglio 2010 alle 21:34
belle dichiarazioni di intenti…io comincerei però dalla concreta difesa dei diritti del lavoro e sociali…oltre che dalla democrazia che in Italia fa particolarmente il paio con legge elettorale proporzionale con clausola di sbarramento se proprio si vuole massimo al 2% e con un premio di maggioranza meno imponente di quello attuale per tutti i livelli di elezione…stranamente della legge elettorale se ne parla molto poco nella FdS e pressoché nulla in SeL …
27. Luglio 2010 alle 21:37
Direi che finchè ci sarà gente che la pensa come Andrea la sinistra non risalirà mai la china. Complimenti….
28. Luglio 2010 alle 19:43
ho sentito dire che Vendola è sostenuto da Walter Veltroni…ecco un ottimo motivo per non sostenere Vendola che peraltro assume un atteggimento snob e lideristico simile a quello di Berlusconi che però a sinistra non ha mai funzionato.
Una concreta proposta di legge diriforma della legge elettorale per aumentare la rappresentatività e quindi la democraticità dei partiti com’è che SeL non l’ha mai presentata aldià delle nobili e vaghe dichiarazioni del suo manifesto politico ??
Una concreta proposta di legge per l’immediata ( semmai Sel raggiungesse il parlamento prima o poi…) riforma della contro riforma della normativa sulla sicurezza sul lavoro, per aumentare la sicurezza dei lavoratori com’è che non si è mai accennata?
Al di là delle vaghe promesse contenute nel suo manifesto politico, cosa ha intenzione di fare semmai arriverà in parlamento( ammesso e non concesso che ottenga i voti di gran parte del popolo di sinistra…) SeL di cocreto nella tutela ad esempio dei lavoratori ??
E per il contestuale rilancio dell’economia ??
Oltre al fatto che a mio avviso Vendola dovrà spiegare che tipo di attinenze abbia egli con Veltroni, che per come la vedo io è uno dei responsabili maggiori del disfacimento della sinistra( approvando insieme al centro destra,(votando o astenendosi) questa attuale pessima e per molti versi anti democratica legge elettorale. Vendola ci spieghi cosa ha intenzione di fare concretamente contro le contro riforme reazionarie che hanno privato i lavoratori dei loro diritti e del alvoro stesso tramite una gestione fallimentare della politica economica…
28. Luglio 2010 alle 20:02
voglio solamente dire che sono solo un ragazzo di 20 anni che vuole una vera forza di alternativa…non sono iscritto a nessun partito…voglio semplicemente, e come molti miei coetanei, una forza autonoma, comunista, anticapitalista e ambientalista..autono dal centro sinistra e quindi nessuna partecipazione ad un governo beffa per i lavoratori e gli studenti…SEL non rappresenta l’alternativa…basta sogniare…tanto non ci uniremo…lo volete capire che a vendola non gliene frega niente…unità di azione si ma nessuna unità politica…complimenti te loris…allora facciamo una nuova sinistra arcobaleno interna alla coalizione di centro sinistra…è questo che vuoi????complimneti a te…sarebbe la fine tot dei comunisti…e non sono un veterano anzi…quindi…
28. Luglio 2010 alle 20:04
cxoncordo con wiki…io non voterò vendola alle primarie…non mi da fastidio come persona…ma come politico si…be se veltroni lo appoggia siamo proprio fritti…mi dispiace ma vendola non lo voterò alle primarie…
28. Luglio 2010 alle 22:30
Caro Andrea, a 20 anni spero tu sappia fare un po’ di calcoli aritmetici.
I partitini di sinistra, così come sono, non vanno da nessuna parte.
Vuoi vedere ancora una sinistra con rappresentanti in parlamento o no?
Se sì, allora bisogna che si uniscano, perchè se ognuno marcia col suo 1,x % non va da nessuna parte.
Se invece si unissero tutti (compresi PCL, SC ed altri movimenti che si sono staccati in questi ultimi 4 anni), la sinistra avrebbe (Verdi compresi) un 6,5 -7 % che la porrebbe come quinta forza partitica nazionale, più dell’UDC.
Se invece vuoi che i partiti di sinistra restino quelli che oggi sono, cioè dei movimentini autoreferenziali, basta continuare su questa strada.
L’Arcobaleno non era una cattiva idea, non ha funzionato per altri motivi, innanzitutto perchè tra il 2006 ed il 2008 la sinistra ha combinato una marea di cazzate e poi perchè Veltroni aveva di fatto escluso la sinistra dalla coalizione nel 2008.
Io non chiedo il partito unico, ma un’alleanza che presenti una sola lista di sinistra è possibile, basterebbe un po’ di buon senso, che però vedo che alla sinistra in questo momento manca.
Personalmente non mi fido molto di Vendola, ma al momento è il candidato più presentabile.
29. Luglio 2010 alle 19:37
Argomento di sinistra: come sta andando l’inflazione e come influisce sul potere di acquisto dei salari ???
“Chiunque si senta di sinistra svolga le proprie osservazioni…Io non chiedo il partito unico, ma un’alleanza che presenti una sola lista di sinistra è possibile, basterebbe un po’ di buon senso, che però vedo che alla sinistra in questo momento manca.”
Questa parte virgolettata di Loris la condivido…
“Personalmente non mi fido molto di Vendola, ma al momento è il candidato più presentabile.”
Casa significa più presentabille Loris ??
29. Luglio 2010 alle 22:58
Nel senso che è quello che si presenta meglio:
ha battuto in Puglia sia il centrodestra (alle elezioni) che il PD (alle primarie);
è carismatico, colto, conosciuto e riesce a trasmettere fiducia alla gente.
Insomma, al momento la sua figura sembra per la sinistra la più spendibile in ottica di candidatura per il centrosinistra, se mai si ricostuirà.
Certo, non manca di pecche, ma bisogna tener presente anche la presa che ha sul popolo, e mi sembra che al momento non ci siano leader altrettanto trascinanti nella ristretta cerchia dei partiti di sinistra.
Ovviamente queste sono valutazioni soggettive e perfettamente opinabili….
29. Luglio 2010 alle 23:00
Personalmente non è il mio candidato di centrosinistra preferito ma se vogliamo limitarci all’area di sinistra, questo è….
2. Agosto 2010 alle 08:44
Da come parla qualcuno,sembra che si voglia trasformare Vendola in un leader carismatico quanto Berlusconi per poterlo succesivamente sconfiggere.Ammetto che Nichi è mille volte meglio di Bersani,Veltroni o un altro del Pd,ma io non posso concepire che la destra si batta non con politiche diverse e di alternativa ma con la creazione a livello mediatico di un leader del centrosinistra superiore in maggiori appoggi da parte del pubblico elettorale.Enrico Berlinguer non era una figura carismatica e non voleva neanche esserlo,dato che pensava più a fare e a dire cose giuste piuttosto che belle per un pubblico;eppure,sotto la sua segreteria il Pci raggiunse i suoi massimi storici nel ‘75 e ‘76 e alle Europee dell’84-pochi giorni dopo la morte del segretario-riuscì a superare la Dc.So benissimo che i tempi non più quelli di una volta(sciocco o ignorante è chi ci spera),ma io preferisco avere una figura meno amata e apprezzata dagli elettori indecisi o che cambiano schieramento una volta ogni cinque anni,ma capace e sicura di attrarre i voti di gente che crede nell’alternativa di una sinistra-comunista-anticapitalista e di mille altri volti.Forse non si arriverà mai alla vittoria finale,ma almeno conserveremo la dignità di non abbandonare mai i propri ideali in favore del potere.
5. Agosto 2010 alle 13:31
Riporto un pezzo dell’intervista a Vendola della quale poi metto in calce la fonte.
lo faccio perché credo che tutta la sinistra, quindi anche la FDS dovrebbe unirsi per sostenere lo sforzo di Vendola di sparigliare (e svegliare) il centrosinistra
lo faccio perché credo che ci sia il rischio concreto che il Pd si faccia invece incantare dalle sirene centriste e confindustriali
lo faccio perché Vendola, come i comunisti della FDS, sostiene che questo bipolarismo è malato sbagliato e finto
lo faccio perché come ho dimostrato qui http://www.atalmi.it/2010/07/analisi-comparativa-dei-documento-congressuali-della-sinistra/ nei documenti congressuali di SEL e FDS ci sono molti più (e più importanti) punti di convergenza che di divergenza
lo faccio perché chi tra Marchionne e gli operai sceglie questi ultimi (e gli ultimi in generale) dovrebbe unirsi e smetterla di litigare.
Non chiede elezioni per un atto di convenienza personale?
«Non ho fregole particolari. Penso che la terapia d’urto sia la medicina migliore per la democrazia».
E il terzo polo? Ci crede?
«Un embrione di terzo polo sgretola il bipolarismo all’italiana, costruito in maniera avventata. Ma staremo a vedere».
La candidatura Vendola si colloca in un’ottica bipolare?
«La mia candidatura nasce in questo quadro, nella ricerca della mitica conquista del mitico centro».
Perché si è candidato?
«Per smuovere le acque nel centrosinistra, per stanarne i vertici».
Dove nasce la crisi del Pd? Carenza di leadership?
«E’ un problema di progetto. Il Pd appare alla ricerca di un’identità mai sbocciata. E’ un partito incompiuto e questa incompiutezza contamina tutto il centro sinistra: l’alleanza che non c’è, l’alleanza che potrebbe essere una cosa ma anche una cosa diversa. C’ è addirittura chi pensa che Marchionne sia un progressista. Con questi ragionamenti il centrosinistra sembra più una seduta spiritica che una proposta per il paese».
Lei sta con Marchionne o contro?
«Sto con gli operai di Pomigliano e di Melfi».
A Pomigliano c’erano gli operai della Cisl e quelli della Fiom.
«Sto contro il ricatto di Marchionne. Sto con la Costituzione della Repubblica, dalla parte di quegli operai che a trent’anni paiono averne cinquanta. Voglio che i lavoratori siano portatori di diritti e non vittima di una forma di schiavitù. Lavoro e libertà si devono abbracciare».
Ieri Enrico Letta le ha sbarrato la porta, dicendo che il Pd ha il leader, Bersani.
«Sto in una coalizione di centrosinistra ma certe volte non capisco in quale coalizione Letta voglia militare. Sto con il popolo del Pd, la nostra più grande risorsa».
http://www.facebook.com/notes/altra-informazione/vendola-non-ho-mai-capito-in-che-coalizione-voglia-militare-enrico-letta/413759447554
6. Agosto 2010 alle 19:23
credo di essere sempre stato uomo di sinistra, se ancora ha un senso e un valore questa parola; nel vero bailamme a cui troppo spesso ho dovuto assistere ho sempre cercato di trovare una collocazione nei vari partiti, gruppi, correnti, ecc. che dopo la diaspora del pci sono nati come i funghi; oggi devo dire che mi avete preso per sfinimento perchè non riesco più a seguirvi e pur con tutta la buona volontà ho la sensazione di non capirci più nulla.
7. Agosto 2010 alle 14:45
Questo post certifica esattamente quanto abbiamo sostenuto, in molti, negli ultimi 2 anni: non c’è alcuna differenza politica tra Vendola e il resto del Prc e della sinistra. Il congresso del Prc è stato mascherato dai vendoliani come una grande battaglia politica, mentre in realtà non c’era alcun punto di sostanza a separare le due fazioni, come Nicola ha ben dimostrato.
I punti di divisione reali erano e sono solo due: la scelta di appartenenza al centrosinistra (e non a una sinistra autonoma) e la leadership di Vendola (e non di chiunque altro).
Su questi 2 soli punti va avanti da 2 anni il lavoro di spaccatura della sinistra. I sostenitori di questa proposta politica (unire la sinistra dentro al centrosinistra con a capo Vendola) l’hanno portata in 5 congressi, uno per ogni partito della sinistra, in ognuno di questi congressi hanno perso, dimostrandosi minoranza, e in ognuno di questi partiti hanno reagito con una scissione. 5 partiti, 5 minoranze, 5 scissioni.
Ciò che non è riuscito con le armi della democrazia (cioè imporre questi 2 punti), si ritenta ora con le armi della mediocrazia. La scelta politica che non abbiamo voluto e il leader che non abbiamo eletto ci saranno imposti, nel corso dei prossimi mesi, da una vasta coalizione di poteri più o meno forti.
Chi non si differenzia in nulla da noi (Vendola), come Nicola ha ben illustrato, continuerà, come ha fatto finora, ha definire “morto” chi, pur condividendo i suoi contenuti, non lo riconosce come leader, e “cimitero” qualsiasi contenitore politico non guidato da lui. E noi tutti ad annuire in coro, a farci dare dei vecchi relitti superati da un veteroburocrate di partito che non ha fatto un giorno di lavoro in vita sua e ha fatto a tempo a stare nel Comitato Centrale del Pci (per dire la gran novità, la grande alternativa, la distanza dalla politica della casta…).
Che vi devo dire? Andate, fate. Sarà un’altra immensa perdita di tempo e di energie. Da qui a marzo smetteremo tutti (un’altra volta) di fare politica, di mettere in piedi l’opposizione sociale di cui ci sarebbe bisogno, per trasformarci invece in un unico grande comitato elettorale.
E tra un anno saremo di nuovo tutti qui, al punto di partenza, a chiederci dove abbiamo sbagliato e perché l’abracadabra non ha funzionato.
7. Agosto 2010 alle 14:57
difficile dar torto a Masaccio
7. Agosto 2010 alle 15:23
ma come sorprendersi del fatto che a sinistra ci si divida sui personalismi?
7. Agosto 2010 alle 15:25
sull’autonomia dal centrosinistra temo che poi tra SEL e FDS non vi sarà nessuna differenza
e poi garantisco a Masaccio che anche in SEL c’è chi critica certe derive messianiche
insomma mi sembra che tutto sia in movimento e che se c’è da fare qualcosa in questo momento, cercando di rianimare uno straccio di opposizione sociale e di imparare a lavorare assieme