SalvaPendolari una prima vittoria

Mer, Giu 9, 2010

Generale

Treni in ritardo, studentessa fa causa:
«Le ferrovie sono pronte al rimborso»
Scatta il procedimento a Trenitalia davanti al giudice di pace. Otterrà il risarcimento totale del costo sostenuto per l’abbonamento trimestrale da Belluno a Treviso

BELLUNO — Deve ancora laurearsi in giurisprudenza la giovane studentessa di Castion che ha portato davanti a un giudice Trenitalia. Probabilmente la ragazza, che non ha avuto bisogno di legale per esprimere le sue ragioni, otterrà il risarcimento totale del costo sostenuto per l’abbonamento trimestrale da Belluno a Treviso – 180,5 euro -, a causa degli eccessivi ritardi fatti registrare dai treni che prende per andare a lezione. La sua storia è simile a quella di centinaia di studenti e lavoratori pendolari bellunesi, chi più chi meno tutti abituati a dover convivere con i tanti, troppi problemi dei treni che da Belluno portano a Treviso, Padova e Venezia. Barbara Iannotta, studentessa universitaria 22enne al quarto anno di giurisprudenza a Treviso, dal primo ottobre fino alla vigilia di Natale dello scorso anno si è appuntata giorno per giorno tutti i ritardi dei treni che ha preso per andare a lezione. Dati alla mano, il 22 febbraio ha citato in giudizio Trenitalia chiedendo al giudice di pace «un risarcimento danni per inadempienza contrattuale dovuta ai troppi ritardi sulla linea per la quale ha pagato l’abbonamento ». Ieri mattina davanti al giudice di pace di Belluno, Fabrizio Schioppa, si è tenuta la prima udienza della causa tra la studentessa e Trenitalia. «Il giudice, sentite entrambe le parti – racconta Barbara Iannotta -, ha invitato gli avvocati di Trenitalia (Claudio Noveraci e Raffaella di Carlo dello studio Martinez di Milano e Stefania Fullin dello studio legale Paniz di Belluno) di trovare una soluzione valida per venir incontro alla mia richiesta di rimborso, dato che si tratta di una questione di 180 euro.

L’avvocato Fullin si è così presa l’impegno, davanti al giudice, di chiedere a Trenitalia che mi venga rimborsato il costo dell’abbonamento, anche con un buono dello stesso valore ». Risultato che per Barbara equivarrebbe a una vittoria: «Il mio scopo non è lucrare su questa vicenda – chiarisce la studentessa -. Se, come credo, mi verrà offerto il rimborso dell’abbonamento accetterò la loro offerta con grande soddisfazione ». Un finale positivo per una protesta iniziata quasi per gioco, via web: «Tutto era partito da Facebook – spiega Barbara -, dove per caso ho scoperto l’esistenza di un gruppo di pendolari veneti che protestavano per i troppi ritardi dei treni. Da lì sono passata al sito dell’allora consigliere regionale Nicola Atalmi, che ha lanciato l’iniziativa di citare in giudizio Trenitalia per i danni derivati dai ritardi. Detto fatto: un avvocato di Treviso si è offerto di scrivere per me l’atto di citazione che ho presentato al giudice con un documento in cui ho riportato tutti i ritardi che mi hanno impedito di frequentare alcune lezioni all’università. In tutto ho speso 10 euro di notifica per l’atto e 30 per l’iscrizione al ruolo». «Consiglio a tutti i pendolari bellunesi di fare come me – conclude Barbara -. I numeri parlano chiaro: in meno di tre mesi ho registrato ritardi dai 5 ai 180 minuti, con una media giornaliera di 15 minuti. A chi per anni ha subito questi disagi, consiglio di appuntarsi i problemi riscontrati, per poi fare causa»

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