
Leggo dall’introduzione di Paolo Ferrero alla direzione nazionale del 3 Giugno e mi preoccupo.
Paolo è persona seria ed ha il pregio di parlare chiaramente, ma la linea che emerge rischia di portarci ad un vicolo cieco.
Le mie osservazioni dopo il suo testo.
(…)
L’indirizzo che vi propongo per il congresso della Federazione è il seguente:
Innanzitutto il profilo politico. Propongo di essere molto fermi nel riproporre l’indirizzo politico che è presente nei documenti costitutivi della Federazione, quelli del luglio e del 5 dicembre dello scorso anno. Vogliamo fare la Federazione della sinistra per porre fine alla stagione delle scissioni e costruire di un polo politico della sinistra di alternativa, anticapitalista e antipatriarcale, in cui il Partito della Rifondazione Comunista vi stia in quanto tale. Non abbiamo l’obiettivo di aggregare la sinistra del centro sinistra, ma di costruire un polo di sinistra autonomo e strategicamente alternativo alla socialdemocrazia e al PD, in grado di prospettare l’uscita dalle politiche neoliberiste e dal capitalismo in crisi. Un polo della sinistra che la smetta di lamentarsi e operi concretamente per la modifica dei rapporti di forza tra le classi. La proposta della Federazione parte da 4 soggetti ma è rivolta a tutti coloro – partiti, associazioni e singoli – siano interessati a costruire un polo della sinistra di alternativa. Noi ci battiamo perché questo processo sia il più ampio e partecipato possibile. Tale prospettiva deve essere praticata a partire dalle prossima tornata di elezioni amministrative.
Per costruire questa prospettiva unitaria proponiamo il massimo di unità delle forze di opposizione nell’azione contro il governo e ribadiamo con forza che non vi sono le condizioni per andare a governare con questo centrosinistra. Per questo al centro sinistra avanziamo per le prossime elezioni la proposta di un accordo elettorale per battere le destre, che preveda la difesa della Costituzione e la modifica della legge elettorale in senso proporzionale al fine di uscire dal bipolarismo.
In secondo luogo le regole. Innanzitutto occorre definire bene i poteri della Federazione visto che abbiamo detto e ribadiamo che Rifondazione rimane per l’oggi e per il domani. Propongo che il terreno della rappresentanza istituzionale venga integralmente demandato alla Federazione sinistra. Per terreno della rappresentanza istituzionale intendo sia il terreno elettorale in senso stretto (presentazione alle elezioni col simbolo della Federazione, definizione dei programmi, delle alleanze, regolamento degli eletti, finanziamenti, ecc.) che la definizione del programma di fase della Federazione.
Per il resto propongo che la sovranità rimanga in capo a Rifondazione Comunista e che la Federazione sia il luogo ove verificare possibili ed auspicabili convergenze più ampie a partire da un patto di consultazione. Ad esempio a me pare naturale che una campagna di massa contro la manovra del governo debba essere costruita unitariamente ma questo deve essere oggetto di verifica concreta.
(…)
Un polo di sinistra autonomo e strategicamente alternativo alla socialdemocrazia e al PD: cosa significa? Se la Federazione della sinistra dovrà essere autonoma ed alternativa al PD perché ci siamo alleati al PD in tutte le ultime elezioni regionali dove non ci hanno cacciato? (Campania a parte). Non prendiamoci in giro: le Regioni non sono un Comune o una Provincia, non amministrano solamente, legiferano. E legiferano su sanità, lavoro, istruzione. Un pezzo grosso del welfare state è deciso e gestito nelle Regioni. Come possiamo essere alleati di governo nelle Regioni se siamo strategicamente alternativi alla socialdemocrazia del PD? O abbiamo sbagliato alle Regionali o sbagliamo a predire il nostro ruolo futuro nel centrosinistra.
Ed infatti c’è un altro punto politicamente suicida nell’asse del ragionamento di Ferrero e della linea della federazione nel suo complesso.
La affermazione, ormai divenuta una granitica certezza sul fatto che con il centrosinistra vogliamo fare un accordo elettorale sulla base di due punti: difesa della Costituzione (che non vuol dire niente) cambio della legge elettorale.
Ora, io abiterò nel profondo è malato nordest, ma ho una qualche certezza che se mai il Caimano cadrà e si costituirà una coalizione attorno al Pd per sfidare una di Berlusconi e Lega (al netto di che faranno Fini, Montezemolo e Casini) se noi pensiamo di fare un accordo elettorale con il Pd dicendo che lo facciamo solo perché cambi la legge elettorale e ci permetta di tornare a sedere in parlamento, senza nulla dire e proporre sul lavoro, la crisi, la precarietà, saremmo sommersi da una pernacchia galattica.
Ma come? Cade il Caimano, e noi diciamo “il centrosinistra fa schifo, con loro non vogliamo avere nulla a che fare, ma facciamo un accordo elettorale per avere qualche poltrona in Parlamento che ci serve per avere una qualche visibilità ed una qualche risorsa economica.”
E poi che facciamo? Appena cambia la legge elettorale (peraltro il PD ovviamente non ne ha nessuna intenzione) chiediamo le elezioni di nuovo?
Non temiamo che qualcuno allerti il servizio di igiene mentale?
Intendiamoci, io non sono tra quelli che credono che comunque bisogna governare e concordo sul fatto che NON vi siano le condizioni oggi per un accordo organico di Governo con un centrosinistra che, anche per colpa nostra, sarà ancora più moderato del Prodi 1 e 2.
Ma un accordo elettorale con il centrosinistra bisogna farlo sulla base di 2 o 3 punti chiari e qualificanti su lavoro, sanità, scuola.
Altrimenti perché dovrebbero votarci? Per riconquistare le nostre poltrone in Parlamento?
Ma se andiamo predicando che abbiamo perso i voti perché quando abbiamo governato non siamo stati capace di difendere la classe lavoratrice ed i ceti popolari? Ora dovrebbero votarci per garantirci un diritto di tribuna (televisiva) e di rimborso elettorale?
Insomma io credo che sulla questione del rapporto con il centrosinistra serva un chiarimento vero e che si passi dalla forma alla sostanza, fuori dagli infingimenti, gli ideologismi ed i posizionamenti tattici rivolti al nostro interno che non interessano a nessuno.
Infine sulla Federazione.
Se per davvero intendiamo delegare alla Federazione della Sinistra solo la rappresentanza elettorale ed istituzionale (la quale peraltro non sembra proprio essere così alle regionale dove gli eletti stanno rispondendo solo ai loro partiti di appartenenza) perché qualcuno che già non appartiene al Prc ed al Pdci (o Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà) dovrebbe aderire a quello che sarebbe sempre e solo un cartello elettorale che si limita a “patti di consultazione”?
Se vogliamo lavorare sul serio a ricostruire la sinistra a tirarla fuori dalla marginalità dove si è cacciata (e dove l’hanno cacciata gli elettori) la Federazione deve essere un soggetto politico (plurale) vero deve aprirsi ai giovani, deve parlare al popolo della sinistra che ha scelto altre strade, dal grillismo all’astensionismo, dall’Italia dei Valori fino al Pd.
E deve affrontare seriamente il tema del rapporto con l’altro progetto unitario a sinistra che terrà il suo Congresso in contemporanea: Sinistra Ecologia e Libertà. Perché sarebbe ridicolo che i due percorsi non si incrociassero.
lo so che non sarà facile perché le scissioni sono ferite dure a rimarginarsi, ma se Ferrero indica nella ragione della nascita della Federazione è “porre fine alla stagione delle scissioni” non penso che potremo esimerci da affrontare l’ultima che è anche quella che per due volte, alle politiche ed alle europee, ha causato la cancellazione della sinistra dalle Istituzioni
Se vogliamo fare il Congresso fondativo della Federazione della Sinistra io non credo si possano eludere queste due questioni centrali: cos’è la Federazione e che vuole fare.
Altrimenti meglio lasciar perdere ed affidarsi alla legge 194.



7. Giugno 2010 alle 13:30
Ma di queste domande che tu giustamente poni si potrà mai discutere in questa Federazione?
7. Giugno 2010 alle 13:32
Anche io ho letto l’intervento di Ferrero alla Direzione nazionale del Prc (era su facebook) e anche io sono rimasto molto perplesso.
Se poi penso che quello di Ferrero, da quello che ho capito, è il punto di mediazione tra chi la pensa anche diversamente sono molto preoccupato.
Ha senso dare vita a questa Federazione?
7. Giugno 2010 alle 13:34
IO sulla questione del Governo sono d’accordo con Ferrero, ma se davvero i Partiti non si sciolgono dentro la Federazione vuole dire che avremo un sacco di organismi dirigenti dove perdere tempo invece di fare politica tra la gente.
O.R.
7. Giugno 2010 alle 17:23
Caro Nicola, molta acqua è passata sotto i ponti dai tempi delle comuni illusioni prodiane, e per me quelle illusioni sono morte con il sì alla base di Vicenza e l’accordo del 20 luglio 2007, vera tomba della sinistra più o meno alternativa. Quindi per me Ferrero, al contrario di come la vedi tu, è già fin troppo ambiguo. Mi chiedo poi che accordi vagheggi con il PD, viste le loro posizioni sulla riforma contrattuale, tanto per dirne una. Sai, il mondo và avanti e loro lo hanno fatto, verso la destra, evidentemente. Ma, leggendoti, ti chiedo: se la vedi così, perchè non sei con Vendola? Perchè tu la vedi prorio come la SEL, e farebbe quantomeno chiarezza. Ciao.
7. Giugno 2010 alle 19:10
Lo dico fin da quando è stato eletto che con Ferrero non si va da nessuna parte. E’ solo un nostalgico….
7. Giugno 2010 alle 22:44
ciao Armando, in realtà io so che Ferrero, e buona parte della sua maggioranza, si pongono gli stessi quesiti che mi pongo io. ma le logiche degli equilibri interni costringono all’ipocrisia. la sinistra di alternativa dovrebbe costruire l’alternativa alle destre, altrimenti che fa? Come i rizziani che criticano il Pdci perché non è abbastanza alternativo al centrosinistra e poi si candidano nell’Italia dei Valori? Io credo che il comunismo sia il movimento reale che abolisce lo stato delle cose presenti, la testimonianza invece è per chi vuole raggiungere il regno dei cieli.
Io la vedo così da molto tempo, nel 99 feci un documento alternativo al duello Bertinotti-Cossutta per scongiurare quella scissione ed ora ritengo utile lavorare per ricucire a sinistra.
La scissione da Rifondazione di Vendola è stata una iattura per tutta la sinistra, come la nostra da Rifondazione.
8. Giugno 2010 alle 13:30
Caro Nicola,
trovo giuste le tue critiche alla relazione di Ferrero, e credo che siano coerenti con il percorso dei Comunisti Italiani.
Sull’auspicio che fai perché il percorso della FED vada ad incrociare quello di SEL, devo dirti che, date le premesse poste da Ferrero (annessione a PRC di tutto ciò che sta a sinistra), mi pare un tantino difficile,se non impossibile.
E ribadisco che è difficile, se non impossibile, proprio sulla base delle stesse tue considerazioni, che oltre ad essere estremamente chiare, trovo estremamente condivisibili.
8. Giugno 2010 alle 14:12
Nicola, va bene tutto, ma dire che bisogna andare al governo con Bersani e Casini perché così si “abolisce lo stato delle cose presenti” significa prendere in giro se stessi e chi legge.
Trovo davvero poco utile fare la caricatura di chi, all’interno della Federazione, la pensa diversamente da te, dicendo che puntano solo alla testimonianza per “raggiungere il regno dei cieli”. In questo modo ti si potrebbe rispondere in maniera uguale e contraria che chi, come te, propone una coalizione di governo con Pd e Udc, è un governista che pensa solo alle poltrone. Ha senso? Trovi produttivo questo genere di dibattito? È 10 anni che sento dire queste cose, è esattamente così che siamo arrivati dove ci troviamo.
La “piena indipendenza politica e culturale dal centro sinistra” della Federazione non è un vagheggiamento delirante di quel “nostalgico” di Ferrero, ma un principio sancito nel manifesto politico fondativo della Federazione della Sinistra, che mi risulta tu abbia contribuito a scrivere, in cui si parla anche di “fallimento strategico della sinistra moderata”. Queste cose venivano scritte pochi mesi fa. E un anno fa stavamo ancora facendo i conti con il governo Prodi, e con il cumulo di macerie che quell’esperienza ha lasciato a sinistra. Ognuno è libero di cambiare idea, e spero che nel congresso della Federazione ci sia modo di dibattere in maniera totalmente aperta e onesta di queste questioni, facendo emergere tutte le posizioni e contando chi le sostiene. Però dire che chi continua a pensarla come pochi mesi fa è uno che vuole solo fare testimonianza per raggiungere il regno dei cieli che senso ha?
Questa Federazione ha senso se si pone l’obiettivo di cambiare la politica e di costruire un luogo realmente unitario e partecipato. Invece dobbiamo ancora fondarla e già stiamo qui con i distinguo, gli appelli e i controappelli, le caricature dell’avversario interno e le beghe di corrente. Dimmi tu se veramente possiamo pretendere che una persona di sinistra esterna ai partiti possa aver voglia di aderire a una cosa che è già tutti i giorni picconata dai suoi dirigenti.
Continuiamo così, facciamoci del male…
8. Giugno 2010 alle 14:29
Masaccio non ho detto che bisogna andare al Governo con Bersani e Casini, ho detto il contrario, leggi il mio post.
e sono anche convinto che una “indipendenza politica e culturale dal centro sinistra” sia una cosa sana
come pure che la sinistra liberale e moderata abbia fallito è sotto gli occhi di tutti in Europa con la crisi in corso
io ho detto cose diverse.
che se dobbiamo fare un accordo con il centrosinistra (come abbiamo fatto quasi ovunque alle regionali) bisogna farlo sui contenuti non sulle poltrone, appunto perché non basta parlare di legge elettorale ma di lavoro e questioni sociali, anche senza avere ministeri (che sono appunto le poltrone)
anche io vorrei un Congresso della Federazione vero e sulla politica, mi pare che ci sia qualcuno a Roma che lo teme.
sulle battute con Armando perdona, ma siamo vecchi compagni, fin dai tempi di Dp. E’ che ce l’ho con i rizziani che prima sono comunisti duri e puri e poi si candidano con Idv come è capitato a Marghera (quindi non era rivolto ad Armando che è di verona)
8. Giugno 2010 alle 14:49
Nicola, allora mi sa che ti sei scordato una negazione nella frase “concordo sul fatto che vi siano le condizioni oggi per un accordo organico di Governo con un centrosinistra”. Evidentemente volevi scrivere “che NON vi siano”.
Allora non capisco quale sia il piano della critica, a meno che non sia meramente strumentale legata alle difficoltà oggettive create purtroppo dal Prc alla costruzione della Federazione in Veneto.
Scrivi che non bisogna fare un accordo di governo, ma che vanno concordati dei punti programmatici comuni, altrimenti “appena cambia la legge elettorale (peraltro il PD ovviamente non ne ha nessuna intenzione) chiediamo le elezioni di nuovo?”
Questa è una caricatura della proposta del Prc. La proposta del Prc non è “facciamo l’accordo col Pd contro Berlusconi e sulla legge elettorale e non diciamo niente sul lavoro e sulla crisi”, bensì “facciamo l’accordo col Pd contro Berlusconi e sulla legge elettorale, e sul lavoro e sulla crisi diciamo quello che vogliamo noi, invece che quello che vuole il Pd”.
È questo il punto che distingue un’alleanza elettorale per battere Berlusconi da un accordo di governo: che margini di autonomia abbiamo? I margini di autonomia ci sono su tutte le questioni su cui non si fa l’accordo. Personalmente ritengo che, visti i precedenti, fare accordi col Pd sul lavoro sarebbe autolesionista, dato che l’ultima volta (vedi programma dell’Unione sul superamento della legge 30) ci si sono puliti il culo. Su temi così prioritari per noi e per i cittadini preferirei che avessimo maggiore autonomia possibile e la possibilità di portare in parlamento (se vi rientrassimo) le nostra proposte, invece di essere costretti a votare obtorto collo quelle del Pd (come ci è successo col governo Prodi).
È per quello che si propone di fare l’accordo su un programma minimo di difesa della Costituzione (che significa conflitto d’interessi, libertà di stampa, indipendenza della magistratura, no al presidenzialismo e ad altre riforme autoritarie, ecc.), per non essere vincolati ad essere politicamente annichiliti come ci è successo 4 anni fa.
Non capisco come si possa oggi ragionevolmente ritenere che la fedeltà a contenuti di dignità del lavoro e di lotta alla precarietà che non siamo riusciti a ottenere dal Pd con il 12% e 150 parlamentari possa essere portata a casa oggi. Non capisco proprio come si possa davvero credere a questa possibilità.
Il punto quindi non è parlare o non parlare di lavoro. Ma parlare di lavoro esponendo liberamente le nostre idee o farlo vincolati a un accordo di maggioranza col Pd.
Sul congresso della Federazione, so che è stato convocato e che sarà “una testa un voto”. A renderlo vero dovranno essere i partecipanti, credo. Basta che ci sia il coraggio di presentare esplicitamente le proprie posizioni, invece di trincerarsi dietro al solito finto unanimismo nascondendo le divisioni.
8. Giugno 2010 alle 22:56
beh per come la vedo io queste leggi elettorali maggioritarie e senza scelta dei candidati non consentiranno mai la nascita e la prosperità di un partito reale della sinistra, che non sia solamente un’appendice di quel PD che ha dato una grossa mano a spingere la sinistra nell’attuale baratro, la proposta di porre ocme una delle priorità la modifica delle leggi elettorali maggioritarie non mi sembra per nulla sbagliata o sconsiderat…
8. Giugno 2010 alle 23:21
per Masaccio è saltato un NON fondamentale, senza il quale era difficilmente comprensibile la mia convinzione che attualmente NON sia possibile un accordo di Governo ma che l’accordo tra sinistra e Pd comunque deve essere politico e non tecnico
“Intendiamoci, io non sono tra quelli che credono che comunque bisogna governare e concordo sul fatto che NON vi siano le condizioni oggi per un accordo organico di Governo con un centrosinistra che, anche per colpa nostra, sarà ancora più moderato del Prodi 1 e 2.
Ma un accordo elettorale con il centrosinistra bisogna farlo sulla base di 2 o 3 punti chiari e qualificanti su lavoro, sanità, scuola.
Altrimenti perché dovrebbero votarci? Per riconquistare le nostre poltrone in Parlamento?”
8. Giugno 2010 alle 23:38
avevi visto giusto Masaccio infatti senza quel NON la frase non tornava
scusate tutti
ma vedi
io ho contestato al Prc nel primo Prodi e alla sinistra nel suo complesso nel secondo Prodi di non essere stata in grado di indicare obbiettivi raggiungibili e creare consenso tra le gente per ottenerli..
nel primo Prodi la proposta delle 35 ore che era fuori contesto
nel secondo Prodi un concorrenza interna nella sinistra (tra Prc e Pdci) soprattutto che ci ha fatto mettere all’angolo.
io credo in sostanza che una sinistra di alternativa debba avere la forza di indicare degli obbiettivi e la tenacia per raggiungerli
e che declamarli e basta serva a poco
cioè andare in parlamento per dire cosa faremmo noi se avessimo la maggioranza non ha senso, bisogna andarci per far sì che almeno una parte delle nostre proposte diventino legge
per questo la gente ci vota (ci dovrebbe votare)
nel secondo Prodi non bisogna dimenticare che vi era una maggioranza risicata al Senato e che è stato il centro a far cadere il Governo
e che forse la sinistra nell’individuare i propri obbiettivi non è stata capace di mobilitare masse entusiaste
insomma io immagino (o sogno) una sinistra capace di farsi forte del consenso della gente (classe, ceto o moltitudine che sia) non di un seggio di differenza al senato per ottenere dei risultati.
capace di indicare obbiettivi sentiti tra la gente, tra i lavoratori, tra i precari.
io credo che la sconfitta della sinistra di alternativa nelle esperienze di Governo sia stata anche lì e non solo causata dalle posizioni liberiste e mercatiste del Pd
poi è chiaro che la debolezza del centrosinistra sta tutto nella incapacità di avere una idea di società alternativa a quelle del belrusconismo
ma continuo ad essere certo che è lì, tra i tanti elettori in buona fede del centrosinistra che dobbiamo trovare quelle alleanze, quelle convergenze per costruire quella alternativa.
8. Giugno 2010 alle 23:54
Mi dispiace ma non concordo e non concordo proprio con la filosofia, con la cultura politica che sta al fondo di questa critica di Nicola, ovviamente del tutto legittima ed anzi utile al dibattito. Rispondo all’ultima domanda del suo commento. Dovrebbero votarci non perchè all’ultimo momento, nel 2013 o quando ci saranno queste benedette elezioni politiche, faremo un accordo su lavoro, scuola e sanità, ma perchè – anche se non faremo un accordo su punti programmatici e sociali ma solo sulla democrazia – in questi 3 anni e DA SUBITO dimostreremo di occuparci di “lavoro, scuola e sanità”, non per prendere voti, non come le solite promesse elettorali (a cui la maggioranza dei lavoratori non crede più e infatti si astiene), ma come lavoro concreto, spassionato che i nostri partiti comunisti e l’insieme della Federazione faranno al servizio della classe, come fa la Linke in Germania o il Kke in Grecia. Ci voteranno o non ci voteranno non per quello che diremo o faremo in campagna elettorale, ma per quello che faremo (e non solo diremo) quando non ci sono le elezioni. Come fanno la Linke e il Kke, per citare due forze politiche della Ue, della sinistra alternativa alla socialdemocrazia, molto diverse fra di loro, ma che hanno alcuni punti in comune fra di loro ( come per esempio la diversità anche polemica con la socialdemocrazia e un certo lavoro sociale) che a noi, incredibilmente, mancano e che sono la causa prima della nostra crisi e della nostra quasi sparizione. Noi siamo malati di elettoralismo e finchè saremo afflitti da questa malattia non ci riprenderemo mai, anzi questa malattia ci sta portando alla morte.
Un caro saluto.
Leonardo Masella, componente del Consiglio Nazionale della Federazione della sinistra.
9. Giugno 2010 alle 18:51
Penso che Leonanrdo qui sopra sia stato chiaro e preciso…
10. Giugno 2010 alle 12:40
Tra le tante tante parole e bei discorsi di questa interessante discussione non posso che sottolineare che la “diagnosi” del problema è stata centrata appieno dal compagno Leonardo.
Questa malattia che ha pervaso la sinistra rende evidente quanto siate un ceto politico fallimentare, in queste discussioni cariche di avances e rancori…
è bene che il vostro elettorato o ex elettorato stia attento proprio ora a quello che dite e fate, in modo che comprenda bene quali sono le vostre priorità e i vostri interessi.
11. Giugno 2010 alle 14:28
ho l’impressione che anche i partiti di sinistra con la crisi del lavoro tenda a parlare sempre meno di lavoro e ciò è dovuto per come la vedo io ad un pesante defit di rappresentatività anche nei parititi di sinistra…ben vengano allora leggi elettorali proporzionali con scelta del candidato da parte dell’elettore e senza clausola di sbarramento…