Dove sono finiti i voti della Sinistra?

Mar, Giu 22, 2010

Generale, Sinistra

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1. Dove sono finiti i voti della Sinistra?

La sinistra italiana si dibatte da tempo sulle cause delle propria riduzione a marginalità.
Per intenderci ci riferiamo a tutto ciò che c’è a sinistra di quel Pd che, tanto legittimamente quanto esplicitamente, si ritiene “partito di centrosinistra” estraneo finanche alla socialdemocrazia europea sia in termini di autocollocazione, che di riferimenti teorici in campo economico e sociale.
Al netto delle dispute ideologiche, di quelle storiche e del grande peso degli scontri personali il tema centrale di divisione nella Federazione della Sinistra e tra la FDS e Sinistra Ecologia e Libertà sta nel tema immortale della politica delle alleanze.
E’ stato un tema portante della nascita del Pds dalle ceneri del Pci, è stato il tormentone nella nascita e della crescita di Rifondazione, è l’oggetto del contendere delle continue e sterili scissioni a sinistra.
Risalendo più indietro e guardando più lontano è una disputa che risale a Marx e Lenin fino a Gramsci e Togliatti e che si articola differentemente in tutto il mondo fino ad oggi.
Può una sinistra di trasformazione, che contesta alla radice il modello di sviluppo capitalistico (e ambirebbe a sovvertirlo), praticare alleanze elettorali e forme di governo di coalizione con chi invece ritiene il capitalismo liberista l’unico, se non il migliore, dei mondi possibili?
Non speriate che io abbia la risposta a questa immortale domanda: ho ambizioni molto più modeste.
Mi accontenterei di tentare una risposta alla domanda, molto più prosaica, che ci poniamo a sinistra dopo tutte le recenti batoste elettorali e che sarà al centro del dibattito a sinistra dei congressi di fine anno della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà.
Perché la sinistra ha praticamente dimezzato i suoi voti dal 2005 ad oggi?
E quindi la domanda conseguente: come fare a recuperarli?
Non che questa domanda sia di più facile risposta, visto che le ragioni sono molteplici e le risposte dipendono da un sacco di variabili, molte delle quali non dipendono da noi.
Ma se vogliamo andare al nocciolo della questione dobbiamo porci il quesito se in questi anni abbiamo perso metà dei nostri voti (banalizzando all’estremo volutamente le due posizioni) perché siamo stati troppo compromessi nel centrosinistra o perché siamo stati “non utili” per battere le destre e Berlusconi.
Stringi stringi la questione è tutta qui: coerenza versus voto utile.
Sul questo blog ho scritto una nota sulla relazione di Ferrero alla direzione del Prc dal quale è scaturito un dibattito credo interessante.
Alcuni commenti, tra tutti uno di un autorevole dirigente di Rifondazione ed uno di un esponente di rilievo del movimento studentesco universitario, davano una risposta precisa al calo dei consensi della sinistra: sono voti finiti nell’astensione di elettori delusi dalla nostra esperienza di Governo.
E’ l’asse portante del ragionamento che vede la necessità di una sinistra “strategicamente alternativa” al centrosinistra per poter recuperare consensi.
Allora andiamo a vedere i voti e l’analisi dei flussi elettorali per capire se è vero.
Ho chiesto di fare chiarezza su dove sono finiti i voti della sinistra ad un amico politologo che con voti, sondaggi e flussi ci sa fare, il prof. Paolo Feltrin Presidente della Tolomeo Studi e Ricerche, che pur provenendo politicamente dalle nostre parti, mette ovviamente le sue conoscenze sul mercato e a destra (dove sanno scegliere bene i loro consulenti) è molto ascoltato.
Riporto di seguito la elaborazione dei dati che mi ha preparato perché secondo me possono aiutare la nostra riflessione.

2. Come è cambiato il volto della sinistra radicale negli ultimi 5 anni?
(a cura di Paolo Feltrin)

Le elezioni regionali 2010 hanno nella sostanza confermato il trend iniziato con le politiche del 2008 e proseguito con le europee 2009: la sinistra radicale2, con la quale identifichiamo Rifondazione, Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà, i Verdi ed altre sigle minori, è in evidente difficoltà.

Rc, Ci e Verdi nel 2005 valevano l’11,1% dei consensi nelle 13 regioni al voto nel 20120, ancora nel 2006 la percentuale era del 10,5% (tabella 1). Dopo il crollo del 2008, che ha visto l’area della sinistra radicale precipitare al 4,3%, c’è stata una nuova ripresa, ma ben lontana dai livelli dei primi due anni analizzati. Un’area che valeva 3,3 milioni di consensi nel 2006 oggi si ritrova con 1,4 milioni di voti. Anche il confronto tra le due ultime regionali non lascia adito a dubbi: da 2,7 milioni di voti si è scesi a 1,4 milioni, quasi la metà. La domanda che in molti si sono fatti è la seguente: dove si sono diretti questi 1,5-2 milioni di elettori? Per quali ragioni il consenso della sinistra radicale non è più quello di 4-5 anni fa?

Tab. 1 Sinistra radicale: trend 2005-2010 nelle 13 regioni al voto nel 2010
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Analizziamo prima la situazione prodottasi nel 2008 e 2009, per poi lasciare spazio ad alcune considerazioni relative alle recenti elezioni regionali.

Il crollo della sinistra radicale, come sappiamo, è avvenuto nel 2008. Quattro sono state le ragioni di questo pesante ridimensionamento (presentate in ordine decrescente di rilevanza): 1) la scelta di Veltroni di correre da solo, che ha alimentato la logica del “voto utile”, penalizzando la sinistra radicale e convogliando i consensi verso il Pd e Di Pietro; 2) la formazione di un cartello elettorale (la Sinistra Arcobaleno) davvero traballante, costruito senza un vero progetto politico, ma con il solo obiettivo di superare la soglia di sbarramento alla Camera del 4%; 3) l’insoddisfazione degli elettori nei confronti dell’operato di Rc-Ci-Verdi e del governo Prodi nella legislatura 2006-2008; 4) la scelta di un simbolo e di un nome scarsamente riconoscibili ed identificabili, che ha perso consensi verso piccole liste con falce e martello. Questi quattro elementi hanno portato al quadro di flussi 2006-2008 evidenziati nella prima riga della tabella 2: il 24% degli elettori rimane fedele alla sinistra radicale, il 35% vota strategicamente Pd o Di Pietro (rispettivamente 29 e 6%), il 26% si rifugia nel non voto. È come se l’elettorato della sinistra radicale si dividesse in tre blocchi di simili dimensioni: una parte rimane fedele, una parte è trascinata dal voto utile, una parte si astiene.

Nonostante tutto, questa poteva essere una scelta temporanea dell’elettore di sinistra: i voti utili si possono recuperare in altre competizioni (europee, regionali), quelli degli astenuti con un’offerta più attrattiva e con un recupero di fiducia nei confronti dei partiti. Ma i risultati nel 2009 non sono andati in questa direzione, nonostante un recupero in termini percentuali ed assoluti: le due liste, Rc-Comunisti Italiani e Sinistra e Libertà, non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 4% e sono rimaste senza rappresentanza nel Parlamento europeo. I flussi 2006/2009 evidenziano un recupero sul lato della fedeltà (che torna al 35%), mentre si riducono in effetti le defezioni verso il Pd, conferma del fatto che il flusso 2008 era in parte voto strategico. Aumentano invece i flussi verso Di Pietro (10%), mentre rimangono simili i flussi verso l’astensione (28%). Questi ultimi hanno comunque un impatto minore rispetto al flusso 2006-2008, dato che alle elezioni europee la partecipazione è mediamente più bassa di oltre 10 punti percentuali rispetto alle politiche.

Tab. 2 Sinistra radicale: flussi di voto 2006-2008, 2006-2009 e 2006-2010 (13 regioni)
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Infine il 2010 ripropone uno schema simile al 2009, anche se molto più frammentato a causa delle diverse offerte di liste a livello regionale: la sinistra radicale cede leggermente, scendendo dal 7,3 al 6,3%. La Federazione della Sinistra, in questo caso, è superata da Sinistra, Ecologia e Libertà, trascinata dalla candidatura Vendola (2,8 contro 2,9%). I flussi mostrano uno spostamento dei voti i direzione Grillo ed altre liste di CS, con una quota di fedeli e di astenuti molto simile a quella del 2009 (32 e 28% rispettivamente). Come per il 2009 i dati verso l’astensione sono in linea con quelli degli altri partiti (alle ultime regionali, oltretutto, la partecipazione è stata molto bassa).

Perché ancora due insuccessi? Le ragioni sono sostanzialmente tre. La prima è un’evidente difficoltà di tutto il centro-sinistra (CS) in Italia anche dopo il 2008: le elezioni seguenti hanno visto nette affermazioni del centro-destra (CD). Il CS non ha più incrementato il proprio bacino elettorale, ed anche la sinistra radicale ne ha risentito. Ma questa è una spiegazione davvero marginale.

La seconda ragione è legata alla visibilità mediatica: l’assenza dal parlamento ha sottratto ogni spazio di intervento nel dibattito politico alla sinistra radicale, togliendo voce ai suoi protagonisti (l’unico rimasto è Vendola). Al giorno d’oggi, d’altronde, il consenso si crea e si mantiene innanzitutto con i media. La terza ragione, in parte legata alla seconda, è che questo spazio libero lasciato da Rc, Ci, Verdi e Sinistra e Libertà è stato coperto da altri competitors: Di Pietro dal 2009 e Grillo da quest’anno. Questi attori politici sono riusciti ad imporre la propria agenda, fatta innanzitutto di radicalismo giustizialista ed antiberlusconismo, colmando così il vuoto lasciato dall’estrema sinistra. Oltretutto hanno saputo operare su target diversi ed utilizzare media differenti: Grillo sulle fasce d’età medio basse e sul mondo di Internet, Di Pietro sulle fasce d’età medio-alte e sulla comunicazione tradizionale attraverso tv e giornali. L’innovazione nel primo caso, la tradizione nel secondo.

D’altronde, come possiamo vedere dalla tabella 3, le aree di sovrapposizione tra sinistra radicale, Di Pietro e Grillo sono ben evidenti: una quota rilevante degli elettori dei tre blocchi si posiziona tra l’estrema sinistra e la sinistra.

Tab. 3 Elettorato sinistra radicale, Di Pietro, Grillo e Pd: autocollocazione politica (2010)
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Infatti non è certo che l’area della sinistra radicale si sia davvero ridimensionata negli ultimi anni. Il punto è che gli elettori di sinistra si sono aperti a nuove possibilità di voto grazie alle nuove liste presenti nell’arena elettorale, cioè l’Italia dei Valori ed il Movimento 5 Stelle.

Se sommiamo nel trend 2005-2010 i risultati di questi due partiti, andando così a formare una sorta blocco di “sinistra radicale allargata”, vediamo che i dati degli ultimi due anni tornano in linea con quelli del biennio 2009-2010. Anzi, sono addirittura superiori data la continua erosione dell’elettorato Pd. Solo il 2008 rimane nettamente al di sotto dei risultati delle altre quattro elezioni, perché in quel caso, come abbiamo osservato, il voto utile e l’astensionismo influiscono sul ridimensionamento dell’area politica.

Tab. 4 Sinistra radicale allargata: trend 2005-2010 nelle 13 regioni al voto nel 2010
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Le difficoltà della sinistra radicale, quindi, sono dipendenti in gran parte dalla presenza di nuovi competitors e dalla mancanza di visibilità da due anni a questa parte. Senza dimenticare che, su alcuni temi portati avanti con successo nel quinquennio 2000-2005, oggi sembra essere calato il sipario, sembra essersi esaurita la spinta propulsiva. Complice, in alcuni casi, la crisi economica, che non sembra aver avvantaggiato i partiti di sinistra, neppure nel momento in cui il “fallimento” del mercato ha obbligato l’intervento massiccio degli Stati per salvare le banche (oggi questa situazione sembra essersi invertita: il mercato è tornato a vincere, tanto che i governi sono stati costretti a pesanti “cure dimagranti” per ridurre deficit e debito).

Se le proposte che arrivano non sono in linea con gli umori e le priorità dell’elettorato di sinistra, ecco che l’elettore sceglierà un percorso alternativo. Oggi il dibattito di sinistra è orientato sul tema della giustizia e sulla difesa della Costituzione, il tutto in chiave anti-berlusconiana: ma queste istanze sono già portate avanti da Di Pietro e Grillo, che sono diventati i titolari del “giustizialismo hard”. Dunque per la sinistra radicale, al momento, sembrano essersi chiusi gli spazi competitivi.

Torniamo comunque ad analizzare il risultato 2010 nelle 13 regioni. È molto difficile fare valutazioni sul rendimento della sinistra radicale (ed in particolare di Rc-Ci) a seconda del formato di alleanza coalizionale. Perché in realtà sono altre le variabili che sembrano avere una maggiore influenza, come ad esempio il numero di liste presenti, fattori e candidature locali.

In generale i dati non sembrano comunque confermare che il rendimento della sinistra radicale sia migliore nelle aree in cui si presenta autonomamente. In Lombardia e Campania, ad esempio, le candidature della Federazione della Sinistra perdono più della media complessiva, nelle Marche (con alleanza estesa anche a Sinistra, Ecologia e Libertà) un recupero c’è, ma va considerato anche il basso numero di liste presenti nel 2010. Per il resto il miglior balzo in avanti è quello pugliese, trascinato dalla candidatura Vendola. Nel complesso, vediamo che rispetto al 2009, nelle tre regioni in cui la sinistra radicale ha una o più componenti che presentano candidati propri, la variazione negativa è di 1,2 punti percentuali, contro lo 0,8% nelle altre regioni (tabella 5). Se poi il confronto è esteso anche alle altre elezioni, in generale vediamo che l’alleanza con il centro-sinistra (CS) sembra dare più vantaggi.

Tab. 5 Sinistra radicale: trend 2005-2010 a seconda del tipo di alleanza 2010
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Quindi il problema degli assetti di alleanza è un falso problema: dentro o fuori dal CS cambia poco in termini di voti, almeno alle elezioni regionali (per i seggi è evidente che le corse solitarie, con gli sbarramenti delle regionali, fanno perdere consiglieri). La sinistra radicale perde sia come “forza di governo”, sia come “forza d’opposizione”, e non è in grado di catalizzare il voto di protesta come alcuni anni fa. Per le politiche, invece, la corsa solitaria è davvero improponibile: qui il voto “utile” può davvero affossare definitivamente i partiti di estrema sinistra.


3. Qualche indicazione per la nostra riflessione

Lungi dal confondere questi numeri con un oracolo dal quale dovrebbe discendere una linea politica, mi pare che emergano con chiarezza alcuni elementi che dovrebbero aiutare la nostra discussione.
Innanzitutto sfatiamo un mito: quei quasi due milioni di voti che abbiamo perso in cinque anni non sono andati nell’astensionismo per punire la nostra poca coerenza.
Anzi, l’astensionismo non colpisce la sinistra in modo particolare rispetto agli altri partiti, in generale in Italia colpisce di più la destra.
I flussi elettorali ci dicono che i nostri elettori che ci hanno abbandonato si dividono in parti quasi uguali tra chi si astiene e chi decide di votare per il Pd o Italia dei Valori: quindi per il centrosinistra di governo.
Ogni 100 voti persi da noi alle politiche, 35 sono andati al centrosinistra e solo 26 nell’astensione.
Questo intanto dovrebbe farci riflettere sul fatto che probabilmente non conosciamo bene i nostri elettori alcuni dei quali, non pochi, sono perfino andati nel centrodestra presumibilmente alla Lega.
Forse dovremmo tornare a riflettere sulla esperienza dell’ultimo Governo Prodi e sul giudizio dei nostri elettori certificato con il flop dell’Arcobaleno, quando forse ha pesato di più in negativo la nostra incapacità di svolgere una funzione efficace di Governo rispetto alla moderazione ed eterogeneità di quella sfortunata coalizione.
Ma è interessante anche il dato della autocollocazione politica degli elettori: il 25% degli elettori del Pd si definiscono di sinistra ed addirittura il 33% di quelli che hanno votato Idv, fino al 35% di quelli che hanno votato per Grillo!
Questo significa che vi sono altri competitors (brutta parola usata da Feltrin) pronti a raccogliere i consensi della sinistra quando essa è divisa, oscurata e nell’angolo.
E questi competitors non sono alla nostra sinistra. Anzi.
Se a ciò aggiungiamo che oltre l’80% degli elettori formano la propria opinione politica esclusivamente attraverso la televisione ed i telegiornali, dai quali siamo stati praticamente cancellati, è evidente che la china per risalire dalla marginalità per la sinistra sarà particolarmente ripida e scivolosa.
Non basteranno insomma più volantinaggi o la propaganda in rete per uscire dal cono d’ombra in cui ci hanno e ci siamo cacciati.
Come probabilmente dovremo ammettere che il nostro elettorato, sempre più mobile e che non conosciamo abbastanza, non ci chiede semplicemente più coerenza, ma magari più efficacia.
Quando cominceranno i congressi della Federazione della Sinistra e di Sinistra Ecologia e Libertà, sarà bene tenere conto di questi numeri.
Perché dietro i voti ci sono le persone in carne ed ossa.
E cervello.

Nicola Atalmi

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22 Risposte a “Dove sono finiti i voti della Sinistra?”

  1. Alberto Dice:

    Sottolineo che, nella “disfatta” dell’arcobaleno va anche tenuto presente che è stato strategicamente sbagliato non concentrarsi sulla propaganda elettorale per il Senato nelle 2/3 regioni dove l’8%poteva essere realistico e disperdere le energie su un risultato, del Senato appunto, del tutto irrealizzabile!

  2. federico Dice:

    Ciao Nicola, premesso che per me i voti dovrebbero essere considerati più un termometro di consenso che l’obiettivo finale dell’azione politica, rimane il fatto che mi ha sempre divertito la questione elettorale. E credo anche di poter affermare che dove ho lavorato politicamente (scusa la mancanza di modestia) ho sempre fatto i miei risultati.
    Detto questo, l’articolo è lungo e complesso e meriterebbe più tempo e riflessioni.
    Aggiungo però alcuni elementi.
    La prima emorraggia evidente (ma non per tutti) di voti non è stata nel disastro delle politiche 2008 ma nelle amministrative del 2007. Non era il solito calo fisiologico della sinistra radicale alle amministrative ma una vera e propria debacle in tutta italia. Quindi è in questo breve lasso tra le politiche 2006 e amministrative 2007 che si è consumata una frattura con l’elettorato.
    E allora vediamo i fatti salienti, almeno per l’immaginario dell’elettore medio, in questo periodo:
    # Tra maggio e giugno 2006 nasce il Governo Prodi con 101 membri, RECORD ASSOLUTO
    # 27 luglio 2006: La Camera approva con maggioranza trasversale l’INDULTO proposto dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e molto caldeggiato da BERTINOTTI.
    # 28 luglio 2006: Il Senato approva il rifinanziamento delle missioni militari all’estero.
    # 2 dicembre 2006: Viene portato a compimento il ritiro dei militari italiani dall’Iraq.
    # 21 febbraio 2007: Al Senato della Repubblica, la risoluzione della maggioranza di approvazione della linea del governo sulla politica estera non raggiunge il quorum di maggioranza. All’interno della maggioranza, non hanno partecipato al voto i senatori Rossi e Turigliatto. A seguito di ciò Prodi si reca al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
    # 27 marzo 2007: Il Senato approva il decreto legge che rifinanzia le missioni italiane all’estero con 180 voti a favore, due contrari e 132 astenuti.

    Tra queste (ne ho tralasciate altre, anche di positive) ci sono cose buone (il ritiro dall’iraq) ma altre che hanno fatto incazzare l’elettore (e non le sto giudicando ma solo elencando):
    I tanti ministri e sottosegretari (tra l’altro con una sinistra radicale sottorappresentata solo per mettere Bertinotti inutilmente a fare il figo alla Camera). Qui Bertinotti ha dato sfoggio di tutto l’armamentario che infastidisce l’elettore di base: spinta sull’indulto, la stanza di meditazione alla camera (e altre cazzate simili) e una immagine sempre più di CASTA e una R sempre più arrotata.
    L’indulto non è stato compreso dall’elettore tipico della sinistra radicale che in genere è una persona molto ligia alle regole (altro che rivoluzionari, verrbbe da dire! ;) ).
    La sinistra radicale, con l’episodio Turigliatto e Rossi (anche se ininfluente) è stata vista ancora una volta come inaffidabile e poco pragmatica.
    Poi, aggiungo la nota di costume, a maggio è uscito con grandi squilli di tromba il libro LA CASTA, investendo tutti ma in particolare la sinistra radicale, dalla quale l’elettore si aspetta una moralità superiore.

    Probabilmente a te e Feltrin queste sembreranno cazzate.
    Vedi, ho fatto molte campagne elettorali tra la gente e con molti compagni. Andando per case e mercati. E credo di saperne abbastanza di quali sono i ragionamenti dell’elettore di base.

    Poi c’è molto di quello che avete detto e scritto, ma a volte il ragionamento dell’elettore è più di pancia che sofisticato.
    Anche per questo mettere Bertinotti candidato premier dell’Arcobaleno è stato il suicidio finale e la dimostrazione che non c’era comunicazione tra base (soprattutto elettorale) e vertici. Perché bastava parlare con il vicino di scrivania o l’amico di caffè al bar per capire che Bertinotti era bruciato.
    Considerato uno che rompe i coglioni dagli “alleantisti”, un moderato da “i duri e puri” o peggio ancora uno che pensa alle sue giacche e festine con la Marini, facendosi bello dicendo di difendere gli opeVai e le opeVaie.
    E in questo la complicità e il silenzio dei dirigenti (ma possibile che nessuno l’abbia percepito e riferito al nazionale?!?!?) è stata assoluta a tutti i livelli. Quelli che un mese dopo erano pronti a chiederne la testa, un mese prima erano a dire che è un genio (inutile che ti faccia nomi).
    Ma almeno lui ha avuto l’umiltà di capire le sue responsabilità e farsi da parte, gli altri no. Si sono semplicemente riscoperti anti-Bertinottiani.

    Vabbé, si potrebbe parlarne e scriverne per giorni.
    Come riconquistare i voti? Ripensandosi dalle fondamenta. Ma comincio a pensare che non ci sia neanche più la casa.
    Un abbraccio
    Federico

  3. Loris D. Dice:

    Condivido pienamente l’analisi di Federico.

  4. wiki Dice:

    ma se un partito non è efficace in modo coerente con i principi che promuove che cosa sarebbe efficace a fare ??

  5. Alessandro Dice:

    Intanto complimenti per la scelta dell’analista, notoriamente rigorosissimo

  6. wiki Dice:

    Continuando da sopra riportato commento:

    “Come probabilmente dovremo ammettere che il nostro elettorato, sempre più mobile e che non conosciamo abbastanza, non ci chiede semplicemente più coerenza, ma magari più efficacia.”

    non so perche ma da certe parti di questo articolo che ho scorso moilto velocemente mi sembra di scorgere i motivi per cui la sinistra continua a perdere voti…

  7. wiki Dice:

    la coerenza non vuol dire rigidità caratteriale, a volte ( quando strettamente necessario) il fine giustifica i mezzi…BASTEREBBE AVERE BEN CHIARO IL FINE…( un fine coerente penso io…).

  8. Giovanni Baraldo Dice:

    Ciao Nicola,
    ho apprezzato il tuo articolo e l’interessante analisi del Prof. Feltrin sui flussi elettorali del voto degli elettori di sinistra in occasione delle ultime scadenze elettorali. Condivido quello che, tra l’altro, afferma lo studio: gli elettori della nostra area in parte si astengono, ma in parte optano per il voto utile, o per il voto a favore di nuovi “competitor”, in assenza di un’alternativa credibile rappresentata della sinistra.
    In questo si sintetizza forse anche il mio travaglio. E’ attualmente solo il rispetto umano per i compagni con i quali negli ultimi anni ho condiviso tante cose che mi impedisce di rassegnarmi alla nostra probabile definitiva emarginazione. Ti confesso che questa sera ho avuto paura di ascoltare i telegiornali che mi avrebbero comunicato il risultato del referendum tra i lavoratori di Pomigliano d’Arco sull’accordo sindacale separato. Putroppo, come ha affermato ieri sera il segretario della Fiom di Napoli ad un Tg, si tratta di una scelta tra l’accettare di una limitazione, da archeologia industriale, dei diritti del lavoratori, e la chiusura della fabbrica. E chi si oppone a questo ricatto rischia di essere emarginato, ridicolizzato, circoscritto ad un ruolo di mera testimonianza. Forse questa situazione è l’ennesima testimonianza che quanto è stato conquistato in decenni si lotte, può svanire, come neve al sole, di fronte all’attuale formidabile offensiva politica, ma soprattutto colturale, di una destra populista e melensa, che è odiosamente deteminata a ristabilire i rapporri di forza tra le classi (in un situazione storica, in cui la classe che forse impropriamente definisco “popolare”, purtroppo, non ha la consapevolezza di esistere). Di fronte a questo dramma ora provo solo rabbia e senso di impotenza.

    Ma per la stima che ho nei tuoi confronti, non disgiunta dalla consapevolezza che da solo non puoi certo avere tutte le soluzioni necessarie per farci invertire la rotta, mi permetto di richiamarti al ruolo, che ti è riconoscito, di leader dei Comunisti Italiani del Veneto affinchè tu ti metta alla guida, almeno nella nostra regione, di un processo politico che ritrovi le nostre ragioni d’essere. Si tratta di partire dalla necessità dell’unità della forze della Sinistra per arrivare alla costituzione di un soggetto politico in grado di riconquistare la fiducia dei soggetti che affermiamo di voler rappresentare.
    Penso che non parteciperò al processo costitutivo di una ipotetica Federazione della Sinistra in cui non credo (anche perchè quello che fino ad oggi ho potuto osservare nei rapporti tra Pdci e Prc mi fa intravvedere l’emergere di una vocazione minoritaria e identitaria che francamente non mi interessa). Ho molto apprezzato le cose che tu hai affermato all’ultimo attivo regionale del Pdci di Padova. Mi permetto di chiederti di essere coerente e di guidare con coraggio il processo (o almeno il tentativo) di riaggregazuione della sinistra veneta. Conosco bene le difficoltà, anche relazionali, nei rapporti con i nostri possibili interlocutori, che non sono certo dei “santi”, ma mi sento di porti il quesito: se non ora quando?.

    Scusa la franchezza e buon lavoro.

    Giovanni Baraldo

  9. Stefano Cecconi Dice:

    Sottoscrivo, parola per parola, ciò che dice Giovanni Baraldo.
    Nicola, tanti di noi la pensano così e ti sostengono con convinzione.

  10. Nicola Atalmi Dice:

    @Federico: condivido analisi e puntualizzazioni. vedi i dirigenti della Sinistra nel nostro Paese non fanno mai i conti con i numeri, con le responsabilità, con le sconfitte, con la realtà. tra gli ulteriori spunti di analisi che offri aggiungerei lo spettacolo penoso che diede la Sinistra nel Governo Prodi che pur avendo un numero di Parlamentari e Senatori decisamente determinante non fece mai squadra. Il Prc per la sua strada, il Pdci a sfidarlo in modo ridicolo a sinistra, Verdi e Sinistra Democratica che tentavano di mettersi in luce. Incapacità totale di definire obbiettivi credibili per il proprio popolo da sostenere assieme, di valorizzare le piccole conquiste. Io ricordo quel periodo veramente con angoscia.

  11. Nicola Atalmi Dice:

    @Giovanni ti ringrazio per la franchezza e la stima. io effettivamente sto lavorando all’unico (e ultimo) progetto che mi pare degno di impegno: l’unità della sinistra.
    Ieri sera ero a Marghera a sentire Vendola (un sacco di gente, un bel clima, tanta passione c’erano compagne e compagni del prc del pdci di sel del pd, tutti assieme) ho preso contatti con i dirigenti di Sinistra Ecologia e Libertà e con quella parte del Prc che si rende conto della situazione drammatica di marginalità nella quale ci siamo cacciati.
    Io credo che il primo passo sia quello di non farne nessuno indietro. C’è bisogno di tutti. Dentro la Federazione della Sinistra si stanno finalmente muovendo intelligenze ed idee che rifiutano la testimonianza e l’identitarismo e con SEL si è aperta una interlocuzione vera. Io questa battaglia non la voglio abbandonare e ti prego di non farlo nemmeno tu.

  12. Patrizio Dice:

    CARO NICOLA,
    Sono d’accordo sul non mollare!

    A questo punto ritengo non piu’ rinviabile il processo di costruzione di un partito di sinistra che rimetta al centro i temi del lavoro.
    UNA SINISTRA, UN PARTITO!
    A Sinistra del PD c’e’ ancora tanto spazio e anche all’interno del partito di Bersani ci sono tanti cpmpagni che si richiamano nonostante tutto ai valori della sinistra.
    In fondo, se abbiamo la situazione di Pomigliano e un governo di destra sorretto dagli imprenditori che portano avanti senza tregua l’attacco ai lavoratori e ai loro diritti, questo e’ dato anche dal fatto che una sinistra degna di tale nome non c’e’.
    Di questo dobbiamo essere consapevoli. Come consapevoli dobbiamo essere del fatto che in campo resta resta – per ora – la CGIL e le sue categorie a contrastare i “barbari”.
    Andremo al congresso della Federazione ma il rischio è che questo soggetto resti un cartello elettorale, un coordinamento, un polo di varie forze.
    Altra cosa e’ la necessita’ di riunire la sinistra!
    Vedo e sento purtroppo, analisi, dentro il PDCI e RC sul fatto che abbiamo perso consensi perche’ non siamo sufficientemente radicali e perche’ siamo stati nel Prodi.
    Stendiamo un velo pietoso su come siamo stati nel Governo Prodi: Senza una posizione della Sinistra, divisi tra chi era piu’ inconcludente dentro la maggioranza, ancorati a questioni marginali, senza priorità e senza valorizzare quello che come sinistra si strappava.
    Dire: MAI PIU’ AL GOVERNO (ammesso che Berlusconi cada…..)non è un segnale per riconquistare il voto dell’elettorato di sinistra (quello normale, quello che guarda all’alternativa e alla riconquista dei diritti schiacciati dalla destra).
    Chi non guarda alla responsabilità di governo (qual’ora assegnate dal voto e dal consenso)è meglio che stia a casa e si dedichi ad altre attività. Con la propaganda e la testimonianza non si va da nessuna parte……al massimo qualche volantinaggio e qualche esposizione di bandiere nei cortei organizzati dalla CGIL perche’ la sinistra non e’ piu’ in grado di organizzarli
    CONCLUDENDO: Io andro’ al congresso della Federazione della Sinistra ma se i 2 partiti si ostinano a coltivare i propri orticelli identitari vuol dire che ci troveremo davanti due strade: La costruzione di un soggetto unito della sinistra plurale o un agglomerato che tiene assieme solamente i comunisti.
    Da comunista che viene dal PCI (che se ne intendeva di politica) io e tanti compagni della CGIL sceglieremo la prima strada per riprendere in mano le bandiere per modificare lo stato di cose presenti e le condizioni di vita dei lavoratori e di chi sta pagando questa crisi
    La testimonianza e la vocazione al martirio non mi appartengono
    Patrizio Tonon

  13. Alessandro Squizzato Dice:

    Trovo l’analisi dei dati del prof. Feltrin abbastanza convincente ma nel tirare le conclusioni credo dovremmo essere altrettanto “scientifici”.

    Posto che capire come fare politica a partire dai risultati elettorali è un po’ come fare A X B = 10. Puoi dire che A è uguale a 2 e B è uguale a 5, di sicuro ci arrivi vicino però non è detto che sia così. Siamo comunque nel campo delle opinioni personali e non della matematica.

    Ma data la situazione in cui siamo e la poca comprensione che abbiamo di quanto ci è successo, mi pare comunque un esercizio indispensabile.

    In sostanza ci sarebbero 3 blocchi, molto simili per dimensioni. Un blocco di elettorato fedele, che ci vota a prescindere nonostante tutto, un blocco che ci ha abbandonato in favore di partiti percepiti più utili in funzione anti-berlusconiana e un blocco che ci ha tolto il voto e si astiene.

    Da questo sinceramente non estrapolo una contrapposizione di linea politica tra “coerenti” e “efficaci”. C’è Che in soldoni significa tra chi vuole fare le alleanze col centro-sinistra e chi non le vuole fare.
    Mi pare un approccio molto debitore dell’epoca dell’Ulivo, a cui siamo tutti secondo me ancora troppo intellettualmente succubi, da una parte o dall’altra.
    La mia impressione, ma credo sia qualcosa di più dato che i due maggiori partiti italiani lo predicano da più di due anni, è che il quadro politica sia profondamente modificato e che tra media e riassetto politico anche gli elettori oggi votino secondo parametri diversi da quelli del ‘98 o del 2006.

  14. Alessandro Squizzato Dice:

    (continua dal precedente)
    Se prima l’elettorato di sinistra “alleantista” o meno era tenuto assieme da una comune identificazione ideologica, che li portava grosso modo a sostenere dei partiti considerati latori di una visione socialista, ora la collocazione è più libera. Chi è di estrema sinistra può votare Beppe Grillo senza sentirsi un traditore del popolo.
    Per qualcuno può essere un bene, per altri (come il sottoscritto) è un male, fatto sta che è così.

    Ora, scegliere tra questi blocchi diventi complesso. Scegliere di curare le astensioni (posto – ed è anche questo non verificato – che siano astensioni da sinistra) e presumere che per farlo si debba scegliere una collocazione di non-alleanze col centro-sinistra, significa scegliere deliberatamente di vincolarsi al nostro zoccolo duro più quel poco più di 20% del nostro elettorato.
    Un suicidio.

    Pensare dall’altro lato che basti dichiararsi in alleanza organica col PD al pari di Di Pietro per recuperare i voti persi in favore suo e di altri mi pare troppo schematico. Se non altro perché saremmo da capo, non ci differenzieremmo in nessun modo percepibile proprio da Di Pietro e ancor meno da Grillo (che in più è una variabile ‘disobbediente’…lui non è alleato col centro-sinistra) per cui potremo arginare l’emorragia del poco voto “ideologico” ma difficilmente potremmo recuperare molto.

    Non vedo scorciatoie insomma. A mio parere serve ancora una funzione unificante per tutto l’elettorato di sinistra, che deve andare oltre la politica delle alleanze che è affare dei partiti.

    È pacifico dai dati di Feltrin e per l’umano buon senso che la sinistra DEVE collocarsi in una fronte elettorale utile a battere Berlusconi, perché è quello che ci chiedono tutti, “alleantisti” e “coerenti”.
    Ma d’altra parte questa è la linea della Federazione della Sinistra, ratificata dagli organismi dirigenti di PdCI, PRC e della Fed.
    Ci sono compagni che non sono d’accordo. Operare una ulteriore scissione per non averli tra i piedi mi pare poco utile. Molto più utile è costruire mobilitazioni e un lavoro a lungo termine comune perché tutti siano parte di un progetto, in cui la politica delle alleanze e la potenziale partecipazione ad un governo siano strumenti.

    Un lavoro a lungo termine che deve partire sì da una rinnovata politica delle alleanze e dal tornare in un centro-sinistra quanto meno elettorale, ma che sappiamo non può fermarsi lì.
    Non può nemmeno fermarsi ad annunciare di nuovo l’unità della sinistra come contenuto politico, perché non lo è.
    Dovrebbe invece questa unità della sinistra (FED e SEL) praticarla appoggiando le rivndicazioni sociali che nei comparti del lavoro e dei saperi stanno iniziando a fermentare.

  15. masaccio Dice:

    Non credo che la sinistra abbia perso voti perché ritenuta poco “radicale”, né credo che questi voti siano andati tutti verso l’astensione.
    Ritengo però che l’esperienza del governo Prodi abbia ucciso la sinistra. Non, Nicola, per difetto di radicalità, ma perché ha distrutto lo spazio politico in cui stavamo. Siamo finiti mangiati in un grande centrosinistra in cui non contavamo un cazzo, abbiamo strepitato a vuoto per 2 anni e alla fine di quei 2 anni la gente che ci aveva votato stava peggio di prima.
    Che poi questa gente sia finita a votare Di Pietro o Pd non è in contraddizione con quello che ho appena detto. Anzi, lo è, ma sono le contraddizioni nella testa della gente. Se io voto per i comunisti, li mando al governo, e questi non portano a casa nessun risultato, perché questo governo è totalmente subalterno a Confindustria, allora io elettore ne deduco che non è possibile che le mie istanze radicali siano rappresentate, perciò mi accontento di votare il male minore, cioè il Pd.
    Ciò non significa che andare in coalizione risolverebbe i problemi, come abbiamo visto alle regionali: se si è inutili, lo si è tanto da soli quanto in coalizione.
    Sul resto mi pare che Ale sia stato abbastanza chiaro.

  16. wiki Dice:

    Per come la vedo io non serve propriamente un partito unico della sinistra ( ad un certo punto troverei migliore un partito unico comunista…), a mio avviso la soluzione migliore può essere quella di una federazione come quella attuale pluralista dei partiti e di tutte le forze della sinistra ( simile all’arcobaleno) ma con compattezza e solidità nei momenti cruciali da governare con il principio della maggioranza.
    A questo modo si darebbe agli elettori la possibilità di individuare i vari soggetti che compongono la coalizione e magari di distinguere una maggioranza ed una minoranza interne ad una federazione della sinistra, magari allargata a sinistra e libertà…
    Una volta che gli elettori sapranno ben distinguere i responsabili delle scelte della coalizione, gli sapranno anche addebitare le giuste responsabilità nel bene e nel male.
    A mio avviso dunque, è fondamentale che permanga pur con il massimo grado di integrazione possibile, la distinzione tra le sigle dei singoli partiti di modo che l’elettore possa esprimere la propria preferenza per il simbolo dell’uno o l’altro partito all’ interno della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA… in fondo si tratterebbe di democrazia di partito ( che però non deve degenerare per diventare invece anarchia di partito o meglio di FEDERAZIONE DELLA SINISTRA…).

  17. wiki Dice:

    se la Federazione di Sinistra non si manifesterà come una federazione pluralista( nella qualle sia ben individuabili le responsabilità dei partiti che la compongono…) ed completamente autonoma dal PD io penso che il Movimento politico di Beppe Grillo possa anche costituire una valida alternativa…

  18. anto Dice:

    nessuna soluzione alla vostra scomparsa (o se preferite marginalità…alcuni nel prc ci godono ad essere nmarginali…vero Bellottii?)
    1) x mantenere il logo e l’orgoglio (e x non dare il partito a vendola) nell’ultimo congresso avete unito le mozioni perdenti; oggi autorevoli esponenti dicono che quella maggioranza congressuale non c’è più: che fate, chi lo dice a Vendola che quell’ibrida unità serviva solo a stoppare Nichi e la grave scomparsa della falce e martello (e colbacco)? A meno che qualcuno non mi avverta che Vendola è sparito e il PRC viaggia a due cifre.
    2) Tante critiche a nichi e accuse infamanti (addirittura traditore o mai comunista). Posso chiedere al patetico Ferrero e al focoso Fosco Giannini (e chi è costui?) se non c’è nulla da dire sulla Mummia Salvi ai tempi del suo dicastero del lavoro o ai tempi della sua militanza diessina? Cosa non si ingoia x una mummia in più.
    3) Ma quel tal Pegolo è quello che stava con Grassi, poi con Masella, poi ernestino, poi essere comunista, poi con la Imma Barbarossa…cioè è quello che abbiamo scelto rispetto a vendola? Cioè sti mediocri abbiamo scelto?
    4) Augusto Rocchi….già…già…augusto rocchi
    5) il partito di massa?…nella fantasia di qualcuno ci può stare…ahi ahi quanto aveva ragione Libertini: un partito comunista non è un partito comunista sotto il 10% (il dramma è che neanche la somma di tutti i partiti comunisti in Italia fa il 10%)
    6) mantovani…ah quello di ocalan…che meno male che era deputato sennò chi si ricordava di lui…visto che deliria sulla non utilità della rappresentanza istituzionale
    7) russo spena….dovrebbe ringraziare a vita bertinotti x essersi ricordato di lui….pareva un bravo compagno…poi x il dp che c’è in lui non ce la fa proprio a prendere le distanze dai disgraziati della terra come ferrero e quella inutility tal Tecce campano
    8) Dino Greco…mamma mia…lasciamo stare questo giornalista (?), sindacalista (?)
    9) quelli del pdci…….stendiamo un velo pietoso sull’infortunato diliberto (recupererà mai tutta la sua forza e il suo carisma cattura masse (?)?)
    10) con la fed al posto di due partiti comunisti che non si sciolgono troveremo la quadra….è così….è così….lo dite voi che ancora non vi convincete a prendere atto che il popolo e le classi che intendete rappresentare NON VOGLIONO ESSERE RAPPRESENTATE DA VOI.

    p.s.: Il “fantasma” pegolo lo risoprannominerei “il correntizio”…quello che sta in una sottocorrente della corrente, in una sottoarea dell’area, in una sottomozione della mozione….insomma in un sottoscala x vecchi arnesi…..INSOMMA SVEGLIA E CHIUDETE TUTTO (GLIA ANNI PASSANO SAPETE?) ..E VOI Lì A GIOCARE CON I MODELLINI DELLA LEGO…FAMO IL PARTITO SOCIALE?…NO FAMOLO PLURALE…NO, NO, FAMOLO FEDERATO….NO, NO, AUTONOMO E UN Pò DI LOTTA….NO, NO, FAMOLO DI MOVIMENTO…MA NO SE FA ORGANIZZATO ALLA TRIPPA…OPS SCUSATE ALLA CRIPPA….NO, SE PO Fà APERTO E PARTECIPATO….MA NO DAI FAMOLO DI CLASSE (CIOè SCIC)…
    POVERI NOI IN CHE MANI LA SINISTRA…PUAH

  19. Fabio Dice:

    Io continuo a non capire come si possa ignorare che, nellera della politica mediatica, insistere su progetti assolutamente non riconoscibili (FDS) o bruciati da anni (RIFONDAZIONE) sia semplicemente un suicidio.

    Io credo che di spazio per una forza Comunista seria e credibile in Italia ci sia ancora (come dimostra la ripresa di partiti simili in Europa), ma a patto che sia vista come uno strumento utile in primis per i lavoratori, e non come un coacervo di istanze settarie o estremistiche.

    Se uno pensa a Rifondazione, ancora oggi si ricollega più al mondo dei centri sociali o del movimento contro il G8 (rispettabili, per carità) che ad un partito di massa, “di lotta e di governo”, quale fu il PCI.

    Ora i tempi del bertinottismo sono finiti, la linea è in parte mutata (in meglio, a mio avviso), ma resta la più completa invisibilità mediatica, agevolata dalla comparsa dell’ennesima sigla (FdS).

    La Lega insegna che si può unire una politica “governista” e un consenso ottenuto grazie a poche parole d’ordine e un’immagine chiara e riconoscibile (le camice verdi, le bandiere, le feste di piazza). la lezione del PCI interpretata perfettamente, mentre noi quasi ci vergogniamo a chiamarci col nostro nome: Comunisti.

    E dire che manteniamo ancora uno dei simboli più semplici e identificabili in assoluto: la bandiera rossa con falce e martello.

    E’ davvero così difficile riunirci finalmente sotto un unico nome, semplice, diretto, chiaro, riconoscibile?

    Partito Comunista (Italiano?)

    Basta con i portavoce a rotazione, con le sigle, le biciclette, i cartelli elettorali. Non esistevano gli indipendenti anche ai tempi del PCI? Non potrebbe essere un novello Partito Comunista ugualmente aperto ad esperienze di sinistra ma non prettamente comuniste?

    Non richiudiamoci in un gruppuscolo di testimonianza, aggreghiamoci e rientramo nella lotta politica, con posizioni chiare ma anche aperti al dialogo con tutte le forze riformiste.

    Nessuno parla più di noi?

    Come potrebbero ignorare la (ri)nascita del Partito Comunista, magari a Livorno nel novantennale della scissione del 1921? Azzeriamo tessere, cariche e poltrone… e diamo vita au grandioso Congresso fondativo.

    Costringiamo stampa e tv a occuparsi di noi… la nostra politica e le nostre proposte saprebbero farci ritrovare forza e consenso tra la nostra classe di riferimento. Ne sono certo.

    Ma, perdìo, usciamo dalla clandestinità!!!
    Partito.
    Comunista.
    Italiano.

  20. carla Dice:

    Grazie di esistere Fabio,è esattamente il mio pensiero .

  21. Nicola Atalmi Dice:

    mi pare che questo mio articolo stia girando parecchio in rete, speriamo inneschi un po’ di dibattito e qualche ragionamento


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