
Lo straordinario successo della fiction “C’era una volta la città dei matti” sulla vita di Franco Basaglia non può passare inosservato in Veneto.
Sì perché abbiamo potuto assistere ad una fiction di qualità ambientata tra il Veneto ed il Friuli, recitata con una pesante cadenza veneta alla quale non siamo abituati nella televisione nazionale.
Delizioso sentire nel primo canale Rai quei “va in mona” che Franco Basaglia lanciava contro chi cercava di fermare la sua opera al fianco degli ultimi degli ultimi: i diseredati, i poveri, le donne non domate, le vittime della guerra e dell’odio che finivano sepolti vivi nei manicomi.
E’ la storia di una personalità veneziana di primo piano che ha cambiato il modo di intendere la malattia mentale, che ha impresso un segno profondo di liberazione e di rispetto per la dignità dei malati.
Un veneziano del quale si parla e si studiano tutt’oggi in tutto il mondo le teorie e la pratiche di un nuovo approccio alla psichiatria.
La storia raccontata in “C’era una volta la città dei matti” ha portato alla ribalta una storia veneziana che però temo non abbia suscitato gli entusiasmi dei difensori della cultura e della identità veneta.
Loro, i sostenitori della dialetto nelle scuole, preferiscono finanziare con soldi pubblici polpettoni come “Barbarossa” per immedesimarsi in Alberto da Giussano (che peraltro, come del resto tutta la frottola della Padania, non c’entra nulla con i Veneti e la loro storia), disposti anche a rischiare qualche ridicolo flop nel tentativo di ricostruirsi improbabili radici etniche.
L’irruzione della storia di un veneziano come Franco Basaglia sulle reti nazionali forse servirà invece a raccontare un Veneto diverso, un Veneto che non ha avuto paura, che ha percorso la strada della libertà e della solidarietà, che è stato al fianco del ultimi.
Un veneto del quale ci sarebbe proprio bisogno ora.



10. Febbraio 2010 alle 09:25
Come non condividere i tuoi pensieri,
ma se e’ vero che Basaglia ha dato il LA’ sono piu’ di 30 anni che la cooperazione sociale sta’ proseguendo il suo lavoro.
Lavoro che troppo spesso viene dimenticato, e oggi come allora le istituzioni si nascondono dietro all’assistenza al sussidio economico, anziche’ pensare e progettare assieme a noi; chi lo fa, ha sempre paura che qualcuno possa dire qualcosa, il loro lavoro fatto venga messo in discussione, anche dai sindacati oggi, i quali allora erano al nostro fianco.
Quando ho visto la storia di Basaglia l’altra sera, mi sono emerse mille emozioni perche’ anche se alla fine di un percorso io cero era l’anno 1981 e posso dire una cosa sola, chi non l’ha vissuto nella propria pelle, come operatore o famigliare, non riuscira’ mai a capire fino in fondo quanto sia importante dare agli altri cio’ che a noi (graziati) abbiamo gia’ LA DIGNITA’ UMANA.
Questa battaglia non e’ ancora finita, ANZI, debbo dire con questa nuova grande crisi, si affacciano alla nostra cooperativa grandi drammi che sfoceranno in altrettanti crisi di identita’’.
Visto che chi e’ sul campo non se ne puo’ dimenticare.
CHIEDO A VOI CHE GOVERNATE DI NON DIMENTICARE
Laura Baldo
Presidente COOP: SOC: LIBERTA’