
Questa mattina ero nuovamente all’assemblea dei lavoratori dell’Alcoa di Fusina,la multinazionale dell’acciaio che intende chiudere gli stabilimenti in Italia per trasferire altrove la produzione dopo aver goduto per anni di incentivi e sconti sull’energia.
Nelle stesse condizioni è lo stabilimento sardo di Portovesme.
Il Governo ha cercato di trattenere l’azienda in Italia promettendo sconti sull’energia per lo stabilimento sardo, per quello veneto invece non è stata trovata nessuna soluzione.
Tra i lavoratori la tensione e la preoccupazione era palpabile.
Anche questa volta c’era una delegazione di politici leghisti, tra i quali l’assessore Massimiliano Malaspina che ha arringato i lavoratori sulla necessità di far sentire forte domani a Roma la voce dei Veneti.
Lo faceva tenendo tra le mani un piccolo scatolone.
Si diceva contrariato perché a Roma e nelle tv si parla sempre e solo dei lavoratori sardi dell’Alcoa e non di quelli veneti.
E ci ha spiegato che questo dipendeva dal fatto che i sardi erano presenti alle trattative e davanti alle telecamere sventolando, orgogliosamente, la bandiera di 4 mori.
Per questo, aprendo teatralmente il pacchetto che teneva tra le mani, offriva ai lavoratori 40 bandiere del veneto con il leone i San Marco, chiedendo lavoratori di manifestare domani a Roma con quelle. Perché i simboli, concludeva, sono importanti.
I lavoratori hanno applaudito e molti di loro hanno preso le bandiere.
I leghisti sorridevano contenti di aver, in qualche modo, portando anche dentro i luoghi della cara vecchia classe operaia incazzata il simbolismo veneto caro al loro partito.
ma i lavoratori non sono fessi e qualcuno lo ha anche detto chiaro e tondo davanti a tutta l’assemblea.
Non è una questione di simboli, che pure sono importanti, ma di fatti.
In Consiglio dei ministri siedono 3 importanti ministri veneti, uno è addirittura ministro del lavoro Sacconi, e due sono candidati alle due più importanti poltrone venete: Zaia Governatore e Brunetta a sindaco di Venezia.
In Consiglio dei Ministri invece non siede nessun sardo.
Eppure.
Nel decreto sull’energia del Governo sono previsti sconti sulla bolletta energetica solo per la Sardegna.
E i ministri veneti che facevano? Dormivano?
Come Zaia quando si votava per il nucleare in Veneto?
La bandiera Veneta a me piace molto e usarla per difendere il diritto al lavoro dei veneti la rende ancora più bella.
Ma i leghisti sappiano che non possono prendere in giro i lavoratori e se ai simboli e alle parole non seguiranno i fatti, quelle bandiere potrebbero rivolgersi contro di loro.
Ma nella versione con la spada sguainata.




2. Febbraio 2010 alle 08:50
vai Atalmi!
2. Febbraio 2010 alle 11:42
Come non darti piena e completa ragione? La Lega è tutto uno spot, partito di protesta qui sul territorio e partito di governo a Roma. E’ incredibile che riescano a farsi supportare dalla gente dicendo che a Roma non si sta facendo abbastanza quando a Roma ci sono loro! Mah, speriamo che anche la gente cominci a capirlo. Purtroppo o per fortuna, i voti girano come il vento: come sono arrivati alla Lega, abbandonando qualche altro partito, quando i veneti capiranno quanta poca sostanza ci sia in tutte quelle parole, molleranno la Lega per andare verso qualcos’altro.
2. Febbraio 2010 alle 11:50
da noi alla zen 2 mesi di presidio non si è visto nessuno tranne rifondazione e comunisti italiani. faccio presente che lavoriamo per clienti molto importanti.e noto gia da tempo che tra le fila della fiom ci sono moltissime persone che votano la lega ,ma permettimi nicola che questi operai forse hanno un pò di confusione.te lo spiego subito magari tra quei lavoratori ci sono anche e sono sicuro quelli che hanno la tessera della fim votano l rsu della fiom hanno la moglie staniera lavorano a fianco con lavoratori migranti e ci bevono pure il caffe assieme . ma poi quando tornano al bar sotto casa si fanno indotrinare da qualche mahatma della lega. la cosa migliore per questi lavoratori e stare uniti e basta i sinboli non servono a niente tantomeno il leone che di lotte dei lavoratori non ne ha mai fatte e neanche la lega.finisco con una provocazione noi fonderie zen l energia la paghiamo tutta per intero e loro no, me lo spieghi il perchè, noi siamo i figli della serva?
2. Febbraio 2010 alle 12:21
dato che oggi sono a casa in cassa integrazione mi pongo delle domande . primo, come mai a porto marghera storico sito sindacalizzato e scenario in passato di lotte dei lavoratori, non si è riuscito ad ottenere niente, mi sembra strano .secondo i sonboli la sardegna è molto meno sindacalizzata ed e per questo fa paura non c è una cultura sindacale e cosi hanno deciso di usare la loro bandiera.basta osservare la tv e le bandiere del sindacato non ci sono tranne quelle della fim.per ultimo, provocazione finale dato che a marghera è presente la fiom forse qualcuno, ha deciso di far purgare questi lavoratori, però con il contentino di andare a roma con il leone alato.
2. Febbraio 2010 alle 13:48
Perfettamente d’accordo Atalmi.
Solidarietà piena ai lavoratori che spero sventoleranno con ORGOGLIO la bandiera della loro terra, sfruttata e abbondonata nel bisogno!!!!
EL LEON NON XE LA BANDIERA DEA LEGA, XE LA BANDIERA DE UN POPOLO, SOLO PORTANDOLO IN TUTE LE MANIFESTASION NON POLITICHE LO FAREMO CAPIRE!
2. Febbraio 2010 alle 23:17
Grande Nicola, senplisemente grando, no go parole.
Questa ga da esser la funsiòn de la sanca in regiòn fin che no la podrà governare, stimolo e critica sui problemi concreti e stimolo anche sulla necessità di trasversalità e condivisiòn sulle questioni identitarie.
Bravo
3. Febbraio 2010 alle 00:17
grazie ernesto
3. Febbraio 2010 alle 00:40
ilmanifesto
04 CAPITALE & LAVORO02.02.2010
TAGLIO MEDIO | di Orsola Casagrande – VENEZIA
FUSINA (MARGHERA)
«Il governo deve garantire la continuità»
Saranno tre i pulman che stamattina porteranno a Roma i lavoratori dell’Alcoa di Fusina (Marghera). Ma una rappresentanza dei duecento lavoratori dello stabilimento veneziano rimarrà a presidiare Fusina, per garantire il blocco delle attività e il successo dello sciopero. Sono mesi che i lavoratori di Marghera sono in lotta, come i loro compagni in Sardegna. La multinazionale infatti sembra decisa a lasciare l’Italia.
«Non ci sono grandi spiragli di speranza – dice Giorgio Molin, segretario della Fiom di Venezia – perché la multinazionale sembra aver già deciso di andarsene dal nostro paese. Il punto – insiste Molin – adesso è uno solo: che cosa ha intenzione di fare il governo se Alcoa se ne va? Sarà in grado di garantire la continuità degli impianti?».
In altre parole il problema è capire se il governo Berlusconi ha «la volontà di tenere aperti gli stabilimenti. Perché – dice ancora Molin – se viene garantita la continuità degli impianti si potrebbero trovare acquirenti, in fondo l’alluminio è un settore che tira». Per questo per la Fiom il governo deve dire chiaro e tondo all’Enel che «la corrente non si stacca». Perché, va da sè, se la corrente sarà staccata sarà la fine. E questo i lavoratori lo sanno bene, per questo a Roma oggi vogliono una risposta concreta dal governo Berlusconi. Naturalmente Molin non si nasconde che «il governo potrebbe anche decidere di fare da spettatore». E sarebbe gravissimo.
Intanto i lavoratori si stanno preparando alla manifestazione romana di oggi. Nella capitale anche le istituzioni: regione, provincia e comune.
Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, all’assemblea dei lavoratori Alcoa, ieri, ha confermato che «ci vuole una dura azione del governo a livello nazionale per impedire che le multinazionali facciano ciò che vogliono magari dopo aver ricevuto un’azienda a costo zero». Se la multinazionale, ha detto Cacciari «tradirà Fusina e Portovesme deve agire andando a riferire dove Alcoa è pronta a investire abbandonando il nostro paese come si sta comportando la multinazionale».
La Lega, all’assemblea di ieri, ha distribuito bandiere della Serenissima ai lavoratori, perché «bisogna difendere la nostra identità veneta», hanno detto i leghisti. Ma in consiglio dei ministri, hanno ricordato i comunisti italiani, siedono due ministri veneti, Brunetta e Zaia (l’uno candidato sindaco di Venezia e l’altro candidato governatore della regione), «che alzino la voce invece che le bandiere», ha detto il consigliere regionale Nicola Atalmi.
L’Alcoa, come ha sottolineato ieri in assemblea la Fiom, ha cominciato il processo di disimpegno dall’Italia già l’anno scorso. Prima la cassa integrazione e poi quando doveva ripartire la produzione di alluminio il crollo da ottanta a quarantamila laminati l’anno. Segnale negativo anche il fatto che Alcoa non abbia accettato le proposte del governo per rimanere. «Mi sembra – dice Molin – che questo rifiuto indichi la volontà di Alcoa di andarsene. Stanno costruendo stabilimenti in Arabia Saudita, che saranno pronti in un paio d’anni».
3. Febbraio 2010 alle 08:27
BRAVO NICOLA
3. Febbraio 2010 alle 08:41
come mai non si sono viste le nostre gloriose bandiere a roma?Ho visto con mio grande piacere le bandiere delle fiom che in occasione delle manifestazioni dei sardi erano sparite .Mi chiedo sè forse i lavoratori hanno capito cosa fa la lega…..la propaganda e basta il resto lo lascia fare ai lavoratori.Continua su questa strada atalmi che è quella giusta.
3. Febbraio 2010 alle 14:12
la questione identitaria è sempre più importante nel mondo globalizzato e la lega è abile a sfruttare la situazione. Il meccanismo su cui si basa il suo ragionamento è “mors tua vita mea”. Chiudete alcoa in sardegna e salvate quella veneta. Fuori gli immigrati e dare il lavoro ai veneti. Benefici sociali prima ai veneti. Se la torta da dividere è sempre più piccola è chiaro che il discorso leghista ha un forte impatto, tanto da sembrare l’unica via praticabile per salvarsi. E non si possono fare tanti sofismi sulla disperazione. Morale del discorso: se gli operai si aggrappano ai discorsi leghisti è comprensibile, è una reazione dovuta all’istinto di autoconservazione.
4. Febbraio 2010 alle 08:24
credimi chiara l operaio non è poi cosi attento alle tematiche sociali e politiche che gli sono attorno è convinto solo che tutti gli extracomunitari e migranti siano dei delinquenti.Senza accorgersi che poi ci lavora assieme. Alla zen però non si sono mai verificati fortunatamente situazioni di razzismo. E qui va dato merito al sindacato che ha trattato tutte le persone come lavoratori senza distinzioni.Questo è utile perchè quanto si lotta per un intaresse comune come il lavoro si lotta tutti assieme senza differenze.Se un giorno tutte le persone senza razza e passaporto si uniscono semplicemente come lavoratori, ci potra essere un futuro migliore
5. Febbraio 2010 alle 12:21
si si, cmq se le bandiere sono state accolte con entusiasmo significa che la questione dell’identità è molto sentita in questo momento e non va sottovalutata o criticata, ma compresa. Riflettevo sul fatto che se le risorse sono poche è istintivo cercare di tenerle per se, escludendo gli altri. Mi spiego così questa “svolta leghista” di una parte non trascurabile del mondo operaio, forse anche di più del pensiero che gli extracomunitari siano delinquenti. Oltretutto i lavoratori italiani si sentono in competizione con quelli dei paesi poveri dove gli imprenditori delocalizzano e quindi ricercano la “chiusura” in movimenti come la lega che esaltano l’appartenenza locale. La Zen è una bella realtà, è stato un piacere conoscerti l’altro giorno ivan.
11. Febbraio 2010 alle 10:19
La domanda del giorno è se contano più i tifosi o i lavoratori?Dato che sono intervenuti il sindaco di roma e il presidente della camera per risolvere la questione chiamando di persona il nuovo allenatore.Sinceramente se la mia squadra del cuore perde alla notte credetemi dormo , se invece sto a 0 ore in cassa integrazione pensando ai 643 euro sinceramente non dormo.domanda per andare a contestare la squadra del cuore ci si prende un giorno di ferie?
18. Febbraio 2010 alle 20:28
Troppo facile accanirsi sulla Lega in questi frangenti cari…avesse provato la sinistra a governare con questa crisi…. sanno solo parlare e sparlare! Vi sembra facile venire a capo di qualcosa con Alcoa? A Palazzo Chigi stan facendo di tutto per non farla chiudere! Sapete solo lamentarvi e star li con le mani in mano!
19. Febbraio 2010 alle 09:56
Spiacente dirtelo, ma abbiamo fatto due mesi di presidio ad albignasego e della lega non è venuto nessuno,si trattava solo di 200 posti di lavoro a richio.Sono venuti rifondazione, comunisti italiani,il sindaco del pdl ,il pd , forza nuova di padova,oltre la solidarieta delle istituzioni locali comprese le forze dell ordine. ma della lega nessuno con grande delusione da parte dei colleghi padani,lasciati in balia dei comunisti.
22. Febbraio 2010 alle 15:38
Questa settimana è cruciale per la Alcoa, come per molte altre aziende del veneziano dalla Vynils alla Pansac.
I Ministri veneti, tutti molto impegnati in campagna elettorale, da Zaia a Brunetta passando per Sacconi, devono dimostrare sul campo che lo slogan elettorale “prima il veneto” non è una ennesima presa in giro dei lavoratori.
Non ci accontentiamo di generiche dichiarazioni ottimiste perchè la situazione nel complesso è drammatica.
Evidentemente non bastano gli spot e i tabelloni elettorali, assieme alle bandiere di San Marco distribuite agli operai, ma serve che i tre importanti Ministri veneti si facciano sentire nel Governo per fermare il declino industriale di Marghera e del Veneto.
Bisogna difendere il lavoro ed i lavoratori veneziani e veneti con i fatti e fino ad ora dal Pdl e dalla Lega di fatti e risultati se ne sono visti pochi.
23. Febbraio 2010 alle 08:38
Brunetta alla Uil: «Su Marghera patti chiari»
E sull’ospedale di Venezia: «Come si fa a difenderlo se la popolazione diminuisce?»
(MICHELE BUGLIARI) /
Il candidato sindaco del centrodestra Renato Brunetta, ieri mattina al Novotel di Mestre, ha presentato il suo programma a un centinaio di sindacalisti della Uil, strappando applausi e pochi mugugni. Alla fine, molti sindacalisti si sono fatti la foto col ministro. Il segretario regionale della Uil, Gerardo Colamarco, ha sottolineato che la Uil avrà pure un incontro con Giorgio Orsoni. Sull’ospedale Civile di Venezia, il ministro, citando il suo progetto di portare 100.000 nuovi abitanti in Comune, ha detto: «Più popolazione, più posti di lavoro a maggior reddito ci saranno e più forte sarà la finanza pubblica. Allora sarà possibile avere dei servizi più costosi. Altrimenti, come si fa a difendere l’ospedale dal Padoan di turno?». Sulle crisi industriali: «Il caso Alcoa richiede di resistere, resistere, resistere e per salvarla lotterò sino alla morte, pur sapendo che non è questa la risposta a lungo termine». Su Alcoa, Vynils e Pansac ieri il consigliere regionale Nicola Atalmi (Pdci) in una nota ha ricordato che i ministri veneti «tutti molto impegnati in campagna elettorale, da Zaia a Brunetta passando per Sacconi, devono dimostrare sul campo che lo slogan elettorale “prima il Veneto” non è una ennesima presa in giro dei lavoratori». Brunetta alla Uil ha detto anche che creerà un tavolo istituzionale per Porto Marghera tra Comune, Provincia, Regione, Governo e parti sociali (per la chimica c’è già dal 2006), in cui saranno decise le strategie del futuro. «Il tutto – ha detto – senza mere petizioni di principio. Guardate gli accordi della chimica, fatti in pompa magna, che disastro hanno prodotto. Bisogna chiudere i cicli produttivi che hanno esaurito la loro spinta propulsiva». Per le bonifiche, per il ministro, è necessario un commissario che sarà il sindaco. Casa: Brunetta sostiene che si dovranno vendere agli inquilini gli alloggi comunali e dell’Ater. Infine il Casinò: «Non sarà più il posto dove si assumono i trombati della politica come direttori del personale e dove il comandante della Polizia municipale fa il capo degli ispettori».
24. Febbraio 2010 alle 15:12
In attesa dell’esito del vertice di domani a Roma le materie prime scarseggiano
Alcoa, si lavora col contagocce
Atalmi ai ministri veneti: «Tanta propaganda e pochi fatti»
MARGHERA. I lavoratori dell’Alcoa di Fusina di nuovo sulle spine, in attesa dell’esito dell’ennesimo incontro con i massimi dirigenti della multinazionale dell’alluminio, convocato per domani alle ore 20 a Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio dei ministri, a Roma. Nella fonderia (Primario) – che rischia la chiusura – e nel Laminatoio, l’attesa è grande, sopratutto ora – come riferiscono le Rsu di Fusina – che, a causa delle scarse forniture di materie prime, si vive alla giornata. La nave di allumina è arrivata ma gli anodi – altro materiale essenziale per produrre alluminio – vengono forniti giorno per giorno e non si sa per quanto. Anche i contratti a termine dei lavoratori a progetto, che fino allo scorso anno arrivavano a 6 o 12 mesi, ora vengono rinnovati solo mensilmente dalla direzione aziendale. La sensazione è che Alcoa si stia preparando ad una eventuale, e del resto già annunciata, fermata del Primario se anche domani non ci saranno «i presupposti» per avere gli sconti energetici promessi ed evitare una nuova multa della Commissione Europa. Sindacati e istituzioni locali sperano che quello di domani sia un incontro «decisivo», ma secondo il segretario nazionale della Cgil, Fernando Liuzzi, «prima di affermare che questa sarà una settimana decisiva occorre essere prudenti perché quella dell’Alcoa è una vertenza complessa in cui è difficile immaginare che vi sia un unico momento in cui si passi da una situazione critica ad una positiva». Intanto il consigliere regionale veneto della Federazione della Sinistra, Nicola Atalmi, sfida i ministri-candidati a dimostrare ai lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro che «Prima il Veneto» non è soltanto uno slogan elettorale. «Questa settimana è cruciale per la Alcoa – sottolinea Atalmi – e i ministri veneti, tutti molto impegnati in campagna elettorale, da Zaia a Brunetta e Sacconi, devono dimostrare sul campo che lo slogan elettorale “Prima il Veneto” non è l’ennesima presa in giro dei lavoratori e sindacati, convocati a Roma solo per assistere a continui rinvii». (g.fav.)