di Gianluca Codognato Fra Trenitalia e i pendolari esiste un contratto. Visti i ritardi, i disagi, la scarsità di vagoni, la sporcizia, il contratto non viene rispettato dall’azienda. Si sostanzia in questa logico «teorema» la pioggia di citazioni davanti al Giudice di Pace che sta per arrivare a Roma, in piazza della Croce Rossa, sede legale della stessa Trenitalia. Entro metà marzo sono già previste le prime sei udienze. Ma, a poco a poco, tutti gli oltre 140 utenti (di cui un terzo composto da veneziani e mestrini) che rientrano nel comitato «Salva i pendolari» istituito dai Comunisti Italiani della federazione regionale potrebbero chiamare in giudizio l’azienda per chiedere il risarcimento dei danni. Azione. Niente class action per gli aderenti al comitato. «È ancora troppo restrittiva e farraginosa – spiega Nicola Atalmi, segretario regionale dei Comunisti Italiani – e poi abbiamo cominciato a raccogliere la documentazione necessaria a ottobre, prima che entrasse in vigore questa opportunità». La documentazione in questione dimostra la meticolosità dell’azione messa in campo. Da ottobre, appunto, e per due, tre mesi, sei pendolari del comitato – due di Treviso, uno di Belluno, due di Padova e un artigiano residente a Salzano – hanno monitorato giorno per giorno tutti i disservizi riscontrati nei propri viaggi in treno. Ritardi, soprattutto, ma anche sovraffollamento, sporcizia. Il resoconto è stato allegato alla citazione in giudizio. Motivazioni. Già in altre occasioni singoli pendolari hanno richiesto un risarcimento all’azienda dei trasporti ferroviari. Ma questa volta «non ci basiamo sul danno biologico – sottolinea Atalmi – bensì puntiamo la nostra azione sull’inadempienza contrattuale. Il pendolare paga un certo tipo di servizio: se non è all’altezza, è giusto che Trenitalia risarcisca l’utente». Per quantificare il risarcimento, la citazione analizza i ritardi registrati nei due, tre mesi. Da qui, «è possibile risalire al lucro cessante, anche se sono cause inferiori ai mille euro». Storie. Sono oltre 140 le persone iscritte al comitato «Salva i pendolari». Il padovano Matteo Cefis è fra i sei pendolari che andranno davanti al Giudice di pace della propria provincia. «Lavoro in biblioteca a Castelfranco – racconta – e da un anno e mezzo faccio il pendolare. Ho preso un abbonamento annuale sborsando anticipatamente 464 euro. Risultato? Il treno è sempre in ritardo, soprattutto al ritorno. Spesso, pur uscendo nel pomeriggio, arrivo a casa alle 21,30. La situazione è insostenibile». Barbara Iannotta, bellunese, frequenta Giurisprudenza a Treviso. «In macchina si impiegano al massimo 40 minuti – spiega – In treno la media è di un’ora e un quarto, ma qualche volta si superano le due ore e mezza. Ci sono solo due vagoni, stiamo tutti schiacciati. E alla fine pago 186 euro per un abbonamento trimestrale». Anche lei andrà a marzo davanti al Giudice di pace. Come d’altra parte Claudio Ivizzi, che da 26 anni parte da Trebaseleghe per raggiungere la Sovrintendenza a Venezia, dove lavora: «Dal 1984 la situazione è precipitata. Per me è una agonia, perché la stazione di Trebaseleghe è servita poco e male. Posso prendere il treno delle 6.32, arrivando in anticipo, o quello delle 7.04, sempre in ritardo». Le colpe. «Naturalmente – spiega Atalmi – noi non ce l’abbiamo con i lavoratori di Trenitalia, ma con la Regione. Primo perché è penultima in Italia in quanto a investimenti ferroviari. Poi perché il contratto di servizio con Trenitalia potrebbe essere molto più vantaggioso per i pendolari. In Toscana i ritardi vengono monitorati mese per mese e sempre mese per mese vengono risarciti i pendolari. Fra l’altro, visto che la Regione aveva promesso investimenti mai fatti sul fronte ferroviario, nel prossimo contratto di servizio, molto probabilmente, non verranno neppure comprese le multe all’azienda». Per scaricare i moduli necessari a citare in giudizio Trenitalia basta andare sul sito http://www.atalmi.it.
Gentile sig. Atalmi,
sono Marta, pendolare da ben 7 anni per motivi di studio,
studentessa di architettura a Venezia sempre informata sugli
avvenimenti nazionali, ma pochissimo su quelli regionali e locali.
Le scrivo benchè stavolta sia in ritardo io, anzichè il solito treno!
Ho da poco appreso che a marzo si apriranno le udienze dei pendolari
che hanno deciso di citare per danni Trenitalia per il disservizio cui
li (ci) ha sottoposti in tutti questi anni. Mi unisco al coro, visto
che ormai giuridicamente parlando è un po’ tardi per unirmi alla parte
lesa. Sono davvero rammaricata della mia pigrizia e poca voglia di
combattere per quelli che sono i miei diritti di cittadina pagante, mi
servirà di lezione per il futuro!
Ho anche scoperto, navigando nel sito “ferrovie a nordest”, che i
primi giorni di dicembre si è dato il via a un disegno di legge per
ridurre le multe ai viaggiatori non in regola. Non me ne ero mai
informata prima perchè mai, i 7 anni di onorato e regolarissimo
pendolarismo, mi era capitato di essere multata, cosa che è successa
ieri. Spero abbia la pazienza di ascoltarmi ancora qualche minuto, le
illustrerò brevemente quel che mi è successo.
sul regionale che da Udine va a Venezia alle ore 8:07 sono salita alla
stazione di Treviso. Poichè ho finito i corsi, dagli abbonamenti sono
passata alle corse semplici, in quanto, a seconda delle settimane, mi
capita di dover andare in facoltà una o de volte la settimana; mi
rendo conto ora che questo particolare fa di me una pendolare
mezzosangue.
Dato che ho dovuto prendere il treno di corsa, mi sono illusa che le
obliteratrici sulla banchina fossero funzionanti, ma niente da fare,
così, dato che il treno era pieno e il mio bagaglio piuttosto pesante,
mi sono seduta subito, invece di andare a cercare il controllore,
errore mio, lo ammetto. Errore giustificato però dal fatto che in
passato mi era stato suggerito da un amico di poter scrivere a penna,
in modo indelebile sul biglietto, data, ora e stazione di partenza.
Subito lei si stupirà che una cosa del genere possa essere
accettabile, e sicuramente si stupirà di sentire che in
quell’occasione il mio biglietto così convalidato in extremis, è stato
tranquillamente controvalidato dal controllore di turno, che non ha
fatto una piega e anzi mi ha detto sorridente “non c’è problema”.
Ancor più si stupirà nel sapere che ieri, invece, ripresentandosi
l’emergenza, il controllore mi ha risposto che era un’irregolarità, e
che non poteva rispondere del comportamento dei suoi colleghi.
Ovviamente a nulla sono valse le mie giustificazioni, stupidamente ho
pensato che se quel sistema era valso una volta doveva valere sempre.
Ci tengo a precisare che non è un’abitudine, quella di ricorrere a
questo sistema, tutt’altro, sono ancora una cittadina convinta (e
illusa) che i servizi pubblici possano funzionare solo se tutti noi ne
facciamo un uso corretto e adeguatamente ripagato. Ma in questo caso
il controllore è stato intransigente (era una donna, non vorrei essere
misogina, però…) e non potendo io pagare la multa da 50 euro in quel
momento (sorprendente che una studentessa di 25 anni non abbia 50 euro
nel portafoglio, vero?) mi è stato fatto il solito verbale da pagare
in stazione di 200 euro.
Ora, io mi rendo conto perfettamente che il regolamento dice ” senza
biglietto o con biglietto non timbrato” e che la mia possa essere
sembrata la scappatoia di una furbacchiona, ma posso assicurarle che
non è il mio caso, altrimenti non mi preoccuperei tanto di far sentire
la mia voce. Quello che mi disturba è che per l’incompetenza di
qualcun altro devo pagare io.
Mi rivolgo a lei per un consiglio e per qualche informazione sugli
sviluppi del ddl, in quanto sborsare 200 euro è per me un onere non da
poco dal punto di vista economico, oltre al fatto che mi ritrovo a
dovere pagare per un equivoco commesso da altri, e sembra assurdo che
mi venga applicata la stessa punizione che spetta a chi il biglietto
non lo compra proprio, mentre io i miei 2,35 euro per un treno in
ritardo li ho sempre spesi.
La ringrazio dell’attenzione e della pazienza,
cordiali saluti
Mercoledì 17 Febbraio 2010,
Pendolari sul piede di guerra contro Trenitalia. Ieri, a Mestre, sono stati firmati i primi quattro atti di citazione della società davanti al Giudice di Pace per i ritardi e i disservizi sulle linee ferroviarie (e altri due sono pronti ad aggiungersi). Treni fuori orario, sovraffollamento dei vagoni, sporcizia e guasti ricorrenti: questi i compagni di viaggio di lavoratori e studenti che, stanchi di una situazione quasi quotidiana, hanno deciso di ricorrere alle vie legali dopo aver monitorato per tre mesi su una scheda l’(in)efficienza dei mezzi utilizzati. È una protesta che sta montando visto che già in 150 hanno aderito alla campagna di tutela promossa dal consigliere regionale Nicola Atalmi, della Lista comunista. A sentire i primissimi sottoscrittori, il problema è generalizzato.
TRATTA BASSANO – VENEZIA. Claudio Ivizi sale a Trebaseleghe per andare a lavorare in Soprintendenza a Venezia: paga l’abbonamento annuale da 360 euro. «Sono pendolare dal 1984, ma in tutti questi anni non ho mai visto una situazione del genere, il servizio è peggiorato in maniera impressionante – sostiene – Quasi quasi non vedo l’ora di andarmene in pensione per non dover più prendere il treno. È illogico: da quando cinque anni fa è stata fatta la fermata della metropolitana di superficie alcuni convogli che fermano nelle stazioni precedenti o successive, alla mia, tirano dritti. Sono costretto a prendere il treno prima arrivando a destinazione troppo presto o molto dopo tardando a passare al badge, non c’è la via di mezzo».
TRATTA PADOVA – CASTELFRANCO. Matteo Cefis abita a Padova ma lavora a Castelfranco nella Biblioteca comunale: paga l’abbonamento annuale di 464 euro. «Negli ultimi mesi – afferma – non ricordo un solo giorno in cui il treno sia arrivato puntuale. Più di una volta ho dovuto prendere dei permessi e addirittura delle ferie. Al ritorno, poi, capita che il ritardo accumulato sia gravissimo. Partendo alle 19:40 dovrei arrivare a casa attorno alle 20:30 e invece succede che faccia anche le 22. Ho scritto dei reclami ma la risposta è stata sempre la stessa: motivazioni tecniche. Teniamo conto, inoltre, che la tratta continua a essere servita da vecchi locomotori a gasolio a dispetto dei soldi che paghiamo, peraltro, assolutamente in anticipo».
TRATTA BELLUNO – TREVISO. Barbara Iannotta vive a Belluno ma da anni studia Giurisprudenza a Treviso: paga l’abbonamento trimestrale da 186 euro. «Parto prestissimo al mattino – racconta – ma spesso e volentieri il viaggio dura anche un ora e un quarto quando in auto ci metterei tranquillamente tre quarti d’ora. Da Belluno a Conegliano c’è soltanto un binario per cui gli scambi tra convogli giocoforza provocano delle soste e dei ritardi. Al ritorno è capitato che sia partita alle 18 e non sia arrivata a casa prima delle 22, restando ferma addirittura un’ora e mezza nella campagna buia di Montebelluna senza possibilità di aprire i finestrini».
TRATTA BASSANO – VENEZIA. Enrico Scognamiglio sale a Salzano ma lavora a Venezia come impiantista termoidraulico: paga l’abbonamento mensile da 47 euro. «Il treno non è mai in orario, viceversa la ressa e le spinte sono all’ordine del giorno – sottolinea – Ogni mattina è un terno al lotto. Il viaggio, anziché durare i 32 minuti programmati, si prolunga addirittura a un’ora e più. Con le nevicate, poi, la situazione che era già al collasso è completamente degenerata e siamo arrivati al tilt totale, durato anche una settimana intera».
Grazie Marta per la tua segnalazione. Episodi del genere succedono spesso purtroppo, poichè prevalgono le regolette sul buonsenso! E spesso i controllori sono meno rispettosi di Trenitalia nei confronti dei pendolari. Ci informiamo sul ddl di cui parli e, in generale, se è possibile fare qualcosa per non pagare la multa.
Marta, la multa non la devi pagare se le obliteratrici non erano funzionanti, si tratta di negligenza di Trenitalia, non tua. Trovati un testimone e contesta la multa.
17. Febbraio 2010 alle 10:27
«Troppi ritardi e disagi: risarciteci»
di Gianluca Codognato Fra Trenitalia e i pendolari esiste un contratto. Visti i ritardi, i disagi, la scarsità di vagoni, la sporcizia, il contratto non viene rispettato dall’azienda. Si sostanzia in questa logico «teorema» la pioggia di citazioni davanti al Giudice di Pace che sta per arrivare a Roma, in piazza della Croce Rossa, sede legale della stessa Trenitalia. Entro metà marzo sono già previste le prime sei udienze. Ma, a poco a poco, tutti gli oltre 140 utenti (di cui un terzo composto da veneziani e mestrini) che rientrano nel comitato «Salva i pendolari» istituito dai Comunisti Italiani della federazione regionale potrebbero chiamare in giudizio l’azienda per chiedere il risarcimento dei danni. Azione. Niente class action per gli aderenti al comitato. «È ancora troppo restrittiva e farraginosa – spiega Nicola Atalmi, segretario regionale dei Comunisti Italiani – e poi abbiamo cominciato a raccogliere la documentazione necessaria a ottobre, prima che entrasse in vigore questa opportunità». La documentazione in questione dimostra la meticolosità dell’azione messa in campo. Da ottobre, appunto, e per due, tre mesi, sei pendolari del comitato – due di Treviso, uno di Belluno, due di Padova e un artigiano residente a Salzano – hanno monitorato giorno per giorno tutti i disservizi riscontrati nei propri viaggi in treno. Ritardi, soprattutto, ma anche sovraffollamento, sporcizia. Il resoconto è stato allegato alla citazione in giudizio. Motivazioni. Già in altre occasioni singoli pendolari hanno richiesto un risarcimento all’azienda dei trasporti ferroviari. Ma questa volta «non ci basiamo sul danno biologico – sottolinea Atalmi – bensì puntiamo la nostra azione sull’inadempienza contrattuale. Il pendolare paga un certo tipo di servizio: se non è all’altezza, è giusto che Trenitalia risarcisca l’utente». Per quantificare il risarcimento, la citazione analizza i ritardi registrati nei due, tre mesi. Da qui, «è possibile risalire al lucro cessante, anche se sono cause inferiori ai mille euro». Storie. Sono oltre 140 le persone iscritte al comitato «Salva i pendolari». Il padovano Matteo Cefis è fra i sei pendolari che andranno davanti al Giudice di pace della propria provincia. «Lavoro in biblioteca a Castelfranco – racconta – e da un anno e mezzo faccio il pendolare. Ho preso un abbonamento annuale sborsando anticipatamente 464 euro. Risultato? Il treno è sempre in ritardo, soprattutto al ritorno. Spesso, pur uscendo nel pomeriggio, arrivo a casa alle 21,30. La situazione è insostenibile». Barbara Iannotta, bellunese, frequenta Giurisprudenza a Treviso. «In macchina si impiegano al massimo 40 minuti – spiega – In treno la media è di un’ora e un quarto, ma qualche volta si superano le due ore e mezza. Ci sono solo due vagoni, stiamo tutti schiacciati. E alla fine pago 186 euro per un abbonamento trimestrale». Anche lei andrà a marzo davanti al Giudice di pace. Come d’altra parte Claudio Ivizzi, che da 26 anni parte da Trebaseleghe per raggiungere la Sovrintendenza a Venezia, dove lavora: «Dal 1984 la situazione è precipitata. Per me è una agonia, perché la stazione di Trebaseleghe è servita poco e male. Posso prendere il treno delle 6.32, arrivando in anticipo, o quello delle 7.04, sempre in ritardo». Le colpe. «Naturalmente – spiega Atalmi – noi non ce l’abbiamo con i lavoratori di Trenitalia, ma con la Regione. Primo perché è penultima in Italia in quanto a investimenti ferroviari. Poi perché il contratto di servizio con Trenitalia potrebbe essere molto più vantaggioso per i pendolari. In Toscana i ritardi vengono monitorati mese per mese e sempre mese per mese vengono risarciti i pendolari. Fra l’altro, visto che la Regione aveva promesso investimenti mai fatti sul fronte ferroviario, nel prossimo contratto di servizio, molto probabilmente, non verranno neppure comprese le multe all’azienda». Per scaricare i moduli necessari a citare in giudizio Trenitalia basta andare sul sito http://www.atalmi.it.
17. Febbraio 2010 alle 15:23
Grazie per quello che fai da un pendolare incazzato
17. Febbraio 2010 alle 15:25
Gentile sig. Atalmi,
sono Marta, pendolare da ben 7 anni per motivi di studio,
studentessa di architettura a Venezia sempre informata sugli
avvenimenti nazionali, ma pochissimo su quelli regionali e locali.
Le scrivo benchè stavolta sia in ritardo io, anzichè il solito treno!
Ho da poco appreso che a marzo si apriranno le udienze dei pendolari
che hanno deciso di citare per danni Trenitalia per il disservizio cui
li (ci) ha sottoposti in tutti questi anni. Mi unisco al coro, visto
che ormai giuridicamente parlando è un po’ tardi per unirmi alla parte
lesa. Sono davvero rammaricata della mia pigrizia e poca voglia di
combattere per quelli che sono i miei diritti di cittadina pagante, mi
servirà di lezione per il futuro!
Ho anche scoperto, navigando nel sito “ferrovie a nordest”, che i
primi giorni di dicembre si è dato il via a un disegno di legge per
ridurre le multe ai viaggiatori non in regola. Non me ne ero mai
informata prima perchè mai, i 7 anni di onorato e regolarissimo
pendolarismo, mi era capitato di essere multata, cosa che è successa
ieri. Spero abbia la pazienza di ascoltarmi ancora qualche minuto, le
illustrerò brevemente quel che mi è successo.
sul regionale che da Udine va a Venezia alle ore 8:07 sono salita alla
stazione di Treviso. Poichè ho finito i corsi, dagli abbonamenti sono
passata alle corse semplici, in quanto, a seconda delle settimane, mi
capita di dover andare in facoltà una o de volte la settimana; mi
rendo conto ora che questo particolare fa di me una pendolare
mezzosangue.
Dato che ho dovuto prendere il treno di corsa, mi sono illusa che le
obliteratrici sulla banchina fossero funzionanti, ma niente da fare,
così, dato che il treno era pieno e il mio bagaglio piuttosto pesante,
mi sono seduta subito, invece di andare a cercare il controllore,
errore mio, lo ammetto. Errore giustificato però dal fatto che in
passato mi era stato suggerito da un amico di poter scrivere a penna,
in modo indelebile sul biglietto, data, ora e stazione di partenza.
Subito lei si stupirà che una cosa del genere possa essere
accettabile, e sicuramente si stupirà di sentire che in
quell’occasione il mio biglietto così convalidato in extremis, è stato
tranquillamente controvalidato dal controllore di turno, che non ha
fatto una piega e anzi mi ha detto sorridente “non c’è problema”.
Ancor più si stupirà nel sapere che ieri, invece, ripresentandosi
l’emergenza, il controllore mi ha risposto che era un’irregolarità, e
che non poteva rispondere del comportamento dei suoi colleghi.
Ovviamente a nulla sono valse le mie giustificazioni, stupidamente ho
pensato che se quel sistema era valso una volta doveva valere sempre.
Ci tengo a precisare che non è un’abitudine, quella di ricorrere a
questo sistema, tutt’altro, sono ancora una cittadina convinta (e
illusa) che i servizi pubblici possano funzionare solo se tutti noi ne
facciamo un uso corretto e adeguatamente ripagato. Ma in questo caso
il controllore è stato intransigente (era una donna, non vorrei essere
misogina, però…) e non potendo io pagare la multa da 50 euro in quel
momento (sorprendente che una studentessa di 25 anni non abbia 50 euro
nel portafoglio, vero?) mi è stato fatto il solito verbale da pagare
in stazione di 200 euro.
Ora, io mi rendo conto perfettamente che il regolamento dice ” senza
biglietto o con biglietto non timbrato” e che la mia possa essere
sembrata la scappatoia di una furbacchiona, ma posso assicurarle che
non è il mio caso, altrimenti non mi preoccuperei tanto di far sentire
la mia voce. Quello che mi disturba è che per l’incompetenza di
qualcun altro devo pagare io.
Mi rivolgo a lei per un consiglio e per qualche informazione sugli
sviluppi del ddl, in quanto sborsare 200 euro è per me un onere non da
poco dal punto di vista economico, oltre al fatto che mi ritrovo a
dovere pagare per un equivoco commesso da altri, e sembra assurdo che
mi venga applicata la stessa punizione che spetta a chi il biglietto
non lo compra proprio, mentre io i miei 2,35 euro per un treno in
ritardo li ho sempre spesi.
La ringrazio dell’attenzione e della pazienza,
cordiali saluti
Marta
17. Febbraio 2010 alle 15:41
Mercoledì 17 Febbraio 2010,
Pendolari sul piede di guerra contro Trenitalia. Ieri, a Mestre, sono stati firmati i primi quattro atti di citazione della società davanti al Giudice di Pace per i ritardi e i disservizi sulle linee ferroviarie (e altri due sono pronti ad aggiungersi). Treni fuori orario, sovraffollamento dei vagoni, sporcizia e guasti ricorrenti: questi i compagni di viaggio di lavoratori e studenti che, stanchi di una situazione quasi quotidiana, hanno deciso di ricorrere alle vie legali dopo aver monitorato per tre mesi su una scheda l’(in)efficienza dei mezzi utilizzati. È una protesta che sta montando visto che già in 150 hanno aderito alla campagna di tutela promossa dal consigliere regionale Nicola Atalmi, della Lista comunista. A sentire i primissimi sottoscrittori, il problema è generalizzato.
TRATTA BASSANO – VENEZIA. Claudio Ivizi sale a Trebaseleghe per andare a lavorare in Soprintendenza a Venezia: paga l’abbonamento annuale da 360 euro. «Sono pendolare dal 1984, ma in tutti questi anni non ho mai visto una situazione del genere, il servizio è peggiorato in maniera impressionante – sostiene – Quasi quasi non vedo l’ora di andarmene in pensione per non dover più prendere il treno. È illogico: da quando cinque anni fa è stata fatta la fermata della metropolitana di superficie alcuni convogli che fermano nelle stazioni precedenti o successive, alla mia, tirano dritti. Sono costretto a prendere il treno prima arrivando a destinazione troppo presto o molto dopo tardando a passare al badge, non c’è la via di mezzo».
TRATTA PADOVA – CASTELFRANCO. Matteo Cefis abita a Padova ma lavora a Castelfranco nella Biblioteca comunale: paga l’abbonamento annuale di 464 euro. «Negli ultimi mesi – afferma – non ricordo un solo giorno in cui il treno sia arrivato puntuale. Più di una volta ho dovuto prendere dei permessi e addirittura delle ferie. Al ritorno, poi, capita che il ritardo accumulato sia gravissimo. Partendo alle 19:40 dovrei arrivare a casa attorno alle 20:30 e invece succede che faccia anche le 22. Ho scritto dei reclami ma la risposta è stata sempre la stessa: motivazioni tecniche. Teniamo conto, inoltre, che la tratta continua a essere servita da vecchi locomotori a gasolio a dispetto dei soldi che paghiamo, peraltro, assolutamente in anticipo».
TRATTA BELLUNO – TREVISO. Barbara Iannotta vive a Belluno ma da anni studia Giurisprudenza a Treviso: paga l’abbonamento trimestrale da 186 euro. «Parto prestissimo al mattino – racconta – ma spesso e volentieri il viaggio dura anche un ora e un quarto quando in auto ci metterei tranquillamente tre quarti d’ora. Da Belluno a Conegliano c’è soltanto un binario per cui gli scambi tra convogli giocoforza provocano delle soste e dei ritardi. Al ritorno è capitato che sia partita alle 18 e non sia arrivata a casa prima delle 22, restando ferma addirittura un’ora e mezza nella campagna buia di Montebelluna senza possibilità di aprire i finestrini».
TRATTA BASSANO – VENEZIA. Enrico Scognamiglio sale a Salzano ma lavora a Venezia come impiantista termoidraulico: paga l’abbonamento mensile da 47 euro. «Il treno non è mai in orario, viceversa la ressa e le spinte sono all’ordine del giorno – sottolinea – Ogni mattina è un terno al lotto. Il viaggio, anziché durare i 32 minuti programmati, si prolunga addirittura a un’ora e più. Con le nevicate, poi, la situazione che era già al collasso è completamente degenerata e siamo arrivati al tilt totale, durato anche una settimana intera».
17. Febbraio 2010 alle 22:29
Grazie Marta per la tua segnalazione. Episodi del genere succedono spesso purtroppo, poichè prevalgono le regolette sul buonsenso! E spesso i controllori sono meno rispettosi di Trenitalia nei confronti dei pendolari. Ci informiamo sul ddl di cui parli e, in generale, se è possibile fare qualcosa per non pagare la multa.
21. Febbraio 2010 alle 13:56
Marta, la multa non la devi pagare se le obliteratrici non erano funzionanti, si tratta di negligenza di Trenitalia, non tua. Trovati un testimone e contesta la multa.