
Da quando ho chiesto di far sentire la vostra voce per sostenere la battaglia in Consiglio regionale sulla finanziaria mi sono arrivati molti messaggi, molte storie.
una di queste la riporto qua sotto perché mi sembra importante
la leggerò integralmente in Consiglio martedì assieme alle altre che mi stanno arrivando
Avere oggi 23 anni è molto strano. Facendo qualche lavoretto mentre studio mi sono comprata dei bei vestiti, molti libri, un pc portatile e ogni anno con i miei risparmi ho fatto un viaggetto, spesso all’estero. Posso dirmi fortunata di queste cose, i miei genitori non avevano così tanto e i loro orizzonti erano decisamente più ristretti. Avere 23 anni oggi è strano appunto perché, nonostante questo, invidio i miei genitori. Gli invidio la possibilità che hanno avuto ai loro tempi di fare dei progetti per il futuro.
Immagino mia madre alla mia stessa età. Pensava alla sua futura famiglia e alla sua futura casa mentre faceva dei corsi per avere un lavoro che le piaceva.
Fare gli stessi pensieri oggi con altrettanta serenità è molto più difficile.
Sto studiando all’università e per il momento preferisco rimandare un po’ la laurea vista la crisi. So comunque che quando proverò ad entrare nel mercato del lavoro, non avrò un posto fisso, se sarò fortunata forse, ne troverò qualcuno “a tempo”. La crisi economica farà aumentare la disoccupazione e la precarietà che era già molto diffusa prima.
Ci sarà ancora la possibilità di avere un lavoro fisso? In alcuni campi e per alcune persone ci sarà, ma ho come l’impressione che anche dietro a un lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato ci sia comunque una forma di ricatto. Sarà in grado di raggiungere questi obiettivi e di fare parte della cerchia dei “fortunati” solo chi saprà adattarsi alle richieste del mercato che ci vuole ambiziosi, dinamici, senza scrupoli e soprattutto senza legami stabili per poter in qualsiasi momento seguire l’azienda in qualsiasi posto decida di operare, nel grande mercato globale. Ci arriverà chi saprà dedicare la vita alla propria realizzazione professionale e non avrà altri scopi.
Già ora tra i compagni d’università c’è chi si dedica anima e corpo al confezionamento di un curriculum “graffiante” con cui affrontare la giungla competitiva del mercato del lavoro. Li vedo ossessionati dal Sistema ancora prima di entrarci.
Il ricatto del mercato per noi donne vale doppio: ne ho sentite già troppe nascondere fidanzati e mariti o giurare di non volere figli davanti alla prospettiva di un’assunzione. Troppe significa abbastanza da pensare che la maggior parte delle mie coetanee non potrà nemmeno permettersi il desiderio della maternità. Forse per il Sistema (individuare dei responsabili più precisi è pressoché impossibile) fare figli non serve più. Ancora peggio: è qualcosa a cui ci siamo abituate anche noi e in nome della modernità, diciamo di non sentirne il bisogno, che preferiamo realizzarci professionalmente, dando ormai scontato che si debba per forza scegliere e non esista un’alternativa.
Mi sembra di aver appena fatto un discorso già sentito milione di volte, infatti mi sto chiedendo, dato che sono così ovvie le conseguenze del non fare figli, perché mi trovo a scriverlo ancora.
Mi fa piacere sentire un’amica che mi dice che sta iniziando a costruire la casa col suo fidanzato. L’azienda dove lavora non va molto bene, e ha fatto già un po’ di cassa integrazione. Lei comunque è fiduciosa e va avanti come da programma. Sono felice che, nonostante i tempi, ci sia ancora qualcuno con questi progetti. Vorrei che fossero di più, vorrei essere più positiva…ma essendo per natura molto riflessiva capisco che se non si fa qualcosa per invertire la rotta, per la maggior parte di noi questi progetti sono destinati a diventare illusioni. Sempre che “il sistema” non abbia eliminato definitivamente anche queste.
Per questo invito la mia generazione a non dare per scontato che debba per forza essere così la nostra vita e a continuare a pensare che possiamo ancora avere gli stessi sogni dei nostri genitori. Questa è la prima forma di ribellione al Sistema.
Chiara



15. Gennaio 2010 alle 11:38
Riporto il link con questa “illuminante” intervista a Tiziano Treu…
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Tiziano Treu (Imagoeconomica) 10 febbraio 2009
Tiziano Treu: “E’ la strada da percorrere per un sindacato moderno”
di Massimo Mascini
Tiziano Treu, senatore Pd, più volte ministro del Lavoro, non ha dubbi. La strada intrapresa dalla Cisl per gestire il collocamento è quella giusta. Perché un sindacato moderno deve adeguare il proprio mestiere ai tempi che vive. E adesso che il tema centrale è quello dei precari è giusto che creare una struttura che li aiuti a cercare un lavoro.
Tiziano Treu, come giudica l’iniziativa della Cisl per l’intermediazione di manodopera?
Bene. E’ quella la strada da percorrere per un sindacato moderno, in sintonia con il suo tempo. Mi ricorda i sistema Gand, in Belgio. Lì storicamente i sindacati gestiscono tutti i servizi legati al mercato del lavoro, il collocamento, la cassa integrazione, la formazione professionale, le assicurazioni ai disoccupati. Sono gli attori del welfare territoriale, assieme agli imprenditori e con la partecipazione delle istituzioni locali. Questo ha consentito di avere un sistema efficiente con un controllo sociale reale. Ed è il motivo degli alti tassi di iscrizione e di fidelizzazione al sindacato.
La Cgil è sempre stata contraria.
La Cgil non accetta il coinvolgimento nel collocamento, ma accetta gli enti bilaterali per la formazione, la cassa integrazione e la previdenza integrativa.
Cosa teme?
Le discriminazioni. Ma per evitarle la cosa migliore sarebbe, al contrario, che il collocamento fosse gestito da tutti i sindacati assieme.
In questa direzione deve andare il sindacato?
Sì, ma senza forzature. Sono contrario a creare enti bilaterali a tutti i costi. Ma l’ultima iniziativa della Cisl va nella direzione giusta, del resto questa confederazione è molto più avanti degli altri sindacati su questo terreno.
Il problema è rientrare nei costi.
Questo dipende dal tipo di lavoro di cui ti occupi. Se lavori con gli interinali, guadagni. Se sei un cacciatore di teste, per le alte professionalità, guadagni anche di più. Se gestisci il collocamento ordinario, quello che prima era gestito dal collocamento pubblico, allora non guadagni. Guadagnano solo quelle agenzie che lo fanno su mandato del pubblico, quando gli viene chiesto di svolgere delle funzioni, per esempi la preselezione. Ma è una cosa diversa.
E’ vero che addentrandosi in questo campo il sindacato snatura il suo mestiere?
Ma il mestiere del sindacato non è fisso. Cent’anni fa, all’inizio del secolo, il sindacato svolgeva compiti di collocamento, era un sindacato per lo più di mestiere. In Italia e altrove. Poi ha smesso quella funzione perché noi italiani siamo sempre stati molto statalisti. Per questo abbiamo avuto il monopolio pubblico, che è caduto quando io ero ministro del Lavoro. Ma c’è da dire che non a caso subito dopo che era partita la riforma siamo stati condannati dall’Unione europea proprio perché mantenevamo ancora un monopolio pubblico per i collocamento. Ma soprattutto c’è da dire che il mestiere del sindacato resta legato al momento storico in cui vive. Quando ci fu l’industrializzazione di massa avemmo il collocamento pubblico, adesso che il tema è quello dei precari, il sindacato deve guardare con attenzione a costoro e aiutarli nella ricerca di un lavoro.
Il sindacato non perde qualcosa?
No, perché i contratti continua a farli anche se gestisce il collocamento. Solo che ha anche questa altra funzione, molto importante per chi cerca un lavoro.
SE LAVORI CON GLI INTERINALI GUADAGNI….ripetere please!
16. Gennaio 2010 alle 14:45
Buongiorno,
ho 27 anni,sono un lavoratore a tempo indeterminato con quella che penso di poter definire una buona retribuzione.
Chiara sono d’accordo con te, a grandi linee la tendenza “del sistema” è come tu l’hai descritta. Il profitto senza limiti e senza rispetto per chi dà gran parte della propria vita per far si che questo profitto si realizzi. Il sistema pretende di usarci come numeri, da sostituire con facilità una volta che ci siamo rotti dopo esserci flessi oltre il limite.
A mio parere l’unica arma che possiamo imbracciare contro un nemico così sfuggente e apparentemente impossibile da affrontare è la professionalità, il valore aggiunto. Diventare dei professionisti in un certo ramo vuol dire offrire valore aggiunto ad un’impresa, il quale è difficile da rimpiazzare e di estrema importanza per la sopravvivenza dell’impresa stessa.
Mi rendo conto che questa non è un’arma per combattere il sistema ma è più un modo per adattarsi e sopravvivere ad esso. Mi rendo altresì conto che ti posti di lavoro essenziali per le imprese ne esistono sempre di meno…d’altronde è questo il loro scopo per averla vinta definitivamente!
Saluti
Marco
17. Gennaio 2010 alle 13:27
Ciao Marco, si certamente, ma come dici anche tu ormai i lavoratori necessari per le aziende sono sempre meno e il lavoro fisso non deve diventare il privilegio di un elite. Non voglio pensare che la mia arma contro il sistema sia arrampicarmi dentro ad esso fino a spuntarla, magari a scapito di qualcun’altro. Sarei più tentata a rifiutare questa logica “io speriamo che me la cavo” e invitare anche gli altri a non farci troppo affidamento, recuperando piuttosto una visione collettiva e generazionale della precarietà.
18. Gennaio 2010 alle 14:21
Casualmente in questi giorni torna a parlare Brunetta sui “bamboccioni”, proponendo una legge che obblighi a uscire di casa a 18 anni. A una legge insensata preferiremmo politiche per l’occupazione giovanile che facilitino l’emancipazione dalla famiglia e più borse di studio per chi vuole spostarsi per studiare.
16. Febbraio 2010 alle 23:12
Chiara la penso sinceramnte come te ma a questo mondo, purtroppo, sto scoprendo pian piano che c’è ben poco posto per logiche sentimentali e rispettose del benessere dei lavoratori; almeno in Italia e nelle aziende che finora ho frequentato. Ad aggravare la situazione fin qui descritta non dimentichiamoci la presenza sempre più esile dei sindacati all’interno delle imprese e l’isolamento dei singoli dipendenti ad opera dei datori di lavoro (dividendo i dipendenti tra loro saranno più facili da piegare): questa la nostra più grande sconfitta!
Ciao