Inaugurata la mostra fotografica su Mario Rigoni Stern a Palazzo Ferro Fini, la fascistissima assessora alla caccia Elena Donazzan omaggia il grande scrittore veneto. Ma solo in quanto cacciatore. Certo il “sergente nella neve” è stato anche un cacciatore, ma ricordare la sua figura solo sotto questo aspetto per farlo …promuovere da una assessore alla caccia come la Donazzan ci sembra quanto meno riduttivo. Se non offensivo. Forse era scomodo per l’assessore Donazzan, o poco utile elettoralmente, ricordare che oltre e prima di cacciatore è stato un grande uomo che si è speso fino all’ultimo per raccontare, con le sue splendide parole, dell’esperienza dolorosa e folle della guerra, dell’irriducibile dovere morale di opporsi alle dittature ed al fascismo, della necessità di ritornare a rispettare la natura, la montagna e la biodiversità. Ci auguriamo che la Regione voglia ricordare degnamente, portando nelle scuole, piuttosto che nei palazzi della politica, le opere e la saggezza di questo grande veneto.




12. Novembre 2009 alle 23:04
Si`, ma in tutte le migliaia di pagine che MRS ha scritto MAI una volta e dico MAI ha detto chiaro e tondo CHI ha mandato quei poveracci a crepare in URSS.
Poi oltre che cacciatore MRS era bracconiere…
15. Novembre 2009 alle 15:20
Vorrei ricordare Mario Rigoni Stern con poche parole che ebbe a dire ad una scuola di formazione della nostra FGCI di qualche anno fa. Si parlava di un suo (riuscitissimo) racconto, Breve vita felice (nella raccolta ‘Amori di confine’); una giovane coppia lascia la società dei consumi e va a vivere in una zona di montagna povera (quella senza ‘neve firmata’ e danarosi turisti), dove conduce una vita povera ma autentica.
Alla fine, Mario si rivolse ai giovani in sala e disse di continuare a essere contro, perché ‘quelle che lo fanno sono le persone che si salvano’.
Piccolo personale ricordo di uno scrittore dalla parola semplice e dritta; un uomo mai colluso, cacciatore, comunista, antifascista e altro ancora. Montanaro.
23. Novembre 2009 alle 11:21
Vi ricordate i tre documentari su Rigoni Stern, Meneghello e Zanzotto? Quelli voluti “fortemente” da Galan (ma è di sinistra?) per celebrare i grandi poeti del Veneto? Quelli costati più di 600 mila euro, quelli in cui si ripartivano i diritti delle opere a vantaggio della sola ditta produttrice e che solo dopo l’intervento della procura il funzionario zelante si affrettò a “sistemare” affinchè non si arrivasse all’indagine?
Ma Galan perchè volle a tutti i “costi” ’sti documentari se nel tempo poi la riconoscenza dei Poeti si è manifestata contro di lui? Eh sì, Meneghello ha lasciato l’eredità degli scritti ad un’altra regione ed università, mentre i nostri si affrettavano a creare la solita fondazione-museo. Zanzotto si rivolta contro proprio in questo periodo con osservazioni critiche sulla gestione Galan. L’unico che invece andava a braccetto proprio con l’assessora, vedansi le delibere di 8 mila euro per 8 lezioni agli studenti, era proprio Mario. Il tapino non sapeva che l’assessora ha un debole per la comunicazione, soprattutto se fatta a spese dei veneti e a solo suo vantaggio, sfuttando le occasioni “buone”. Ricordo gli spot televisivi a cui l’assessore era l’unica testimonial e che servivano, secondo lei, a promuovere il “mangiar bene”. Peccato che a nascondere la sua silhouette non proprio da modella era una specie di cappotto che le nascondeva i fianchi prosperosi. Ma si sa… quello che conta è la faccia ed essere sempre presenti, sfuttando il più possibile: dagli alpini al terremoto, dal Mario alle foibe. Ve li ricordate i cofanetti distribuiti nelle scuole, 120 mila euro mi pare, in cui si promuoveva il pensiero unico dell’assessora, contestato dai professori? E le baruffe sulla visibilità mediatica contro Zaia? Anche nel caso del Mario cacciatore, peraltro già visto in giro per le promozioni del veneto in quel di Milano, è puro marketing a beneficio della nostra. Ciao sergente.