Quando in occasione della annuale dichiarazione dei redditi cominciamo ad essere bombardati dagli spot della Chiesa Cattolica per devolvere a loro l’8 per mille, ci viene da credere che i nostri soldi liberamente (e nemmeno tanto) devoluti serviranno all’assistenza ai bisognosi.
In realtà noi sappiamo che vengono utilizzati quasi completamente per il sostentamento del clero.
Ma ci piace comunque pensare che quei bravi sacerdoti, grazie appunto al nostro 8 per mille, faranno del bene, aiuteranno i bisognosi, allevieranno le pene dei malati.
Ecco, appunto i malati.
Negli ospedali vi sono i cappellani ospedalieri, o assistenti religiosi, che portano conforto ai malati terminali, alle persone che soffrono.
E’ normale pensare che lo facciano perché è la loro missione.
No. Sono pagati dalla Usl!
E’ una cosa, secondo me vergognosa, che pochi sanno, ma è così.
Hanno rapporti di lavoro vero e proprio: li sceglie il Vescovo e li paghiamo noi, attraverso le Usl, e quindi un’altra volta con le nostre tasse.
Ho presentato una interrogazione urgente a Galan per sapere quanti sono e quanto ci costino in Veneto.
E per sapere perché invece, chi è ateo come il sottoscritto, non abbia la stessa opportunità di assistenza morale.
E come venga garantito il medesimo diritto all’assistenza ai credenti alle altre religioni: ebrei, musulmani, indù e testimoni di geova che siano.
E’ squallido che nemmeno quello di assistere spiritulmente i malati sia un atto di carità.





8. Luglio 2009 alle 00:33
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
OTTAVA LEGISLATURA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N°……
presentata dal consigliere N. Atalmi ………..
Quanto costa l’assistenza religiosa cattolica negli ospedali alla collettività? E perché è solo cattolica?
Premesso che:
• la legge nazionale n° 823 del 1978 obbliga le Regioni a formulare un accordo d’intesa con la Conferenza Episcopale regionale che prevede l’indicazione, da parte del Cardinale o dell’ordinario della Diocesi di pertinenza l’assunzione in carico alle aziende sanitarie come collaboratori esterni, di uno o più assistenti religiosi;
• il numero degli assistenti religiosi assunti è in relazione al numero di posti letto di ciascuna struttura ospedaliera, inoltre l’azienda sanitaria deve provvedere a rendere disponibili spazi per la funzione del culto religioso, alloggio, mensa, pulizie, nonché a tutte le spese necessarie al loro mantenimento;
• i cappellani ospedalieri, all’atto della nomina, vengono assunti con lo stesso stato giuridico del personale ospedaliero;
Considerato che:
• all’art. 38 della citata legge viene garantita “l’assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della coscienza del cittadino. A tal fine l’unità sanitaria locale provvede per l’ordinamento del servizio di assistenza religiosa cattolica d’intesa con l’ordinamento religioso competente per territorio; per gli altri culti d’intesa con le rispettive autorità religiose competenti per territorio”;
Ritenuto che:
• la convenzione, relativa al servizio religioso presso l’ospedale di Treviso, sottoscritta nel 1977 è in corso di revisione;
• all’ospedale torinese delle Molinette è stato creato un elenco di ministri di culto di varie religioni, tale da poter garantire ad ogni cittadino l’assistenza religiosa prescelta;
Il sottoscritto consigliere interroga il Presidente della Regione Galan
• Quanti siano i cappellani religiosi cattolici in funzione presso l’ospedale di Treviso e quanti complessivamente negli altri ospedali della Regione;
• quanti siano gli addetti all’assistenza religiosa degli altri culti
• se non ritiene opportuno intervenire presso le aziende sanitarie con una direttiva che assicuri un accordo con tutti i culti religiosi per garantire a tutti i cittadini un’assistenza religiosa e nel caso di non credenti provvedere ad un’assistenza laica;
• a quanto ammonta la spesa complessiva di tutti gli assistenti religiosi in carico alle nostre aziende sanitarie.
8. Luglio 2009 alle 08:24
Quando mia mamma è stata ricoverata c’era un prete che ogni mattina prima delle 6 scampanellava e disturbava tutti i pazienti. Nonostante lei gli avesse detto che non gli interessavano lagne e rosari, dopo un po’ di giorni ha deciso che tanto valeva far finta di nulla perché sarebbe uscita presto; però è vero che uno viene importunato anche contro la sua volontà.
Facci sapere della risposta di Galan.
12. Luglio 2009 alle 15:55
Tutte le volte che sono stata ricoverata in ospedale (sia per operazioni – a Verona – che per la nascita delle mie figlie- in altro ospedale pubblico della provincia di Verona ) sono stata importunata sistematicamente in modo anche squallido da questi preti ospedalieri, nonostante avessi espresso chiaramente il mio mancato consenso alla loro invadente presenza. Sono consapevole che sia irrealistico proporre la loro espulsione da questi luoghi tanto quanto l’illusione di affidarsi alla loro autoregolamentazione nei confronti di chi non gradisce il loro intervento. Propongo quindi che il diritto alla riservatezza ed alla libertà delle proprie convinzioni personali (peraltro da garantire in modo ancora più efficace e fermo in quei momenti particolari) sia salvaguardato nel seguente modo:
- ogni ricoverato può, all’atto del ricovero, compilare nei normali moduli predisposti anche x altro, CHIEDERE espressamente anche assistenza spirituale indicando di quale culto religioso o di quale altro Ente
- qualunque rappresentante di fede religiosa e/o di gruppi di altro genere voglia recare conforto ad un ricoverato ha l’obbligo di informarsi preventivamente presso la struttura amministrativa del reparto per conoscere CHI abbia RICHIESTO ESPRESSAMENTE questo, astenendosi nel modo più assoluto dal molestare altri, anche indirettamente (vd. vicino di letto)
Credo che si potrebbero avere molte sorprese!!! In ogni caso il principio da tutelare dovrebbe sempre essere questo: non devo essere io a farmi carico di mandare via costoro (spesso con indebite richieste di motivazioni) nè a sorbirmi le loro trasversali insinuazioni attraverso fittizie conversazioni con la vicina di letto, sono loro che debbono intervenire solo se richiesti e solo nel rispetto di tutti gli altri. Non vedo infatti perchè i parenti in visita siano interdetti dal venire in determinati orari montre a loro è consentito farlo, disturbando comunque, ad es., il riposo.
13. Luglio 2009 alle 18:21
Sì lo sapevo da tempo che i cappellani ospedalieri sono pagati e spesso alloggiati a spese del Servizio sanitario. E ho avuto anche conferma da numerosi opertori sanitari (medici e infermieri) di quanto sia utile ai malati questo servizio (ci sono certo, numerose eccezioni).
Il fatto che gli altri culti non si siano mossi per stipulare una corrispondente convenzione dovrebbe fare pensare che correre al capezzale di un morente non è proprio un lavoro da favola ma tant’è.
Ma la cosa che più mi colpisce è che
a) abbiamo un ateo (certo non l’unico) che si sente titolato a giudicare che cosa sia e cosa non sia la carità e lo insegna ai cattolici.
b) si pretende una assistenza religiosa per i non credenti! Quindi l’ateismo va inserito tra gli “altri culti” che la legge prevede
e aprite gli occhi per favore!
15. Luglio 2009 alle 10:14
Amedeo:
se sono utili, pagateveli voi, e iniziate a pagarvi pure gli insegnanti di religione, che io ne ho le palle piene che parte dei soldi che verso anche con le mie tasse siano regalati a una chiesa di cui non m’interessa un accidente.
E siccome voi vi permettete di esprimere giudizi su tutto, anche sull’utilizzo dei nostri personalissimi spermatozoi, perché noi non dovremmo dare giudizi sulla carità?
P.S. se è scritto ‘assistenza morale’ non si legge ‘assistenza religiosa’
17. Luglio 2009 alle 17:42
Per Amedeo: forse ti sembrerà strano, ma ci sono persone come me che non vogliono alcuna assistenza religiosa e sono gravemente disturbate in un momento delicato della loro esistenza dalla petulante ingerenza di qualsivoglia “portatore di conforto religioso”. A ciò si aggiunga la beffa che sono costretta a pagare con le mie imposte la loro attività….. Non ti sembra più democratico che CHI gradisce questi interventi li chieda? Ripeto che la mia modesta esperienza di (50 anni) di vita mi fa ritenere che se così DEMOCRATICAMENTE avvenisse, forse non sarebbero molti a richiedere questo servizio…. con tutte le conseguenze del caso, anche in ordine all’opportunità di mantenerlo così com’è, cioè a spese della collettività. E’ tanto strano per te che in Germania o in Svizzera, ad es., chi appartiene ad una confessione PAGHI e gli altri (tutti gli altri) no?
25. Luglio 2009 alle 23:47
Mi sembra paradossale parlare di preti che importunano le persone!Io al pari vostro sono completamente ateo, non sono anticlericale, certo, ma vedo nella religione cattolica anche una possibilità di fare del bene. La religione cattolica grazie all’8 per mille e alle varie donazioni che riceve fa molto di più di certi partiti o che certe organizzazioni umanitarie in paesi poveri, senza risorse economiche per sopravvivere. Qui in Italia è la medesima situazione: il clero cerca di alleviare le sofferenze ai malati e assistere i bisognosi. Io ritengo la carità un grandissimo valore presente (purtroppo) in un numero ristretto di persone. Io da ateo mi sento di ringraziare chi dedica la propria vita a una causa simile, all’aiuto dei più sfortunati, mentre nessuno (e quando dico nessuno intendo davvero nessuno, voi e me compresi) si interessa di loro. Arrivare a dire che i preti disturbano o comunque sono dei disturbatori lo ritengo fazioso, altamento stupido (come affermazione) e da pazzi. Significa che le persone non sono in grado di apprezzare certi valori!E pensare che se non ci fossero i preti certe persone sarebbero sulle nostre spalle…A me da contribuente ateo il fatto che esistano preti “stipendiati” dall’ULSS (il cui stipendio è tutto da verificare, ma dubio che sia così ingente) non interessa granché per il solo fatto che inciderà in percentuali inferiori all’1% di quanto versiamo!Se poi, ideologicamente ci vogliamo accanire, facciamolo pure ma almeno non spacciamola per lotta di partito o finta indignazione!Io in ospedale non sono ancora mai stato, e non ho potuto verificare se effettivamente i preti disturbino o meno, ma poiché abbiamo la facoltà di parlare, possiamo benissimo dire al prete che a noi non interessa e che sarebbe opportuno che da noi non passasse!Molto semplice, invece noi preferiamo sputtanare qui sul sito i cappellani ospedalieri dandogli pure dei disturbatori. Mi viene maliziosamente da pensare (con tutto il dovuto rispetto) che l’ospedale di cui si parlava nel quarto commento fosse un ospedale psichiatrico!!!!
Ciò detto da ateo, e ribadisco da ateo al vostro pari mi sembra che come spreco questo sia la voce di spesa minore che la minoranza potrebbe anche accettare riflettendo (bello questo verbo ma poco utilizzato…) sul bene che fanno queste persone e di quanto possono essere utili alla società!Talvolta potremmo pensarla così perché sebbene i partiti comunisti siano a sostegno (a parole però) dei lavoratori e dei più sfortunati, sono pronto a scommetterci che mentre voi state qui a parlare, indignarvi e professare eventuali dottrine, fuori c’è gente che delle parole se ne infischia e passa direttamente ai fatti, creando delle mense per i poveri, e per coloro che poveri sono diventati!A conti fatti, si nota come il vostro parlare non porta ad alcun risultato in confronto al loro operato e al loro agire!!!
30. Luglio 2009 alle 21:13
prendo atto che ci sono commenti che comporterebbero facilmente una condanna per calunnia, in quanto dare del “fazioso, altamente stupido e da pazzi” alle riportate e vere esperienze altrui non è definibile in altro modo. Senza contare che solo perchè c’è chi non la pensa come lui, il sig. Tommaso ritiene che egli debba essere stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, con il “dovuto rispetto” suppongo per gli ospedali psichiatrici. Complimenti per la democratica propensione alla riflessione!….a questo signore non ho altro da dire in questa sede.
Per quanto riguarda gli altri eventuali frequentatori di questo sito, ma soprattutto il consigliere regionale che ci ospita, preciso che nei reparti sia di ostetricia che di chirurgia dove sono stata ricoverata ho subito ed educatamente fatto presente al prete-ospedaliero che non avevo alcuna intenzione di ricevere le sue visite ed il suo supposto conforto. Il risultato è stato un imperterrito e continuo insistere tutti i giorni (la maggior parte delle volte svegliandomi) per poi ripiegare sulle visite alle mie vicine di letto con discorsi ad alta voce “fatti a nuora perchè suocera intenda”……Vita vissuta e non riflessioni astratte.
1. Agosto 2009 alle 14:47
Sia ben chiaro che ciò che scrivo in questa sede, al pari vostro, non sono altro che mere opinioni personali. Io sono disposto e disponibile al dialogo, e ogni tanto faccio qualche salto in questo sito qui giusto per capire cosa spinge certe persone a fare delle dichiarazioni…Tu hai fatto un certo tipo di affermazioni, io ne ho fatto un altro…Non penso assolutamente di avere ragione, tant’è che sono pronto a ricredermi se qualcuno ne avesse le capacità, fatto sta che io a sostegno della mia opinione ho portato alcune argomentazioni non indifferenti, senza togliere il fatto che io stesso sono ateo e non cattolico credente. Dunque posso ben dire di essere al pari vostro, solo che forse io ho cercato di espandere i miei orizzonti e cercare di capire se queste persone potevano anche essere utili!Mi pare di aver dimostrato che nella società attuale esse lo sono!Se hai contro argomentazioni interessanti da portare a sostegno della tua tesi, sarò ben lieto di leggerle e discuterle assieme a te!Ma non mi pare che nell’ultimo commento ciò sia stato fatto!
Un saluto
4. Agosto 2009 alle 16:33
Tommaso “ateo”?
Ma “mi faccia il piacere”!
Forse ateo devoto, in che è peggio che clericale fanatico.
6. Agosto 2009 alle 20:09
No, posso garantirti di essere ateo. Certo non rinnego il mio passato di cattolico, ma certo la mia dimensione attuale non è religiosa. Essendo molto materialista ho elaborato idee diverse dal passato. Ricorda che ateo non vuol affatto dire anti-clericale, ma si può essere atei pur ringraziando gli uomini di fede per ciò che fanno. Si tratta semplicemente di onestà intellettuale, nulla di più!Chi è onesto nei giudizi con sé stesso e con gli altri potrà essere sia questo che quello senza rischiare di cadere nella contraddizione!Una curiosità: lei come fa a dire il contrario?Mi conosce per caso?
18. Agosto 2009 alle 12:44
LA NOSTRA SANITÀ
Quando una lettera
genera una circolare
Franco Pepe
• Lunedì 17 Agosto 2009
La lettera. È quella di un lettore di Valdagno che parla del dramma di una madre e di un sistema sociosanitario
schizofrenico. L’uomo è figlio di una signora di 85 anni che fino a giugno stava bene. Una di
quelle mamme vicentine e venete che danno tutto alla famiglia e al lavoro. Quarant’anni alla Marzotto,
tasse sempre pagate, un figlio allevato con amore, mai un ricovero in ospedale. Cuore, fatica, onestà e
rispetto. Poi un ictus che la colpisce in modo devastante rendendola completamente dipendente dagli
altri. Per la donna, dopo le cure nell’ospedale di Valdagno, la soluzione obbligata diventa la casa di
riposo. E iniziano le peripezie.
l figlio inoltra la richiesta e viene a contatto di un mondo in cui i numeri valgono più delle parole e i
bilanci contano più delle persone. I medici della geriatria assicurano che la donna verrà trasferita in
lungodegenza, e, invece, senza avvisare nessuno, mettono in preallerta la casa di riposo, mentre,
intanto, la scheda Svama di valutazione in uso nel Veneto, quella che dà il punteggio in base al quale
un anziano non autosufficiente riceve il contributo della Regione, assegna alla signora un risultato che
la tiene bassa in graduatoria, come fosse quasi sana, escludendola dal diritto. Morale della storia: per
stare in casa di riposo deve pagare una retta mensile di 2 mila 800 euro. La sua pensione è di 799
euro. Troppo poco. Dovrà essere il figlio, operaio, 3 figli, un mutuo da pagare, ad aggiungere il resto.
Ma non ce la può fare. L’uomo chiede allora che venga portata in lungodegenza, ma i medici sono
risoluti: in casa di riposo il posto c’è, che vada lì, e che i familiari si arrangino. Il figlio non ha scelta e la
porta a casa. Cerca una badante che costi poco, chiede al distretto le cose che servono. La casa è
piccola.
La signora in carrozzina non riesce neppure a entrare in bagno. Difficoltà a non finire. Mentre il medico
della geriatria, quando sa che è stata riportata a casa dice che non può assumersi la responsabilità
della dimissione perché la donna è grave. Una vicenda kafkiana. L’anziana sta troppo male per
rientrare a casa, ma sta troppo bene per entrare in una casa di riposo con il contributo della Regione.
La coperta, dice il figlio, è troppo corta sempre per gli stessi: per chi vive di stipendio e arriva a stento a
fine mese. C’è la pena di vedere la madre che soffre, la prepotenza di un sistema che impone a una
famiglia un costo insostenibile, e la beffa di un diritto non riconosciuto a una donna che avrebbe
bisogno di una dignitosa assistenza. La donna ritorna in ospedale. Il figlio, disgustato, deluso e
addolorato, resta in attesa che qualcuno gli dia una spiegazione.
L’interrogazione. È quella con cui il consigliere regionale Nicola Atalmi del Partito dei Comunisti Italiani
chiede al presidente Galan quanto costi alla collettività l’assistenza religiosa cattolica negli ospedali e
perché questa assistenza sia solo cattolica. Più, nel dettaglio Atalmi, chiede quanti siano i cappellani
cattolici a Treviso e in tutti gli ospedali del Veneto, quanti siano gli addetti degli altri culti, se non si
ritenga opportuno un accordo con tutti i culti religiosi per garantire a tutti un’assistenza religiosa e nel
caso di non credenti provvedere a un’assistenza laica (sic !), e a quanto ammonti la spesa per i religiosi
in carico alle Ulss.
La circolare urgente. E’ quella che, il 10 agosto, il direttore delle risorse umane del servizio sociosanitario
della Regione Pietro Stellini, proprio in ordine all’interrogazione di Atalmi, spedisce a tutti i
direttori generali delle Ulss, per invitarli a trasmettere entro 15 giorni tutte le indicazioni sollecitate dal
consigliere del Pdci.
Ricapitolando. C’è un operaio che non riesce a pagare la retta in casa di riposo alla mamma non
autosufficiente, riproponendo un drammatico problema che su queste pagine abbiamo sollevato più
volte, da quando ci parve doveroso denunciare le scelte di un riparto regionale che assegnava un
incremento del 5 per cento ai privati disinteressandosi delle spine di tanti poveri cristi che non sanno a
che santo votarsi per trovare quei quasi 6 milioni di vecchie lire a cui un sistema folle, ingiusto, ingrato e
soprattutto disumano li obbliga se vogliono vedere un loro caro assistito. Una realtà emblematica di
migliaia di casi simili. Una deriva esistenziale. Un fallimento sociale.
Un abisso incivile in cui molte famiglie venete potrebbero precipitare. E risposte che qualcuno dovrebbe
pur dare ma non dà.
C’è un consigliere regionale che, fatta salva la libertà di pensiero, decide, sotto il solleone di agosto, di
interessarsi di cappellani religiosi, mentre, forse, in una scala delle priorità, le cause dei più fragili, dei
più deboli, dei più indifesi (come la Sinistra, purtroppo, troppo spesso, dimentica) verrebbero un po’
prima. Per non dire che, in ogni caso, di problemi più rilevanti nel Veneto ce ne sarebbero a iosa. C’è
solo l’imbarazzo della scelta. Uno a caso: le parcelle milionarie che l’avvocato Anna Ciardullo del foro
padovano ha fatto recapitare a svariate Ulss, fra cui la 3 di Bassano e la 5 di Arzignano. E senza,
neppure, considerare, primo, che quello dei cappellani religiosi è un servizio previsto dalla legge;
secondo, che è pur vero e sacrosanto che la Costituzione prevede l’eguale libertà di tutte le confessioni
religiose, ma è anche vero, e nessuno può farci nulla, che l’Italia ha un’antica tradizione cattolica; terzo,
che questo ormai diffuso tentativo di esorcizzare quella che sembra una riclericalizzazione accelerata e
questa battaglia dei paladini di chi non conosce bene il significato della laicità contro le presunte
discriminazioni dei non cattolici da parte degli obbedienti alle gerarchie ratzingeriane e al Vaticano, non
scalfisce comunque una cultura cattolica che resta eredità della gente, anche e soprattutto dei veneti.
L’idea che gli italiani siano per definizione un popolo cattolico, autorevolmente ribadita in un mondo
tanto diverso da quello medioevale, potrebbe sembrare, come scrive Elio Rindone, una bizzarria di papi
di origine straniera che ci conoscono poco, ma non è così. Negli ospedali, in cui l’assistenza,
ovviamente non conosce né confini e né colore della pelle, e in cui aumenta la multietnicità dei pazienti,
continuano a esserci tanti malati che chiedono un prete, che vogliono sentire messa, che attendono la
comunione o invocano l’estrema unzione. Un musulmano l’estrema unzione non sa neppure cosa sia.
Un cattolico ne fa un atto estremo di fede. Per cui, piaccia o no a Atalmi, il cappellano, i pochi
cappellani sopravvissuti (a Vicenza ne restano 4, di cui 3 sopra gli 80 anni, a Thiene ce n’è uno solo,
così a Schio, lo stesso a Valdagno e a Arzignano, e i (pochi) soldi che prendono non sono quelli che
provocano la voragine della sanità) servono, sono ben visti e voluti dai malati.
C’è, infine, un dirigente regionale che, a ferragosto, su una questione di importanza così capitale, dà 15
giorni di tempo per rispondere ai poveri dg che invece (e Stellini, che è capo del personale, dovrebbe
saperlo, o no ?) per la maggior parte se ne stanno al mare o in montagna. Vedi Adriano Cestrone che
ha casa vicino a Rovigno e si sollazza al sole per un mese di seguito, o Rao che se ne va a Messina, e
dei 4 dg vicentini, ma per periodi più brevi, Alessi e Alessandri che sono in montagna, il primo vicino a
Trento e il secondo in Val Badia, Alberti che è su una spiaggia veneta, e Mantoan che in camper se ne
starà una settimana in Provenza. Riusciranno i nostri eroi a rispondere in due settimane all’impellente
quesito ?
18. Agosto 2009 alle 12:45
Gentile direttore
Ho avuto modo di leggere sul suo giornale un articolo firmato da Franco Pepe sul tema della sanità nella nostra Regione. Un articolo interessante che univa, forse un po’ in modo spericolato, una mia interrogazione sui cappellani religiosi (solo cattolici) con regolare busta paga e la vicenda di un operaio con madre non autosufficiente abbandonato a sé stesso nell’assistenza.
Dall’articolo si evince anche una critica alla sinistra che rappresento in Consiglio regionale che sembrerebbe più impegnata in una polemica anticlericale piuttosto che intenta a risolvere i problemi reali della sanità veneta in particolar modo per le ricadute sui ceti popolari.
Mi permetta di segnalare ai lettori del suo giornale che si tratta in realtà di un cortocircuito del sistema dell’informazione perché sono i giornali (e poi di conseguenza i direttori delle Usl venete) in realtà ad aver dato molto più risalto alla mia interpellanza sui preti salariati negli ospedali piuttosto che ai tanti miei interventi con comunicati stampa, interpellanze e progetti di legge proprio sui temi che giustamente indignano Franco Pepe.
Per completezza dell’informazione è bene infatti che i sui lettori sappiano che il sottoscritto assieme a tutto il centrosinistra si batte ogni anno in occasione della Finanziaria regionale per istituire un fondo per la non autosufficienza che la maggioranza di centrodestra rinvia ostinatamente da almeno 8 anni.
Che il sottoscritto è promotore con tutto il centrosinistra della legge (che allego) sulla non autosufficienza che risponderebbe ai sacrosanti diritti della signora di 85 anni di Valdagno e a suo figlio strozzato dal caro rette che affligge migliaia di famiglie venete.
Che il sottoscritto, infine, ha presentato il 28 Aprile assieme al collega Pettenò una interpellanza (che allego e che la prego di leggere) proprio per denunciare vicende come quelle di Valdagno e chiedendo il rispetto della legge che affida ai Comuni il compito di intervenire ed alla Regione di finanziare i Comuni.
Credo infatti che il tema della non autosufficienza e del dovere di garantire ai tanti anziani del Veneto, che hanno contribuito in modo determinante alla creazione del famoso fenomeno del nordest con il loro lavoro, una assistenza dignitosa, favorendo ove possibile l’assistenza domiciliare ed intervnendo in caso di ricovero, quando le rette sono insostenibili per i figli.
nel ringraziarla per la cortese attenzione
colgo l’occasione per porgere distinti saluti
Nicola Atalmi
consigliere regionale Comunisti Italiani
27. Novembre 2009 alle 15:32
Venezia, 27.11.2009
Atalmi (PDCI – federazione della sinistra).Sanità: mancano medici e infermieri, invece assumono preti.
A luglio avevo presentato un’interrogazione nella quale chiedevo qual è il costo che sostiene la collettività per pagare i sacerdoti che svolgono il servizio di assistenza religiosa ai malati.
A seguito della mia interrogazione la Giunta ha ben pensato di stipulare un accordo con le Diocesi venete per la regolarizzazione degli assistenti religiosi all’interno degli ospedali.
Secondo questo nuovo accordo la retribuzione e le condizioni di lavoro dei sacerdoti vengono parificate a quelle degli infermieri professionisti laureati.
È veramente vergognoso che i religiosi siano pagati anche per svolgere quella che per loro pensavo fosse una missione evangelica: quella di assistere i malati.
Inoltre il provvedimento di Giunta arriva in un periodo di restritezza economica anche per gli enti pubblici che stanno tagliando molti servizi alla persona. Incomprensibile che la Chiesa voglia i soldi dalla Regione per pagare i sacerdoti.
Su questo, intendiamo, a breve, lanciare una petizione popolare tra i lavoratori precari della sanità, tra i lavoratori cassaintegrati e tra tutte le famiglie in difficoltà per chiedere alle due parti firmatarie di recedere dall’accordo, così da dare un segnale di sensibilità rispetto alla crisi che il Veneto sta vivendo. I 2 milioni di euro dell’accordo potrebbero andare a finanziare i servizi sociali.
Nicola Atalmi
Consigliere regionale Pdci – Federazione della Sinistra