un congresso straordinario davvero

Gio, Mag 29, 2008

Generale

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articolo di prossima pubblicazione su La Rinascita sul dibattito congressuale del PdCI 

Il nostro Congresso straordinario ci affida un compito che è straordinario per davvero.  In un Paese consegnato nelle mani delle destre e con una sinistra cancellata dalle istituzioni, sarebbe inutile, oltre che ridicolo, rimanere ancora ipnotizzati dal nostro ombelico.  Una destra populista e razzista controlla le istituzioni democratiche e molte nostre città, mentre dilagano fenomeni di intolleranza, guerra tra poveri, egoismo sociale che occupano tutti gli spazi dell’agire sociale. 

E’ un fenomeno di moderno fascismo, di regime strisciante che ininterrottamente corrode il nostro Paese dalla fine della cosiddetta prima repubblica.  C’è una maggioranza di destra in Italia che ha radici profonde. E che, non dovremmo dimenticarlo, nelle stesse elezioni del 2006 dopo 5 anni di Governo Berlusconi, non venne chiaramente sconfitta dall’Unione che, infatti, diede vita ad un Governo indebolito da una risicatissima maggioranza parlamentare. Quando denunciamo i limiti della nostra esperienza di Governo con Prodi, ci dimentichiamo troppo spesso che il governo dell’Unione era segnato fin dall’inizio da quelle condizioni di oggettiva debolezza oltre che dalle ambiguità programmatiche.  Ma l’allarme democratico è amplificato dal fatto che il Partito Democratico non sembra intenzionato  a svolgere un reale ruolo di opposizione. 

Di fronte al disastro, la sinistra nel suo complesso si è rinchiusa in un gioco al massacro teso ad individuare le responsabilità per quella evidente e clamorosa mancanza di radicamento sociale che ci ha cancellato nelle urne. Spesso però non si cercano le vere cause, perché è più facile e più comodo utilizzare il disastro per regolare conti interni o cercare, nel disorientamento generale, di speculare sulle debolezze e le divisioni altrui.  Io credo che i Comunisti proprio in questo dovrebbero dimostrare quella “diversità” alla quale ci invita spesso il nostro segretario Diliberto.  Perché il quadro democratico nel Paese ci richiede un surplus di senso della responsabilità.Inoltre non dobbiamo sperare che le cose, dal punto di vista della nostra agibilità politica ed istituzionale, migliorino per qualche fortuita futura inversione di tendenza. 

Il compito che ci aspetta è straordinario perché dovremo contemporaneamente fare parecchie cose. Innanzitutto dovremo con urgenza riprendere una analisi approfondita della composizione di classe e farlo in modo specifico per le singole aree del nostro Paese. E’ urgente aggiornare le nostra categorie analitiche sul lavoro e la sua rappresentanza.  Dovremo affrontare con urgenza il tema della percezione della sicurezza e della legalità per come viene concretamente vissuta nelle nostre città.  È un lavoro di analisi culturale sociale e politica che deve essere parte integrante del nostro Congresso e più in generale del dibattito a sinistra. 

Ma il tema sul quale dovremmo confrontarci, e sul quale anche tra i noi stanno emergendo opinioni diverse, è quello di come riorganizzare la sinistra in vista di una fase non breve di opposizione e conflitto sociale.Io ritengo che dovremmo ripartire, ostinatamente, dalla nostra proposta unitaria a sinistra.  Sono convinto del fatto che dobbiamo ripartire dai due partiti esistenti: Rifondazione e Comunisti Italiani, ma non credo che sarà nemmeno sufficiente. Peggio ancora sarebbe parlare ad una parte sola del Prc giocando sulle loro profonde divisioni interne.  Ci sono altre due ipotesi in campo: quella di una indistinta costituente della sinistra che manterrebbe tutti i limiti ed i difetti della sinistra arcobaleno, e quella di una improbabile costituente comunista che non ha prospettive reali e ci consegnerebbe ad un estremismo parolaio che non ci è mai appartenuto.   Sono entrambe proposte che non mi convincono e che partono entrambi dal comune ovvio presupposto di sciogliere i partiti esistenti gettando così il bambino con l’acqua sporca.

A me pare evidente che le ragioni della nostra proposta di unire la sinistra confederandola siano ancora più concrete. Serve una confederazione a sinistra innanzitutto come strumento dell’unificazione che diciamo di voler proporre a Rifondazione, ma serve anche per dare una risposta a tutti quegli elettori di sinistra che in queste elezioni abbiamo smarrito. E li abbiamo smarriti in gran parte verso il partito Democratico ed il voto utile. Abbandonare ora la nostra proposta degli ultimi tre Congressi della Confederazione della Sinistra proprio nel momento in cui è divenuta perfino necessaria, tanto da esser divenuta finalmente oggetto di discussione vera anche dentro Rifondazione, sarebbe un errore gravissimo che non possiamo permetterci.  

4 Risposte a “un congresso straordinario davvero”

  1. masaccio Dice:

    Una volta mi si raccontava di una riunione interna di Rifondazione in cui qualcuno proponeva di “rinunciare al comunismo per salvare il partito”, e qualcun altro di “rinunciare al partito per salvare il comunismo”.
    La seconda prospettiva, ovviamente, ha poco senso: chiunque con un minimo di senso della realtà sa che l’unità della sinistra non si può costruire contro i partiti della sinistra, cioè contro quelli che dovrebbe essere i pilastri di quell’unità. Non vorrei però che il disastro della Sinistra Arcobaleno portasse alla conclusione opposta. Le divisioni, fisiologiche, in atto oggi all’interno della sinistra confondo due piani che secondo me sarebbe utile distinguere: i 2 partiti, Pdci e Prc, sono sia quelli che vogliono difendere la radicalità e gli obiettivi di trasformazione sociale della sinistra (ciò che per capirci chiamerò “il comunismo”), sia quelli che vogliono difendere l’autonomia e la sovranità delle proprie strutture (ciò che per capirci chiamerò “il partito”); dall’altra parte, Sd e una parte di Rifondazione sono sia quelli che vogliono superare l’autonomia e la sovranità dei partiti esistenti, sia quelli che puntano ad annacquare la sinistra e a trasformarla in senso moderato e compatibilista. Insomma, vorrebbero buttare a mare sia il partito sia il comunismo.
    Ora, queste divisioni mi sembrano arbitrarie e artificiose. Chi ha stabilito che l’innovazione, l’apertura all’esterno e il coinvolgimento della famosa “sinistra diffusa” debbano coincidere con la moderazione? Chi ha detto che io, non iscritto a nessun partito, sto più a destra di Pdci e Prc? Chi ha deciso che il popolo italiano che non si riconosce più nella sinistra sia più moderato di noi?
    Insomma, chi ha deciso che dobbiamo buttare a mare il “comunismo” (cioè il nostro obiettivo di trasformare radicalmente questa società) con il “partito” (cioè l’attuale assetto politico della sinistra)?
    Mi sembra che l’esperienza della Sinistra Arcobaleno ci abbia insegnato proprio il contrario: una linea di assoluta moderazione, dopo 2 anni di governo tutt’altro che radicali, un’identità stinta ed ecumenica non ci hanno portato a niente se non al tracollo.
    Allora vorrei che ripartissimo da qui. Il dibattito interno ai partiti, soprattutto a Rifodanzione, sta portando alla confusione pericolosa di cui sopra. Chi non accetta la svolta moderata e stinta dell’arcobaleno, per difendere il “comunismo” si è trovato a difendere anche il “partito”, perché per motivi di opportunità congressuale il richiamo al corpo militante, all’autonomia, alla continuità di una storia paga sempre. Idem la proposta di “costituente comunista” adottata dal Pdci. Si tratti di modi naturali e fisiologici di ricompattarsi dopo il disastro, lo capisco e lo accetto, ma vorrei che non ci nascondessimo che il rischio di un’involuzione è presente. Che il problema di ricostruire una sinistra unita e forte non è solo un problema di chi, come Fava o Vendola, la immagina moderata e subordinata al Pd, ma di chi, come me e molti altri, penso anche Nicola, la vuole autonoma, combattiva, radicale. Concetti che in Italia si traducono tradizionalmente in una parola: “comunista”. Allora capiamoci: i comunisti in Italia sono sempre stati quelli che guidavano l’unità della sinistra, e così deve tornare a essere. Ricompattiamoci, ricostruiamoci, ma preoccupiamoci anche di ricostruire ciò che sta all’esterno. Nella società italiana sono presenti bisogni e interessi tutt’altro che moderati, che hanno bisogno di una forza di sinistra alternativa e determinata, cioè comunista. I partiti esistenti non vanno abbattuti, ma non bastano. Non dimentichiamocene, e lavoriamo per l’unità. Non un’unità a prescindere, com’è stato l’arcobaleno, ma un’unità basata appunto su quello che sintetizzavo come “comunismo”. Non una sinistra unita contro una sinistra comunista, insomma. Ma una sinistra unita comunista, una sinistra unita che vuole radicalmente trasformare questa società. Iniziamo a pensarla, a costruirla, e raccontarla in giro.

  2. Loris D. Dice:

    Si parla di 2 partiti, io continuo a considerarne 4… o ci sono defezioni di cui non sono a conoscenza?
    Spero di no, anche perchè secondo me la seconda cosa che dobbiamo fare (la prima è l’unità interna) è tentar di coinvolgere i 2 partitini comunisti “separati”, piccoli ma convinti, che se fossero rimasti con l’Arcobaleno almeno alla Camera la Sinistra ci sarebbe entrata.

    Per quanto riguarda la… prima, personalmente spero si prosegua con l’esperienza Arcobaleno… anche se cambia nome… l’importante è il progetto…
    Poi: falce & martello oppure no? Fusione o federazione? Cedo alla maggioranza…
    vorrei solo poter partecipare, un giorno, al congresso non di questo o quel partitino, ma della Sinistra italiana, che si chiami Arcobaleno oppure no. Ci volesse anche tempo…

  3. Nicola Atalmi Dice:

    ecco uno dei due documenti per il congresso del pdci
    è quello della bellillo
    venerdì a roma sarà definito anche quello della maggioranza
    http://www.unirelasinistra.net/

  4. Nicola Atalmi Dice:

    Sono di ritorno dal comitato centrale
    Abbiamo approvato il documento congressuale
    E’ migliorato parecchio rispetto all’inizio per come la vedo io.
    Mi impegno a farlo girare appena arriva nella versione emendata.
    La compagna Bellillo e altri ne presenteranno uno alternativo, che guarda al progetto vendoliano
    Mi sembra che la maggioranza ampia dei Comunisti Italiani sia orientata invece ad un processo di riaggregazione con il prc che parli a tutta la sinistra, ma senza sciogliere i nostri partiti ed abbandonare la nostra identità comunista.
    3 miei emendamenti sono stati accolti: sugli effetti della globalizzazione neoliberista sul sistema economico e sociale nel nostro Paese, sul localismo ed il fenomeno leghista, sulle libertà di orientamento sessuale.
    Mi sembra anche che la posizione sulla costituente dei comunisti sia definitivamente tramontata e che le posizioni di rizzo si siano rivelate per quello che sono: una esigua minoranza.
    Marco rizzo ha sostenuto comunque il documento di maggioranza.
    Secondo me ha fatto male, avrebbe dovuto avere il coraggio di presentarne uno alternativo che contenesse le cose che dice alle sue “iniziative proletarie” con Baldini e Vattimo (?!)
    Tipo che serve un nuovo partito comunista di duri e puri antagonista al pd ed alla sinistra non comunista.
    Non lo ha fatto.
    Malgrado io nel mio intervento gli ho segnalato 9 buoni motivi per non sostenere il documento Diliberto.
    Rizzo ha presentato 3 emendamenti: uno sulla Nato modificato ed accolto. Di fatto assolutamente ininfluente. Uno furbetto su “una testa un voto” per legittimare le correnti nel partito. Bocciato. L’ultimo, cruciale, che cancellava il giudizio sulla Sinistra Arcobaleno come scelta giusta e necessaria per quanto sfortunata.
    Su questo ha preso solamente 31 voti. I membri del Comitato centrale sono 380 i presenti alla seduto erano 300.
    Io mi auguro che dai congressi di questa estate venga un segnale forte per ricominciare a fare e pensare sinistra.
    A partire dall’opposizione e dal conflitto sociale possiamo trovare le ragioni dell’unità a sinistra e ricominciare a parlare con il nostro popolo, anche quello che ci ha abbandonato alle ultime elezioni per il voto utile o nell’astensionismo.


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