futuro nucleare?

Mar, Mag 27, 2008

Generale

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Il nucleare è una falsa soluzione ad un problema vero.
A 21 anni dal referendum con il quale, seppur sull’onda emotiva del disastro di Cernobyl, gli italiani hanno deciso a larghissima maggioranza di bandire la produzione di energia nucleare, ora il governo delle destre ci riprova e promette entro il 2013 le prime pietre di tante nuove centrali nucleari nel nostro Paese. Subito Galan ha messo a disposizione tutti noi Veneti per questa impresa. Sarebbe sbagliato liquidare la questione rubricandola nel libro dei sogni, o degli incubi, del Berlusconi quarto e del Galan terzo. Dobbiamo attrezzarci ad analizzare con serietà la questione perché questo tema sarà un banco di prova dell’opposizione sociale dei prossimi anni. Opposizione a quel progetto che si scontrerà con le crescenti, motivatissime, preoccupazioni per la crisi energetica globale.
Ma tornare ora al nucleare è praticabile, conveniente e sicuro? Pare proprio di no.
Per quattro validi motivi che sono noti anche ai sostenitori del nucleare e che sono alla base delle previsioni della stessa Aiea di una riduzione del nucleare su scala mondiale dal 15% al 13% entro il 2030 (che poi è l’anno nel quel è prevedibile che il programma nucleare italiani possa realisticamente vedere la luce)
1. richiede investimenti e tempi di realizzazione ingenti
2. la materia prima, l’uranio, scarseggia
3. produce scorie pericolosissime e non smaltibili
4. non è vero che ora le centrali sono sicure
Partiamo dal primo problema. Se decidessimo oggi di riportare il nostro Paese nel club del nucleare allineandolo alla produzione elettrica media UE da nucleare (30%), dovremmo costruire 8 reattori come quello che sta realizzando la Finlandia (il più grande al mondo), oppure 8 come gli ultimi completati in Francia, oppure 12 di quelli più grandi in costruzione in Cina o 13 di quelli di tipologia russa. Quindi servirebbero tempi lunghi e investimenti economici giganteschi dei quali Belrusconi non parla. Per non parlare della scelta dei siti. Sulla realizzazione concreta delle centrali poi dovremmo andare a vedere che succede in Finlandia ad Olkiluoto dove per la nuova centrale che stanno costruendo i francesi della Areva, ci sono ritardi ormai di due anni sulla realizzazione ed una lievitazione dei costi di 700 milioni di euro. Rischiamo insomma di avviare un progetto che sarà una idrovora di denaro pubblico e che potrebbe entrare in funzione troppo tardi per la stessa emergenza energetica.
In secondo luogo, ed in modo collegato ai tempi di realizzazione, c’è il non secondario problema dell’esaurimento dell’uranio. L’uranio (precisamente il suo isotopo uranio-235) è il maggiore “combustibile” di una centrale nucleare. Ma quanto uranio c’è nel mondo? Poco, molto poco. Lo dicono le analisi di settore e lo dice il mercato. Per il centro di ricerca australiano Abare e per l’Agenzia internazionale dell’energia (essa stessa favorevole all’uso dell’energia nucleare), la domanda mondiale di uranio potrà essere soddisfatta solo fino al 2030. Il mercato dell’uranio ci dice che mentre nel 2003 il prezzo di una libbra di uranio oscillava attorno ai 10 dollari, oggi siamo già sopra i 62 dollari: una crescita record. Le agenzie finanziarie prevedono che il prezzo potrà superare i 100 dollari entro 6 mesi.
Inoltre come è noto le scorie nucleari sono pericolosissime per migliaia di anni e quindi i costi dell’energia nucleare sarebbero reali solo se mettessimo in conto anche la filiera dello smaltimento. E in un Paese che deve ancora risolvere problemi ben più semplici di smaltimenti dei rifiuti urbani e che le sue scorie nucleari derivanti dalle centrali prereferendum deve ancora sistemarle sorge più di qualche legittimo sospetto.
Infine la sicurezza. Ci raccontano che si starebbe lavorando alle centrali sicure di quarta generazione. Non è vero. O almeno non saranno quelle che vuole costruire Berlusconi. Perché quel tipo di reattore al quale stanno lavorando principalmente gli Stati Uniti (recentemente si è aggiunta anche l’Italia), che sarebbero raffreddati ad acqua e a gas o quelli a “spettro veloce”, sarebbero pronti a livello di prototipo no prima del 2030 (ancora questa data!).
Ci piacerebbe piuttosto discutere di quello che si potrebbe fare invece del ritorno al nucleare.
Tutti gli studi più recenti ci dicono che la strategia deve essere quella di diversificare le fonti, investire sulle energie rinnovabili, agire sul risparmio energetico.
Di fronte alla crisi energetica globale non esistono infatti ricette magiche e soluzioni miracolose, ma parecchie idee intelligenti sì.

10 Risposte a “futuro nucleare?”

  1. Loris D. Dice:

    sentite Rubbia – http://it.youtube.com/watch?v=51Mz4KO7Yv4

    Il Testardo – You can bomb the world to pieces, but you can’t bomb it into peace.
    Sabato 24 maggio 2008 – Carlo Rubbia e il nucleare.

    In una recente intervista, Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) (al contrario di Scajola) ha dichiarato:
    “Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.
    “L’ultimo reattore nucleare americano è stato costruito nel 1979, trent’anni fa! Il nucleare nella produzione energetica francese conta per il 20%, ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.
    “Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.”
    “Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.
    “C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.
    “I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.
    Se è così semplice, perché allora non si fa? “Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

  2. Loris D. Dice:

    Mentre in Spagna, l’anno scorso…

    SPAGNA: NUCLEARE ADDIO, MINISTRO ANNUNCIA CHIUSURA CENTRALI (di Paola Del Vecchio) (ANSAmed) – MADRID, 7 LUGLIO 2007, h. 19.11
    Nucleare addio. Entro la fine della legislatura, nel marzo prossimo, il governo presentera’ un calendario per la chiusura delle otto centrali nucleari che operano attualmente in Spagna, ponendo come ”orizzonte strategico il 2030”. Lo ha annunciato la ministra dell’Ambiente, Cristina Narbona che, intervenendo ieri a Madrid al Forum Nuova Economia, ha ribadito l’impegno del governo Zapatero di mantenere la moratoria nucleare e procedere alla chiusura progressiva di tutte le centrali. L’energia nucleare ”non e’ la piu’ pulita, ne’ la più economica tanto meno la più sicura”, ha affermato la Narbona, assicurando che la chiusura progressiva degli impianti ‘’sara’ compatibile con la garanzia di approvvigionamento energetico”. E quest’ultima questione, come ricorda oggi il quotidiano conservatore ABC, a suscitare le riserve del settore elettrico, data l’impossibilita’ di sostituire la produzione di energia elettrica nucleare, gli oltre 7.727 MW di potenza elettrica prodotti ogni anno dalle centrali esistenti, con altre fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, dati gli alti rischi ambientali degli impianti a carbone e gli elevati prezzi del petrolio. In ogni caso, la prima ad essere dismessa sara’ la centrale di Garona, a Burgos, la piu’ vecchia fra quelle esistenti in Spagna, in funzione da 35 anni rispetto a una vita utile media stimata, a livello mondiale, fra i 22 e i 25 anni. L’attuale licenza di sfruttamento, che scadra’ nel 2009, come ha annunciato la Narbona ”non sara’ rinnovata”. In ogni caso, sulla sua chiusura dovra’ pronunciarsi il Consiglio di sicurezza nucleare (CSN), che e’ l’organismo deputato al controllo e alle autorizzazioni degli impianti. Le sette restanti sono: Almaraz I e Almaraz II a Caceres, in Estremadura; Asco I, Asco II e Vandellos II a Tarragona, in Catalogna; Cofrente a Valencia; Trillo a Guadalajara, dopo lo smantellamento a livello 2 della centrale nucleare Vandellos I, concluso nel 2003 e costato 94,6 milioni di euro. Si tratta di installazioni realizzate fra il 1982 e il 1987, la cui vita utile stimata oscilla fra il 2021 e il 2026. L’annuncio della loro chiusura conferma la moratoria nucleare inserita dal leader socialista Zapatero nel programma elettorale, in controtendenza rispetto al mantenimento di questo tipo di energia, assieme ad altre fonti alternative, deciso da molti Paesi occidentali, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Norvegia alla Finlandia, ai Paesi Baltici, per finire alla Russia, all’India e alla Cina. Ma sulla stessa linea seguita da Italia e Germania. Tuttavia, non si puo’ parlare di un nuovo movimento pro-nucleare a scala europea o globale, secondo Jose’ Santamaria, direttore della edizione spagnola di Worldwatch, la rivista dell’omonimo istituto indipendente per la sostenibilita’ ambientale. ”Nella maggior parte dei casi – spiega Santamaria – sono piu’ le intenzioni che i risultati, se si pensa che nella Ue, negli ultimi anni, si e’ cominciata a installare una sola centrale in Finlandia, che sta registrando piu’ problemi di quelli previsti, e che forse quest’anno si iniziera’ la costruzione di una nuova centrale in Francia”. ”La potenza installata a livello globale nel 2000 – spiega ancora l’esperto – non arrivava alla decima parte di quanto previsto dalle previsioni dell’AIEA, l’agenzia per l’energia atomica, per quell’anno. Quando Bush arrivo’ alla presidenza degli Stati uniti promise di lanciare un programma nucleare ma, fino a oggi, non ha aperto nessuna centrale”. Per di più, secondo Santamaria, ”il tempo gioca a sfavore del nucleare, dal momento che intanto si sviluppano fonti alternative, come dimostrano i 100 miliardi di dollari che, secondo il rapporto Onu, sono stati investiti lo scorso anno in energie rinnovabili”. Quanto alla chiusura delle centrali spagnole, l’esperto afferma che il loro ciclo produttivo in ogni caso sara’ concluso in 20 anni. ”Probabilmente si chiudera’ Garona – afferma il direttore di Worldwatch – e credo che sarebbe normale e sensato allungare la vita utile degli altri impianti esistenti”. Ma Santamaria ricorda che il governo ‘’si trova contro sia la lobby nucleare che quella antinucleare” e che ”il futuro dipendera’ dal prossimo governo che verra’ eletto nel marzo del 2008”, anche se, osserva, ”l’ex premier dei Partito Popolare Aznar che ora difende l’energia nucleare, non ha avviato la costruzione di nessuna centrale nei suoi otto anni di governo”. E voci discordanti si sono elevate nelle stesse fila socialiste, dove contro la moratoria nucleare si sono pronunciati l’ex ministro dell’Industria e attuale presidente del governo catalano, Josa’ Montilla, e l’attuale commissario europeo di Economia, Joaquin Almunia. Resta, poi, irrisolto il problema tutt’altro secondario dei residui radioattivi, non solo per via della sicurezza, ma soprattutto dei costi. Secondo il piano nazionale di residui di Enresa, l’agenzia pubblica spagnola per la gestione delle centrali, il costo previsto fino al 2050 per i residui radioattivi e’ di 13 miliardi di euro, due milioni di euro l’anno solo per lo stoccaggio. ”E – sottolinea Jose’ Santamaria – restano altri 250.000 anni perché i residui radioattivi perdano la nocivita”’. (ANSAmed)

  3. Loris D. Dice:

    Un po’ vecchio ma…

    INCIDENTI NUCLEARI “NOTI E POCO NOTI”. SPAVENTATEVI TRANQUILLAMENTE…

    1952 Chalk River (Canada). L’errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.
    1952 USA. Un incidente con reattore Argon. 4 morti accertati.
    1955 Febbraio, Atlantico. La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell’Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una (1) tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.
    Ottobre 1957 Windscale (GB). Fusione del nocciolo (l’incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).
    1957 Sellafield (Gran Bretagna). Un incendio nel reattore dove si produceva Plutonio per scopi militari generò una nube radioattiva imponente. La nube attraversò l’intera Europa. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
    1957 Kyshtym (Unione Sovietica). Un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.
    1958 Usa. Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.
    1958 zona Urali (Urss). Catastrofe nucleare a causa dell’esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km. ancora oggi recintati.
    1961 Idaho (Usa). Esplosione del reattore: 3 morti. Non si sono contati gli intossicati dentro e fuori l’impianto. Il grado di contaminazione dei corpi dei deceduti risultò così alto che le teste e le mani furono tagliate e sepolte in un deposito di scorie radioattive. L’impianto è stato definitivamente chiuso.
    1964 Usa. Incidente al reattore Wood River: (1) un morto.
    1964 Garigliano (Italia). Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.
    1966 Belgio. Il fisico Ferdinand Janssen intossicato viene portato all’ospedale Curie di Parigi.
    1966 Ottobre, Lagoona Beach (Usa). Alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del reattore auto-fertilizzante Enrico Fermi (61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; il dispositivo di arresto automatico non funziona; il reattore riprende la sua attività soltanto nel 1970; e nel 1972 viene fermato definitivamente.
    1967 Trino Vercellese (Italia). Fessurazione di una guaina d’acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato, nelle acque del Po, Trizio Radioattivo.
    1967 Francia. Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell’acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell’aria.
    1968 Den Haag (Olanda). Per un «errore tecnico» si libera nella centrale Up 2 del materiale radioattivo. La radioattività nell’aria della città supera di 100 volte i limiti «accettabili».
    1968 Gennaio, Chooz (Belgio). Grave incidente nel reattore ad acqua leggera. La riparazione è durata 2 anni e 2 mesi. Nel 1970 il reattore è guasto di nuovo.
    1968 Agosto, Brenìllis (Spagna). La centrale si blocca completamente. La riparazione è durata 3 anni.
    1968 Francia. Il reattore di Monts Arreé si arresta per un incidente. Periodo di riparazione: 3 mesi.
    1969 Garigliano (Italia). Sette arresti alla centrale per guasti.
    Gennaio 1969 Lucens (Svizzera). Dopo sole 7 ore di funzionamento si ha surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua contaminata nel sotterraneo. La grotta contenente la centrale è stata murata definitivamente.
    Febbraio 1969 Latina (Italia). Arresto alla Centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione. (A marzo si avrà ancora un grosso guasto alla stessa centrale).
    1969 Germania. Per fessurazioni molteplici delle turbine il reattore Gundremmingen sul Danubio viene chiuso per 3 anni.
    1969 Usa. Incendio nel reattore di Rocky-Flats. Durante l’incendio si perde Plutonio.
    1969 Francia. Parecchi chilogrammi di Uranio vanno persi durante un incidente a Saint Laurent des Eaux. Le riparazioni durano parecchi mesi.
    1970 Belgio. Altro incidente nel cuore del reattore di Chooz.
    1970 Chicago (Usa). L’impianto Edison perde 200.000 litri di acqua contaminata.
    1970 Usa. Il reattore da 600 Mw Dresden 2 sfugge completamente al controllo per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo.
    1971 Den Haag (Olanda). Rottura di un tubo per il convoglia-mento di acqua radioattiva.
    1971 Kansas. Si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie radioattive, al riparo dell’acqua, è piena di buchi e l’AEC (Ente USA per l’Energia Nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio in superficie.
    1971 Francia. Fournier rivela in «Charlie Hebdo» n. 14 che un tecnico del centro nucleare di Saclay ha tentato, due anni prima, di suicidarsi dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.
    1972 Francia. Due militanti del gruppo ecologico «Survivre et Vivre» scoprono che più di 500 fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all’aperto al centro di ricerche nucleari di Saclay, hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività.
    1972 Francia. Un operaio portoghese che non conosce i segnali di pericolo lavora parecchie ore in una sala irradiata del centro di Saclay.
    1972 Francia. Ancora al centro di Saclay sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.
    1972 Usa. Due lavoratori nell’impianto di Surry muoiono per l’esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano tubi già difettosi.
    1973 Marzo, Chinon (Francia). Arresto definitivo della centrale nucleare di Chinon I, dopo soli 11 anni di funzionamento. Di fatto la centrale ha mosso le turbine per 43.000 ore, ossia per 5 anni.
    1973 Hanford (Usa). La AEC ammette che nei 15 anni precedenti si sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un totale di 1.600.000 litri.
    1973 Settembre, La Hague (Francia). Fuga di gas radioattivo. 35 lavoratori sono contaminati di cui 7 gravemente.
    1973 Settembre, Windscale (GB). Nell’officina di ritrattamento si ha un rigetto di radioattività. 40 lavoratori sono contaminati.
    1973 Novembre, Hanford (Usa). Si ha la (17^) diciassettesima fuga di liquidi radioattivi. Gli accumuli di Plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi da rendere possibile una reazione a catena.
    1973 Dicembre (Usa). Di 39 reattori, negli Usa, 13 sono fuori servizio. Brown’s Ferry lavora al 10%, Peach Botton al 2%, Connec 2 al 20%.
    1973 Den Haag (Olanda). 35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.
    1974 Usa. Da un’inchiesta risulta che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche hanno dovuto essere licenziate. Motivi: demenza, decadimento intellettuale, alcolismo.
    1974 Sevcenko (Urss). Reazione tra il Sodio (usato come liquido refrigerante) e l’Acqua con generazione di Idrogeno e Soda Caustica (che a sua volta corrode il circuito di trasporto del fluido). Il risultato è una grossa esplosione.
    1974 Aprile, (Austria). Qualcuno contamina volontariamente il treno Vienna-Linz con Iodio 131 e Iodio 113. Dodici (12) persone vengono ricoverate. Gli autori dell’attentato non sono mai scoperti.
    1974 Maggio, Casaccia (Italia). Si spacca un recipiente contenente Plutonio. Non si sa altro.
    1974 Maggio, (Usa). L’USAEC comunica che 861 anomalie si sono prodotte nel 1973 nei 42 reattori in funzione; che 371 avrebbero potuto essere serie e che 18 lo furono realmente (di cui 12 con fuga di radioattività).
    1974 Usa. Una nube radioattiva di Trizio si forma per una fuga di gas da un condotto della centrale di Savannah Mirex, in Carolina. La nube va lentamente alla deriva ad una altezza di 70 metri.
    1974 Francia. A 60 anni dall’avvio di una fabbrica di Radio, nonostante il suo smantellamento, si libera ancora una radioattività significativa. L’acquirente del terreno di Gyf-sur-Yvette sul quale la fabbrica è situata scopre in vari punti fonti radioattive che superano 50 volte la dose massima consentita.
    1974 Belgio. L’acqua della condotta Visé, captata nel Pletron, contiene da 2 a 3 volte più Radon 22 (gas radioattivo) del massimo ammesso per una popolazione adulta vicina ad una centrale.
    1975 Gennaio, Usa. Viene ordinata la chiusura di 23 reattori per guasti nel sistema di raffreddamento, vibrazioni anormali e piccole fughe di gas radioattivo.
    1975 Marzo, Brown’s Ferry (Usa). Per cercare correnti d’aria nella cabina di comando della centrale viene usata una candela che appicca il fuoco a tutti i cavi elettrici bloccando tutti i sistemi di sicurezza. Si riesce a rimediare fortunosamente (per un resoconto più dettagliato di questo grave incidente vedi il «Corriere della Sera» del 2/7/1977, p. 3.). Secondo il calcolo delle probabilità questo incidente può verificarsi in un caso su mille miliardi!
    1975 Germania. Il 19 Novembre muoiono 2 operai nel reattore di Gundremmingen. I due dovevano riparare una valvola. Escono 4 litri di vapore radioattivo ad una pressione di 60 atmosfere e ad una temperatura di 270°C.
    1975, 22 novembre, Italia. Due (2) navi americane, la portaerei J. F. Kennedy e l’incrociatore Belknap, a bordo della quale vi erano armi nucleari, (come testimonia l’allarme in codice ‘broken arrow’ che fu lanciato dal comandante della sesta flotta americana e che indica appunto un incidente che vede coinvolte armi nucleari) si scontrano al largo della Sicilia. La Belknap prese fuoco e fu gravemente danneggiata, ma l’incendio venne fermato a pochi metri dal magazzino che conteneva le armi atomiche.
    1976 Gennaio, Germania. Sempre a Gundremmingen la neve caduta in abbondanza spezza le linee elettriche che convogliano l’energia prodotta nel reattore. Questo, spento con la procedura d’emergenza, fu soggetto ad una tale pressione interna che le valvole di sicurezza si aprirono e liberarono vapore radioattivo.
    1976 Windscale (GB). Il reattore contamina di Iodio 131 centinaia di miglia di territorio.
    Ottobre 1976 Tallin (Urss). Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 Ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano Russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero (Per un resoconto più dettagliato di questo incidente vedi «Panorama» de 30/11/1976, p. 145.).
    1977 Bulgaria. Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.
    1977 Aprile, El Ferrol (Spagna). Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.
    1978 Maggio, Caorso (Italia). Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 Maggio ‘78) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.
    1979 Three Mile Island, Harrisburgh, Usa. Il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero evacuate 3.500 persone.
    1982 USA. Nella centrale di Giuna, uno dei tubi del sistema refrigerante sì fessura e scarica acqua bollente radioattiva.
    1982 USA. Dopo l’incidente di Giuna si scoprono in altre sette centrali oggetti di metallo dimenticati nelle condotti. Molti impianti sono così fermati perché ritenuti poco sicuri.
    1986 Chernobyl, Unione Sovietica. L’incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq di Materiale Radioattivo disperso nell’aria (per avere un’entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa). Circa 30 persone morirono immediatamente, altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali. L’intera Europa fu esposta alla Nube Radioattiva e per milioni di cittadini europei aumentò il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono dati ufficiali sui decessi complessivi ricollegabili a Chernobyl dal 1986 ad oggi.
    1989 Finlandia. Avaria nel sistema di controllo nella stazione di Olkiluoto.
    1990 Germania. Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.
    1991 Finlandia. Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.
    1991 Germania. Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.
    1992 Germania. Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.
    1995 Germania. L’Alta Corte Tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.
    1996 Germania. Un programma della TV Tedesca, Monitor, svela che la Siemens ha compiuto numerosi errori durante la costruzione della stazione di Kruemmel.
    1997 Germania. 20.000 dimostranti si affollano presso il deposito di scorie radioattive di Gorleben per manifestare contro il trasporto di scorie nucleari.
    1997 Germania. Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.
    1999, 8 Gennaio, Francia. Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.
    1999, 11 Marzo, Francia. Centrale del Tricastin, un (1) contaminato.
    1999, 16 Giugno, Russia. Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.
    1999, 23 Giugno, Ucraina. Centrale di Rivno, principio incendio.
    1999, 4 Luglio, Ucraina. Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.
    1999, 12 Luglio, Giappone. Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.
    1999, 17 Luglio, Ucraina. Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.
    1999 Tokaimura, Giappone. Un incidente in una fabbrica di Combustibile Nucleare attivò la reazione a catena incontrollata. Tre persone morirono all’istante mentre altre 450 furono esposte alle radiazioni (119 in modo grave). La mattina di giovedì le autorità rivelano che, a causa di una fuoriuscita d’uranio, si è innescata una fissione incontrollata nel nocciolo del reattore. Alle 10:30 scatta l’allarme, alcuni operai sono stati contaminati in modo molto grave. Alle 12:41 la Polizia crea un ‘cordone’ intorno alla centrale, si capisce che l’incidente sta diventando più grave del previsto. Alle 15:18 alcune famiglie residenti nei pressi della centrale vengono evacuate. Alle 21:00 si tiene una riunione di emergenza e il governo comprende a questo punto la gravità dell’incidente; oltre 300000 persone invitate a stare in casa. Alle 24:00 la radioattività attorno e dentro all’impianto raggiunge livelli tra le 10 e le 20 mila volte superiore alla norma. Alle 02:30 del giorno seguente 18 tecnici operi nell’impianto accettano una missione da veri ‘kamikaze’, devono entrare nell’impianto per fermare la reazione a catena, ben consapevoli che, terminata la missione, non sarebbero più stati gli stessi. Alle 06:00 le autorità affermano che la radioattività è scesa a zero (0). Dopo si accerterà che è stato un errore umano, i tecnici stavano infatti trasportando, all’interno dell’edificio dove si tratta l’Uranio usato come combustibile nella vicina centrale nucleare, due barili di miscela di Uranio-Acido Nitrico (che venivano miscelati a mano, con un rudimentale imbuto, di 30 kg ognuno: questi sono involontariamente caduti a terra ed essendosi miscelati, hanno innescato la reazione. I tecnici che hanno fermato la reazione sono all’ospedale in gravissime condizioni.
    1999, 2 Ottobre, Ucraina. Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.
    1999, 4 Ottobre, Corea del sud. Centrale di Wolsong, 22 operai contaminati.
    1999, 5 Ottobre, Finlandia. Centrale Loviisa, perdita di Idrogeno. 1999, 8 Ottobre, Giappone. Deposito di scorie a Rokkasho, fuoriuscita radiazioni.
    1999, 20 Ottobre, Francia. Superphenix, un incidente arresta lo scarico di materiale radioattivo.
    1999, 27 ottobre, USA. ‘I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un ‘radioisotopo’ (lo Stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto’. Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all’università di Pittsburgh ha esordito nell’ultima conferenza stampa del progetto no-profit di ‘radioprotezione e salute pubblica’. Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni ‘50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. ‘Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti’, ha detto Sternglass, che ha aggiunto: ‘II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari’. I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni ‘80.
    1999, 18 Novembre, Scozia. Centrale di Torness, un tornado precipita a meno di 800 metri dall’impianto.
    1999, 13 Dicembre, Russia. Centrale Zaporozhe, fermato reattore.
    2000, 5 Gennaio, Francia. Centrale di Blayais, una tempesta costringe a fermare 2 reattori per allagamento.
    2000, 15 Febbraio, USA. Reattore Indian Point 2, fuga vapore radioattivo.
    2001 Germania. Esplosione di una parte dell’impianto di Brunsbuettel.
    2004, 9 agosto, Giappone. Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una fuoriuscita di vapore ad alta pressione, con una temperatura superiore ai 200 gradi, è costata la vita a quattro (4) operai. Altri sette operai sono in condizioni molto gravi. Si è trattato del più tragico incidente nella storia dello sfruttamento dell’energia nucleare a fini civili in Giappone. L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è affrettata a comunicare che: ‘Non c’è stata contaminazione radioattiva!’.
    2004, 9 agosto, Giappone. Altra centrale non precisata. A quanto ha riferito l’agenzia Kyodo, le fiamme sono divampate nel settore dove vengono smaltite le scorie, adiacente al reattore numero 2, in un impianto situato nella prefettura di Shimane. Anche in questo caso non c’è stata alcuna fuga radioattiva….
    2004, 9 agosto, Giappone. Incidente nella centrale nucleare della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la più grande impresa produttrice di energia in Giappone. La società ha comunicato che il generatore dell’impianto di Fukushima-Daini è stato fermato per una perdita di acqua.
    Per ora credo di poter concludere, ma attenzione, siamo rimasti ancora all’Anno (USA/URSS) Domini 2004… di Massimiliano De Cristofaro.

  4. Loris D. Dice:

    A parte tutto questo:
    - l’uranio comincia a scarseggiare a tal punto che si pensando di smantellare gli arsenali atomici per utilizzare quello usato per le bombe;
    - la sua estrazione è concentrata in poche mani, e questo favorirebbe una situazione economica mondiale di oligopolio peggiore di quelle che oggi regolano il petrolio ed il gas naturale;
    - le centrali proposte coprirebbero solo il 7% dell’attuale fabbisogno italiano;
    - come per gli inceneritori, questi impianti necessitano di incentivi altrimenti non sono economicamente sostenibili.

  5. Loris D. Dice:

    Neanche a farlo apposta… ho ricevuto un aggiornamento!!

    LISTA INCIDENTI NUCLEARI
    10 marzo 1956 – Mar Mediterraneo. Un bombardiere B-47 precipita nel Mediterraneo con a bordo due capsule di materiale fissile per la realizzazione di bombe nucleari.
    27 luglio 1956 – Gran Bretagna. Un bombardiere B-47 in Gran Bretagna slitta sulla pista e va a colpire un deposito contenente sei bombe nucleari.
    7 ottobre 1957 -Sellafield (Gran Bretagna) (scala Ines 5). Nel complesso nucleare di Windscale in Gran Bretagna, dove si produce plutonio per scopi militari, un incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR) genera una nube radioattiva imponente. I principali materiali rilasciati sono gli isotopi radioattivi di xenon, iodio, cesio e polonio.
    La nube attraversa l’Europa intera. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
    Settembre 1957 – Kyshtym (Unione Sovietica) (scala Ines 6). In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie. Il rilascio esterno di radioattività avviene a seguito di un malfunzionamento del sistema di refrigerazione di una vasca di immagazzinamento di prodotti di fissione ad alta attività. Vengono esposte alle radiazioni circa 270mila persone. Si stimano per le conseguenze dell’incidente oltre 100 morti.
    3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). A seguito di un incidente in un reattore sperimentale di Idaho Falls negli Stati Uniti, muoiono tre tecnici.
    4 luglio 1961 – URSS. La fuoriuscita di radiazioni per un guasto al sistema di controllo di uno dei due reattori di un sommergibile atomico sovietico provoca la morte del capitano e di sette membri dell’equipaggio.
    5 dicembre 1965 – Isole Ryukyu (Giappone). Un jet militare americano A-4E con a bordo una bomba all’idrogeno B-43 scivola in mare da una portaerei statunitense vicino alle isole giapponesi Ryukyu.
    5 ottobre 1966 – Detroit (USA). Il nucleo di un reattore sperimentale situato in un impianto vicino a Detroit si surriscalda a causa di un guasto al sistema di raffreddamento.
    17 gennaio 1966 – Palomares (Spagna). Un B-52 statunitense con quattro bombe all’idrogeno B-28 entra in collisione con un aereo cisterna durante il rifornimento in volo. I due aerei precipitano e tre bombe a idrogeno (bombe H) cadono nei pressi di Palomares, mentre la quarta cade in mare. L’esplosivo di due delle tre bombe, a contatto col suolo, detona spargendo su una vasta area plutonio e altro materiale radioattivo. In tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva che vengono portate negli Stati Uniti. Mentre i militari statunitensi sono forniti di tute protettive, gli spagnoli continuano a vivere tranquillamente e a coltivare i terreni. Un monitoraggio effettuato nel 1988 su 714 abitanti ha rivelato in 124 di loro una concentrazione di plutonio nelle urine di gran lunga superiore ai livelli normali.
    10 marzo 1968 – Oceano Pacifico. Il sottomarino K-219 affonda nel Pacifico. A bordo ha tre missili nucleari e due siluri a testata nucleare.
    27 maggio 1968 – Oceano Atlantico. Un sottomarino statunitense con a bordo due siluri a testata nucleare affonda nell’Atlantico.
    21 agosto 1968 – Groenlandia. Un B-52 statunitense precipita in Groenlandia. Tre bombe all’idrogeno che si trovavano a bordo esplodono e 400 grammi di plutonio-239 si disperdono nell’ambiente. L’area viene successivamente bonificata da oltre 500 uomini inviati dalla Danimarca e da 200 militari statunitensi. Nei venti anni successivi, 100 dei danesi che avevano partecipato all’intervento si ammalano di cancro, altri di gravi malattie tra cui la sterilità.
    17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Un errore nelle procedure adottate per la gestione del combustibile provoca una fusione parziale a un reattore nucleare raffreddato a gas.
    12 aprile 1970 – Oceano Atlantico. Il sottomarino sovietico K-8 affonda nell’Atlantico con a bordo due reattori e due siluri a testata nucleare.
    Aprile 1973 – Isole Hawaii (USA). Fuga radioattiva nel sottomarino statunitense Guardfish alle Hawaii. Cinque marinai dell’equipaggio vengono contaminati dalle radiazioni.
    1974 – Mar Caspio. Fonti di stampa segnalano un’esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko, nel Mar Caspio.
    Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Una serie di incidenti viene segnalata nell’inverno tra il 1974 e il 1975 presso la centrale nucleare di Leningrado, in Unione Sovietica. Tre morti accertati.
    22 novembre 1975 – Mare Mediterraneo. Una portaerei e un incrociatore americani entrano in collisione nel Mediterraneo a causa del mare agitato. Come in altri casi non è accertata, ma probabile, la fuoriuscita di materiale nucleare in seguito all’incidente.
    7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della Centrale di Lubmin, sul litorale baltico nella Germania Orientale, provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.
    28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa) (scala Ines 5). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). Vengono evacuate 3.500 persone.
    7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Vengono registrati nella popolazione valori di radioattività fino a cinque volte superiori alla norma.
    Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin, negli Stati Uniti.
    Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 persone vengono contaminate a causa di una fuga di residui radioattivi nella centrale di Tsuruga, in Giappone. Un mese dopo le autorità comunicano che 45 operai sono stati esposti a radioattività nel corso delle operazioni per la riparazione della centrale.
    Novembre 1983 – Sellafield (Gran Bretagna). Lo scarico di liquidi radioattivi nel Mare d’Irlanda provoca la reazione di cittadini ed ecologisti, che sollecitano la chiusura della centrale nucleare di Sellafield, in Gran Bretagna.
    10 agosto 1985 – URSS. Un’esplosione devasta il sottomarino atomico sovietico Shkotovo-22: muoiono dieci membri dell’equipaggio esposti alle radiazioni.
    6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e altri 100 restano contaminati a seguito di un incidente che si sviluppa in una centrale atomica in Oklahoma, negli Stati Uniti.
    26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 7). L’incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che sotto forma di una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel si disperde nell’aria. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia, sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono ancora oggi dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.
    6 ottobre 1986 – Oceano Atlantico. Il sottomarino K-219 affonda nell’Atlantico con 34 testate nucleari a bordo.
    Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva
    24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). A seguito della perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor nei pressi di San Pietroburgo, fuoriescono e si disperdono in atmosfera iodio e gas radioattivi.
    Novembre 1992 – Forbach (Francia). Un grave incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di tre operai. I dirigenti dell’impianto vengono accusati l’anno successivo di non aver approntato le misure di sicurezza previste.
    13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento di Sellafield. La densità massima di radionuclidi dello iodio consentita viene superata di oltre tre volte.
    17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Uno dei reattori della centrale di Barsebaeck viene temporaneamente fermato a causa della fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo.
    Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. Risultano contaminati circa 1.000 ettari di terreno. La nube radioattiva si dirige verso zone disabitate.
    23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Centrale nucleare di Biblis: una falla nel circuito primario di un reattore fa uscire liquido altamente contaminato.
    28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia a causa della rottura di
    un deposito a Petropavlosk.
    Settembre 1995 – Kola (Mare di Barents). L’energia elettrica della centrale di Kola viene staccata per morosità e vanno fuori uso i sistemi di raffreddamento. Incidente solo sfiorato, grazie all’intervento del comandante della base.
    Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 3). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 di Cernobyl causa un incidente nel quale la radioattività si disperde e contamina gli operai impegnati nella manutenzione.
    8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo di Monju nella prefettura di Fukui a causa di un malfunzionamento al sistema di raffreddamento. L’impianto è costituito da un reattore autofertilizzante a neutroni veloci FBR.
    Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche di Dimitrovgrad. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.
    Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Un incendio e un’esplosione nel reattore nucleare nell’impianto di ritrattamento nucleare di Tokaimura contamina almeno 35 operai.
    Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche di Arzamas porta i materiali radioattivi sull’orlo di una reazione a catena. Si sviluppa una nube radioattiva a seguito della quale muore il responsabile dell’esperimento.
    Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.
    Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
    1 maggio 1998 – Catena delle Alpi. Le autorità di controllo francesi scoprono elevati livelli di contaminazione da cesio 137 sulle Alpi, causati dal passaggio di rottami ferrosi provenienti dall’Europa dell’Est.
    30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone) (scala Ines 4). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle radiazioni. Vengono ricoverati in 600 ed evacuati 320mila abitanti della zona.
    4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della Centrale di Wolsong causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai impiegati presso l’impianto.
    5 ottobre 1999 – Centrale di Loviisa (Finlandia). Viene segnalata una perdita di idrogeno nell’impianto di Loviisa, sulla costa Finlandese. Secondo i tecnici della centrale c’è stato un pericolo di incendio e perdite. La situazione, secondo gli addetti, è rimasta comunque sotto controllo.
    8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Una piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie a Rokkasho, nella prefettura giapponese di Aomori. Le radiazioni provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
    20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Un incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. Nell’operazione di scarico del reattore un inconveniente tecnico a una puleggia per l’estrazione delle cartucce di combustibile arresta la fase di scarico del materiale radioattivo.
    18 novembre 1999 – Torness (Scozia). Un Tornado della Raf in esercitazione precipita in mare di fronte alla centrale nucleare di Torness in Scozia a meno di ottocento metri dall’impianto. Un grave incidente è sfiorato per un soffio.
    13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Il primo dei sei reattori nucleari della centrale ucraina di Zaporozhe viene fermato per il malfunzionamento dei uno dei segnalatori di eccessiva pressione.
    5 gennaio 2000 – Blayais (Francia) (scala Ines 2). Una tempesta provoca un incidente alla centrale di Blayais, nella Gironda, dove due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.
    27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.
    15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Una piccola quantità di vapore radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino alla cittadina di Buchanan sul fiume Hudson, località a circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo costringe la società che gestisce l’impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di allerta. La perdita è di circa mezzo metro cubo di vapori radioattivi.
    10 aprile 2003 – Paks (Ungheria) (scala Ines 3). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di
    un’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
    17 ottobre 2003 – Arcipelago de La Maddalena (Italia). Sfiorato incidente nucleare: il sottomarino americano Hartford s’incaglia nella Secca dei Monaci a poche miglia dalla base di La Maddalena dove solo l’abilità del comandante riesce a portare in porto il mezzo avariato. Il licenziamento di alcuni militari induce a pensare che il rischio corso non sia stato risibile.
    9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi provoca quattro morti tra gli operai. Altri sette lavoratori vengono ricoverati in fin di vita. E’ l’incidente più tragico nella storia nucleare del Giappone. La centrale viene chiusa.
    9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale nella prefettura di Shimane.
    9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.
    Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
    Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.
    Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.
    26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia) (scala Ines 2). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
    7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica.
    28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel.
    Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare, fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.
    16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.

  6. Loris D. Dice:

    altre notizie d’annata

    2002

    Addio
    Si e’ spento per sempre l’ultimo reattore della centrale nucleare russa di Obninsk, la piu’ antica del mondo. Ne danno il triste annuncio le autorita’ del Ministero per l’energia nucleare.

    Allarme nucleare in Giappone
    Un reattore della centrale nucleare di Onagawa, a 70 km da Sendai, perde acqua radioattiva dal sistema di raffreddamento.

    Reattori nucleari
    Il governo lituano ha annunciato che entro il 2009, i due reattori della sua unica centrale nucleare, verranno spenti. Usufruiranno di un finanziamento economico dell’Unione europea.

    Il parlamento Belga ha votato in favore della chiusura di tutti i sette reattori nucleari presenti nel paese. I reattori dovranno essere smantellati entro il 2025.

    2003

    Energia nucleare
    Il reattore nucleare di Calder Hall, il primo al mondo a generare elettricita’, ha chiuso il 31 marzo. Nel Regno Unito sono 12 le centrali nucleari con 33 reattori in funzione. L’energia nucleare copre il 18% del fabbisogno nazionale (3% le energie rinnovabili) ma sta attraversando un periodo di forte crisi economica. Secondo uno studio dei Verdi Inglesi, i 3 miliardi di dollari di sussidi previsti per il 2003 alle centrali nucleari sarebbero potuti servire a costruire centrali eoliche con una capacita’ produttiva di 1100 MW, quanto un impianto nucleare.

    2005

    Si è definitivamente spenta la centrale nucleare di Obrigheim, Germania sudoccidentale. Aveva 36 anni.

    Nucleare o rinnovabile?
    In un convengo a Parigi il ritorno all’energia nucleare e’ stato dipinto come l’unica soluzione per combattere il surriscaldamento globale terrestre. E’ veramente cosi’? Se lo chiede l’editorialista del New Scientist, secondo cui il punto della questione e’: cosa vogliamo dalle nostre fonti di energia? Che siano a basso impatto ambientale, economiche, sicure e in grado di fornire energia su larga scala. L’energia nucleare e’ forse meno inquinante ma non sarebbe cosi’ tanto economica e non e’ per niente sicura ne’ a basso impatto ambientale, vista la produzione e il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. La soluzione, spiega il New Scientist, si chiama energia da fonti rinnovabili e l’esempio da seguire e’ la Germania. Entro il 2025 il nucleare verra’ “spento” completamente e la produzione di energia da fonti rinnovabili soddisfera’ il 50% del fabbisogno nazionale entro il 2050. Forse. (Fonte: Internazionale).

    27.06.2005 – Balle nucleari.
    Dai dati presentati al 19° Congresso Mondiale dell’Energia, nel 2030 la produzione di energia nucleare passerà dal 16% al’8.5%. Come risulta dalla tabella aumenterà la produzione di energia ottenuta con il gas e le fonti rinnovabili, mentre diminuirà quella ottenuta da petrolio, carbone ed idroelettrica. Ciò nonostante aumentano le pressioni del mondo politico ed economico per un ritorno all’energia nucleare. I sostenitori del nucleare affermano che questo tipo di energia sia sicuro, meno inquinante ed economico. Non è vero.
    Non è sicura. Esiste una lunga casistica di incidenti nel mondo (come Detroit, Three Mile Island, Chernobyl, il Superphenix in Francia) che hanno causato disastri ambientali, con centinaia di migliaia di persone esposte alle radiazioni che ne hanno provocato la morte o danni genetici irreversibili. Se le centrali nucleari sono così sicure per quale motivo non esistono Compagnie Assicurative disposte a stipulare una RC (Responsabilità Civile) per assicurarle?
    Non è pulita. I sostenitori affermano che le centrali nucleari non inquinano perchè non immettono anidride carbonica nell’atmosfera. Vero. Ma non si preoccupano di dire che il funzionamento di una centrale e il trattamento e la sepoltura delle scorie radioattive, determinano dei danni all’ambiente molto più gravi e duraturi.
    Non è economica. Non è vero che il costo aziendale dell’elettricità ottenuta con il nucleare sia inferiore a quello dell’elettricità ottenuta da altre fonti. Bisogna infatti includere anche i costi di smantellamento delle centrali nucleari alla fine della loro vita utile e i costi di stoccaggio, nel lungo periodo, del combustibile nucleare e delle scorie radioattive.
    Ha ragione il Professor Giorgio Nebbia quando sottolinea la necessità di domandarci se valga la pena di proseguire questa corsa alla produzione di merci ed energia senza chiederci che cosa produciamo, che cosa acquistiamo, cosa accade all’interno delle fabbriche e delle centrali e a cosa servano le merci prodotte.
    Un controllo pubblico sugli atti dei Governanti e degli imprenditori ridurrebbe le morti e i danni per gli uomini e costituirebbe un formidabile stimolo per l’innovazione, la ricerca scientifica e per la realizzazione di prodotti in grado di soddisfare i veri bisogni umani che comprendono la sicurezza, il diritto alla vita e la dignità.

    2006

    22 aprile 2006 – I nostalgici di Chernobyl.
    Un convegno promosso da Greenpeace, Legambiente e WWF si è svolto a Roma il 19 aprile nel ventennale della tragedia di Chernobyl per fare il punto sull’energia nucleare e sui suoi costi reali. Il contributo al fabbisogno energetico mondiale fornito dal nucleare è solo del 6,5% dell’energia primaria ed è destinato a ridursi al 4,5% nel 2030 secondo l’International Energy Agency (IEA). Il nucleare è la fonte energetica più costosa e con il maggior bisogno di sussidi statali. Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) il costo di 1 kWh di energia elettrica costa 6,13 cent/$, da gas 4,96 cent/$, da carbone 5,34 cent/$, da fonte eolica 5,05 cent/$. Risultati analoghi sono stati presentati da studi della Chicago University e del Massachusetts Institute of Technology. Queste valutazioni economiche sono sottostimate perché non comprensive dei costi del decommissionamento degli impianti e del trattamento delle scorie di lungo periodo. Un falso mito sull’energia nucleare è l’abbondanza dell’uranio in natura: un minerale piuttosto diffuso, ma solo in concentrazioni infinitesime, tanto basse da non risultare praticamente sfruttabili. Le riserve di uranio commercialmente estraibili coprono un arco di circa un secolo tenendo costanti i consumi all’anno 2000. Sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare comporta la realizzazione di migliaia di nuove centrali con l’esaurimento delle riserve di uranio in pochi anni. Infine, neppure il nucleare è esente da emissioni di anidride carbonica, basti considerare l’energia fossile necessaria per costruire la centrale, estrarre, trasportare e arricchire l’uranio, gestire le scorie, smantellare l’impianto a fine vita. Investire nel nucleare significa sprecare risorse pubbliche e private ai danni delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per l’efficienza energetica. Ma qualcuno non smette di pensarci. I nostalgici di Chernobyl non si rassegnano mai. Tra questi l’Enel di Scaroni che con l’acquisizione di Slovenske Elektrarne finalmente rientra nel nucleare con l’accensione del secondo reattore di Mochovce. Gli austriaci dal 1990 al 2005 hanno sempre cercato di far chiudere il primo reattore e posero persino il veto all’ingresso della Slovacchia nella UE (Mochovce dista 100 km da Vienna). Il governo Austriaco ha montato decine e decine di pale eoliche sul confine con la Slovacchia ben visibili a occhio nudo da Bratislava anche in segno di protesta. Propongo al governo italiano di piantare qualche pala eolica davanti alla sede romana dell’Enel, forse non ne hanno mai vista una.

    Sono ufficialmente iniziate le esequie di una centrale nucleare in Oregon, deceduta per motivi di sicurezza nel 1993. Se per abbattere la torre di raffreddamento ci sono voluti solo una decina di secondi e qualche chilo di esplosivo, ci vorra’ un po’ piu’ tempo per smaltire le scorie. Secondo quanto riporta Lifegate.it, il 97% dei materiali prodotti da una centrale nucleare puo’ essere riprocessato e riutilizzato, mentre il 3% e’ inservibile e deve essere stoccato in particolari (e costose e ad alto impatto ambientale) condizioni di sicurezza. Bisognerebbe tenere bene a mente questi aspetti, soprattutto ora che ci sono in programma una nuova centrale atomica in Finlandia, 4 in Russia, 3 in Cina, e 8 in India.

    Fuori dal nucleare
    Unicredit e Deutsche Bank avrebbero annunciato di essersi ritirate dalla gara per finanziare la costruzione di due reattori nucleari in Bulgaria. Sembra che le due banche fossero le piu’ grosse in corsa e quindi l’intero progetto potrebbe saltare. Ops.… (Fonte: Lifegate).

  7. Loris D. Dice:

    intervista a Jeremy Rifkin
    http://it.youtube.com/watch?v=BcCMOMPAqF8

  8. Sergio Pacillo Dice:

    Non sono comunista o verde ma con molto rammarico devo costatare che la gente è orientata ad accettare il ritorno al nucleare, ormai convinta di poter risparmiare sul costo dell’energia.
    E’ opinione altrettanto diffusa che poiché il nucleare lo abbiamo alle porte tanto vale averlo in casa.
    Pare che ormai ne sia convinto il 70% della popolazione!
    Purtroppo, la parvenza della convenienza e l’ignoranza della documentazione in merito accecano al punto tale che cadono in errore anche i meno sprovveduti, troppo spesso anche gente in buona fede, colta e provvista di cultura tecnico-scientifica.
    Caro Nicola, non stancarti mai.
    Da altri lidi e con altri amici cercherò di farlo anch’io.

  9. Marzio Bassotto Dice:

    Qualunque cosa è pericolosa in mani sbagliate; come le recenti dichiarazioni di El Baradei che ha auspicato il ritorno del nucleare in Italia, fregandosene altamente della volontà popolare che deve essere rispettata. Vogliono fare un altro referendum, prego…. ma rispettatene le conclusioni. Poi che noi Italiani siamo un popolo di caproni, credo che ormai questo sia accertato. (Ci facciamo insultare e non diciamo niente)


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