Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per la decisione di Massimo Calearo di guidare il Partito Democratico in Veneto perché ciò rappresenta un elemento di definitiva chiarezza:votando il Pd e Veltroni si scelgono i padroni, quelli veri.
Così si potrà essere sicuri che un Pd guidato da Calearo assicurerà precarietà, salari bassi per i lavoratori, profitti ed aiuti pubblici per gli imprenditori come nella migliore tradizione della razza padrona padana.
I Comunisti Italiani per questo hanno deciso che nelle liste della Sinistra Arcobaleno metteranno operaie ed operai in modo da rendere ancora più evidente la differenza di scelta.
A Padova Rossano Palazzin, operaio di 46 anni della Cooperativa Team Service , a Vicenza Marco Sulas operaio e studente di 26 anni, a Treviso Carola Laurenzi 33 anni operaia e delegata sindacale della Rica del gruppo Zoppas, a Belluno Diego Pauletti, 48 anni operaio tessile della Piave Maitex, a Venezia Maurizio Bucca 38 anni operaio presso le Officine Aeronavali e a Rovigo Pierluigi Bedendo 36 anni operaio della Bassano Grimeca.
Saremo antiquati, qualcuno dirà che siamo ancora innamorati della lotta di classe.
In realtà nel nostro Paese la lotta di classe la fanno sempre e solo i padroni che, sia quando governa il centrodestra, che quando governa il centrosinistra, chiedono comunque meno tasse meno regole, più precarietà.
Chissà perché, noi abbiamo come il sospetto che per difendere i lavoratori, i loro diritti e i loro salari, siano meglio i nostri sei operai del capo degli industriali.




4. Marzo 2008 alle 21:17
parole sante
sono con voi
il pd ha il solo scopo di cacellare la sinistra
5. Marzo 2008 alle 00:37
Non conosco Calearo… resta comunque il fatto che il PD non inventa nulla di nuovo: Margherita e DS cercavano a tutti i costi candidati imprenditori prima e lo fanno anche adesso… come fossero l’unica categoria esistente.
5. Marzo 2008 alle 15:01
meriteresti il voto solo per questo post. Sempre per citare Altan: “la lotta di classe è finita, cipputi”, “fatelo sapere anche ai padroni”.
E vorrei dire a Loris che è vero, ma ci sono imprenditori e imprenditori. E che calearo te lo raccomando..
ps: bravo nick, ogni tanto ricordati che non c’è solo il pur meritevole fronte trevigiano. ciao
5. Marzo 2008 alle 17:46
vi segnalo un sito molto interessante, per il nostro lavoro su treviso: http://www.nuovomunicipio.org
molto ingenuamente penso che anche in realtà così socialmente avanzate, è pieno di categorie sociali deboli, oltre che nel lavoro, che neppure credono veramente di poter essere rappresentate: tantissimi anziani che non escono di casa
( che facilmente si fanno giocare dalla demagogia della destra vista dalla tv), come molti disagiati economicamente e socialmente. Anche a loro cerchiamo di far sentire che ci sono.
5. Marzo 2008 alle 19:32
io voto sinistrarcobaleno sia per il comune di Treviso, abito a san liberale, sia per le politiche
il Pd ormai è peggio della vecchia dc
anzi mi sembra la brutta copia di forza italia
ma avete visto le comparse con i cartelli attorno a Veltroni che imitano la campagna americana?
che miseria
5. Marzo 2008 alle 19:35
ciao a tutti e tutte
ringrazio per le segnalazioni e gli incoraggiamentei
a gigio vorrei dire che dovrà avere pazienza da quì al 14 aprile perchè le questioni trevisane con il fatto che sono candidato a sindaco prenderanno un po’ il sopravvento
ma si continuerà a fare e pensare sinistra a nordest
durante e dopo questa duplice campagna elettorale
5. Marzo 2008 alle 22:18
Sono un operaio, e voterò probabilmente Pd. Guardo a Calearo con poca fiducia, perchè so bene che le aziende ci sfruttano, pagandoci poco, e per fare lavori di merda.
… Ma non mi sfugge che gli operai (parlo di quelli che ho conosciuto io!), rendono l’ambiente ancora più asfissiante.
Sono pronti a qualunque cosa pur di ottenere quel che vogliono (calpestare i propri simili, votare berluska, fare straordinari e contemporaneamente appoggiare finanche i blocchi stradali, sbagliare sul lavoro dando la colpa al collega, stare dalla parte del sindacato o dell’azienda a seconda di cosa conviene in quel momento…).
E constato che tra i padroni e gli operai (insisto: quelli che ho conosciuto io!) ad essere più di destra, più razzisti, più cinici, crudeli, volgari, maschilisti, ecc ecc ecc, sono proprio i mei colleghi operai.
Calearo non mi ispira molto, l’operaio della Thyssen, se è per questo, ancora meno. Mi chiedo dove stava lui e il sindacato quando le cose non andavano.
Contano altre faccende, per me. Non mi interessa votare per chi ha il mio stesso colore di capelli, ha lo stesso mio segno zodiacale, o fa il mio stesso lavoro!
5. Marzo 2008 alle 23:26
Ciao a tutti,
dopo parecchio tempo che non intervenivo in questo Blog, mi trovo a farlo proprio nel bel mezzo della campagna elettorale a fronte di questo post che sinceramente trovo non tanto anacronistico, ma sicuramente non abbonda di intelligenza politica. Ho partecipato a non so quante assemblee per la costituzione della sinistra arcobaleno nella Sinistra Piave, discussioni su discussioni sul fatto di dover togliere la falce e martello in modo da richiamare tutta quella fetta di potenziali elettori che si riconoscono nei valori della sinisra in senso generale ma non prettamente nei quattro partiti che la compongo, obbiettivo primario aprirsi al variegato mondo dell’assocciazionismo ecc. ecc. ecc… A che punto siamo arrivati?
Che siamo di fronte ad una campagna elettorale di una sinistra arcobaleno dove le parole più gettonate sono:
1. lotta operaia;
2. lotta di classe;
3. sicurezza nelle fabbriche;
4. partito di parte
5….
Io che sono un tecnico informatico di un’azienda privata, l’impiegato ricattato dal proprio titolare con cui lavora fianco a fianco tutto il giorno, l’infermiere di un ospedale pubblico, o il commesso di un grande magazzino……ma come cazzo può sentirsi rappresentato da una forza politica che non fa altro che parlare della classe operaia come se oltre agli operai non c’è nessun altro che abbia valori di sinistra, tanto meglio se comunisti?
Lungi dal parlar male della classe operaia, vengo da una famiglia di operai e ne sono fiero, ma se vogliamo costruire qualcosa di veramente nuovo, diamoci un taglio con questa terminologia e linguaggio vecchi di 50 anni. Non ditemi che è tanto difficile parlare di oppressi e oppressori anzichè di padroni e operai, oppure di lotta sociale anzichè di lotta operaia. Se abbiamo ambizione di diventare una forza rappresentante e che sappia incidere nelle scelte della società, dobbiamo anche essere in grado di presentarci agli elettori con un linguaggio includente e non escludente, in grado di attirare l’attenzione e non spaventare chi già prima era scettico.
Quindi, ritornando al post a cui sto rispondendo, il fatto di aver contrapposto a Calearo 6 operai sinceramente mi lascia alquanto indifferente, anzi, spero non sia controproducente per l’intero processo di sviluppo del movimento Sinistra Arcobaleno. Avrei preferito, e comunque ritenuto più intelligente, delle candidature rappresentative, in linea di massima, dell’intero palcoscenico votante della Sinistra, come le figure professionali citate precedentemente oltre che all’operaio (perchè non un impiegato della pubblica amministrazione o tanto meglio del privato? e non ditemi che non ce ne sono di Sinistra).
Spero di essermi spiegato e non aver creato fraintendimenti, ma una critica come questa a mio avviso sembrava doverosa.
Ciao compagni e a presto
6. Marzo 2008 alle 00:48
Lo so che ci sono imprenditori ed imprenditori, ne conosco molti… e condivido anche quello che dice Mirko.
Ho fatto l’operaio anch’io per quasi 12 anni ed ora sto cambiando completamente lavoro. Gli operai non sono gli unici lavoratori… rischiamo di ripetere alla rovescia l’errore del PD.
Ho capito oggi comunque chi è questo Calearo… ma bravo Veltroni! A proposito, il Walter sarà in piazza dei Signori sabato 8 alle 15.30, per un’oretta.
6. Marzo 2008 alle 10:11
Questo post ha fatto discutere. Ed ha fato riflettere.
Sono contento, perché il blog serve proprio a questo.
Pellizzer è un operaio e vota Pd e ci ricorda quanti operai sono razzisti e sessisti.
Mirko ci chiede di non arroccarci su di una visione tardo operista.
Loris sostiene che non solo gli operai sono lavoratori.
Hanno tutti ragione da vendere.
Ma vorrei spiegare la ragione di quel mio post che è stato anche un comunicato stampa apparso su tutti i giornali.
Calearo non è un imprenditore qualunque. Per due ragioni.
E’ un falco di Confindustria ed è stato presidente di Federmeccanica.
Per intenderci è uno che alla luce della strage quotidiana sul lavoro, si è opposto alla richiesta del sindacato di 1 ora all’anno (avete letto bene all’anno) di assemblea informativa sulla sicurezza.
Come Presidente di Federmeccanica ha rappresentato, in modo perfino esemplare, quel tipo di imprenditore che difende a spada tratta i propri interessi contro i lavoratori, che invoca precarietà e salari bassi, che chiama la polizia ai cancelli contro le manifestazioni dei lavoratori, che manda la mamma (la sua cara mammina!!!) a fare le trattative più dure con le rappresentanza sindacali.
Per questo, con una buona dose di provocazione, abbiamo deciso di mettere operai nelle nostre liste. Ma non sono in lista solo in quanto operai, sono donne e uomini, quasi tutti giovani, che lottano per i diritti, che hanno manifestato con noi in questi anni, che hanno passione per la politica, per la partecipazione e la democrazia.
Facendo politica in queste dannate terre da 25 anni non mi sfugge infatti che la maggior parte degli operai (e dei lavoratori dipendenti in genere) votano a destra e spesso tifano per i padroni arrivando fino a condividerne, in modo autolesionistico, la protesta fiscale.
Poi nella nostra lista ci saranno precari e pensionati, ricercatori e dipendenti statali.
Del resto io credo che un precario nel settore dell’informatica sia perfino più sfruttato di un operaio con contratto a tempo indeterminato: non può nemmeno sperare di costruirsi un futuro stringendo la cinghia. Gli hanno tolto anche la cinghia.
La scelta del Pd di mettere alla propria testa uno come Calearo è una scelta di campo.
Io credo che la Sinistra dovrebbe farne un’altra.
Per la pace, per i diritti civili, per i lavoratori, per le donne sotto attacco, per l’ambiente devastato, per la qualità della vita di tutte e di tutti.
E vi posso garantire, perché li conosco uno ad uno, che quelle compagne e quei compagni operai che ho proposto nelle liste, saprebbero parlare di interessi generali, di diritti di tutti, di lotta sociale e di libertà. Perché come diceva un bellissimo film, citando a sua volta le operaie tessili del Massachussetes nel 1912: “Vogliamo il pane, ma anche le rose”.
6. Marzo 2008 alle 14:50
Ma il PD veneto sa che non tutti i lavoratori sono imprenditori?
7. Marzo 2008 alle 14:21
Caro Nick, per una nobilissima causa come quella trevisana porto tutta la pazienza del mondo, ci mancherebbe altro. Mi spiace solo non essere di Treviso per poterti votare e per lavorare con voi alla campagna elettorale. Tra l’altro le volte che sono venuto a Treviso mi è parsa molto bella e mi sono sempre chiesto come facesse una città al primo impatto così aperta e civile (appunto) ed essere politicamente quello che è. E forse sono anche queste le contraddizioni in cui dobbiamo mettere le mani (e la testa) fino in fondo.
A Mirko volevo dire che io davo per scontato che quando parliamo di operai parliamo di lavoro e lavoratori. Sennò sì che siamo scesi dal pullman della storia, altro che da quello di Uòlter. E però, se da precari si vive male (ho provato e per troppi anni) non è che si viva bene solo perchè si ha un contratto a tempo indeterminato magari incatenati a una pressa o a un tornio (ci ha provato per 40 anni mio padre).
E comunque la mia idea di una società migliore “temo” non somigli nemmeno da lontano a quella che ha Calearo. E se uno me lo piazza capolista, senza che costui abbia cambiato una virgola delle sue idee, anzi le rivendichi… Vabbè, fate vobis.
7. Marzo 2008 alle 16:29
segnalo dal Corriere di oggi:
Lo strappo di Calearo
di Gian Antonio Stella
Dice il ministro rifondarolo Paolo Ferrero che l’idea di Veltroni della comunità del lavoro «è una classica idea di destra organicista, la traduzione del “siamo tutti sulla stessa barca” con i lavoratori che remano e Agnelli al timone». «Una stupidaggine», sentenzia: «La società è divisa tra chi sfrutta e chi è sfruttato». Quindi, come ha sancito Fausto Bertinotti, tra l’operaio scampato all’incendio della Thyssen e l’ormai ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo candidati insieme nel Pd, o è di troppo l’uno o è di troppo l’altro.
Per carità: potrebbero esserlo tutti e due. Nella prospettiva di un partito attento ai processi più nuovi della società, Antonio Boccuzzi ha oggi un altissimo valore simbolico dopo la catena di omicidi bianchi ma porterà in Parlamento la prospettiva di un lavoratore di un settore esausto e assai poco innovativo. Ed è fuori discussione che l’ex rappresentante degli industriali vicentini, che sono tra i pacchetti di mischia combattivi del Paese, è del tutto estraneo alla storia del centrosinistra. Non bastasse, ha sottolineato subito questa sua estraneità confidando di non aver «mai» votato da quella parte e infilando una serie di battute, a partire da «San Clemente» che hanno incendiato il dibattito come una torcia in un pagliaio.
Veltroni poteva trovare di meglio per aprire a quel Nord Est da decenni avaro di soddisfazioni per la sinistra? Può darsi. I mal di pancia dell’elettorato che si riconosce nel Pd sono forti. E nel rivangare un’infelice battuta del neo-capolista democratico sullo sciopero fiscale («a mali estremi…») crescono i sospiri di dissenso di quanti avrebbero preferito che Walter puntasse (ammesso e non concesso che accettassero) su altri cavalli, forse meno ruspanti e meno in sintonia con gli umori dei piccoli e medi imprenditori veneti, ma mai vissuti come «avversari», e tanto meno come «falchi»: Pietro Marzotto, Mario Carraro, Luciano Benetton.
Ma Veltroni voleva lo strappo. Netto. Carta vincente o carta perdente? Si vedrà. Al di là dei turbamenti democratici e dei veleni della destra che urla al «tradimento», le polemiche su Calearo dimostrano però ancora una volta tutti i limiti d’una certa sinistra nel capire il Nord Est. Basti leggere Liberazione.
Dove i settentrionali sono «prigionieri del benessere blindati nelle villette-bunker» contrapposti a «meridionali costretti a una nuova ondata migratoria verso i paesi di quelle villette». Uno stereotipo che fa il paio col modo in cui Alfonso Pecoraro Scanio sbertucciò le paure dei veneti dopo il massacro di Gorgo al Monticano: «Il tono del dibattito sulla sicurezza è ormai da barzelletta». E con l’idea di una società spaccata come una mela di Ferrero.
Sia chiaro: il mondo è pieno di sfruttati e sfruttatori. E gli uni e gli altri vanno chiamati col loro nome: sfruttati e sfruttatori. Ma questa sinistra è convinta di conoscerli davvero, i «suoi» operai del Nord Est? Dicono le tabelle delle ultime politiche che i risultati ottenuti da Rifondazione in alcuni paesi ad altissima densità operaia della provincia iper-industrializzata di Vicenza sono i seguenti: 2,7% ad Arzignano, 2,7 a Carrè, 2,0 a Rosà, 1,8 a Rossano Veneto, 1,6 a Zermeghedo… Come mai? Forse le cose sono un po’ più complesse…
7. Marzo 2008 alle 17:23
Ma ragazzi, Massimo Calearo non è poi così cattivo.
Io ho avuto modo di scrivere un’ampia biografia con interviste e pezzi video qui, su http://gestcredit.wordpress.com/2008/03/06/i-fighetti-del-loft/
Io penso che sia un articolo molto istruttivo.
Ciao
10. Dicembre 2010 alle 09:12
…..come volevasi dimostrare, il Calearo non solo trova grandi difficoltà a dire qualcosa di centrosinistra, non riesce a stare nemmeno in “questo” CS che lo ha fatto eleggere, va per conto suo, va dove vuole la classe sociale dalla quale proviene e con la quale prospera. L’errore di fondo l’ha commesso chi lo ha candidato. Lo psiconano lo ha detto qualche anno fà: non si può essere tanto coglioni da votare contro i propri interessi! Delenda Berlusca.