Diario precario/6: Un buon non-compleanno

Mer, Gen 9, 2008

Diario precario, Generale

Orgogliosi delle vetrine rotte, festeggiano 10 anni di precarietà.
È così. La Manpower, agenzia interinale tra le più importanti d’Italia e del mondo, ha comprato ieri una pagina a colori su Repubblica e Corriere per festeggiare il suo decimo anniversario. Sono passati 10 anni da quando, con il pacchetto Treu, il primo governo Prodi introdusse in Italia il lavoro interinale. Una scelta di flessibilità, si disse allora, per modernizzare il mercato del lavoro. Un decennio dopo possiamo dire senza timore di essere smentiti che gran parte di quella flessibilità si è tradotta in precarietà. Che il lavoro temporaneo, concepito per ristretti e specifici settori di produzione, è diventato la normalità. Che l’eccezione si è trasformata in regola.
Non capita tutti i giorni che un’azienda festeggi l’anniversario dell’approvazione di una legge. E non capita tutti i giorni che la stessa azienda celebri il fatto che in questi 10 anni ci siano state «un bel po’ di vetrine rotte». Del resto la grande foto sullo sfondo ritrae proprio il vetro rotto di un ufficio Manpower, accompagnato dallo slogan «Cercasi buyer settore vetro»
Simpatici, eh? Il messaggio è semplice: riusciamo a far soldi anche sulla rabbia di chi ci contesta.
«Cerchiamo di seguire i cambiamenti del mondo del lavoro e di prevederli, di capirne le regole e le nuove tendenze. – recita il testo promozionale – È questo che ci consente di non essere solo un’agenzia interinale, ma anche il consulente della vostra carriera professionale.»
Insomma, loro studiano per noi come va il mondo, cioè come le imprese fanno andare il mondo. Poi ci spiegano come dobbiamo modellare su questo la nostra carriera. Se i lavoratori devono essere un materiale flessibile di fronte alle esigenze della produzione, Manpower si propone di essere lo stampo in cui versare quel materiale. Forza lavoro, o carne da macello, come mostrano le statistiche sulle morti nei luoghi di lavoro.
Loro ci scherzano, su questi 10 anni di precarietà e di vetrine rotte. Chi governa questo paese, invece, dovrebbe rifletterci. E cercare di costruire una società in cui non serve flettersi né spaccare vetrine. In entrambi i casi, sono gli stessi a guadagnarci.

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