
Dal blog settore demokratico, una storia che ha dell’agghiacciante, su come certe perversioni dell’aziendalismo stiano cambiando la testa alle persone, qui in Veneto.
“Ditemi se è possibile. Uno esce la sera, incontra un amico in un pub, per caso. Un tipo un po’ particolare, come ce n’è in ogni gruppo di amici, disimpegnato, ma di sinistra.
Questo amico ti mostra un dito fasciato e ti racconta come se niente fosse che gliel’hanno riattaccato perché se l’è amputato al lavoro.
E solo perché di fronte ha un paranoico intriso di odio di classe, che ha chiesto subito spiegazioni dettagliate, ha raccontato sorridendo che se l’è tagliato ad un macchinario che non aveva i normali sistemi di sicurezza, mentre svolgeva una mansione che non era la sua. Senza aver mai ricevuto la minima informazione sulle norme di sicurezza.
Interinale.
“Hai denunciato il fatto?”, “Ora il padrone lo mandiamo nella merda”, “Quanto ti danno di risarcimento?”.
No, no, niente, dai il padrone è simpatico. Al medico ha detto che se lo è tagliato con un seghetto, altrimenti sarebbero stati guai per il capo. “Non voglio fare il bastardo”.
Cos’è? La sindrome di Stoccolma del capitale?
Cittadini e cittadine: nei giovani lavoratori (e pure in tanti non giovani) a forza di essere trattati come merce sta entrando la convinzione di esserlo. C’è una profonda incultura nelle fabbriche, nei posti di lavoro in genere, non solo su che diritti abbiamo ma sul fatto stesso di averne. Una macchina non a norma che si trasforma in un attrezzo per mutilare diventa un inconveniente, un imprevisto, e il tuo dito mozzato una tua sbadataggine. Denunciarlo è “fare il bastardo”. Fare il bastardo, certo, contro quello che taglia le spese al prezzo dei tuoi pezzi di carne.
Tra operai che muoiono sul campo di battaglia, 4 ogni giorno, tra migliaia di infortuni, nei posti di lavoro c’è ancora la totale incoscienza di ciò che siamo, di ciò che ci spetta, del fatto che c’è chi sopra le morti, le ferite, gli incidenti, le vite di merda che toccano a tanta gente ci sono nomi e cognomi ben precisi che risparmiano sulle spese e recuperano sugli utili.
Con la coscienza di classe se ne va a puttane la coscienza di sé. La coscienza di essere una persona e di rimanere tale anche nell’atto di vendere la tua forza lavoro a qualcuno.
Certo, lo capisco, lo immagino: è difficile ricordarsene quando è una agenzia interinale a spostarti come un attrezzo, quando il mondo in cui vivi ti educa alla prostituzione del corpo e dell’intelligenza, quando il tuo valore viene tradotto in qualcosa che non è né più né meno di un prezzo.
Lo capisco poi se la voce di chi questo scempio schifoso dovrebbe denunciarlo, spiegarlo, distruggerlo diventa sempre più fioca e confusa. Sempre più incomprensibile proprio agli unici che dovrebbero ascoltarla. Certo, stando così le cose è facile tra il bastone e l’isolamento scegliere quella autoritaria, rassicurante sensazione di potere.
Buona regola del Settore è fare nomi e cognomi e appena sarò sicuro che ciò non danneggerà (ulteriormente) l’interessato, rispetterò questa regola.
Goodmorning Italia!”



10. Dicembre 2007 alle 14:09
Certo che tu e B. Grillo siete in sintonia ultimamente… leggi qua!
9 dicembre 2007 – Ghigliottine ad alta velocità.
Per aumentare la velocità dei treni le Ferrovie dello Stato non tralasciano nessun particolare. Al motto: “Prima si parte, prima si arriva”, Trenitalia ha ideato la partenza lanciata del treno. Il macchinista non ha più l’obbligo di verificare se le spie luminose che indicano la chiusura delle porte sono accese o spente prima di partire. E’ un incentivo per la produttività dei ferrovieri. Chi si attarda, infatti, rimane incastrato nella porta fino alla prossima stazione. Secondo i ferrovieri le sliding door hanno causato 800 incidenti e, solo da giugno, quattro morti a Roma Termini, Pietrasanta, Torricella e Verona. Le carrozze ‘Gran confort’ di prima classe, le cui porte si chiudono con violenza ‘a ghigliottina’ sono le più pericolose. Il grand confort lo ha sperimentato Antonio Di Luccio, capotreno, trascinato per 100 metri a cui sono stati amputati un piede e una gamba. “Eppure i dispositivi di sicurezza non richiederebbero grandi investimenti considerate le spese che si fanno in riverniciature e pubblicità”. Dante De Angelis, macchinista e delegato alla sicurezza licenziato e reintegrato. I capotreni si allenano il fine settimana per chiudere centinaia di volte il più velocemente possibile la porta di casa. Se la moglie fa qualche domanda gli rispondono: “E’ per la mia sicurezza”. Delegati di Sdl, Orsa, Cgil e Uil hanno presentato esposti per un intervento urgente della magistratura. Trenitalia è tranquilla, ha risposto che “gli indici non denotano aumento di mancanza di sicurezza. E che questi criteri saranno incrementati con l’introduzione di nuove tecnologie”. Quali saranno queste nuove tecnologie? Dopo la “porta ghigliottina” ci aspettano “poltrone elettriche di prima classe”, “carrozze piombate a gas nervino” e “cappio del bigliettaio”?
“Ma corre corre corre corre la locomotiva e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva” Francesco Guccini
18. Dicembre 2007 alle 09:30
Secondo me la Sindrome di Stoccolma non si presata molto per il caso che hai descritto, se non come metafora, perchè si tratta di quella situazione nella quale la vittima (di un sequestro, di torture, ecc.) tende a sviluppare sentimenti positivi verso il suo persecutore. Nel nostro caso questi sentimenti esistevano da prima che si verificasse l’incidente e la situazione assomiglia a quella che si crea nel caso di incidenti domestici nei quali non succede mai che la vittima denunci i familiari perchè non hanno rispettao le norma di sicurezza, per esempio in cucina.
Questo non vuol dire che sia meno grave, anzi lo è anche di più perchè fa luce su una situazione molto diffusa e poco o per nulla considerata nelle politiche della sicurezza. Qui c’èun modello culturale profondo e molto italico (il familismo, la solidarietà senza condizioni all’interno di una poiccola comunità) che ha poco a che fare con le analisi classiche sulla pericolosità del lavoro che di solito si rifanno a questioni di conflitto tra costi e ricavi come nel commento precedente sulle ferrovie.
Intervenire sui modelli culturali è anche più difficile che farlo sulla cause tecniche ed economiche della rischiosità, ma secondo me è anche più importante perchè sono questi modelli culturali che poi producono la legisalazione e soprattutto i comportamenti e gli atteggiamenti quotidiani di tutti.
Come farlo? Nessuno ha la ricetta, ma un lavoro del genere lo hanno fatto nel corso di molti anni la donne riflettendo sui modelli impliciti che regolano il loro “stare al mondo” nella nostra società.
Difficile e faticoso, ma perchè non provarci?
2. Maggio 2008 alle 10:39
Ho tre figlie, delle quali due sono state picchiate pesantemente dal padre, io ho denunciato il fatto, tutte e due hanno dichiarato hai medici le violenze subite, poi la più grande 17 anni ha deciso di non vivere più con lui,e di sporgere querela; la seconda sedicenne, sta ritrattando tutto, per coprire le malefatte del padre e in cambio riceve tutto ciò che desidera, ma il problema che sembra ancora più grave non ha più voluto parlare con me, e nemmeno con la sorella maggiore. Nel corso delle visite prestatele in ospedale la sedicenne vittima secondo me di plagio da parte del padre, ha inoltrte dichiarato di infliggersi ferite da taglio come autolesionismo,e anche questo accade quando il padre la contraddice o non le lascia spazio per dire la suaopinione su qualunque cosa.Sembre la sedicenne, in questa tormentata vicenda mente, anche riguardo a una violenza sessuale subita dalla sorella maggiore, la quale violenza gli era stata inflitta dallo zio cognato del mio ex marito, tutto questo per me è dovuto al fatto che questa ragazza è plagiata e spaventata da ciò che gli dicono e non è in grado di ribellarlsi a queste violenze psicologiche. Aiutatemi se potete, sono in corso due processi, dove si vedono due sorelle una contro l’altra, e dove un padre abusa dell’affetto di una di loro per evitare eventuali condanne legali, per lui e per il cognato.
Grazie, un madre che ha dedicato la sua vita a queste creature.
Sabrina