Diario precario/3 Persone, non batterie

Lun, Nov 5, 2007

Diario precario, Generale

manifesto randstad

Questa foto è stata scattata sabato scorso nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Treviso da una ragazza che l’ha inviata via mms al blog. Con il commento “persone, non batterie!”
Si tratta di un manifesto della Randstad, un’agenzia di lavoro interinale. Una delle tante che negli ultimi anni hanno trovato terreno fertile nel mercato del lavoro italiano, reso ultraflessibile (sempre ai danni del lavoratore, s’intende) dalla famigerata legge 30, che infatti è lungamente lodata e magnificata del sito dell’agenzia.

La foto rappresenta un impiegato dall’aria stanca, con il mento appoggiato sopra ad un’alta pila di fogli. Lo slogan è semplice ed efficace: «Sei carico di lavoro ma i tuoi dipendenti sono scarichi? – chiede Randstad ai pendolari della stazione, che evidentemente sono tutti imprenditori – Abbiamo le persone di cui hai bisogno!»
In parole povere: che problema c’è se un lavoratore è stanco, stressato, esaurito? Basta mandarlo a casa e prenderne un altro, da ridurre nello stesso stato nel più breve tempo possibile…

La ragazza che mi ha inviato la foto fatta con il telefonino, in una mail successiva di spegazione ha definito il manifesto «mostruoso»: di fatto i lavoratori sono trattati come «pile usa e getta da sostiuire»,.

La metafora delle batterie mi sembra azzeccata, come del resto è azzecatissimo il manifesto: è questa la logica del lavoro interinale, ormai. Non si affittano più lavoratori in momenti particolari, per reggere il passo di un picco di produzione senza legarsi a vita con un contratto a tempo indeterminato. Ormai l’interinale serve semplicemente a sfruttare di più i lavoratori: di fatto il posto di lavoro è a tempo indeterminato, sono i lavoratori ad essere sostituiti il più in fretta possibile secondo la convenienza dell’azienda, anche se il lavoro non cala né aumenta.
La logica è molto chiara: un’azienda prende un lavoratore da un’agenzia interinale, lo spreme il più possibile, e poi, quando è «scarico», si rivolge di nuovo all’agenzia, per avere subito forze fresche.
Un meccanismo ottocentesco, da padroni delle ferriere, in cui il lavoratore smette di essere una persona, un soggetto di diritti, una parte attiva della società, per essere ridotto a un tot di energia, di forza lavoro, da esaurire in fretta e poi gettare via il più presto possibile.

È questa l’economia della conoscenza di cui i nostri bravi imprenditori veneti, progrediti e lungimiranti, si riempiono la bocca tutti i giorni? È questa la qualità su cui vorremmo basare lo sviluppo della nostra regione? È questa la produttività che vogliamo dai lavoratori veneti?
Siamo a un bivio, vorrei che chi ci governa se ne rendesse conto: o sapremo spingere le imprese a investire sui propri dipendenti, sulla loro formazione, sulla loro produttività dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo, oppure gli unici margini di crescita della nostra economia continueranno a essere quelli sottratti ai lavoratori, con gli stipendi più bassi d’Europa e condizioni di lavoro da Inghilterra dell’800. Ma in questo caso non faremmo molta strada: sembra impossibile, ma in giro per il mondo c’è chi riesce a far meglio, in termini di sfruttamento.
Il manifesto della Randstad, che, oltre al danno la beffa, esibisce il marchio «lavoro etico», toglie il velo d’ipocrisia che ricopriva una situazione su cui si deve intervenire, subito: a livello nazionale abolire la legge 30, a livello regionale aumentare i fondi per la formazione e la ricerca, ovunque combattere la precarietà e pretendere un po’ di rispetto.
Parliamo di uomini e donne, non di batterie.

Una risposta a “Diario precario/3 Persone, non batterie”

  1. Giancarlo Fresia Dice:

    ciao Nicola , ma il “caporalato” non era stato bandito ? Vedendo l’articolo mi senbra che il “caporalato” sia stato solo regolarizzato ! definire le persone “batterie” per loro è una conferma del loro lavoro perchè i lavoratori sono usa e getta , bisognerebbe insegnare a questi signori che l’art.1 della Costituzione Italiana parla di lavoro e non di quello che fanno loro , bisognerebbe controllare di piu’ queste agenzie che nascono come funghi e sfruttano ogni situazione a loro favore !


Lascia una risposta

Chiudi
E-mail It