Diario precario/1: N. e la malattia interinale

Lun, Ott 29, 2007

Diario precario

Inizia oggi, con la storia di N., un piccolo spazio che ho deciso di ospitare su questo blog: si chiama Diario precario. Storie di ordinario sfruttamento.

La precarietà spesso è trattata come un’astrazione, un freddo concetto economico, e non, com’è in realtà, come l’esperienza quotidiana di migliaia di persone, in questo Nordest ricco e progredito. Le leggi sul mercato del lavoro, le evoluzioni nel rapporto tra impresa e lavoratore, l’indebolimento delle tutele sindacali intervengono pesantemente sulla vita delle persone, ben più di quanto i media normalmente raccontino.

I diari precari servono proprio a questo: a far toccare con mano l’esperienza della precarietà, vista con gli occhi di chi la vive ogni giorno. I racconti, materialmente, li scrivo io, ma le storie sono tutte vere, senza orpelli né infiorettamenti: sono le testimonianze, autentiche fino nei dettagli, non invento una virgola, che mi arrivano tutti i giorni dal mio partito, dal sindacato, dai lavoratori. Mi limiterò a riportarle in prima persona e a raccontarle qua, nella loro viva sostanza, invitando tutti i lettori a contribuire, mandandomi le storie di ordinario sfruttamento di cui vengono a conoscenza.

La prima storia che mi è arrivata racconta più di tanti discorsi come i perversi intrecci tra legge 30 e Bossi-Fini possano rendere difficile la vita di un lavoratore.

«Mi chiamo N.
Vengo dalla Nigeria, e sono un operaio. Cittadino extracomunitario. Negro, insomma.

Sono in Italia ormai da qualche anno. E da più di 2 anni lavoro nella stessa azienda. Faccio l’operaio generico, niente di particolare. Ma lo faccio bene, e il lavoro c’è, in 2 anni non è mai mancato. Vado d’accordo con i miei datori di lavoro. Mi sono sempre sembrate brave persone, veneti che si danno da fare, ci mettono i soldi e la fatica tutti i giorni, non si risparmiano, e mi danno sempre quello che mi spetta.
Tranne un contratto vero, ovviamente. Faccio lo stesso lavoro, da operaio generico, da oltre 2 anni, ma quello non l’ho mai visto. Mi fanno un contratto da 3 mesi e poi, quando scade, me lo rinnovano. Non perché non si fidino di me, l’ho già detto, faccio bene il mio mestiere, né perché manchi il lavoro, anzi. Ma assumere un lavoratore extracomunitario non è semplice, per un’azienda, ci sono un sacco di carte da fare. E così preferiscono delegare tutto all’agenzia interinale: loro si occupano della burocrazia, e l’azienda mi tiene lì per tutto il tempo in cui servo.
Non è il paradiso, ma non mi lamento. Per quanto precario, ho un lavoro. Mi mantengo, riesco perfino a mandare qualche soldo a casa.
Il mio contratto sta per scadere: per la precisione scade mercoledì prossimo, il 31 ottobre. Nessun problema, me l’hanno sempre rinnovato. Ma questa volta non è così semplice: oggi pomeriggio devo entrare in ospedale. Niente di grave, un piccolo intervento, potrò ricominciare a lavorare presto, probabilmente nel giro di 5 giorni.
5 giorni di malattia che qualcuno dovrebbe pagarmi. La legge prevede che sia a carico dell’agenzia interinale, mentre all’azienda per cui lavoro spettano le ferie. Ma c’è un sistema per non darmi i soldi che mi spettano: invece di rinnovarmi il contratto subito, l’agenzia interinale assumerà un altro operaio. Magari un altro negro. Lo terranno per questi 5 giorni, eventualmente prorogabili se ci metterò di più a recuperare. Poi, se tutto va bene e mi riprendo del tutto, daranno un bel calcio nel didietro all’altro operaio e mi riassumeranno da capo, dopo aver verificato che sono in grado di lavorare, chiaramente.
Quando sarò in ospedale e durante la convalescenza, quindi, non prenderò un euro. Nonostante lavori da 2 anni nella stessa azienda, facendo lo stesso lavoro, come tutti i lavoratori dipendenti di questo paese. Curarsi è un lusso per quelli come me. Lavoro in affitto, lo chiamano. Ma il mio corpo è a tempo indeterminato, non smette di aver bisogno di cure di 3 mesi in 3 mesi a seconda del contratto che ho.»

2 Risposte a “Diario precario/1: N. e la malattia interinale”

  1. Silvia Dice:

    Proprio un bel commento. Pienamente solidale. Detto da una dipendente di agenzia interinale. La realtà è purtroppo questa, sia noi che le aziende ne siamo consapevoli, ma la tentazione del profitto economico è troppo forte e va oltre la bravura di un uomo che lavora per mantenere la famiglia. Ma essere malati è un diritto non scavalcabile, in nessun caso. Il mondo deve cambiare!!

  2. Nicola Atalmi Dice:

    ciao silvia
    questo blog vuole continuare l’informazione sulla precarietà
    sto continuando a ricevere segnalazioni su questi temi
    e anche tu se hai segnalazioni o storie per il nostro diario precario sei la benvenuta


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